Bartolomeo Riceputi, Il Ministro della Messa Privata § IV. Dall’Introito all’Offertorio

 

§.  IV.

I. Finita la Confessione, ò pure un tantino prima (massimamente quando il Sacerdote è sollecito) si alza in piedi il Cherico, e colla destra piglia la Veste anteriore del Celebrante, e lo ajuta à salire i gradini, come si disse di sopra, salendo anch’esso, se bisogna, tanto quanto basti, perfinche già mette i piedi il Celebrante su la Predella.

II. Si ritira poi, e s’inginocchia non più nel piano, ma su l’infimo de’ gradini, e se non vi sono altri gradini, che la Predella, mai su questa non genuflette, ma in piano: ed ivi stà senza più alzarsi, fino alla mutazione del Libro. Nel qual tempo occorrono Introito, Kyrie, Gloria in excelsis, Orazione, ò Colletta, Epistola, e Graduale.

III. All’Introito, quando il Sacerdote lo comincia segnandosi, si segna anche il Cherico: Se in esso si nomina Gesù, Maria, ò il Santo, di cui si dice la Messa, s’inchina semplicemente, colla differenza del più, e meno secondo il merito di essi. Il simile fa al Versetto Gloria Patri, che in esso Introito sempre occorre, salvo le Messe del tempo di Passìone, e quelle da morto, nelle quali ultime nè meno occorre il segnarsi.

IV. Li Kyrie sono nove, e quattro ne toccano al Cherico, cioè un Kyrie, due Christe ed un Kyrie à vicenda col Sacerdote, guardandosi di non sbagliarne, e di non dirli in confuso tutti in un tratto, ma dicendoli à tempo, con divozione, e pensando al loro numero, e significato ancor letterale.

V. Il Gloria in excelsis non sempre si dice, ma quando dicasi, stia il Cherico avvertito di chinarsi sei volte semplicemente, cioè alla parola Deo nel principio, all’Adoramus te, al Gratias agimus tibi, al Suscipe deprecationem nostram, e due JESU Christe.

VI. Quando il Sacerdote si volta à salutare il Popolo col Dominus vobiscum, il Cherico china la testa, e risponde: Et cum spiritu tuo, avvertendo, che qualche volta vi è il Flectamus genua, al quale và risposto: Levate. Nella Colletta immediatamente seguente stia divotamente il Cherico, unendo anch’esso i suoi voti col Celebrante, ed in esso con Santa Chiesa, avvertendo di chinare il capo a’ nomi di Gesù, di Maria, del Santo, ò Santa in quella Colletta, ò Collette nominati, e del Sommo Pontefice, se tra quelle si mette ancora la propria per lo medesimo Capo di tutta la Cristianità. Risponde poi Amen nel fine della Colletta, e se sono più, due volte occorre conchìudere coll’Amen, cioè dopo la prima, e dopo l’ultima, nelle quali il Sacerdote conchiude col Per omnia sæcula sæculorum.

VII. Seguita l’Epistola, alla quale il Cherico dee stare attento, e se vi occorre in ella nominare Gesù, Maria, ò il Santo, di cui si dice la Messa, chinare divotamente la testa: anzi in certe Messe, che hanno nell’Epistola quel Versetto: In nomine JESV omne genuflectatur &c. il Cherico profondamente si china, quando il Sacerdote genuflette. In fine poi di ogni Epistola si risponde sempre col Deo gratias: eccetto nelle Messe del Sabbato delle Quattro Tempora, nelle quali corrono sei Epistole (per dirle cosi, come comunemente si chiamano, essendo per altro cinque Lezioni, ed una Epistola) attesoche alla quinta non si risponde col Deo gratias, ed in tal Messa deve ancora stare avvertito di non alzarsi, per andare di là à trasportare il Messale, ancorche il Sacerdote lo lasci per venire iu mezzo à dire il Gloria (se vi è) ò il Dominus vobiscum, perche ha
da tornare un’altra volta à dire l’ultima Epistola in quel medesimo corno, ma aspetti, che sia il suo tempo, cioè quando il Sacerdote lascia il Libro la seconda volta.

VIII. Al Graduale, Tratto, e Seguenza altro non vi è d’avvertire pe’l Cherico, se non il chinarsi a’ SS. Nomi detti di sopra, e fare l’inchino profondo, qualvolta in essi occorre al Sacerdote fare genuflessioni, come al Veni Sancte Spiritus: reple tuorum &c. nelle Messe dello Spirito Santo, ed all’Adjuva nos Deus, salutaris noster &c., in certe Messe feriali della Quaresima.

IX. Finito tutto, quando lascia il Libro il Sacerdote, per passare dall’altra parte à leggere il Vangelo, si alza il Cherico e s’incammina verso il mezzo, dove con semplice genuflessione riverisce la Croce, sale al corno dell’Epistola, senza metter piede su la Predella, e preso il Messle, cosi aperto, come lo trova, sul suo Cussino, ò piccolo Leggio (se pure i Cussini non sono due, uno di quà, ed uno di là) lo trasporta dall’altra parte, voltando la vita verso dove ha da andare, e camminando per breviorem viam, ò co’ piedi su l’infimo gradino, ò nel piano, con fare la riverenza in mezzo, verso la Croce rivolto, con un ginocchio piegato: avvertendo, in portarlo aperto, di non farlo pendere verso terra colla parte superiore, ma di tenerlo, ò piano ò più tosto un tantino elevato dalla medesima parte fuperiore di quello. Se si portasse pero chiufo il Messale, non si farebbe male, perche si salverebbe coll’autorità del Bauldrio, che sempre chiuso lo fa portare non solo al Cherico, ma anche a’ Ministri Sagri nella Messa solenne. Giunto al corno del Vangelo, lo colloca su l’Altare talmente svolto, che il Celebrante, in leggere il Vangelo, venga à guardare verso il supposto Aquilone, secondo il mistero.

X. Lasciato il Messale, si rivolta colla vita verso dove ha da andare, e per lo piano s’incammina all’altra parte, riverendo al solito la Croce nel passare per lo mezzo. Si ferma all’incontro del corno dell’Epifiola in faccia all’Altare, ed ivi in piedi stà ad ascoltare il Santo Vangelo, voltando alquanto la vita verso il Sacerdote, che lo legge. Nel qual Santo Vangelo il Cherico (ancorche per istrada, cioè non ancor gionto al suo luogo) risponde al Dominus vobiscum coll’Et cum spiritu tuo: al Sequentia Sancti Euangelii secundum … col Gloria tibi Domine: segnandofi al Sequentia, &c. col pollice la fronte, la bocca, e’l petto. Se nel Santo Vangelo occorre sentire ricordare i SS. nomi di Gesù, e Maria, non si scordi de’ soliti inchini, sicome ancora non tralasci d’inginocchiarsi, se in esso vede à qualche parola inginocchiarsi il Sacerdote.

XI. Finito il Vangelo, risponde Laus tibi, Christe: ed immediatamente s’inginocchia su l’infìmo gradino, e li si stà, finche il Sacerdote dice il Credo (se la Messa lo richiede), e l’Offertorio tutto: avvertendo nel Credo di chinare il capo al principio, quando lo china il Sacerdote al Deum, indi à poco al JESUM Christum, e nell’articolo dello Spinto Santo al Simul adoratur, ma all’Incarnatus est de Spiritu Sancto &c. profondamente s’inchina.

 

Cfr. B. Riceputi, Il Ministro della Messa Privata, in V. M. Orsini, Opuscula varia variis temporibus pro Beneventana Archidioecesi vel calamo, vel jussu Fr. Vincentii Mariae Ordinis Praedicatorum S. R. E. Cardinalis Ursini Archiepiscopi, nunc Sanctissimi Domini Nostri Papae Benedicti XIII. In lucem edita In unum tandem collecta, novisque typis excusa, Romae, Typis Rocchi Bernabò, 1726, Sumptibus Francisci Giannini Suae Sanctitatis Bibliopolae, pp. 124-126; è stata mantenuta l’ortografia originale.

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