{"id":1521,"date":"2013-05-03T11:42:25","date_gmt":"2013-05-03T10:42:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/?p=1521"},"modified":"2022-02-07T18:46:19","modified_gmt":"2022-02-07T17:46:19","slug":"lorgano-antico-nella-problematica-della-tutela-dei-beni-culturali-italia-di-oscar-mischiati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/2013\/05\/03\/lorgano-antico-nella-problematica-della-tutela-dei-beni-culturali-italia-di-oscar-mischiati\/","title":{"rendered":"Oscar Mischiati, L&#8217;organo antico nella problematica della tutela dei beni culturali in Italia"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: large;\">Il patrimonio organario antico italiano \u00e8 ricchissimo, non solo per la quantit\u00e0, ma anche per la qualit\u00e0 e variet\u00e0. Allo stato attuale delle conoscenze, \u00e8 difficile fornire dati precisi sulla consistenza, data anche l&#8217;estrema disuguaglianza nella distribuzione territoriale: se ad esempio una provincia come quella di Belluno presenta\u00a0soltanto un&#8217;ottantina di strumenti di interesse storico-artistico, la sola citt\u00e0 di Bologna ne possiede oltre un centinaio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">D&#8217;altro canto, se alcuni tipi d&#8217;organo (quello veneziano settecentesco, quello lombardo\u00a0ottocentesco) presentano caratteri abbastanza diffusi e comuni (ciascuno nel proprio genere, ben inteso), profonde diversit\u00e0 qualificano e segnano gli strumenti attraverso i tempi e i luoghi: un organo rinascimentale\u00a0toscano non \u00e8 la stessa cosa di un coevo strumento lombardo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">E gli esempi potrebbero continuare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">La maggior parte di tale patrimonio versa in condizioni precarie di sopravvivenza, vuoi per prolungati periodi di abbandono (segnati dai danni prodotti dal tarlo, dai topi, talvolta dallo stillicidio dell&#8217;acqua piovana), vuoi\u00a0per azioni vandaliche di asportazione e danneggiamento del materiale (tipico il caso di canne divelte e calpestate), vuoi infine per interventi inconsulti di manomissione: perlopi\u00f9 volti ad adattare gli strumenti alle\u00a0limitate cognizioni musicali e al cattivo gusto di organisti dilettanti, sprovveduti o velleitari; s&#8217;intende alludere alla sostituzione di tastiere e pedaliere &#8220;pi\u00f9 comode&#8221; rispetto alla presunta scomodit\u00e0 di quelle originali, cos\u00ec\u00a0come all&#8217;eliminazione di autentiche sonorit\u00e0 organistiche (Flauto in XII<span style=\"font-family: 'Times New Roman';\">^<\/span>, Cornetto, registri ad ancia, file acute di Ripieno) perch\u00e9 &#8220;stridule&#8221; e alla loro sostituzione con materiale scadente (zinco) confezionato in maniera\u00a0industriale e finalizzato ad effetti sdolcinati e d&#8217;infimo gusto, estranei all&#8217;arte e alla cultura musicale, meno che mai convenienti ai livelli di qualit\u00e0 e di dignit\u00e0 del tempio e del rito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Eppure queste operazioni per lunghi (troppo lunghi!) decenni sono state qualificate come &#8220;riforma liturgica&#8221; degli organi, laddove \u00e8 da stigmatizzare un atteggiamento tuttora perdurante: quello di assumere come metro di\u00a0valutazione degli organi (e non solo quelli) una categoria storicamente e culturalmente inconsistente quale quella di &#8220;liturgico&#8221; (ci\u00f2 che era liturgicamente tassativo per Pio XII non lo \u00e8 stato pi\u00f9 con Paolo VI; n\u00e9 la\u00a0situazione ha finora cessato di essere fluida; ma qui basti rilevare la relativit\u00e0 del termine).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Con il decadere dell&#8217;esercizio della musica in chiesa, da livelli di qualit\u00e0 non di rado prestigiosa (di necessit\u00e0, storicamente concreta e individuata: di volta in volta il gregoriano nel periodo romanico, la primitiva\u00a0polifonia nel gotico, la grande arte contrappuntistico-imitativa nel Rinascimento e nel\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Barocco, lo stile &#8220;concertato&#8221; nel Barocco fino a ben addentro l&#8217;Ottocento) a livelli non professionali, si accompagn\u00f2 un singolare\u00a0fenomeno: la codificazione ufficiale della mediocrit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Alla creativit\u00e0 dell&#8217;arte si pretese di sostituire prescrizioni e norme atte ad orientare l&#8217;esercizio di &#8220;routine&#8221; mantenuto al pi\u00f9 basso profilo; cos\u00ec l&#8217;organo &#8220;diventava&#8221;\u00a0liturgico se avesse avuto tastiere di 58 tasti, pedaliera di almeno 27 tasti, registri non spezzati &#8220;bassi&#8221; e &#8220;soprani, ecc. Atteggiamento che non si sa se definire pi\u00f9 assurdo o ingenuo, ma al quale si deve la manomissione\u00a0e la distruzione di centinaia di insigni strumenti (tra i tanti casi: i quattro organi della basilica del Santo a Padova, le coppie di organi di San Marco a Venezia, del Santuario di Loreto, della Cattedrale di Volterra, di S.\u00a0Stefano dei Cavalieri a Pisa, ecc.).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ma non meno assurde e ridicole sono le pretese &#8220;liturgiche&#8221; attuali di volere l&#8217;organo o l&#8217;organista in mezzo all&#8217;assemblea, disattendendo pateticamente la natura del canto assembleare, le leggi dell&#8217;acustica e le\u00a0esigenze di un serio esercizio dell&#8217;arte dei suoni. In ossequio a tale confuso velleitarismo si vorrebbero comandare gli organi a distanza mediante trasmissione elettrica, di fatto contraddicendo all&#8217;esigenza primaria della fonte sonora prossima a chi canta e suona e\u00a0indulgendo ad un tipo squalificato di organo, ripudiato universalmente dalla cultura organistica e musicale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Senza contare che la riforma protestante e calvinista sono riuscite a far cantare le assemblee dei fedeli senza rimuovere o manomettere gli organi; pi\u00f9 semplicemente e correttamente si \u00e8 inculcata l&#8217;educazione\u00a0musicale di base generalizzata, si \u00e8 allestito un repertorio musicale qualificato ed appropriato di canti, e si \u00e8 affidato l&#8217;organo ad un professionista.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Tutte cose che non si ottengono dall&#8217;oggi al domani, come\u00a0&#8220;italianamente&#8221; si \u00e8 preteso di fare in maniera confusa e pasticciona.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">E come un tempo le commissioni diocesane di musica sacra inculcavano e benedicevano le riforme liturgiche degli organi &#8211; di fatto perseguendo un assurdo appiattimento e livellamento in netto contrasto con una\u00a0tradizione senza pari per variet\u00e0 e fantasia creativa, senza contare l&#8217;avallo perennemente concesso agli operatori pi\u00f9 squalificati del settore (cui rifiutiamo, per ragioni oggettive, la qualifica di &#8220;organari&#8221;) &#8211; cos\u00ec oggi da\u00a0quegli stessi ambienti diocesani si ribadiscono posizioni in netto contrasto con gli indirizzi pi\u00f9 aggiornati in campo organistico, organario, organologico e di tutela del patrimonio strumentale antico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">\u00c8 stata quindi condizione storica strettamente necessitante per quanti nel nostro Paese hanno a cuore senza riserve la tutela e l&#8217;integrit\u00e0 del patrimonio storico organario, richiamare l&#8217;attenzione degli uffici statali\u00a0preposti a quelli che oggi complessivamente si usa chiamare &#8220;beni culturali&#8221; perch\u00e9 in questi ultimi fossero a pieno titolo compresi gli organi e gli strumenti musicali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">La situazione \u00e8 lungi dall&#8217;aver trovato soddisfacente soluzione, anche perch\u00e9 nel nostro Paese,\u00a0<\/span><span style=\"font-size: large;\">per una singolare distorsione di vecchia data, la tutela &#8211; e di conseguenza la preparazione dei funzionari ad essa preposti &#8211;\u00a0\u00e8 sempre stata ed \u00e8 tuttora finalizzata ai fatti &#8220;visivi&#8221; (senza contare i condizionamenti delle valutazioni &#8220;estetiche&#8221;), sottovalutando gli aspetti essenzialmente &#8220;storici&#8221;, materiali e documentari dei manufatti e delle\u00a0testimonianze in genere del passato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Pi\u00f9 volte \u00e8 infatti accaduto che la &#8220;tutela&#8221; degli organi antichi giungesse a salvaguardare il solo prospetto, come se le canne interne e tutto il resto (tastiera, complesso dei comandi\u00a0e dei meccanismi, somieri ecc.) non fossero anch&#8217;essi &#8220;oggetto&#8221; di rilevanza storica ed artistica ad un tempo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Quando addirittura non \u00e8 accaduto che, per mal inteso purismo architettonico, organo e cantoria sono stati\u00a0spazzati via come elemento ingombrante e &#8220;deturpante&#8221;, cos\u00ec nelle cattedrali di Cremona, Concordia Sagittaria, Gerace, Perugia, Pienza, Pistoia, Prato, Troia, Volterra e nelle chiese di notevole rilevanza come Assisi (S. Francesco), Bari (S. Nicola), Cortona (Madonna del Calcinaio), Milano (S. Maria delle Grazie) oppure sono stati trasferiti (come a Mortara: S. Lorenzo, alla Badia Fiesolana, a Modena: Cattedrale) o arbitrariamente ridimensionati (come a Castell&#8217;Arquato: Collegiata, e nelle cattedrali di Assisi, Bologna, Lodi); l&#8217;elenco \u00e8 ovviamente soltanto esemplificativo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Un allargamento del campo visuale \u00e8 quindi urgente e necessario, non solo in ottemperanza al dettato costituzionale, ma anche per adeguare l&#8217;opera della pubblica amministrazione agli orientamenti culturalmente pi\u00f9\u00a0avvertiti e prevalenti da tempo nei paesi civili.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ma l&#8217;intervento pubblico in materia organaria si giustifica anche per altri motivi. Quando si parla di &#8220;Chiesa&#8221;, normalmente si identifica &#8220;sic et simpliciter&#8221; con la gerarchia. Occorrerebbe ricordare, pi\u00f9 correttamente, che la Chiesa \u00e8 la comunit\u00e0 dei battezzati, quindi dei fedeli e del clero. A quest&#8217;ultimo spettano\u00a0incontestabilmente i compiti magisteriale e sacramentale per la salvezza delle anime. Il &#8220;temporale&#8221; \u00e8 invece incombenza dei fedeli costituiti, come cittadini, in legittime pubbliche aggregazioni: in una parola lo Stato,\u00a0nella fattispecie la Repubblica. della quale sono pure cittadini &#8211; con parit\u00e0 di doveri oltre che di diritti &#8211; i membri del clero e della gerarchia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Sembra invece che a pi\u00f9 di cent&#8217;anni di distanza questi ultimi non abbiano ancora accettato di buon animo la fine dello Stato pontificio e si considerino &#8211; e di fatto molto spesso si comportano &#8211; come se lo Stato non\u00a0esistesse o addirittura come se l&#8217;intervento statale nel merito specifico della tutela storico-artistica (e quindi anche organaria) fosse un&#8217;illecita intrusione, una prevaricazione laicista nei fatti di culto e di religione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Di qui la tendenza degli ecclesiastici in genere a sottrarre al &#8220;civile&#8221; quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile e a gestirlo quale patrimonio esclusivo: in particolare, appunto, i beni culturali cosiddetti ecclesiastici. A cominciare dagli\u00a0archivi, che sono innumerevoli, spesso imponenti, ma raramente gestiti correttamente e accessibili o fruibili in condizioni soddisfacenti per lo studioso.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Se \u00e8 vero che il clero (anche per l&#8217;assottigliamento dei ranghi in conseguenza sia della flessione delle vocazioni, sia delle innumerevoli riduzioni allo stato laicale determinate dagli smarrimenti pre- e post-conciliari) \u00e8\u00a0letteralmente travolto dalle incombenze pastorali, non si vede perch\u00e9 tali patrimoni archivistici non vengano depositati presso quelle strutture pubbliche create &#8211; nell&#8217;interesse di <em>tutti<\/em> &#8211; per la conservazione e la\u00a0consultazione del materiale documentario che vi \u00e8 conservato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ulteriore, elementare, ma &#8211; a quanto sembra &#8211; non altrettanto ovvia osservazione \u00e8 che i beni culturali cosiddetti ecclesiastici sono propriet\u00e0 non del clero, ma della Chiesa, quindi anche dei fedeli. Non esistendo nell&#8217;ambito di quest&#8217;ultima forme e strutture amministrative o rappresentative dei fedeli stessi per una gestione culturalmente avvertita e comunitariamente trasparente di tale patrimonio (come lo erano le &#8220;opere&#8221; o le &#8220;fabbricerie&#8221;, esistite con validit\u00e0 civile, giuridica dal Medioevo fino al concordato del 1929), non si vede come tale compito non possa e non debba essere esercitato da quegli istituti pubblici, statali, esistenti in quanto prefigurati e regolati da leggi che i cittadini medesimi si sono date. \u00c8 anzi sorprendente come il clero non riesca ancora oggi a concepire il pubblico ufficio come una struttura <em>anche<\/em> al suo servizio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Certo, \u00e8 storicamente pi\u00f9 che giustificata la diffidenza, l&#8217;estraneit\u00e0 o l&#8217;insoddisfazione del cittadino nei confronti di questo Stato italiano e delle sue strutture per lo pi\u00f9 arcaiche, fatiscenti, inefficienti, lente, paralizzanti,\u00a0onerose e insufficienti. Ma non \u00e8 men vero che questo deplorevole stato di cose \u00e8 anche storicamente frutto di plurisecolari prevaricazioni clericalesche e, in tempi a noi pi\u00f9 prossimi, del valoroso contributo di\u00a0&#8220;cattolici&#8221;, politicamente o meno impegnati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Sicch\u00e9, in luogo di vedere stimolata la concorde volont\u00e0 dei cittadini &#8211; chierici e laici, credenti e miscredenti &#8211; per far s\u00ec che lo Stato cessi di essere soltanto elargitore di finanziamenti, sussidi, esenzioni, favori e\u00a0simili, e diventi finalmente quello che deve essere: un fornitore di servizi efficienti per tutti e ad un costo ragionevole, si assiste al raddoppiarsi o triplicarsi di compiti e funzioni: da qui la serie degli archivi, biblioteche e beni culturali ecclesiastici, il tutto gestito dal clero e dalla gerarchia come cosa propria ed esclusiva senza ingerenze &#8220;esterne&#8221;, semmai facendo leva sul volontariato gratuito di laici archivisti, bibliotecari, schedatori, catalogatori.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Altra materia di considerazioni \u00e8 quella in ordine alla storia della cultura. \u00c8 infatti fuori di dubbio che al tutela rigorosa e il restauro storico-filologico sono una caratteristica dei nostri tempi nel rapporto con i manufatti storico-artistici del passato; ed \u00e8 altrettanto certo che il concetto e la prassi\u00a0del restauro mutano nel tempo: si affinano i procedimenti, si arricchiscono le conoscenze e le esperienze, si moltiplicano le occasioni di verifica e di confronto,\u00a0 si allarga il campo dell&#8217;attenzione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Fino ad una ventina\u00a0d&#8217;anni addietro, ad esempio, non si prestava attenzione al recupero del &#8220;temperamento&#8221; antico nell&#8217;accordatura degli organi; ed \u00e8 di questi ultimissimi tempi l&#8217;adozione della camera a gas anche in campo organario\u00a0quale mezzo di disinfestazione dal tarlo delle parti lignee.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Tutte materie, come ognun vede, oggetto e fonte di studio, di ricerche, di dibattito, di pubblicazioni; tutte cose cui certo il clero non \u00e8 istituzionalmente tenuto n\u00e9 attrezzato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Non solo, ma si stenta a credere come &#8211; in materia di organi &#8211; taluni vescovi, vicari generali e parroci ritengano di regola preferibile avvalersi del poco illuminato consiglio di un prete musicista auto-didatta e dilettante piuttosto che rivolgersi a un professionista qualificato da oggettive referenze (quali possono essere l&#8217;attivit\u00e0 didattica, concertistica, scientifica, pubblicistica ecc.).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Il fatto che questi sia magari anche un cattolico praticante \u00e8 del tutto ininfluente agli occhi dei sospettosi ed esclusivisti curiali ed ecclesiastici, giacch\u00e9 l&#8217;autonomia di giudizio che il competente mutua dalla propria preparazione e professionalit\u00e0 \u00e8 in perenne rotta di collisione con le ristrette vedute di chi \u00e8 investito di una carica di governo (laica o clericale non fa differenza) senza un adeguato corredo personale di cultura.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ma le limitate risorse culturali &#8211; diciamo cos\u00ec &#8211; di alcuni ecclesiastici, hanno come conseguenza non soltanto l&#8217;effettuazione di restauri poco ortodossi o &#8211; il che fa lo stesso &#8211; l&#8217;installazione di organi &#8220;nuovi&#8221; di costruzione, ma sorpassati di concezione, ed inoltre l&#8217;impossibilit\u00e0 della loro utilizzazione per scopi diversi da quelli strettamente &#8220;liturgici&#8221;. Di fatto, in alcune diocesi italiane \u00e8 impossibile o comunque molto difficile poter svolgere concerti d&#8217;organo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Il che \u00e8 paradossale. Se durante la celebrazione dei riti non \u00e8 pi\u00f9 possibile, in concreto, suonare quella letteratura organistica che appunto per essi \u00e8 stata concepita (si pensi ad esempio ad una messa organistica alternata, versetto per versetto, con il canto gregoriano) e se d&#8217;altra parte gli organi antichi ne sono il tramite sonoro indispensabile per la corretta esecuzione (secondo i dettami di una cultura musicale, musicologica ed organistica che su questi temi si va sviluppando e affinando da quasi un secolo ma alla quale il clero cattolico resta sordo e indifferente), non si capisce in quale altro modo esecutori ed ascoltatori possano fruire e degli organi antichi e della loro musica. Visto che appena fuori d&#8217;Italia &#8211; in Austria, in Svizzera, in Francia, in Germania &#8211; tale tipo di divieto \u00e8 del tutto sconosciuto. Senza contare che presso cattedrali e abbazie transalpine le celebrazioni di messe solenni e pontificali in latino, con l&#8217;apporto tradizionale delle cinque parti dell&#8217;<em>ordinarium<\/em>\u00a0in polifonia o in musica concertata, da Dufay a Brucker, \u00e8 prassi consuetudinaria &#8211; e poich\u00e9 la gerarchia ecclesiastica di quelle contrade non risulta essere eretica o passibile di censure del genere, ne consegue necessariamente che ad essere in difetto sono alcune diocesi italiane (quella di Rimini, ad esempio).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">In difetto essenzialmente di sensibilit\u00e0 culturale: giacch\u00e9 se si tollerano le sconcezze musicali che usualmente infestano le celebrazioni liturgiche, non si comprende francamente come il luogo sacro possa ritenersi &#8220;profanato&#8221; dallo svolgimento di qualche concerto di musica organistica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9: l&#8217;evento musicale \u00e8 visto con ostilit\u00e0 da alcuni ecclesiastici perch\u00e9 giudicato fatto meramente edonistico; il che equivale a dire che dopo tutte le esperienze acquisite dalla psicologia e dalla musico-terapia non si \u00e8 ancora arrivati a comprendere che la musica \u00e8 un linguaggio, un veicolo di messaggi, diverso ed\u00a0&#8220;altro&#8221; dalla parola, dal discorso e dal ragionamento logico-verbale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">N\u00e9 si venga ad obiettare che la musica \u00e8 un fatto estetico, poich\u00e9 tutto nell&#8217;uomo \u00e8 &#8220;aisthesis&#8221;, giacch\u00e9 &#8220;nihil in intellectu quod prius non fuerit in sensu&#8221; come asseriva l&#8217;antica, grande &#8220;scuola&#8221; filosofica. E quante volte il nostro &#8220;sensus&#8221; uditivo \u00e8 offeso e avvilito da prediche e omelie, sciatte nella forma, scorrette nella lingua e modeste nel contenuto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Coloro che non conoscono la musica non possono rendersi conto della complessit\u00e0 e profondit\u00e0 del linguaggio musicale; chi non abbia l&#8217;orecchio musicale &#8211; cio\u00e8 in grado di distinguere e riconoscere i suoni &#8211; o non sia capace di seguire l&#8217;esecuzione di una composizione &#8220;leggendo&#8221; la relativa partitura non pu\u00f2 evidentemente sperimentare quanto un&#8217;audizione musicale vada al di l\u00e0 della semplice &#8220;titillatio aurium&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">L&#8217;ascolto di una pagina musicale da parte di chi \u00e8 digiuno di cognizioni tecniche \u00e8 paragonabile alla lettura di una poesia o comunque di un brano letterario da parte di chi non conosca bene la lingua nella quale sono scritti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Orbene, molta gente che si trova in queste condizioni di &#8220;ignoranza&#8221; musicale pretende pure &#8211; come ad esempio fanno da una trentina d&#8217;anni i cosiddetti &#8220;liturgisti&#8221; &#8211; di dettare legge in materia di musica e di organi. Non si pu\u00f2 fare a meno di ricordare il caso ben noto degli allevatori del Wisconsin (U.S.A.) che &#8211; pur non essendo musicologi &#8211; hanno saputo apprezzare l&#8217;efficacia della musica &#8220;classica&#8221; sulle loro mucche per ricavarne una pi\u00f9 abbondante produzione di latte!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Nonostante gli scomodi e persino sgradevoli condizionamenti sin qui elencati, \u00e8 comunque indubbio come in poco pi\u00f9 di trent&#8217;anni si sia fatto parecchio nel nostro Paese nel senso di una qualificazione culturale del mondo organistico e organario, premessa indispensabile per un&#8217;efficace e generalizzata opera di tutela.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Tuttavia, molto resta ancora da fare. Di tanti restauri che vengono effettuati, soltanto pochi raggiungono un buon livello di rigore metodologico e di qualit\u00e0 esecutiva. Numerosi organisti, poi, agognano ad avere restaurato l&#8217;organo della chiesa pi\u00f9 vicina per divenirne titolari e potervi organizzare cicli di concerti per i propri allievi o &#8220;concerti-scambio&#8221; con colleghi nazionali ed esteri.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ma soprattutto abbondano i dilettanti e gli autodidatti che si improvvisano &#8220;esperti&#8221; (sovente pure investiti della qualifica ufficiale di &#8220;ispettori onorari&#8221;): quindi vediamo la &#8220;tutela&#8221; esercitata da funzionari di banca, direttori didattici, medici chirurghi, insegnanti scolastici, architetti e simili.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Quando poi i dilettanti e gli &#8220;entusiasti&#8221; non si autopromuovono organari, magari con alle spalle soltanto una preparazione nelle scienze e senza la minima padronanza tecnica musicale (ricorrendo, eventualmente, per intonare e accordare le canne, a qualche operaio in pensione gi\u00e0 attivo presso una grossa fabbrica d&#8217;organi).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Questo stato di cose esige che si faccia chiarezza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Osiamo sperare che un contributo in questo senso venga dalle iniziative assunte dagli Uffici Centrali del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali: la costituzione di una commissione consultiva nazionale sui problemi della tutela organaria, l&#8217;emanazione di norme sull&#8217;effettuazione dei restauri, la definizione di un pi\u00f9 articolato modello di scheda descrittiva di organo antico, l&#8217;avviamento dei corsi di formazione per i funzionari nel complesso, e pressoch\u00e9 sconosciuto, mondo della storia della tecnica e del restauro degli organi.<\/span><\/p>\n<p>Didascalia generale:<\/p>\n<p>Le fotografie che seguono sono state scattate da O. Mischiati il 2 giugno 1973. Qualche settimana pi\u00f9 tardi lo strumento venne smontato da persone volenterose e collocato in una cappella laterale della chiesa; poco tempo dopo, cassa e cantoria furono travolte dal crollo della copertura soprastante, danneggiata da annose infiltrazioni d&#8217;acqua piovana. Infine, anche il ricordato materiale accantonato \u00e8 sparito nel corso dei restauri alla chiesa effettuati dall&#8217;impresa Bonifica di Roma negli anni 1989-1992.<\/p>\n<p>Lo strumento era una rara testimonianza dell&#8217;attivit\u00e0 di un organaro particolarmente influente sugli sviluppi dell&#8217;organo italiano in et\u00e0 barocca; di lui sopravvivono soltanto gli organi di Collescipoli (Parrocchiale) e Pistoia (Spirito Santo), nonch\u00e9 il prospetto di quello di S. Maria in Carignano a Genova.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1769\" src=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24.jpg\" alt=\"Oscar Mischiati, L'organo antico nella problematica della tutela dei beni culturali in Italia 1\" width=\"682\" height=\"471\" srcset=\"https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24.jpg 640w, https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-300x207.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\">fig. 1 &#8211; Orvieto, chiesa dei Santi Apostoli: organo costruito dal gesuita fiammingo Guglielmo Hermans (circa 1660-70) &#8211; Veduta complessiva del prospetto, articolato in maniera tipicamente fiamminga.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-02.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1770\" src=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-02.jpg\" alt=\"Oscar Mischiati, L'organo antico nella problematica della tutela dei beni culturali in Italia 2\" width=\"641\" height=\"920\" srcset=\"https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-02.jpg 446w, https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-02-209x300.jpg 209w\" sizes=\"auto, (max-width: 641px) 100vw, 641px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\">fig. 2 &#8211; Idem: particolare del prospetto vistosamente segnato dallo stillicidio d&#8217;acqua piovana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-03.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1771\" src=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-03.jpg\" alt=\"Oscar Mischiati, L'organo antico nella problematica della tutela dei beni culturali in Italia 3\" width=\"638\" height=\"905\" srcset=\"https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-03.jpg 451w, https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-03-211x300.jpg 211w\" sizes=\"auto, (max-width: 638px) 100vw, 638px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\">fig. 3 &#8211; Idem: particolare del complesso dei comandi (tastiera, pedaliera, registri) in completo stato di devastazione e di abbandono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-04.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1772\" src=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-04.jpg\" alt=\"Oscar Mischiati, L'organo antico nella problematica della tutela dei beni culturali in Italia 4\" width=\"643\" height=\"447\" srcset=\"https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-04.jpg 640w, https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/10-12-24-04-300x208.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\">fig. 4 &#8211; Idem: particolare dell&#8217;interno, con i fori vuoti del crivello testimoni delle canne asportate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cfr. <span style=\"font-variant: small-caps;\">O. Mischiati<\/span>, <em>L&#8217;organo antico nella problematica della tutela dei beni culturali in Italia<\/em>,\u00a0in \u00abI beni culturali. Tutela e valorizzazione\u00bb, II, 1994, pp. 3-10 (revisione di <em>Intervento<\/em>, in <em>I beni culturali ecclesiastici tra culto e tutela. Atti del Convegno di studi, Varese 24 gennaio 1987<\/em>, Gavirate, Nicolini, 1990, pp. 58-61), riprodotto in <a href=\"http:\/\/www.unavoce-ve.it\/10-12-24.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.unavoce-ve.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il patrimonio organario antico italiano \u00e8 ricchissimo, non solo per la quantit\u00e0, ma anche per la qualit\u00e0 e variet\u00e0. 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