Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa, III-V

Del luogo, in cui nei primi secoli, ed anche ne’ tempi di mezzo
celebravasi la messa.

Card. Prospero LambertiniIII. Negli Atti apostolici al cap. 20 si racconta, che essendo uniti i fedeli ad frangendum panem nel terzo appartamento della casa, nel quale erano accese varie lampade, e disputando l’apostolo s. Paolo, cadde dal terzo appartamento, o per meglio dire da una finestra dello stesso, un certo giovane chiamato Eutico, che erasi addormentato, e che s. Paolo lo risuscitò; e che dopo essersi l’apostolo cibato del pane eucaristico, ed averlo distribuito, se ne partì. Lo stesso s. Paolo nel cap. 11 della prima Lettera ai Corinti dice, che unendosi essi per cibarsi della cena del Signore, portava ciascheduno di loro la propria cena, in tal maniera che uno restava più che sazio, e l’altro moriva di fame, sgridandoli col dire, che quando volevano mangiare, potevano mangiare a casa loro: «Numquid domos non habetis ad manducandum et bibendum?» che ciò era un disprezzare la chiesa: «Aut ecclesiam Dei contemnitis?» oppure un far arrossire i poveretti: «Et confunditis eos, qui non habent?».

IV. Sembra che il primo testo provi, che la messa si celebrava nel terzo appartamento delle case, e che col secondo si dimostri, che v’erano chiese pubbliche, nelle quali si diceva la messa, e si distribuiva il pane eucaristico. Ma ciò non è sicuro; mentre da gravi interpreti il secondo testo della lettera ai corinti viene inteso, che conformandosi i detti corinti all’esempio di Cristo, che istituì e distribuì la sacra Eucaristia dopo aver mangiato cogli apostoli, e così cibandosi prima delle vivande, e poscia prendendo il pane eucaristico, i ricchi mangiavano lautamente, ed i poveretti o nulla, o poco; dal che derivavano sconcerti e scandali, che meritarono la grave apostolica riprensione; dalla quale cosa non può certamente dedursi, che ciò si facesse nella chiesa; mentre le parole «aut ecclesiam Dei contemnitis»? non si debbono necessariamente interpretare della casa materiale, in cui si radunavano i fedeli, essendovi chi interpreta pel ceto de’ cristiani, che si chiama chiesa di Dio, e che essi disonoravano col troppo mangiare e col troppo bere; in ordine al qual discorso può vedersi il celebre dottor Estio ne’ commenti sopra il cap. 11 della prima lettera ai corinti.

V. Epperò per aver lume in ordine al luogo in cui ne’ primi secoli celebravasi la messa, stenderemo la mano ai libri delle storie ecclesiastiche e colla scorta delle medesime francamente diremo, essersi ne’ primi secoli celebrata la messa alle volte nelle chiese, alle volte fuori delle chiese quando nelle chiese non vi è stato modo di poterla celebrare, ma esser sempre stata uniforme la disciplina, che potendosi, la messa si celebri nelle chiese e ne’ luoghi consacrati a Dio.

 

Cfr. P. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 6-7.

 

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