{"id":561,"date":"2011-11-17T05:42:58","date_gmt":"2011-11-17T04:42:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/?p=561"},"modified":"2022-12-01T13:56:42","modified_gmt":"2022-12-01T12:56:42","slug":"una-voce-di-cristina-campo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/2011\/11\/17\/una-voce-di-cristina-campo\/","title":{"rendered":"Cristina Campo, \u00abUNA  VOCE\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: large;\">Esistono ormai in vari paesi associazioni cos\u00ec chiamate, \u00abUna voce\u00bb, il cui scopo \u00e8 di salvare la liturgia tradizionale, latina e gregoriana. Esse sono nate non perch\u00e9 sia stata imposta una liturgia volgare ma perch\u00e9 \u00e8 stata tolta nei luoghi dove era capita e amata quella tradizionale. Perch\u00e9 tanta instancabile insistenza? Perch\u00e9, se le Costituzioni conciliari non lo esigono, anzi, espressamente prescrivono il mantenimento delle tradizioni?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><strong>Il latino<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">E&#8217;\u00a0ben difficile condividere l&#8217;atteggiamento di chi procede a una abolizione di celebri cori (come la \u00abPaulist\u00bb\u00a0di Chicago) e quindi a un&#8217;opera di smantellamento di istituzioni liturgico-musicali che forse non si potranno ricostituire mai. E&#8217;, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, come se si cominciasse ad alterare le cattedrali, da Chartres a Compostella, per &#8220;rammodernarle&#8221;, anzi, come se addirittura si demolissero, con la scusa che i fedeli per lo pi\u00f9 non sono in grado di valutare il significato delle statue ed i pregi architettonici. Forse che il fedele comune \u00abcapisce\u00bb i quadri celebri?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Dopo la costituzione dell&#8217;associazione \u00abUna voce\u00bb in Francia (con sede in rue de Grenelle 109, Parigi VII) altre se ne sono aggiunte: la \u00abLatin Mass Society\u00bb in Inghilterra, la \u00abUna voce Bewegung\u00bb in Germania, una branca scozzese, una svizzera, una austriaca, una belga ed ora una italiana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">E&#8217; uscita in Francia presso le edizioni Spes un&#8217;opera di Bernadette L\u00e9cureux, <em>Le latin langue d&#8217;\u00c9glise<\/em>, dove sono esposti i princ\u00ecpi ai quali questi vari movimenti si ispirano. Essa porta come epigrafi:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">\u00abIl latino, per diritto e merito acquisiti, dev&#8217;essere chiamato ed \u00e8 la lingua propria della Chiesa\u00bb (san Pio X, <em>Vehementer sane<\/em>, 1\u00b0 luglio 1908).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">\u00abSarebbe superfluo rammentare ancora una volta che la Chiesa ha dei gravi motivi di mantenere fermamente nel rito latino l&#8217;obbligo incondizionato per il celebrante di usare la lingua latina\u00bb (Pio XII, allocuzione del 22 settembre 1956).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">\u00abAbbiamo deciso di prendere le misure opportune affinch\u00e9 l&#8217;uso antico e ininterrotto del latino sia mantenuto pienamente e ristabilito dove sia caduto in desuetudine\u00bb (Giovanni XXIII, Costituzione <em>Veterum sapientia<\/em>, 22 febbraio 1962).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ci vengono anche alla mente le parole del regnante Pontefice. \u00ab &#8230; Desiderosi come siamo di avere sempre nella nobile e santa Famiglia benedettina la custode fedele e gelosa dei tesori della tradizione cattolica, e soprattutto la scuola e l&#8217;esempio della preghiera liturgica &#8230; nelle sue forme pi\u00f9 pure, nel suo canto sacro e genuino, e per il nostro ufficio divino nella sua lingua tradizionale, il nobile latino\u00bb (SS. Papa Paolo VI nell&#8217;occasione della consacrazione della chiesa dell&#8217;Archicenobio di Montecassino, 24 ottobre 1964).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Chi voglia rileggersi \u00abL&#8217;Osservatore Romano\u00bb del marzo 1962 potr\u00e0 vedere come Giovanni XXIII facesse proprie le parole di Pio XI : \u00abLa Chiesa che raggruppa nel suo seno tutti i popoli e che \u00e8 chiamata a durare fino alla fine dei secoli e che esclude dal proprio reggimento ogni demagogia, esige per sua natura una lingua che sia universale, immutevole e non volgare\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">La Costituzione conciliare ribadisce che l&#8217;uso del latino \u00e8 la norma.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><strong>Le traduzioni<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Le traduzioni che si sono fatte finora sono tutte inadeguate anche dal solo punto di vista della correttezza: lo notava un nostro eminente sociologo, Camillo Pellizzi, sul \u00abCorriere della Sera\u00bb del 19 aprile, indicando i motivi per i quali un rito non \u00e8 oggetto di pura comprensione razionale, sicch\u00e9 la traduzione non ha nemmeno una scusa strettamente sociologica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">E&#8217;\u00a0vero che il latino non \u00e8 la lingua dei Vangeli n\u00e9 delle allocuzioni del Cristo, ma, come fa notare la L\u00e9cureux, \u00abforse che il fatto che i testi preziosi hanno gi\u00e0 subito molte traduzioni prima di fissarsi nel latino \u00e8 un buon motivo per farne altre alla leggera? Se aveste in casa degli oggetti fragili e preziosi, rimasti indenni dopo trasporti e traslochi, forse che li maneggereste senza precauzione?\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Il latino non \u00e8 l&#8217;unica e sola lingua canonica ma \u00e8 quella che la storia ci ha affidata <em>ne varietur<\/em>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Il processo seguito da tutte le religioni \u00e8 di manifestarsi nella lingua del momento, per poi non variare mai pi\u00f9\u00a0perch\u00e9 deve restare intangibile il momento dell&#8217;annuncio unico, fissato dalla Provvidenza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Come scrive il Godefroy nel <em>Dictionnaire de th\u00e9ologie catholique<\/em>: \u00abQuintiliano ci informa che i canti dei sacerdoti Salii erano a malapena compresi dai sacerdoti stessi &#8230; Il siriaco liturgico, il greco liturgico, lo slavonico liturgico sono quasi inaccessibili al popolo quanto da noi il latino. Gli Ebrei celebrano il loro culto in ebraico, ben lontano dallo yiddisch\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Del resto il Concilio di Trento decise di restar fedele al latino, nonostante che i protestanti avessero tradotto nelle lingue volgari gli uffici, a ragion veduta. Come scrive il teologo Martimort, citato dalla L\u00e9cureux: \u00abPresso i protestanti l&#8217;adozione del volgare \u00e8 pi\u00f9 che una pura e semplice questione di apostolato: essa mette in questione il dogma stesso: la Messa ed i Sacramenti non hanno per loro valore <em>ex opere operato<\/em>, hanno soltanto l&#8217;efficacia d&#8217;una predica e perci\u00f2 diventano del tutto inutili se questa predicazione non \u00e8 capita\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><strong>Protezione<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Oltre a questo motivo il latino va mantenuto come cemento d&#8217;unit\u00e0 e, per citare la <em>Mediator Dei<\/em> di Pio XII, come \u00abprotezione efficace contro ogni corruzione della dottrina originaria\u00bb. Nelle versioni correnti le adulterazioni dottrinarie ammannite ai poveri fedeli dalle traduzioni infedeli non si contano. La concisione, la immediatezza del latino non sono riproducibili.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Padre Roquet ha scritto: \u00abNon basta capire la <em>lingua<\/em> liturgica, bisogna capirne il <em>linguaggio<\/em>, che \u00e8 biblico, ieratico, misterioso &#8230; Se domani si celebrasse la liturgia in un linguaggio immediatamente intelligibile e familiare ai nostri fedeli, non sarebbe pi\u00f9 una liturgia, una celebrazione, una comunione del sacro e del misterico, ma un insieme di banalit\u00e0 e di asserzioni terra terra che non avrebbero il pi\u00f9 lontano rapporto con il messaggio cristiano\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Infatti la filologia insegna che un linguaggio non \u00e8 soltanto comunicazione, ma anche espressione e la preghiera \u00e8 per sua natura soprattutto espressione e non pura comunicazione. La celebre latinista Mohrmann ha dimostrato d&#8217;altronde che fin dall&#8217;inizio il latino liturgico era di tono alto e diverso dalla parlata popolare. Dunque la distanza dalla lingua d&#8217;ogni giorno \u00e8 segnata fin dall&#8217;inizio e fino a oggi \u00e8 rimasta. N\u00e9 meglio si potrebbero esprimere tutti questi motivi che nelle parole di Giovanni XXIII, la cui memoria andrebbe coltivata seriamente, rileggendosi i suoi scritti, ad esempio <em>Jucunda laudatio<\/em>, dove proclamava il latino lingua ineliminabile della liturgia, cui anche i pi\u00f9 umili avrebbero potuto accedere grazie ai manuali bilingui e alla catechesi liturgica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Esiste una vasta letteratura scientifica accanto alle dichiarazioni dei pontefici intorno alla questione: segnaliamo Franz Cumont, <em>Pourque le latin fut la seule langue liturgique de l&#8217;Occident<\/em> (Bruxelles, 1904) e Christine Mohrmann, <em>Liturgical latin<\/em> (Washington, 1957).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Segnaliamo anche una rivista musicale che si pubblica a Roma: \u00abCappella Sistina\u00bb, sul cui ultimo numero un eminente musicista, Monsignor Celada, ha ribattuto frase per frase le tesi di chi vorrebbe la rovina d&#8217;una tradizione venerata. Dopo questa sua dimostrazione impeccabile quale ragione di gioia non sarebbe una riconciliazione caritatevole in nome delle verit\u00e0 cos\u00ec inoppugnabilmente indicate?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Cfr. [Bernardo <span style=\"font-variant: small-caps;\">Trevisano<\/span>]<em>,\u00a0<\/em>in \u00abIl Giornale d&#8217;Italia\u00bb, 4 maggio 1966, p. 3, ora in\u00a0C. C<span style=\"font-variant: small-caps;\">ampo<\/span>,\u00a0<em>Sotto falso nome<\/em>, a cura di M. F<span style=\"font-variant: small-caps;\">arnetti<\/span>, Milano, 1998\u00b2, pp. 119-123.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono ormai in vari paesi associazioni cos\u00ec chiamate, \u00abUna voce\u00bb, il cui scopo \u00e8 di salvare la liturgia tradizionale, latina e gregoriana. 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