{"id":9450,"date":"2024-01-25T11:20:23","date_gmt":"2024-01-25T10:20:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/?p=9450"},"modified":"2024-01-25T11:20:23","modified_gmt":"2024-01-25T10:20:23","slug":"joseph-ratzinger-liturgia-musica-sacra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/2024\/01\/25\/joseph-ratzinger-liturgia-musica-sacra\/","title":{"rendered":"Joseph Ratzinger, Liturgia e musica sacra"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-9459\" src=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/musica-sacra.jpg\" alt=\"\" width=\"556\" height=\"408\" srcset=\"https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/musica-sacra.jpg 2560w, https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/musica-sacra-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/musica-sacra-768x563.jpg 768w, https:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/musica-sacra-1024x751.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 556px) 100vw, 556px\" \/><\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Premessa<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Tra la liturgia e la musica sin dagli inizi c\u2019\u00e8 stato un rapporto fraterno. Quando l\u2019uomo loda Dio, la sola parola \u00e8 insufficiente. La parola rivolta a Dio trascende i limiti del linguaggio umano. Per questo motivo tale parola in ogni tempo, proprio in forza della sua natura, ha invocato in aiuto la musica, il cantare e la voce del creato nel suono degli strumenti. Infatti, alla lode di Dio non partecipa soltanto l\u2019uomo. La liturgia quale servizio di Dio \u00e8 l\u2019inserirsi in ci\u00f2 di cui parlano tutte le cose.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Per quanto la liturgia e la musica in forza della loro natura siano strettamente congiunte tra di loro, la loro relazione \u00e8 sempre stata difficile, soprattutto nei momenti nodali di transizione nella storia e nella cultura. Non v\u2019\u00e8 perci\u00f2 da meravigliarsi, che anche oggi sia di nuovo posto in discussione il problema di una forma adeguata della musica nella celebrazione liturgica. Nelle dispute del Concilio e subito dopo pareva che si trattasse semplicemente della divergenza tra persone dedite alla prassi pastorale da un lato e musicisti di chiesa dall\u2019altro lato. Questi ultimi non volevano lasciarsi coartare da una formalit\u00e0 puramente pastorale, mentre si sforzavano di affermare la dignit\u00e0 intrinseca della musica quale misura di un proprio valore pastorale e liturgico. Si aveva pertanto l\u2019impressione che il conflitto per la massima parte riguardasse unicamente l\u2019ambito dell\u2019uso della musica. Nel frattempo, tuttavia, la spaccatura si fa pi\u00f9 profonda.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">La seconda ondata della riforma liturgica spinge il problema sino a raggiungere i suoi fondamenti. Si tratta ora della natura dell\u2019azione liturgica in quanto tale, delle sue basi antropologiche e teologiche. Il conflitto che investe la musica sacra \u00e8 sintomatico e scopre un problema pi\u00f9 profondo, e cio\u00e8: che cosa sia la liturgia.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"font-size: large;\">1. SUPERARE IL CONCILIO?<br \/>\nUNA NUOVA CONCEZIONE DELLA LITURGIA<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">La nuova fase in cui si afferma la volont\u00e0 di una riforma liturgica considera esplicitamente suo fondamento non pi\u00f9 le parole del Concilio Vaticano II, bens\u00ec il suo \u00abspirito\u00bb. Utilizzo quale testo paradigmatico l\u2019articolo ben informato e coerente, su \u00abCanto e musica nella Chiesa\u00bb del Nuovo Dizionario di Liturgia. Qui non si mette affatto in discussione l\u2019alto valore artistico del canto gregoriano o della polifonia classica. E non si tratta neppure di opporre l\u2019una contro l\u2019altra l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019assemblea e un\u2019arte di \u00e9lite. Punto nodale della discussione non \u00e8 neanche il rifiuto di un irrigidimento storico che copia soltanto il passato e perci\u00f2 stesso rimane senza presente e senza futuro. Si tratta piuttosto di una nuova concezione di fondo della liturgia, con cui si vuole superare il Concilio, la cui Costituzione liturgica avrebbe racchiuso \u00abdue anime\u00bb (p. 211 a, cf 212 a).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Gruppo o Chiesa?<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Cerchiamo brevemente di conoscere questa concezione nelle sue linee maestre. Il punto di partenza della liturgia \u2013 cos\u00ec ci viene detto \u2013 \u00e8 il riunirsi di due o tre che stanno insieme nel nome di Cristo (199 a). Questo riferimento alla parola del Signore (Mt 18, 20) di primo acchito sembra innocuo e tradizionale. Ma tale parola acquista una portata rivoluzionaria per il fatto che la citazione biblica \u00e8 tolta dal suo contesto e viene fatta risaltare per contrasto sullo sfondo di tutta la tradizione liturgica. Perch\u00e9 i \u00abdue o tre\u00bb sono messi ora in opposizione nei confronti di un\u2019istituzione con ruoli istituzionalizzati e nei confronti di ogni \u00abprogramma codificato\u00bb. Cos\u00ec tale definizione significa quanta segue: Non \u00e8 la Chiesa che precede il gruppo, bens\u00ec il gruppo precede la Chiesa. Non la Chiesa nel suo insieme fa da supporto alla liturgia dei singoli gruppi e comunit\u00e0, bens\u00ec il gruppo stesso \u00e8 il luogo dove di volta in volta nasce la liturgia. La liturgia perci\u00f2 non si sviluppa neppure partendo da un modello comune, da un \u00abrito\u00bb (ridotto, in quanto \u00abprogramma codificato\u00bb, all\u2019immagine negativa della mancanza di libert\u00e0); la liturgia nasce nel momento e nel luogo concreto grazie alla creativit\u00e0 di quanti sono riuniti. In tale linguaggio sociologico il sacramento del sacerdozio viene considerato un ruolo istituzionalizzato che si \u00e8 procurato un monopolio (206 w) e, grazie all\u2019istituzione (cio\u00e8 alla Chiesa), ha dissolto l\u2019unita primitiva e la comunitariet\u00e0 dei gruppi. In tale contesto la musica, cos\u00ec ci viene detto, come pure il latino, sono divenuti un linguaggio da iniziati, \u00abla lingua di un\u2019altra Chiesa, cio\u00e8 dell\u2019istituzione e del suo clero\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Due Chiese?<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">L\u2019aver isolato il passo di Mt 18, 20 dall\u2019intera tradizione biblica ed ecclesiale della preghiera comune della Chiesa, come si vede, mostra ora gravi conseguenze: a partire dalla promessa che il Signore ha fatto a quanti pregano in ogni luogo, si \u00e8 fatta una dogmatizzazione dei gruppi autonomi. La comunanza della preghiera \u00e8 stata esasperata sino a divenire un appiattimento che considera lo sviluppo del ministero sacerdotale il sorgere di un\u2019altra Chiesa. Da questo punto di vista ogni proposta che viene dalla Chiesa universale \u00e8 giudicata una catena contro cui bisogna insorgere per amore della novit\u00e0 e libert\u00e0 della celebrazione liturgica. Non l\u2019ubbidienza di fronte a un tutto, bens\u00ec la creativit\u00e0 del momento diviene la forma determinante.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Mistificazioni?<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">E\u2019 evidente che insieme all\u2019adozione di un linguaggio sociologico si \u00e8 avuta pure l\u2019assunzione di valori: la gerarchia di valori che ha dato forma al linguaggio sociologico costruisce una nuova visione della storia e del presente. Cos\u00ec alcuni concetti consueti (per di pi\u00f9 anche conciliari!) \u2013 come \u00abil grande patrimonio della musica sacra\u00bb, \u00abl\u2019organo re degli strumenti\u00bb, \u00abl\u2019universalit\u00e0 del canto gregoriano\u00bb \u2013 sono bollati quali \u00abmistificazioni\u00bb usate allo scopo di \u00abconservare una determinata forma di potere e di visione ideologica\u00bb (p. 200 a).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Un certo modo di amministrare il potere (cos\u00ec ci viene detto) si sente minacciato dai processi di trasformazione culturale e \u00abreagisce, fino a mascherare come amore alla tradizione il desiderio di autoconservazione\u00bb (p. 205 n). Il canto gregoriano e Palestrina sarebbero i \u00abnumi tutelari\u00bb di un antico repertorio mitizzato (210 b), elementi di una \u00abcontrocultura cattolica\u00bb che si appoggia ad essi quali \u00abarchetipi remitizzati e supersacralizzati\u00bb (208 a), come d\u2019altronde alla liturgia storica sta a cuore pi\u00f9 la rappresentazione di una burocrazia del culto che non l\u2019azione corale di un popolo (206 a). Il contenuto del Motu proprio di Pio X sulla musica sacra viene infine considerato \u00abuna ideologia culturalmente miope e teologicamente fumosa di una \u201cmusica sacra\u201d\u00bb (211 a). Qui, evidentemente, non \u00e8 pi\u00f9 soltanto il sociologismo all\u2019opera, ma siamo di fronte a una totale separazione del Nuovo Testamento dalla storia della Chiesa, che si unisce a una teoria della decadenza caratteristica di molte situazioni illuministiche: le realt\u00e0 nel loro stato puro si incontrano soltanto negli inizi primordiali gesuanici; tutto il resto della storia appare una \u00abvecchia avventura musicale\u00bb con \u00abesperienze disorientate ed impazzite\u00bb, che ora deve \u00abessere chiusa\u00bb, per riprendere finalmente la via giusta (212 a).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Materialismo<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ma come si configura questa realt\u00e0 nuova e migliore? I principi base sono gi\u00e0 stati sfiorati in precedenza; ora dobbiamo prestare attenzione alla loro concretizzazione particolare. Sono formulati in modo chiaro due valori di fondo. Il \u00abvalore primario\u00bb di una liturgia rinnovata, come ci \u00e8 detto, sarebbe \u00abl\u2019agire delle persone (tutte) in pienezza ed autenticit\u00e0\u00bb (211 b). Di conseguenza la musica di Chiesa in primo luogo significherebbe che il \u00abpopolo di Dio\u00bb rappresenta la sua identit\u00e0 cantando. Con ci\u00f2 \u00e8 chiamato in causa anche gi\u00e0 il secondo criterio di valore che qui \u00e8 attivo: la musica risulta essere la forza che opera la coesione del gruppo (217 w). I canti familiari a una comunit\u00e0 ne diventano, per cos\u00ec dire, il suo distintivo. Da queste premesse scaturiscono le categorie principali della strutturazione musicale della liturgia: il progetto, il programma, l\u2019animazione, la regia. Pi\u00f9 importante del <em>che cosa<\/em> (cos\u00ec ci \u00e8 detto) sarebbe il <em>come<\/em> (217 w). Essere in grado di celebrare sarebbe soprattutto \u00abessere in grado di fare\u00bb. La musica dovrebbe soprattutto essere \u00abfatta\u00bb&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Per non essere ingiusto, devo aggiungere che si mostra tuttavia nell\u2019articolo in questione comprensione per le diverse situazioni culturali e che rimane anche dello spazio aperto per l\u2019assunzione del patrimonio storico. E soprattutto \u00e8 sottolineato il carattere pasquale della liturgia cristiana il cui canto non soltanto rappresenta l\u2019identit\u00e0 del popolo di Dio, ma dovrebbe rendere anche conto della speranza e annunciare a tutti il volto del Padre di Ges\u00f9 Cristo.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Errata interpretazione del Concilio<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Permangono cos\u00ec elementi di continuit\u00e0 nella grossa rottura: essi permettono il dialogo e infondono speranza che si possa ritrovare l\u2019unit\u00e0 nella comprensione basilare della liturgia che tuttavia minaccia di sfuggire, quando si fa derivare la liturgia dal gruppo invece che dalla Chiesa \u2013 non soltanto sul piano teoretico, bens\u00ec nella prassi liturgica concreta. Non mi dilungherei tanto su questo testo pubblicato in un dizionario prestigioso, se pensassi che tali idee siano da attribuire unicamente ad alcuni singoli teorici. Ancorch\u00e9 sia fuori dubbio che essi non si possono appoggiare a nessun testo del Vaticano II, in alcuni uffici e organi liturgici si \u00e8 consolidata l\u2019opinione che lo spirito del Concilio orienta in tale direzione. Un\u2019opinione fin troppo diffusa suggerisce oggi le concezioni or ora esposte che, cio\u00e8, le categorie proprie della comprensione conciliare della liturgia siano appunto la cosiddetta creativit\u00e0, l\u2019agire di tutti i presenti e il riferimento a un gruppo di persone che si conoscono e interpellano a vicenda. Non solo giovani preti, ma talvolta anche vescovi hanno la sensazione di non essere fedeli al Concilio, se pregano tutto cos\u00ec come sta nel Messale. Deve esserci almeno una formula \u00abcreativa\u00bb, per banale che sia. E il saluto \u00abcivile\u00bb dei presenti, possibilmente anche i cordiali saluti al congedo, sono gi\u00e0 divenuti parti d\u2019obbligo dell\u2019azione sacra, cui quasi nessuno osa sottrarsi.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"font-size: large;\">2. IL FONDAMENTO FILOSOFICO DEL CONCETTO<br \/>\nE LA SUA MESSA IN QUESTIONE<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Con tutto ci\u00f2 non si \u00e8 tuttavia ancora sfiorato il nocciolo del problema, della mutazione cio\u00e8 di valore. Tutto quanto si \u00e8 detto deriva dall\u2019aver preposto il gruppo alla Chiesa. Ma perch\u00e9 mai \u00e8 avvenuto ci\u00f2? Il motivo sta nel fatto che si \u00e8 sussunta la Chiesa nel concetto generico di \u00abistituzione\u00bb e che il termine \u00abistituzione\u00bb nel tipo di sociologia qui adottato, reca in s\u00e9 una qualit\u00e0 negativa. Essa incarna il potere e il potere \u00e8 il contrario della libert\u00e0. Dato che la fede (la sequela di Ges\u00f9) \u00e8 concepita quale valore positivo, deve stare dalla parte della libert\u00e0 e per sua natura deve quindi essere anche anti-istituzionale. Di conseguenza anche la liturgia non pu\u00f2 essere un sostegno o una parte dell\u2019istituzione; deve invece costituire una forza contrastante che aiuti a rovesciare i potenti dal trono. La speranza pasquale, di cui la liturgia deve dare testimonianza, sviluppandosi da questo punto di partenza pu\u00f2 divenire molto terrena. Essa diviene speranza nel superamento delle istituzioni e diventa pure mezzo di lotta contro il potere. Colui che conosce la Missa Nicaraguensis anche per averne soltanto letto i testi pu\u00f2 farsi una idea di questo slittamento della speranza e del realismo che la liturgia acquisisce qui in quanto strumento di una promessa militante. Si pu\u00f2 anche vedere quale significato e importanza si attribuisce alla musica nella nuova concezione. La forza d\u2019urto dei canti rivoluzionari comunica un entusiasmo e una convinzione che non potrebbero derivare da una liturgia semplicemente recitata. Qui non vi \u00e8 pi\u00f9 nessuna opposizione alla musica liturgica. Essa ha ottenuto un nuovo ruolo insostituibile nel risvegliare le energie irrazionali e lo slancio comunitario cui tutto tende. Ma parimenti la musica \u00e8 formazione delle coscienze, perch\u00e9 la parola cantata si comunica in modo progressivo e molto pi\u00f9 efficace allo spirito che non la parola letta o solo pensata. Del resto, nel cammino che porta alle liturgie di gruppo intenzionalmente si supera il limite della comunit\u00e0 locale: grazie alla forma liturgica e alla sua musica si costituisce una nuova solidariet\u00e0, per mezzo della quale deve formarsi un nuovo popolo, che si autodefinisce popolo di Dio, mentre di fatto per Dio intende se stesso e le energie storiche che si sono sviluppate in s\u00e9.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Liturgia e libert\u00e0<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ritorniamo ancora all\u2019analisi dei valori che sono diventati determinanti nella nuova coscienza liturgica. Si tratta da un lato della qualit\u00e0 negativa del concetto di istituzione e della considerazione della Chiesa esclusivamente sotto questo aspetto sociologico, per di pi\u00f9 non nell\u2019ottica di una sociologia <em>empirica<\/em>, bens\u00ec da un punto di vista che deriva dai cosiddetti maestri del sospetto. Si vede che hanno compiuto la loro opera in modo molto efficace. Hanno infatti raggiunto una determinazione delle coscienze che \u00e8 attiva anche l\u00e0 dove non si sa nulla di questa origine. II sospetto d\u2019altronde non avrebbe potuto avere una tale forza incendiaria, se non fosse accompagnato da una promessa, il cui fascino \u00e8 quasi inevitabile: dall\u2019idea, cio\u00e8, della libert\u00e0 quale diritto autentico della dignit\u00e0 dell\u2019uomo. Sotto questo aspetto il nocciolo della discussione deve essere la domanda: Che cosa \u00e8 il vero concetto della libert\u00e0? Con ci\u00f2 la disputa sulla liturgia \u00e8 ricondotta al suo punto essenziale, poich\u00e9 nella liturgia, infatti, si tratta della presenza della salvezza, dell\u2019adito alla vera libert\u00e0. Nell\u2019aver messo in luce il nocciolo della questione sta senza dubbio l\u2019elemento positivo della nuova disputa.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Liturgia senza la Chiesa?<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Contemporaneamente si \u00e8 manifestato ci\u00f2 che oggi costituisce il vero disagio dei cristiani cattolici. Se la Chiesa ora appare soltanto come istituzione, come detentrice del potere e perci\u00f2 come controparte della libert\u00e0, come impedimento alla salvezza, allora la fede contraddice se stessa; perch\u00e9 da un lato non pu\u00f2 fare a meno della Chiesa, ma dall\u2019altro \u00e8 schierata fondamentalmente contro di essa. Ci\u00f2 costituisce anche il paradosso davvero tragico di questo orientamento della riforma liturgica, perch\u00e9 la liturgia senza la Chiesa \u00e8 in s\u00e9 una contraddizione. L\u00e0 ove tutti agiscono affinch\u00e9 tutti diventino soggetto, svanisce \u2013 con la Chiesa soggetto comune \u2013 anche il vero \u00abattore\u00bb della liturgia. Si dimentica, infatti, che essa dovrebbe essere \u00abOpus Dei\u00bb, in cui Egli stesso agisce per primo e in cui noi, proprio per mezzo della sua azione, siamo redenti. Dove il gruppo celebra se stesso, celebra in realt\u00e0 un nulla, perch\u00e9 il gruppo non \u00e8 un motivo per celebrare. Ed \u00e8 per ci\u00f2 che l\u2019agire di tutti produce noia: non avviene in realt\u00e0 nulla, se rimane assente Colui, che tutto il mondo attende. Il passaggio ad intenti pi\u00f9 concreti, come si riflettono nella Missa Nicaraguensis, \u00e8 cos\u00ec soltanto logico.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Morti seppelliscono altri morti<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">I sostenitori di questo modo di pensare devono perci\u00f2 essere interrogati con ogni franchezza: E\u2019 la Chiesa davvero soltanto istituzione, burocrazia del culto, apparato di potere? E\u2019 il ministero sacerdotale soltanto monopolizzazione di privilegi sacrali? Se non si riesce a superare queste concezioni anche sul piano affettivo e a vedere col cuore la Chiesa in un altro modo, la liturgia allora non sar\u00e0 rinnovata, bens\u00ec morti seppelliscono altri morti, e definiscono ci\u00f2 riforma.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Riscoprire la Chiesa<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Allora, naturalmente, non c\u2019\u00e8 neanche pi\u00f9 la musica da Chiesa. Anzi, di diritto non si pu\u00f2 neanche pi\u00f9 parlare di liturgia, dato che essa presuppone la Chiesa: ci\u00f2 che rimane sono rituali di gruppo che si servono pi\u00f9 o meno abilmente di mezzi espressivi musicali. Se la liturgia deve sopravvivere o persino essere rinnovata, \u00e8 di necessit\u00e0 elementare che la Chiesa sia riscoperta nuovamente. E aggiungo: Se l\u2019alienazione dell\u2019uomo deve essere superata, se egli deve ritrovare la sua identit\u00e0, \u00e8 indispensabile che ritrovi la Chiesa. Essa, infatti, non \u00e8 una istituzione misantropica, bens\u00ec quel nuovo Noi in cui finalmente l\u2019Io pu\u00f2 acquisire la sua base e la sua dimora.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Cristo e la Chiesa<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Sarebbe benefico rileggere in questo contesto con molta attenzione il libretto con cui Romano Guardini, il grande pioniere del rinnovamento liturgico, ha concluso la sua opera letteraria nell\u2019ultimo anno conciliare. Egli stesso sottolinea di aver scritto questo libro preoccupato dell\u2019amore per la Chiesa, della quale conosceva benissimo la condizione umana e i suoi rischi. Ma egli aveva imparato a scoprire in quella umanit\u00e0 lo scandalo dell\u2019incarnazione di Dio: aveva imparato a vedere in essa la presenza del Signore che ha reso la Chiesa suo corpo. Soltanto se cos\u00ec \u00e8, esiste una contemporaneit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo con noi. E soltanto se c\u2019\u00e8 questa, esiste una liturgia reale che non \u00e8 soltanto un ricordare il mistero pasquale, bens\u00ec \u00e8 la sua presenza vera. E ancora, soltanto se cos\u00ec \u00e8, la liturgia \u00e8 partecipazione al dialogo trinitario tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Soltanto in questo modo la liturgia non \u00e8 il nostro \u00abfare\u00bb, bens\u00ec <em>opus Dei<\/em>, l\u2019agire di Dio su di noi e in noi. Perci\u00f2 Guardini ha sottolineato espressamente che nella liturgia non importa <em>fare<\/em> qualche cosa, bens\u00ec <em>essere<\/em>. Pensare che l\u2019agire di tutti sia il valore centrale della liturgia, \u00e8 il contrario pi\u00f9 radicale che si possa immaginare alla concezione di Guardini della liturgia. In verit\u00e0, l\u2019agire di tutti non soltanto non \u00e8 il valore fondamentale della liturgia, ma come tale non \u00e8 affatto un valore.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Le tre dimensioni della Liturgia<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Mi astengo dall\u2019approfondire ulteriormente questi problemi; dobbiamo concentrarci allo scopo di trovare il punto di partenza e la norma per una giusta unione di liturgia e musica. Infatti, anche da questo punto di vista, \u00e8 di grande portata la costatazione che il vero soggetto della liturgia \u00e8 la Chiesa e, pi\u00f9 precisamente, la communio sanctorum di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Ne risulta non soltanto \u2013 come Guardini nel suo scritto giovanile \u00abLiturgische Bildung\u00bb ha mostrato in modo particolareggiato \u2013 l\u2019indisponibilit\u00e0 della liturgia nei confronti dell\u2019arbitrio del gruppo e del singolo (anche del clero e degli specialisti), insomma ci\u00f2 che Guardini chiamava la sua oggettivit\u00e0 e la sua positivit\u00e0. Ne risultano soprattutto anche le tre dimensioni ontologiche in cui essa vive: il cosmo, la storia e il mistero. Il richiamo alla storia comprende uno sviluppo, cio\u00e8 l\u2019appartenenza a qualcosa di vitale, che ha un inizio, il quale continua a operare, rimane presente senza essere conchiuso, e vive nella misura in cui si sviluppa ulteriormente. Qualcosa si atrofizza, qualcosa viene dimenticato e ritorna in seguito sotto nuova forma, sempre per\u00f2 lo sviluppo significa partecipazione a un inizio aperto in avanti. Con questo abbiamo gi\u00e0 toccata una seconda categoria che, messa in relazione col cosmo, acquisisce la sua importanza specifica: la liturgia compresa in tale modo vive nella forma fondamentale della partecipazione. Nessuno \u00e8 il suo primo e unico creatore, per ognuno essa \u00e8 partecipazione ad una realt\u00e0 pi\u00f9 ampia, che lo supera, ma ognuno \u00e8 altrettanto anche un \u00abattore\u00bb, proprio perch\u00e9 \u00e8 ricettore. Il riferimento al mistero, infine, significa che l\u2019inizio dell\u2019avvenimento liturgico non sta mai in noi stessi. E\u2019 risposta a una iniziativa dall\u2019alto, a un appello e ad un atto d\u2019amore che \u00e8 mistero. I problemi esistono per essere chiariti; il mistero invece non si dischiude alla chiarificazione, bens\u00ec soltanto quando lo si accetta nel S\u00ec, che, sulla traccia della Bibbia, possiamo tranquillamente chiamare ubbidienza, anche oggi.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Creativit\u00e0 assurda e falsa<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Con ci\u00f2 siamo giunti ad un punto di grande importanza per il collegamento con il fattore artistico. La liturgia di gruppo, infatti, non \u00e8 cosmica in quanto vive appunto dall\u2019autonomia del gruppo. Non ha storia, ma \u00e8 caratterizzata proprio dall\u2019emancipazione dalla storia e dal fare da s\u00e9; anche se si lavora con scenari storici. Non conosce neppure il mistero, perch\u00e9 in essa tutto viene chiarito e deve essere chiarito. Perci\u00f2 anche lo sviluppo e la partecipazione le sono altrettanto estranei quanto l\u2019ubbidienza, cui si dischiude un senso che \u00e8 pi\u00f9 grande di quanto pu\u00f2 essere spiegato. Al posto di tutto ci\u00f2 si colloca ora la creativit\u00e0 in cui l\u2019autonomia dell\u2019emancipato tenta addirittura di confermarsi. Una tale creativit\u00e0 che vorrebbe essere la messa in atto di autonomia ed emancipazione, proprio per questo contrasta nettamente con ogni partecipazione. I suoi segni distintivi sono l\u2019arbitrio quale forma necessaria di rifiuto di ogni forma o norma esistente: l\u2019irripetibilit\u00e0, perch\u00e9 la ripetizione sarebbe gi\u00e0 dipendenza; l\u2019artificialit\u00e0, perch\u00e9 deve ben trattarsi di pura creazione dell\u2019uomo. Cos\u00ec per\u00f2 diviene manifesto che la creativit\u00e0 umana, che non vuole essere n\u00e9 ricevere n\u00e9 partecipare, nella sua essenza \u00e8 assurda e falsa, perch\u00e9 l\u2019uomo unicamente ricevendo e partecipando pu\u00f2 essere se stesso. Tale creativit\u00e0 \u00e8 fuga dalla <em>conditio umana e perci\u00f2 falsit\u00e0<\/em>. Per questo motivo inizia la decadenza della cultura l\u00e0 dove, con la perdita della fede in Dio, deve essere contestata anche una ragionevolezza che ci precede, inerente dall\u2019essere. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Conseguenze<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Riassumiamo quanto abbiamo finora acquisito, per poter poi tirare le conseguenze per il punto di partenza e per la forma fondamentale della musica da Chiesa. Si \u00e8 visto che il primato del gruppo viene da una comprensione della Chiesa quale istituzione, basata su una idea di libert\u00e0 che non si presta ad essere collegata con l\u2019idea e con la realt\u00e0 dell\u2019istituzione e che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di percepire la dimensione del mistero nella realt\u00e0 della Chiesa. La libert\u00e0 viene compresa a partire dalle idee guida di autonomia e di emancipazione. E si concretizza nell\u2019idea della creativit\u00e0, che su questo sfondo si pone in un contrasto netto con quella oggettivit\u00e0 e positivit\u00e0 che sono essenziali della liturgia ecclesiale. Il gruppo deve ogni volta inventarsi ex novo, soltanto allora \u00e8 libero. Abbiamo pure visto che a ci\u00f2 \u00e8 radicalmente opposta la liturgia, che merita questo nome. Essa sta contro l\u2019arbitrio astorico, che non conosce alcuno sviluppo, camminando perci\u00f2 nel vuoto; sta contro una irripetibilit\u00e0 che \u00e8 anche esclusivismo e perdita di comunicazione al di l\u00e0 di ogni raggruppamento; non sta contro la tecnologia, bens\u00ec contro l\u2019artificiosit\u00e0 in cui l\u2019uomo si crea il suo contro-mondo perdendo di vista e dal cuore il creato di Dio. I contrasti sono chiari; nel suo punto di partenza \u00e8 anche chiara la motivazione intrinseca del modo di pensare del gruppo, dettato da un\u2019idea di libert\u00e0 compresa in modo autonomistico. Ora per\u00f2 dobbiamo interrogarci positivamente circa la concezione antropologica, su cui si basa la liturgia nel senso della fede della Chiesa.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"font-size: large;\">3. IL MODELLO ANTROPOLOGICO DELLA LITURGIA ECCLESIALE<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Due parole della Scrittura si presentano quali chiavi per rispondere alla nostra domanda. Paolo ha coniato il termine <em>Loghich\u00e9 latreia<\/em> (Rom 12, 1), che si pu\u00f2 difficilmente rendere in una delle nostre lingue moderne perch\u00e9 vi manca un equivalente reale del termine Logos. \u00abServizio liturgico determinato dallo Spirito\u00bb potremmo dire, rimandando pure alle parole di Ges\u00f9 relative all\u2019adorazione in Spirito e verit\u00e0 (Gv 4, 23). Ma si potrebbe anche tradurre \u00abvenerazione di Dio plasmata dalla Parola\u00bb, e in tal caso \u00e8 naturale che il termine \u00abParola\u00bb nella sua accezione biblica (e anche del mondo greco) \u00e8 pi\u00f9 del semplice linguaggio: \u00e8 una realt\u00e0 creatrice. E tuttavia \u00e8 anche pi\u00f9 di una semplice idea e di un mero spirito: \u00e8 lo Spirito che si esprime, che si comunica. Da questa realt\u00e0 di fondo in ogni epoca sono stati derivati, quali principi preliminari, il riferimento alla Parola, la razionalit\u00e0, la comprensibilit\u00e0 e la sobriet\u00e0 della liturgia cristiana e della musica liturgica. Sarebbe un\u2019interpretazione restrittiva e falsa, se si volesse comprendere con ci\u00f2 un rigido riferimento al testo di ogni musica liturgica e se si volesse dichiarare la comprensibilit\u00e0 del testo quale suo presupposto generale. La Parola, in senso biblico, \u00e8 infatti pi\u00f9 di un \u00abtesto\u00bb e la comprensione \u00e8 pi\u00f9 ampia e profonda della banale comprensibilit\u00e0 di quanto uno vede subito con chiarezza, di quanto si pu\u00f2 sistemare forzatamente nella razionalit\u00e0 pi\u00f9 generica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Giusto \u00e8 per\u00f2 che la musica che serve l\u2019adorazione \u00abin spirito e verit\u00e0\u00bb non pu\u00f2 essere estasi ritmica, non suggestione sensuale o stordimento, non sentimentalismo soggettivo, non intrattenimento superficiale, bens\u00ec \u00e8 associata a un annuncio, a una asserzione spirituale e nel senso pi\u00f9 nobile ragionevole. Con altre parole: \u00e8 dunque giusto che dal suo intimo la musica deve fondamentalmente corrispondere a questa \u00abParola\u00bb, anzi, deve mettersi al suo servizio.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><em><strong>Incarnazione della Parola<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Con ci\u00f2 siamo per\u00f2 gi\u00e0 condotti ad un altro testo biblico, quello fondamentale per il problema del culto. Questo testo ci dice pi\u00f9 precisamente che cosa significa la \u00abparola\u00bb e quale rapporto abbia con noi. Alludo al passo del prologo giovanneo: \u00abE il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la sua gloria\u00bb (Gv 1, 14). Parlando della \u00abParola\u00bb a cui si riferisce il servizio liturgico cristiano non si tratta in primo luogo di un testo, ma di una realt\u00e0 viva: di un Dio, che \u00e8 senso che si comunica e che si comunica diventando uomo egli stesso. Questa incarnazione \u00e8 ora la tenda sacra, punto di riferimento di ogni culto, che \u00e8 un guardare la gloria di Dio e dargli onore. Queste asserzioni del prologo di Giovanni non sono per\u00f2 ancora tutto. Esse sono state malintese se lette disgiunte dai discorsi di commiato in cui Ges\u00f9 dice ai suoi: \u00abIo vado e ritorner\u00f2 da voi. Se vado, di nuovo vengo. E\u2019 bene che io me ne vada, perch\u00e9 se non me ne vado, non verr\u00e0 a voi il Consolatore\u00bb (Gv 14, 2 s; 14, 18 s; 16, 5 ss ecc.). L\u2019incarnazione \u00e8 soltanto la prima parte del movimento. Essa acquista senso, e diventa definitiva soltanto sulla croce e nella resurrezione: dalla croce il Signore attira tutto a s\u00e9 e porta la carne, cio\u00e8 l\u2019uomo, e tutto il mondo creato nell\u2019eternit\u00e0 di Dio.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">La Parola si fa musica<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">A questa traiettoria \u00e8 sottomessa la liturgia e questo movimento \u00e8, per cos\u00ec dire, il testo fondamentale a cui si riferisce ogni musica liturgica, quale sua misura. La musica liturgica \u00e8 una conseguenza risultante dall\u2019esigenza e dalla dinamica dell\u2019incarnazione della Parola, perch\u00e9 questa significa che anche tra di noi la Parola non pu\u00f2 essere semplice parlare. Il modo centrale con cui l\u2019incarnazione continua ad operare sono in primo luogo certamente gli stessi segni sacramentali. Ma essi vengono a mancare di un contesto vitale, se non sono immersi in una liturgia che nella sua totalit\u00e0 segue questa espansione della Parola nella corporalit\u00e0 e nella sfera di tutti i nostri sensi. Da qui viene, a differenza dai tipi di culto giudaico ed islamico, il diritto, anzi, la necessit\u00e0 di usare delle immagini. E da qui viene anche la necessit\u00e0 di chiamare in causa quelle sfere pi\u00f9 profonde del comprendere e del rispondere che si dischiudono nella musica. La fede che diventa musica \u00e8 una parte del processo dell\u2019incarnazione della Parola. Ma questo divenire musica \u00e8 contemporaneamente in modo del tutto unico abbinato a quella svolta interiore dell\u2019evento dell\u2019incarnazione, cui poc\u2019anzi cercavo di accennare: sulla croce e nella risurrezione, l\u2019incarnazione della Parola diviene carne fattasi Parola. Ambedue si compenetrano. L\u2019incarnazione non viene ritrattata, diventa definitiva soltanto nel momento in cui il movimento, per cos\u00ec dire, si inverte: la carne stessa viene \u00abfatta logos\u00bb, ma proprio questo divenir Parola della carne crea una nuova unit\u00e0 di tutta la realt\u00e0, cui Dio evidentemente teneva talmente da pagarla con la croce del Figlio. Il divenir musica della Parola \u00e8 da un lato incarnazione, un trarre a s\u00e9 forze prerazionali e metarazionali, che vengono anche rese sensibili, il trarre a s\u00e9 il suono nascosto del creato, lo scoprire il canto che riposa sul fondo delle cose. Ma cos\u00ec questo stesso divenire musica \u00e8 anche gi\u00e0 la svolta nel movimento: non \u00e8 soltanto incarnazione della Parola, ma nello stesso tempo spiritualizzazione della carne. Il legno e il metallo diventano suono, l\u2019inconscio e l\u2019insoluto diviene sonorit\u00e0 ordinata piena di significato. Si alternano una corporeizzazione che \u00e8 spiritualizzazione e una spiritualizzazione che \u00e8 corporeizzazione. La corporeizzazione cristiana \u00e8 sempre anche spiritualizzazione e la spiritualizzazione cristiana \u00e8 corporeizzazione che penetra nel corpo del logos incarnato.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"font-size: large;\">4. LE CONSEGUENZE PER LA MUSICA LITURGICA<\/span><\/strong><\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Considerazioni fondamentali<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">In quanto nella musica avviene questa coincidenza dei due movimenti, essa serve in misura ottimale e in maniera insostituibile a quell\u2019esodo interiore che la liturgia vuole sempre essere e divenire. Ci\u00f2 per\u00f2 significa che la conformit\u00e0 della musica liturgica si misura in base alla sua corrispondenza intrinseca a questa forma-base antropologica e teologica. Una tale asserzione a tutta prima sembra essere ben lontana dalla concreta realt\u00e0 musicale, ma diventa concreta immediatamente se prestiamo attenzione ai diversi modelli di musica cultuale cui prima ho gi\u00e0 brevemente accennato. Pensiamo un momento al tipo di religione dionisiaca e alla sua musica che Platone ha esaminato nell\u2019ottica della sua religione e filosofia. In non poche forme religiose la musica \u00e8 abbinata all\u2019ebbrezza, all\u2019estasi. Il superamento del limite della condizione umana cui \u00e8 indirizzata la fame dell\u2019infinito insita nell\u2019uomo, deve essere raggiunto per mezzo di frenesia sacra, di delirio del ritmo e degli strumenti. Una musica simile abbatte le barriere dell\u2019individualit\u00e0 e della personalit\u00e0; l\u2019uomo si libera cos\u00ec dal peso della coscienza. La musica diviene estasi, liberazione dall\u2019Io, unificazione coll\u2019universo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Oggi sperimentiamo il ritorno profanizzato di questo modello nella <em>musica Rock e Pop<\/em>, i cui festivals sono un anticulto nella stessa direzione \u2013 smania di distruzione, abolizione delle barriere del quotidiano e illusione di redenzione nella liberazione dall\u2019Io, nell\u2019estasi furiosa del rumore e della massa. Si tratta di pratiche redentive simili alla droga nella loro forma di redenzione e fondamentalmente opposte alla concezione di redenzione della fede cristiana. Di conseguenza perci\u00f2 dilagano oggi sempre di pi\u00f9, in questo ambito, culti e musiche satanistiche il cui potere pericoloso, in quanto volutamente tendente alla distruzione e al disfacimento della persona, non \u00e8 preso ancora abbastanza sul serio. La disputa che Platone ha condotto tra la musica dionisiaca e quella apollinea non \u00e8 la nostra, poich\u00e9 Apollo non \u00e8 Cristo. Ma la questione che egli ha posto ci tocca molto da vicino. In una forma che la generazione a noi precedente non poteva neppure immaginare <em>la musica \u00e8 diventata oggi il veicolo determinante di una controreligione e pertanto il palcoscenico della divisione degli spiriti<\/em>. Cercando la salvezza mediante la liberazione dalla personalit\u00e0 e dalla sua responsabilit\u00e0, la musica Rock da un lato si inserisce perfettamente nelle idee di libert\u00e0 anarchiche che oggi in occidente dominano pi\u00f9 che non in oriente; ma proprio per questo si oppone radicalmente alla concezione cristiana della redenzione e della libert\u00e0, \u00e8 anzi la sua perfetta contraddizione. Perci\u00f2 non per motivi estetici, non per ostinazione restaurativa, non per immobilismo storico, bens\u00ec per motivi antropologici di fondo, <em>questo tipo di musica deve essere esclusa dalla Chiesa<\/em>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Potremmo concretizzare ulteriormente la nostra questione, se continuassimo ad analizzare la base antropologica di vari tipi di musica. Abbiamo della musica d\u2019agitazione che anima l\u2019uomo in vista di vari fini collettivi. Esiste della musica sensuale, che introduce l\u2019uomo nella sfera erotica oppure tende in altra maniera essenzialmente a sensazioni di piacere sensibili. Esiste della semplice musica leggera che non vuole dire nulla, bens\u00ec rompere soltanto il peso del silenzio. Esiste della musica razionalistica in cui i suoni servono soltanto a delle costruzioni razionali, ma non avviene una penetrazione reale dello spirito e dei sensi. Parecchi canti inconsistenti su testi catechetici, parecchi canti moderni costruiti in commissioni, sarebbero probabilmente da classificare in questo settore.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">La musica invece adeguata alla liturgia di Colui che si \u00e8 incarnato ed \u00e8 stato elevato sulla croce, vive in forza di un\u2019altra sintesi molto pi\u00f9 grande e ampia di spirito, intuizione e suono. Si pu\u00f2 dire che la musica occidentale dal canto gregoriano attraverso la musica delle cattedrali e la grande polifonia, la musica del rinascimento e del barocco fino a Bruckner e oltre proviene dalla ricchezza intrinseca di questa sintesi e l\u2019ha sviluppata in un grande numero di possibilit\u00e0. Questa grandezza esiste soltanto qui, perch\u00e9 poteva nascere soltanto dal fondamento antropologico che collegava elementi spirituali e profani in un\u2019ultima unit\u00e0 umana. Essa si dissolve nella misura in cui svanisce tale antropologia. La grandezza di questa musica rappresenta per me la verifica pi\u00f9 immediata e pi\u00f9 evidente dell\u2019immagine cristiana dell\u2019uomo e della concezione cristiana della redenzione, che la storia ci offre. Colui che da essa \u00e8 realmente colpito, sa in qualche modo, dal suo intimo, che la fede \u00e8 vera, pur dovendo fare ancora molti passi per completare questa intuizione a livello razionale e volitivo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ci\u00f2 significa che la musica liturgica della Chiesa deve soggiacere a quell\u2019integrazione dell\u2019essere umano, che ci si presenta nella realt\u00e0 di fede dell\u2019incarnazione. Questa redenzione richiede pi\u00f9 fatica che non quella dell\u2019ebrezza. Ma questa fatica \u00e8 lo sforzo della verit\u00e0 stessa. Da un lato deve integrare i sensi nell\u2019intimo dello spirito, deve corrispondere all\u2019impulso del Sursum corda. Non vuole, tuttavia, la pura spiritualizzazione, bens\u00ec l\u2019integrazione di sensi e spirito, di modo che ambedue insieme diventino la persona. Lo spirito non si avvilisce ricevendo in s\u00e9 i sensi, bens\u00ec soltanto questa unione gli apporta tutta la ricchezza del creato. E i sensi non vengono privati della loro realt\u00e0, se vi penetra lo spirito, bens\u00ec soltanto in questo modo possono partecipare alla sua dimensione di infinito. Ogni piacere sensuale \u00e8 strettamente limitato e, in ultima analisi, non suscettibile di accrescimento, perch\u00e9 l\u2019atto dei sensi non pu\u00f2 oltrepassare una determinata misura. Colui che da esso si aspetta la redenzione, viene deluso, \u00abfrustrato\u00bb \u2013 come si direbbe oggi \u2013. Ma essendo integrati nello spirito, i sensi acquistano una nuova profondit\u00e0 e penetrano nell\u2019infinito dell\u2019avventura spirituale. L\u00e0 solo essi si realizzano totalmente. Ci\u00f2 per\u00f2 presuppone che anche lo spirito non rimanga chiuso. La musica della fede cerca nel Sursum corda l\u2019integrazione dell\u2019uomo, ma non trova questa integrazione in se stessa, bens\u00ec soltanto nell\u2019autosuperamento, nell\u2019intimo della Parola incarnata. La musica sacrale, ancorata in questa struttura di movimento, diventa purificazione dell\u2019uomo, la sua ascensione. Non dobbiamo per\u00f2 dimenticare che questa musica non \u00e8 l\u2019opera di un momento, bens\u00ec partecipazione a una storia e suppone la comunione del singolo individuo con le intuizioni fondamentali di questa storia. Cos\u00ec si esprime proprio in essa anche l\u2019ingresso nella storia della fede, l\u2019essere tutti membra del corpo di Cristo. Dietro di s\u00e9 lascia gioia, una modalit\u00e0 pi\u00f9 alta di estasi, che non cancella la persona, bens\u00ec la unisce e nello stesso tempo la libera. Ci fa presentire ci\u00f2 che \u00e8 la libert\u00e0, che non distrugge, bens\u00ec raccoglie e purifica.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Rilievi sulla situazione attuale<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Al musico ora si presenta naturalmente un problema: Come si ottiene questo? In fondo, le grandi opere della musica sacra possono sempre soltanto essere donate, perch\u00e9 vi \u00e8 in gioco quel superamento di se stesso di cui l\u2019uomo da solo non \u00e8 capace, mentre il delirio dei sensi, grazie ai noti meccanismi dell\u2019ebbrezza, si pu\u00f2 produrre. Il fare finisce dove inizia ci\u00f2 che \u00e8 veramente grande. E\u2019 questa linea di demarcazione che per prima dobbiamo vedere e riconoscere. Pertanto all\u2019inizio della grande musica sacrale sta necessariamente il tremore, l\u2019accettazione, l\u2019umilt\u00e0 che \u00e8 disposta a servire nella partecipazione a ci\u00f2 che di grande \u00e8 gi\u00e0 stato. Soltanto colui che almeno fondamentalmente vive in base alla struttura interiore di questa immagine di uomo, \u00e8 in grado di creare anche la musica ad essa pertinente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">La Chiesa ha dato altre due indicazioni. La musica liturgica deve, nel suo carattere intimo, corrispondere alle esigenze dei <em>grandi testi liturgici<\/em>: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei. Ci\u00f2 non vuol dire che debba essere soltanto musica per un testo; gi\u00e0 l\u2019ho detto. Ma essa trova nell\u2019orientamento interno di questi testi una indicazione per la sua propria espressione. La seconda indicazione \u00e8 il rimando al canto gregoriano e a Palestrina. Questo rimando non significa per\u00f2 che tutta la musica della Chiesa debba essere imitazione di questa musica. Su questo punto, di fatto, vi sono state interpretazioni anguste nel rinnovamento della musica sacra nel secolo scorso, e anche nei documenti pontifici basati su di esso. Interpretando in modo giusto, si vuole cos\u00ec semplicemente dire che sono dati degli esempi che possono servire da orientamento. Non si pu\u00f2 per\u00f2 stabilire in precedenza ci\u00f2 che pu\u00f2 nascere dall\u2019assimilazione creativa di un tale orientamento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Rimane ancora aperta questa domanda: possiamo, parlando umanamente, attenderci in questo campo ancora nuove possibilit\u00e0 creative? E in che modo ci\u00f2 potr\u00e0 avvenire? La risposta alla prima domanda \u00e8 facile; cio\u00e8 se questa immagine dell\u2019uomo \u00e8 inesauribile, al contrario di quell\u2019altra, essa apre sempre delle <em>nuove possibilit\u00e0<\/em>, anche all\u2019espressione artistica, e ci\u00f2 tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 vivamente determina lo spirito di un\u2019epoca.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ma proprio qui sta la difficolt\u00e0 per la seconda questione. Nel nostro tempo la fede ha perduto molta della sua capacit\u00e0 di dare un\u2019impronta alla realt\u00e0 della vita pubblica. Come potr\u00e0 essere creativa? Non \u00e8 stata emarginata dappertutto come semplice sottocultura? Non di meno occorre dire che, almeno a quanto sembra, in Africa, in Asia e nell\u2019America Latina ci troviamo davanti a una nuova fioritura della fede, da cui potrebbero anche scaturire nuove forme di cultura.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Ma anche nel mondo occidentale il discorso della sottocultura non dovrebbe farci paura. Nella crisi culturale che viviamo, una nuova purificazione e unificazione culturale pu\u00f2 svilupparsi soltanto da isole di raccoglimento spirituale. L\u00e0 ove in comunit\u00e0 vive vi sono nuovi risvegli della fede, si vede anche gi\u00e0 formarsi una nuova cultura cristiana; si vede come l\u2019esperienza comunitaria sia fonte di ispirazione e apra vie che prima non potevamo vedere. Del resto, F. Doppelbauer ha giustamente fatto notare che la musica liturgica ha spesso e non a caso il carattere dell\u2019opera tardiva, presuppone maturazioni precedenti. Inoltre \u00e8 importante che ci siano gli spazi preliminari della religiosit\u00e0 popolare e della sua musica, come della musica religiosa in senso lato, che devono essere sempre in fecondo scambio con la musica liturgica. Da un lato esse vengono fecondate e purificate da questa, ma dall\u2019altro lato preparano anche nuovi tipi di musica liturgica. Dalle loro forme pi\u00f9 libere potr\u00e0 maturare ci\u00f2 che potr\u00e0 entrare nel patrimonio della liturgia di tutta la Chiesa. Questo \u00e8 poi anche l\u2019ambito ove il gruppo pu\u00f2 cimentare la sua creativit\u00e0, nella speranza che ne nasca ci\u00f2 che in futuro potr\u00e0 fare parte del tutto.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-size: large;\">Osservazione conclusiva: liturgia, musica e cosmo<\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\">Vorrei concludere le mie considerazioni con una bella parola di Mahatma Gandhi che ho trovato poco tempo fa su un calendario. Gandhi evidenzia tre spazi di vita del cosmo e mostra come ognuno di questi tre spazi vitali offra anche un proprio modo di essere. Nel mare vivono i pesci e tacciono. Gli animali sulla terra gridano, ma gli uccelli, il cui spazio vitale \u00e8 il cielo, cantano. Del mare \u00e8 proprio il tacere, della terra il gridare e del cielo il cantare. L\u2019uomo per\u00f2 partecipa di tutti e tre: egli porta in s\u00e9 la profondit\u00e0 del mare, il peso della terra e l\u2019altezza del cielo; perci\u00f2 sono sue anche tutte e tre le propriet\u00e0: il tacere, il gridare e il cantare. Oggi \u2013 vorrei aggiungere \u2013 vediamo che all\u2019uomo privo di trascendenza rimane solo il gridare, perch\u00e9 vuole essere soltanto terra e cerca di far diventare sua terra anche il cielo e la profondit\u00e0 del mare. La vera liturgia, la liturgia della comunione dei santi, gli restituisce la sua totalit\u00e0. Gli insegna di nuovo il tacere e il cantare, aprendogli la profondit\u00e0 del mare e insegnandogli a volare, l\u2019essere dell\u2019angelo; elevando il suo cuore fa risuonare di nuovo in lui quel canto che in lui si era come assopito. Anzi, possiamo dire persino che la vera liturgia si riconosce proprio dal fatto che essa ci libera dall\u2019agire comune e ci restituisce la profondit\u00e0 e l\u2019altezza, il silenzio e il canto. La vera liturgia si riconosce dal fatto che \u00e8 cosmica, non su misura di un gruppo. Essa canta con gli angeli. Essa tace con la profondit\u00e0 dell\u2019universo in attesa. E cos\u00ec essa redime la terra.<br \/>\n<\/span><br \/>\n__________<\/p>\n<p>L\u2019articolo era preceduto dalla seguente prefazione redazionale: [NdR]<br \/>\nPromosso dalla Consociatio internationalis musicae sacrae e dal Pontificium institutum musicae sacrae si \u00e8 svolto a Roma, nel novembre 1985, il VII Congresso internazionale di musica sacra. In quella occasione il cardinal Joseph Ratzinger ha tenuto un\u2019importante prolusione sul tema \u00abLiturgia e musica sacra\u00bb, prolusione poi pubblicata nel volume miscellaneo \u00abChristus in ecclesia cantat\u00bb edito nel 1986 a cura di mons. Johannes Overath, e apparsa inoltre sul \u00abBollettino Ceciliano\u00bb del marzo 1986.<br \/>\nSiamo lieti di proporre alla considerazione dei Lettori questo ampio saggio del cardinal Ratzinger nel quale molto opportunamente viene sottolineato come diffuse quanto pericolose opinioni in materia liturgica discendano da una premessa erronea: la referenza evangelica\u00b7al \u00abriunirsi di due o tre che stanno insieme nel nome di Cristo\u00bb (Mt 18, 20) \u00e8 il \u00abpunto di partenza\u00bb di una \u00abnuova concezione di fondo della liturgia\u00bb che conduce a un autentico dissolvimento di essa in pura azione umana. Si tratta \u2013 aggiungiamo noi \u2013 di quella stessa erronea premessa che \u00e8 stata posta a fondamento della riforma liturgica postconciliare e che ha lucida enunciazione nella definizione di Messa data nella Institutio Generalis del Messale riformato: \u00abCena dominica sive Missa est sacra synaxis seu congregatio populi Dei in unum convenientis, sacerdote praeside, ad memoriale Domini celebrandum. Quare de sanctae Ecclesiae locali congregatione eminenter valet promissio Christi: Ubi sunt duo vel tres congregati in nomine meo, ibi sum in medio eorum\u00bb (<em>Inst. Gen. Missalis Romani<\/em>, II, 7, ed. typica 1969).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cfr. \u00abUna Voce Notiziario\u00bb, 87-89, 1989, pp. 4-16, ora ivi, 87-88 ns, 2022-2023, pp. 2-12 <a href=\"http:\/\/www.unavoceitalia.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/uvn87-88ns.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">link<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa Tra la liturgia e la musica sin dagli inizi c\u2019\u00e8 stato un rapporto fraterno. Quando l\u2019uomo loda Dio, la sola parola \u00e8 insufficiente. La parola rivolta a Dio trascende i limiti del linguaggio umano. 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