Riproduciamo il paragrafo V dedicato all’Offertorio dell’opuscolo Il Ministro della Messa Privata [link] nel testo che si trova nella raccolta di opuscoli vari scritti e pubblicati da o per ordine del card. Vincenzo Maria Orsini, poi papa Benedetto XIII, per la sua diocesi quando era arcivescovo di Benevento1.
Il volume era uscito nel 1726 a cura di Francesco Giannini, bibliotecario di Sua Santità. Autore di detto opuscolo il sacerdote Bartolomeo Ric(c)eputi, rettore e «maestro di riti» nel Seminario Beneventano2 . Era stato già edito, infatti, con il titolo completo Il Ministro della Messa Privata: Secondoche dalle Rubriche del Messale Romano: Dal Castaldo, dal Gavanto, dal Bauldry, dal Corsetto, da Monsignor di Biseglia, e da altri Autori s’è osservato, e discusso in più Conclusioni nel Sagro Seminario di Benevento3, e dotato di una lettera dedicatoria – recante la data del 14 ottobre 1704 – di «Bartolomeo Ricceputi» ai Seminaristi di Sant’Agata dei Goti4.
In queste pagine dedicate all’Offertorio, Riceputi descrive in particolare due diversi modi di portare all’altare le ampolline da parte del serviente della Messa letta, nonché dei rispettivi modi – di conseguenza diversi – di amministrare al celebrante la lavanda delle mani. Il modo secondo cui si portano insieme alle ampolline anche il piattello e il manutergio o fazzoletto, ponendoli sulla mensa, risale al commento alle rubriche del barnabita Bartolomeo Gavanto (+ 1638), uscito nel 16285. L’altro, in cui si portano solo le ampolline, ad Andrea Castaldo Pescara, teatino (+ 1629), nel suo trattato Praxis caeremoniarum6.
Per Riceputi in qualunque di questi modi si proceda non è mai male, basta che si segua quello che prevede la rubrica, che è la seguente: «Accipit ampullam vini de manu ministri (qui osculatur ipsam ampullam, non autem manum Celebrantis) et ponit vinum in Calicem»7. Come portare le ampolline propriamente non è specificato, e la rubrica è rimasta inalterata anche nella editio typica VII del 1962, ove permane in vigore. Pertanto gli autori di cerimonie hanno dato l’uno o l’altro modo, eventualmente con particolari motivazioni, ovvero entrambi, dal ‘600 fino ai tempi più recenti8.
La testimonianza che a Benevento fosse stato preferito e introdotto il modo proposto dal Castaldo, senza piattello e manutergio, si riferisce allo storico Pompeo Sarnelli (+ 1724), fino al 1692 a Benevento autorevole prelato collaboratore del card. Orsini, poi vescovo di Bisceglie (perciò Monsignor di Biseglia). Monsignor Sarnelli lasciò anche un’opera sulle cerimonie, ove sostiene tale scelta9.
L’inchino del serviente al Dominus vobiscum, quando il celebrante si volge al popolo, non si trova indicato dalla gran parte degli autori: in realtà non è previsto dalle rubriche10. Per «semigenuflessione» al n. I l’autore intende genuflessione semplice, cioè con un solo ginocchio11.
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1 B. Riceputi, Il Ministro della Messa Privata, in V. M. Orsini, Opuscula varia variis temporibus pro Beneventana Archidioecesi vel calamo, vel jussu Fr. Vincentii Mariae Ordinis Praedicatorum S. R. E. Cardinalis Ursini Archiepiscopi, nunc Sanctissimi Domini Nostri Papae Benedicti XIII. In lucem edita In unum tandem collecta, novisque typis excusa, Romae, Typis Rocchi Bernabò, 1726, Sumptibus Francisci Giannini Suae Sanctitatis Bibliopolae, pp. 127-130.
2 Cfr. M. Boscia, Tipografia e vita culturale nella Benevento del XVIII secolo, in Illuminismo meridionale e comunità locali, a cura di E. Narciso, Napoli, Guida, 1988, p. 101 nt. 60.
3 In Benevento, nella Stamperia Arcivescovile, 1705, pp. 88, cfr. S. Basile, Edizioni beneventane del Settecento, in «Samnium», LI, 1978, p. 161, n. 18; ristampa Benevento, 1722, pp. 68.
4 Ivi, pp. 5 ss.
5 B. Gavanto, Thesaurus sacrorum rituum, seu Commentaria in Rubricas Missalis et Breviarii Romani, auctore adm. Reverendo P. D. Bartholomaeo Gavanto Mediol. … 2, 7, 2, ad Discooperit, I, Antverpiae, ex Officìna Plantiniana Balthasaris Moreti, 1646, p. 131, e 2, 7, 6 ad Ministro aqua fundente, ivi, p. 136.
6 A. Castaldo Pescara, Praxis caeremoniarum seu sacrorum Romanae Ecclesiae rituum accurata Tractatio … auctore D. Andrea Piscara Castaldo …1, 4, 1, 15-16, Venetiis, apud Paulum Balleonium, 1681, p. 50; ma vedi già, analogamente, Id., Sacrarum caeremoniarum iuxta Romanum ritum ex usu Clericorum Regularium accurata distributio, A P. D. Andrea Piscara Castaldo … in lucem edita. Opus … quibusvis ecclesiasticis apprime utile 1, 16, 15-16, Neapoli, Ex Typographia Io Iacobi Caroleni, 1613, pp. 22 s.
7 Ritus servandus in celebratione Missae, VII 4.
8 Si vedano, per esempio, rispettivamente L. Trimeloni, Compendio di liturgia pratica, Torino, Marietti, 1963², p. 463, e L. Hebert, Leçons de liturgie à l’usage des seminaires. – III. Le Cérémonial, revue par A. Fayard, Paris, Berche et Pagis, 195227, p. 144 e nt. 1.
9 Cfr. Comentarj intorno al rito della Santa Messa per que’ sacerdoti, che privatamente la celebrano: scritti da Monsignor Pompeo Sarnelli Vescovo di Biseglia … , Venezia, appresso Antonio Bortoli, 1725, pp. 62 s., in particolare p. 63 sub 9.
10 In proposito cfr. per esempio A. Ferrigni-Pisone, Note, in G. M. Pavone, La guida liturgica … , II, Napoli, Gabinetto Letterario, 1842², p. 10.
11 Cfr. Il Ministro, § I, V.
Cfr. «Una Voce Notiziario», 63-64 ns, 2016, p. 11. [link]