Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa, XXXIII

Card. Prospero Lambertini / Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa 33

[Palla – Velo – Borsa]

Card. Prospero Lambertini

XXXIII. La palla è un piccolo corporale, con cui si cuopre il calice. Innocenzo III nel lib. 2 De mysteriis missae al cap. 36 descrive questa palla come distinta dal corporale più grande: «Duplex est palla, quae dicitur corporale, una, quam diaconus super altare totam extendit, alteram quam super calicem plicatam imponit»: e Rodulfo Tungrense nel libro De canonum observantia alla proposiz. ultim. attesta che nel suo tempo il costume della piccola palla sopra il calice era in uso appresso gl’italiani e gli alemanni, ma che i francesi si servivano d’un solo corporale. Oggidì alcuni si servono di due palle, una pel calice e l’altra per l’ostia. Il pontefice Paolo IV concesse l’uso della doppia palla ai PP. Teatini: dal che poi nasce la controversia, se i sacerdoti secolari o regolari d’altra religione che vanno a celebrar la messa nelle loro chiese, possono servirsi della doppia palla: sopra la qual controversia possono vedersi il Gavanto, il Pasqualigo, il Quarto e il moderno P. Merati. Il velo che si pone sopra il calice chiamasi ancora «Peplum», ed anche «Sudarium». Antico è l’uso del velo, con cui si cuopre il calice; leggendosi nel can. 72 fra quelli detti apostolici, che il velo santificato non si converta in uso profano. E’ d’uopo che una volta fosse di lino; mentre ritroviamo l’ordine che si lavasse; ma oggi deve esser di seta, secondo la rubrica, conforme anche ben riflettono il Gavanto e il Merati. I greci hanno tre veli, uno con cui cuoprono la patena, l’altro con cui cuoprono il calice, il terzo con cui cuoprono i predetti due: e questo terzo lo chiamano Aria, ossia Aere, perché a modo d’aria si spande intorno ai sacri doni, come può vedersi appresso il cardinal Bona nel lib. 1 Rer. Liturg. al cap. 25 num. 11, il quale ancora dice esser passato questo costume in tutto l’oriente dalla Chiesa di Gerusalemme. La borsa si dice anche pera; ed in essa si ripone il corporale: ed il Gavanto sopra la rubrica De praeparatione sacerdotis celebraturi racconta che da s. Pio V fu conceduto agli spagnuoli il privilegio di portare il corporale fuori della borsa.

 

Cfr. P. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 27-28.

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Lanfranco Menga, Origine ed evoluzione del Canto Gregoriano

Come pregavano liturgicamente i Cristiani dei primi secoli? Per rispondere a questa domanda ci sono state varie interpretazioni basate più o meno su testimonianze storiche. Molti studiosi insistono sulla derivazione dei riti cristiani dalle consuetudini ebraiche, vista anche la composizione delle prime comunità, sia a Gerusalemme, sia nelle aree geografiche limitrofe. Indubbiamente la prassi della “cantillatio”, cioè di un declamato intonato a metà strada tra il canto vero e proprio ed il parlato, veniva seguita soprattutto nelle
orazioni, perché è sempre stato chiaro che per rivolgersi a Dio bisognava usare un “modus orandi” diverso dal linguaggio comune. Anche il canto dei Salmi derivava dagli usi ebraici, sia pure con formule probabilmente diverse da quelle tramandate nei secoli.

Francamente non insisterei troppo sulla derivazione del canto cristiano dalla matrice sinagogale per un semplice motivo: la preghiera dei primi cristiani, pur usando i Salmi e la cantillazione, si doveva incentrare su due elementi nuovi e cioè la preghiera del Pater noster e la frazione del pane, ad imitazione di quanto insegnato da Gesù Cristo. Da questa nuova prospettiva nasce e si sviluppa, secondo me, tutta la prassi liturgica cattolica, fermo restando il fatto che i popoli del bacino del Mediterraneo avevano sviluppato una cultura musicale piuttosto omogenea, pur nelle varie tradizioni locali.

Con lo spostamento a Roma del centro operativo che guidava la Chiesa nella sua
fase organizzativa primitiva ci troviamo di fronte ad una realtà diversa e i primi secoli saranno caratterizzati da una forte egemonia culturale di monaci greci che avranno a Roma il monopolio della Liturgia, che per alcuni secoli sarà celebrata in lingua greca.

Dopo alcuni secoli di assestamento organizzativo arriviamo al V secolo, quando
incontriamo la grande figura di san Leone I Magno, che, oltre ad occuparsi di Attila, ebbe grande attenzione alla Liturgia istituendo a Roma un monastero per la formazione di cantori e quindi istituendo la prima Schola Cantorum per introdurre un canto ed una Liturgia in lingua latina.

Nel secolo successivo, il VI, abbiamo una svolta definitiva con due figure fondamentali nella storia della Chiesa: san Benedetto e san Gregorio I Magno.

San Benedetto si occupa essenzialmente delle comunità monastiche e quindi organizza tutta la vita di preghiera nell’Ufficio Divino che scandisce tutta la giornata del monaco, inserendo nelle Ore canoniche il canto degli Inni, forma di preghiera cantata risalente al III secolo e ideata da sant’Efrem il Siro e diffusa in Occidente da sant’Ambrogio. Questa forma particolare aveva avuto alterne fortune a causa del diffondersi delle eresie, ma grazie a san Benedetto questi bellissimi canti si sono salvati e sono arrivati sino a noi. San Gregorio Magno fa una importante riorganizzazione della Liturgia, particolarmente della Messa, ed
estende la istituzione delle Scholae Cantorum a tutta la Chiesa, almeno alle Basiliche ed alle Cattedrali: da questo fondamentale impulso nascerà l’appellativo di Canto Gregoriano.

Il repertorio liturgico-musicale si arricchirà progressivamente almeno fino al secolo VII coprendo tutte le necessità dell’Anno Liturgico.

C’era però un problema pratico: i canti venivano imparati dai monaci e dai
cantori delle Scholae per tradizione orale e si è calcolato che per questa operazione occorressero almeno dieci anni; gli ingegnosi Benedettini ed alcuni teorici avevano sviluppato tecniche di memorizzazione che facilitassero l’apprendimento dei canti, ma la difficoltà rimanva, anche per l’inevitabile
cambio generazionale. Si cominciò a pensare ad alcuni sistemi di scrittura, sia pure rudimentali, che potessero aiutare la memoria: nascono così le prime grafie musicali il cui documento più antico che ci sia pervenuto è il Codice 359 di San Gallo, risalente agli inizi del X secolo.

La fatica di monaci e cantori non era finita perché il codice, costoso e prezioso in
quanto membranaceo, era di uso esclusivo del Magister che lo custodiva gelosamente nel suo armarium per rinfrescare periodicamente la memoria. Le semplici grafie primitive si svilupparono notevolmente e saranno riprese e studiate ai nostri giorni, come vedremo.

Anche i testi della Messa hanno avuto una lunga elaborazione per arrivare alla
compilazione definitiva. Ce lo testimoniano i cinque più antichi messali pervenutici e collazionati nell’Antiphonale Missarum Sextuplex di Dom Hesbert, monaco di Solesmes: si tratta degli Antifonari di Rheinau (sec. VIII-IX), Mont-Blandin (sec. VIII-IX), Compiègne (sec. IX), Corbie (sec. IX-X), Senlis (sec. IX), con l’aggiunta del  (sec. VIII) che contiene i testi dei canti del solista.

Questo importante studio ci permette di comprendere la lenta strutturazione della Messa, attraverso la datazione dell’inserimento dei testi nelle celebrazioni.

Nel IX secolo, cioè nell’età carolingia, inizia una notevole produzione anche di
trattati teorici ad opera, tra gli altri, di Hucbald di Saint-Amand, Reginone di
Prüm, Oddone di Cluny e proprio il secolo IX vede la grande fioritura musicale grazie anche ad una straordinaria operazione, unica nel suo genere: assistiamo
alla fusione del repertorio propriamente romano, conosciuto come Romano antico, con quello gallicano; il cosiddetto Romano antico fa da base alla struttura musicale dei brani, mentre dal repertorio gallicano vengono prese le belle melodie e le fioriture, talvolta anche virtuosistiche. Il risultato è solamente
grandioso ed è il repertorio che è arrivato sino a noi. Nello stesso periodo la produzione musicale si arricchisce ulteriormente con l’inserimento di due nuove forme: i Tropi e le Sequenze. I Tropi sono delle aggiunte testuali e musicali ai brani già esistenti per meglio caratterizzare la celebrazione del giorno, soprattutto nelle grandi feste; invece le Sequenze sono dei componimenti poeticomusicali sempre legati a importanti feste.

Una piccola curiosità: gli autori di Tropi venivano chiamati Tropatori; quando i
musicisti si dedicarono al repertorio profano diventarono i Trovatori o i Trovieri.

Il grande sviluppo della musica polifonica, che pure usava quasi sempre come base le melodie gregoriane, ebbe come conseguenza un progressivo decadimento della prassi esecutiva del canto monodico; con il Concilio di Trento si cercò di mettere ordine anche nel campo della musica sacra: si decise così di eliminare tutti i Tropi in quanto sarebbe stato necessario esaminarne attentamente tutti i testi che potevano contenere eresie; stessa sorte capitò alle Sequenze, di cui furono conservate solo le più importanti: Victimae Paschali laudes, probabilmente la più antica, Dies irae, Lauda Sion Salvatorem, Stabat mater, Veni Sancte Spiritus. Al di là dei problemi contingenti che la Chiesa doveva
affrontare in quel periodo, c’era in realtà la necessità di riportare la Liturgia alla sua purezza originale, senza tutte le sovrastrutture accumulatesi nel Medioevo. Sempre in questa ottica fu stabilito che potessero conservarsi i Riti particolari che avessero almeno una tradizione di duecento anni: questa decisione spinse le solite malelingue ad affermare che san Pio V, dell’Ordine dei Predicatori, aveva
voluto fare una eccezione per il suo Ordine, la cui Liturgia particolare aveva tale antichità.

Sulla scia delle riforme tridentine si sentì la necessità di porre mano ad una nuova edizione del Graduale Romanum, cioè dei canti della Messa: si pensò subito al grande Palestrina, che però declinò l’invito, e furono incaricati di tale compito delicato due tra i maggiori musicisti operanti a Roma in quel periodo: Anerio e Soriano, i quali, probabilmente senza grande competenza in materia, diedero alle stampe nel 1614 il nuovo Graduale Romanum utilizzando melodie ormai corrotte e con indicazioni di carattere ritmico derivanti probabilmente dalla prassi polifonica. Questa pubblicazione è passata alla storia come Editio Medicea, dal nome della tipografia romana che l’aveva stampata, e rimase in vigore come libro ufficiale della Chiesa fino agli inizi del XX secolo.

Inizia così un altro periodo di lenta decadenza dovuta a vari fattori, musicali,
culturali e storici e dovremo attendere la metà del secolo XIX per cominciare a vedere i sintomi di una rinascita, soprattutto dopo gli scempi della Rivoluzione francese. Dobbiamo ad un monaco benedettino l’avvio della Restaurazione del Canto Gregoriano: Dom Prosper Guéranger (+1875) che nel 1833 rifonda l’Abbazia di Solesmes, raccogliendo intorno a sé alcuni validi studiosi come Dom
Pothier (+1923) e Dom Mocquerau (+1930) che ne continueranno egregiamente l’opera. Viene promossa la pubblicazione della fondamentale raccolta della Paléographie Musicale, con la ristampa dei più importanti codici medievali che si erano salvati dalla furia rivoluzionaria e su questi codici inizia la ricostruzione del Canto Gregoriano autentico.

Per particolare intervento della Divina Provvidenza diventa Papa san Pio X, che già da giovane aveva dimostrato una grande sensibilità per la Liturgia ed il Canto sacro: il Papa, resosi conto dei limiti dell’Editio Medicea, vuole pubblicare un nuovo Graduale Romanum secondo i risultati degli studi solesmensi, e nel 1908 abbiamo finalmente la nuova pubblicazione. Contemporaneamente però viene concessa all’editore Pustet di Ratisbona l’esclusiva della pubblicazione dell’Editio Medicea per altri 50 anni, forse nel tentativo di boicottare l’opera di Solesmes. Fortunatamente il Graduale Romanum soppiantò abbastanza rapidamente la vecchia edizione, sebbene rimanesse aperta la fondamentale questione del ritmo gregoriano. L’Editio Medicea aveva impostato la soluzione del problema influenzata dalla prassi polifonica, ma questo non era più possibile alla luce dello studio degli antichi manoscritti. Dom Mocquerau elaborò un metodo ritmico che era impostato sulla struttura delle melodie: un criterio che sebbene non avesse una base scientifica o storica permise per alcuni decenni di cantare con un certo stile adeguato le antiche melodie. Basti ascoltare le belle incisioni dei monaci di Solesmes diretti da Dom Gajard per apprezzarne i risultati.

Naturalmente gli studi paleografici continuavano e si deve ad un altro benedettino di Solesmes una svolta decisiva. I codici antichi
contenevano delle grafie musicali che non erano di facile decifrazione e attraverso uno studio comparato di tali grafie Dom Eugène Cardine pubblicò nel 1968 la sua “Sémiologie Grégorienne” in cui spiega i criteri della grafia di San Gallo che nel Medioevo era stato un grande centro di produzione di codici, in Italia la Semiologia Gregoriana verrà pubblicata nel 1979 ad uso degli allievi del Pontificio Istituto di Musica Sacra. Finalmente si aveva uno strumento valido scientificamente che permetteva di comprendere la stretta connessione tra testo, modalità e ritmo, di cui l’elemento fondamentale era proprio il testo.

Purtroppo nello stesso periodo subentravano le riforme devastatrici del
Concilio Vaticano II e, sebbene dal Concilio fosse scaturito un documento come la Costituzione Sacrosanctum Concilium, iniziò una vera furia iconoclasta. Secondo me la Sacrosanctum Concilium fu il classico “cavallo di Troia” per ammorbidire e tranquillizzare i Padri conciliari conservatori; la realtà fu ben diversa e la conosciamo tutti. In barba agli iconoclasti gli studi gregoriani continuano e trovano molto interesse tra le giovani generazioni, anche senza connotati religiosi, perché, come afferma Alfred Tomatis, «il Gregoriano non guarisce, salva», perché è la base della nostra civiltà musicale e fa parte quasi del nostro DNA. Un mio allievo sacerdote mi fece questa riflessione: «Se anche gli atei si sentono attratti dal Canto Gregoriano, la Chiesa Cattolica non ha capito niente». Intelligenti pauca.

Testo della conferenza tenuta a Napoli il 23 gennaio 2025 per iniziativa della locale Sezione di Una Voce insieme con la fondazione Il Giglio. Cfr. «Una Voce Notiziario», 96 ns, 2025, pp. 3-6 [link]

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Una Voce Notiziario 96 ns (2025)

Bollettino trimestrale UNA VOCE Associazione per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana Gennaio-Aprile 2025 N. 96 Nuova Serie [226 dell’intera collezione].

INDICE

01. Chorus Angelorum te suscipiat, p. 1
02. Papa Francesco Requiescat in pace, p. 2
03. AI LETTORI, p. 2
04. Lanfranco Menga, Origine ed evoluzione del Canto Gregoriano, pp. 3-6 link
05. Antiche evidenze e rinnovate pulsioni, pp. 6-10
06. CONOSCERE LA SACRA LITURGIA (n. 7)
07. Alfredo Ildefonso Schuster, Domenica «In Albis». Al mattino – stazione a San Pancrazio; alla sera – stazione ai Santi Cosma e Damiano, pp. 11-13
08. NOTITIAE (nn. 9-10)
09. Roma, l’Istituto di Cristo Re celebra le Messe tridentine alla chiesa dell’Immacolata dei Miracoli, p. 14
10. Il 6 settembre 2025 annuale Pellegrinaggio ad Aquileja, p. 14
11. VITA DELL’ASSOCIAZIONE (n. 12)
12. Una Voce Napoli, p. 15
13. Nove invocazione all’Arcangelo Michele, p. 15
14. CALENDARIO LITURGICO, pp. 16-19
15. Deus, qui inter summos Sacerdótes, p. 19
16. Sommario, p. 20.

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Una Voce Notiziario 95 ns (2024)

Bollettino trimestrale UNA VOCE Associazione per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana Ottobre-Dicembre 2024 N. 95 Nuova Serie [225 dell’intera collezione].

INDICE

01. Christine Mohrmann, Il latino liturgico. Le sue origini e il suo carattere. Tre lezioni III, pp. 1-11
02. AI LETTORI, p. 12
03. CONOSCERE LA SACRA LITURGIA (n. 4)
04. Alfredo Ildefonso Schuster, Domenica in Settuagesima. Stazione a San Lorenzo fuori le mura, pp. 12-14
05. Ad postulandam gratiam Spiritus Sancti, p. 14
06. NOTITIAE (n. 7)
07. Roma, SS. Celso e Giuliano chiusa per lavori, le Messe alla Basilica di S. Giovanni dei Fiorentini, p. 15
08. Dominica in Sexagesima, p. 15
09. VITA DELL’ASSOCIAZIONE (nn. 10-12)
10. Una Voce Internazionale, p. 16
11. Una Voce Italia, p. 16
12. Una Voce Napoli, p. 16
13. CALENDARIO LITURGICO, pp. 17-18
14. Sancti Gregorii Magni, p. 19
15. Sommario, p. 20.

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29 settembre 2025 Dedicazione di san Michele Arcangelo


Beati Archángeli tui Michaélis intercessióne suffúlti :
súpplices te, Dómine, deprecámur;
ut, quod ore proséquimur, contingámus et mente.

 

29 Settembre terzo delle Calende di Ottobre

Lunedì

Dedicazione di san Michele Arcangelo

Doppio di prima classe. Paramenti bianchi. Messa «Benedícite Dóminum».

 

Die  29  Septembris

IN  DEDICATIONE

S.  MICHAELIS  ARCHANGELI

Duplex I classis

Introitus                                                                                          Ps. 102, 20

BEnedícite Dóminum, omnes Angeli ejus : poténtes virtúte, qui fácitis verbum eius, ad audiéndam vocem sermónum ejus. Ps. ibid., 1. Bénedic, ánima mea, Dómino : et ómnia, quæ intra me sunt, nómini sancto ejus. V). Glória Patri. Benedícite.

Oratio

DEus, qui miro órdine, Angelórum ministéria hominúmque dispénsas : concéde propítius; ut, a quibus tibi ministrántibus in cælo semper assístitur, ab his in terra vita nostra muniátur. Per Dóminum.

Léctio libri Apocalýpsis beáti Joánnis
Apostóli                    Apoc. 1, 1-5

IN diébus illis : Significávit Deus quæ opórtet fíeri cito, mittens per Angelum suum servo suo Joánni, qui testimónium perhíbuit verbo Dei, et testimónium Jesu Christi, quacúmque vidit. Beátus qui legit, et audit verba prophetíæ hujus : et servat ea, qua in ea scripta sunt : tempus enim prope est. Joánnes septem ecclésiis, quæ sunt in Asia. Grátia vobis, et pax ab eo, qui est, et qui erat, et qui ventúrus est : et a septem spirítibus, qui in conspéctu throni ejus sunt : et a Jesu Christo, qui est testis fidélis, primogénitus mortuórum, et princeps regum terræ, qui diléxit nos, et lavit nos a peccátis nostris in sánguine suo.

Graduale. Ps. 102, 20 et 1. Benedícite Dóminum, omnes Angeli ejus : poténtes virtúte, qui fácitis verbum ejus. V). Bénedic, ánima mea, Dóminum, et ómnia interióra mea nomen sanctum ejus.

Allelúja, allelúja. V). Sancte Míchaël Archángele, defénde nos in proélio : ut non pereámus in treméndo judício. Allelúja.

+ Sequéntia sancti Evangélii secúndum
Matthaéum            Matth. 18, 1-10

IN illo tempóre : Accessérunt discípuli ad Jesum, dicéntes : Quis, putas, major est in regno cælórum? Et ádvocans Jesus párvulum, státuit eum in médio eórum, et dixit : Amen dico vobis, nisi convérsi fuéritis, et efficiámini sicut párvuli, non intrábitis in regnum cælórum. Quicúmque ergo humiliáverit se sicut párvulus iste, hic est major in regno cælórum. Et qui suscéperit unum párvulum talem in nómine meo, me súscipit. Qui autem scandalizáverit unum de pusíllis istis, qui in me credunt, éxpedit ei, ut suspendátur mola asinária in collo ejus, et demergátur in profúndum maris. Væ mundo a scándalis. Necésse est enim ut véniant scándala : verúmtamen væ hómini illi, per quem scándalum venit. Si autem manus tua, vel pes tuus scandalízat te, abscíde eum, et prójice abs te : bonum tibi est ad vitam íngredi débilem, vel claudum, quam duas manus, vel duos pedes habéntem mitti in ignem ætérnum. Et si óculus tuus scandalízat te, érue eum, et prójice abs te : bonum tibi est cum uno óculo in vitam intráre, quam duos óculos habéntem mitti in gehénnam ignis. Vidéte ne contemnátis unum ex his pusíllis : dico enim vobis, quia Angeli eórum in cælis semper vident faciem Patris mei, qui in cælis est.

Credo.

Offertorium. Apoc. 8, 3 et 4. Stetit Angelus juxta aram templi, habens thuríbulum áureum in manu sua, et data sunt ei incénsa multa : et ascéndit fumus arómatum in conspéctu Dei, allelúja.

Secreta

HÓstias tibi, Dómine, laudis offérimus, supplíciter deprecántes : ut easdem, angélico pro nobis interveniénte suffrágio, et placatus accípias, et ad salútem nostram proveníre concédas. Per Dóminum.

Præfatio communis.

PEr ómnia saécula sæculórum.
R). Amen.
V). Dóminus vobíscum.
R). Et cum spíritu tuo.
V). Sursum corda.
R). Habémus ad Dóminum.
V). Grátias agámus Dómino Deo nostro.
R). Dignum et justum est.

VEre dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper, et ubíque grátias ágere : Dómine sancte, Pa­ter omnípotens, ætérne Deus : per Christum Dómi­num nostrum. Per quem majestátem tuam láudant An­geli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Cæli cælorúmque Virtútes, ac beáta Séraphim, sócia exsul­tatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admítti júbeas, deprecámur, súpplici confessióne di­céntes :

Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dóminus Deus Sábaoth. Pleni sunt cæli et terra glória tua. Hosánna in excélsis.

Benedíctus qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

Communio. Dan. 3, 58. Benedícite, omnes Angeli Dómini, Dóminum : hymnum dícite, et superexáltate eum in saécula, allelúja.

Postcommunio

BEáti Archángeli tui Michaélis intercessióne suffúlti : súpplices te, Dómine, deprecámur; ut, quod ore proséquimur, contingámus et mente. Per Dóminum.

In Missis votivis omnia ut supra, sed post Septuagesimam dicitur :

Graduale. Ps. 148, 1-2. Laudáte Dóminum de cælis : laudáte eum in excélsis. V). Laudáte eum, omnes Angeli ejus : laudáte eum, omnes virtútes ejus.

Tractus. Ps. 102, 20. Benedícite Dóminum, omnes Angeli ejus : poténtes virtúte, qui fácitis verbum ejus. V). Ibid., 21-22. Benedícite Dómino, omnes virtútes ejus : minístri ejus, qui fácitis voluntátem ejus. V). Benedícite Dómino, ómnia opera ejus : in omni loco dominatiónis ejus, bénedic ánima mea Dómino.

Tempore autem Paschali Missa dicitur ut in ejus Apparitione, die 8 Maji.

Preci

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Ritorna la Messa tridentina a S. Pietro. Roma, 24-26 ottobre 2025 XIV Pellegrinaggio Internazionale ad Petri Sedem

A Roma dal 24 al 26 ottobre 2025 si terrà la XIV edizione del Pellegrinaggio Internazionale ad Petri Sedem (noto anche come Pellegrinaggio Summorum Pontificum), organizzata dal Coetus Internationalis Summorum Pontificum, di cui Una Voce Italia è socio fondatore.

Da alcuni anni non era stata più permessa in questa occasione la Messa tridentina alla basilica di S. Pietro in Vaticano. Quest’anno giubilare la Messa ritorna e sarà cantata in forma pontificale dal card. Burke il 25 ottobre alle ore 15 all’altare della Cattedra.

Questo il programma completo del Pellegrinaggio:

Venerdì 24 ottobre 2025

18:30 alla Basilica di S. Lorenzo in Lucina Vespri pontificali di apertura del Pellegrinaggio, officiati da S. Em.za il Sig. Card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo metropolita di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Sabato 25 ottobre 2025

12 sul sagrato della basilica dei SS. Celso e Giuliano recita del santo Rosario

13 partenza della Processione verso la basilica di S. Pietro in Vaticano

14 arrivo della Processione in Piazza San Pietro e ingresso in Basilica dalla Porta santa

15 all’altare della Cattedra in Basilica Messa pontificale celebrata da S. Em.za il Sig. Card. Raymond Leo Burke

Domenica 26 ottobre 2025
Festa di Cristo Re

8:30 alla basilica di S. Giovanni Battista dei Fiorentini Messa di ringraziamento celebrata dal can. Antoine Landais icrss

11 alla chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini Messa di chiusura del Pellegrinaggio

16:30 alla chiesa di S. Anna al Laterano Messa di ringraziamento celebrata dal rev.mo mons. Marco Agostini. 

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Il 6 settembre 2025 annuale pellegrinaggio ad Aquileja

La Compagnia di Sant’Antonio organizza la IX edizione del Pellegrinaggio «Alle sorgenti della nostra fede di tradizione marciana», in collaborazione con Circolo Culturale Cornelio Fabro di Udine, Petrus-Canisius-Kreis Regensburg, Società Internazionale Tommaso d’Aquino Sezione Lombardo Veneto e Friuli, Una Voce Italia Sezione di Pordenone e Sezione di Udine. Il pellegrinaggio avrà luogo ad Aquileja secondo il seguente programma:

8:30 ad Aquileja davanti all’Hotel Patriarchi (Via Giulia Augusta 12) trasferimento dei pellegrini a Belvedere San Marco

9 dalla chiesa di Bevedere partenza del pellegrinaggio a piedi verso Aquileja con recita del Rosario

11 arrivo alla chiesa di Monastero, Aquileja per la celebrazione della Messa tridentina

12:30 processione lungo la Via Sacra alla Basilica di Aquileja, ivi rinnovo delle promesse battesimali e venerazione dei Santi Martiri Aquilejesi

13:30 pranzo friulano imbandito al ristorante dell’Hotel Patriarchi (richiesta la prenotazione entro il 4 settembre a compagniasantantonio@libero.it o 347 3961396, costo 18 euro a partecipante)

I pellegrini sono invitati alla preparazione con spirito di penitenza, praticando il giorno precedente l’astinenza e il digiuno per impetrare la conversione e il perdono dei peccati, ottenere le grazie necessarie alla salvezza delle anime e al bene della Chiesa.

Pagina Instagram www.instagram.com/pellegrinaggio_aquileia/

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15 agosto 2025 Assunzione


Assúmpta est María in cælum : gaudet exércitus Angelórum.

 

15 Agosto diciottesimo delle Calende di Settembre

Venerdì

Assunzione della Beata Vergine Maria

Doppio di prima classe con Ottava comune. Messa «Gaudeámus … Maríæ».

 

 

Die  15 Augusti

IN  ASSUMPTIONE

BEATÆ  MARIÆ  VIRGINIS

 Duplex I classis cum Octava communi

Introitus

GAudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre beátæ Maríæ Vírginis : de cujus sollemnitáte gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei. Ps. 44, 2. Eructávit cor meum verbum bonum : dico ego ópera mea Regi. V). Glória Patri. Gaudeámus.

Oratio

FAmulórum tuórum, quaésumus Dómine, delíctis ignósce :  ut qui tibi placére de áctibus nostris non valémus, Genitrícis Fílii tui Dómini nostri intercessióne salvémur : Qui tecum.

Léctio libri Sapiéntiæ
Eccl. 24, 11-13 et 15-20

IN ómnibus réquiem quæsívi, et in hereditáte Dómini morábor. Tunc præcépit, et dixit mihi Creátor ómnium et qui creávit me, requiévit in tabernáculo meo, et dixit mihi : In Jacob inhábita, et in Israël hereditáre, et in eléctis meis mitte radíces. Et sic in Sion firmáta sum, et in civitáte sanctificáta simíliter requiévi, et in Jerúsalem potéstas mea. Et radicávi in pópulo honorificáto, et in parte Dei mei heréditas illíus, et in plenitúdine sanctórum deténtio mea. Quasi cedrus exaltáta sum in Líbano, et quasi cypréssus in monte Sion. Quasi palma exaltáta sum in Cades, et quasi plantátio rosæ in Jéricho. Quasi olíva speciósa in campis, et quasi plátanus exaltáta sum juxta aquam in platéis. Sicut cinnamómum et bálsamum aromatízans odórem dedi : quasi myrrha elécta dedi suavitátem odóris.

Graduale. Ps. 44, 5, 11 et 12. Propter veritátem, et mansuetúdinem, et justítiam, et dedúcet te mirabíliter déxtera tua. V). Audi fília, et vide, et inclína aurem tuam : quia concupívit rex spéciem tuam.

Allelúja, allelúja. V). Assúmpta est María in cælum : gaudet exércitus Angelórum. Allelúja.

+ Sequéntia sancti Evangélii secúndum
Lucam                     Luc. 10, 38-42

IN illo témpore : Intrávit Jesus in quoddam castéllum : et múlier quædam, Martha nómine, excépit illum in domum suam : et huic erat soror nómine María, quæ étiam sedens secus pedes Dómini, audiébat verbum illíus. Martha autem satagébat circa frequens ministérium : quæ stetit et ait : Dómine, non est tibi curæ, quod soror mea réliquit me solam ministráre? dic ergo illi, ut me ádjuvet. Et respóndens, dixit illi Dóminus : Martha, Martha, sollícita es et turbáris erga plúrima : porro unum est necessárium. María óptimam partem elégit, quæ non auferétur ab ea.

Credo, per totam Octavam.

Offertorium. Assúmpta est María in cælum, gaudent Angeli, collaudántes benedícunt Dóminum, allelúja.

Secreta

SUbvéniat, Dómine, plebi tuæ Dei Genitrícis orátio : quam etsi pro conditióne carnis migrásse cognóscimus, in cælésti glória apud te pro nobis intercédere sentiámus. Per eúndem Dóminum.

Præfatio de B. Maria Virg. Et te in Assumptióne : quæ dicitur per totam Octavam in omnibus Missis quæ aliam Præfationem non exigant, juxta Rubricas.

PEr ómnia saécula sæculórum.
R). Amen.
V). Dóminus vobíscum.
R). Et cum spíritu tuo.
V). Sursum corda.
R). Habémus ad Dóminum.
V). Grátias agámus Dómino Deo nostro.
R). Dignum et justum est.

VEre dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper, et ubíque grátias ágere : Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus : Et te in Assumptióne beátæ Maríæ semper Vírginis collaudáre, benedícere et prædicáre. Quæ et Unigénitum tuum Sancti Spíritus obumbratióne concépit : et virginitátis glória permanénte, lumen ætérnum mundo effúdit, Jesum Christum Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam láudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Cæli, cælorúmque Virtútes, ac beáta Séraphim, sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces, ut admítti júbeas, deprecámur, súpplici confessióne dicéntes :

Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dóminus Deus Sábaoth. Pleni sunt cæli et terra glória tua. Hosánna in excélsis.

Benedíctus qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

Communio. Luc. 10. 42. Optimam partem elégit sibi María, quæ non auferétur ab ea in ætérnum.

Postcommunio

MEnsæ cæléstis partícipes effécti, implorámus cleméntiam tuam, Dómine Deus noster : ut, qui Assúmptionem Dei Genitrícis cólimus, a cunctis malis imminéntibus, ejus intercessióne liberémur. Per eúndem Dóminum.

Infra Octavam Missa dicitur ut in Festo; et pro Orationibus juxta diver­sitatem Temporum assignatisdicitur 2ª Oratio de Spiritu Sancto, et 3ª contra persecutores Ecclesiævel pro Papa supra.

 

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10 agosto 2025 San Lorenzo

Levíta Lauréntius bonum opus operátus est : qui per signum crucis cæcos illuminávit.

 

10 Agosto quarto delle Idi

Domenica Nona dopo la Pentecoste

San Lorenzo Martire

Doppio di seconda classe con Ottava semplice. Paramenti rossi. Messa «Conféssio». Nell’Alma Urbe e nel suo Distretto si omette la commemorazione dell’Ottava della Trasfigurazione, Titolare principale della Cattedrale di Roma, ma si dice il Credo con il Prefazio della stessa Ottava.

 

 

Die  10  Augusti

S.  Laurentii  Martyris

Duplex II classis cum  Octava  simplici

Introitus                                                                                                    Ps. 95, 6

COnféssio et pulchritúdo in conspéctu ejus : sánctitas et magnificéntia in sanctificatióne ejus. Ps. ibid., 1. Cantáte Dómino cánticum novum : cantáte Dómino, omnis terra. V). Glória Patri. Conféssio.

Oratio

DA nobis, quaésumus, omnípotens Deus : vitiórum nostrórum flammas exstínguere; qui beáto Lauréntio tribuísti tormentórum suórum incéndia superáre. Per Dóminum.

Et fit Commemoratio Dominicæ :

Oratio

PÁteant aures misericórdiæ tuæ, Dómine, précibus supplicántium : et, ut peténtibus desideráta concédas; fac eos, quæ tibi sunt plácita, postuláre. Per Dóminum nostrum.

Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli
ad Corínthios        II Cor. 9, 6-10

FRatres : Qui parce séminat, parce et metet : et qui séminat in benedictiónibus, de benedictiónibus et metet. Unusquísque prout destinávit in corde suo, non ex tristítia aut ex necessitáte : hílarem enim datórem díligit Deus. Potens est autem Deus omnem grátiam abundáre fácere in vobis, ut, in ómnibus semper omnem sufficiéntiam habéntes, abundétis in omne opus bonum, sicut scriptum est : Dispérsit, dedit paupéribus : justítia ejus manet in saéculum saéculi. Qui autem adminístrat semen seminánti : et panem ad manducándum praestábit, et multiplicábit semen vestrum, et augébit increménta frugum justítiæ vestræ.

Graduale. Ps. 16, 3. Probásti, Dómine, cor meum, et visitásti nocte. V). Igne me examinásti, et non est invénta in me iníquitas.

Allelúja, allelúja. V). Levíta Lauréntius bonum opus operátus est : qui per signum crucis cæcos illuminávit. Allelúja.

+ Sequéntia sancti Evangélii secúndum
Joánnem            Joann. 12, 24-26

IN illo tempóre : Dixit Jesus discípulis suis : Amen, amen, dico vobis, nisi granum fruménti cadens in terram, mórtuum fúerit, ipsum solum manet : si autem mórtuum fúerit, multum fructum affert. Qui amat ánimam suam, perdet eam : et qui odit ánimam suam in hoc mundo, in vitam ætérnam custódit eam. Si quis mihi minístrat, me sequátur : et ubi sum ego, illic et miníster meus erit. Si quis mihi ministráverit, honorificábit eum Pater meus.

Credo.

Offertorium. Ps. 95, 6. Conféssio et pulchritúdo in conspéctu ejus : sánctitas, et magnificéntia in sanctificatióne ejus.

Secreta

ACcipe, quaésumus, Dómine, múnera dignánter obláta : et, beáti Lauréntii suffragántibus méritis, ad nostræ salútis auxílium proveníre concéde. Per Dóminum.

Pro Dominica

Secreta

COncéde nobis, quaésumus, Dómine, hæc digne frequentáre mystéria : quia, quóties hujus hóstiæ commemorátio celebrátur, opus nostræ redemptiónis exercétur. Per Dóminum.

Præfatio de Nativitate.

PEr ómnia saécula sæculórum.
R). Amen.
V). Dóminus vobíscum.
R). Et cum spíritu tuo.
V). Sursum corda.
R). Habémus ad Dóminum.
V). Grátias agámus Dómino Deo nostro.
R). Dignum et justum est.

VEre dignum et justum est, æquum et salutáre : nos tibi semper, et ubíque grátias ágere : Dómine sancte, pater omnípotens, ætérne Deus: Quia per incarnáti Verbi mystérium, nova mentis nostræ óculis lux tuæ cla­ritátis infúlsit ut, dum visibíliter Deum cognósci­mus, per hunc in invisibílium amórem rapiámur. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Do­mina­tiónibus, cumque omni milítia cæléstis exércitus, hymnum glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicéntes :

Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dóminus Deus Sábaoth. Pleni sunt cæli et terra glória tua. Hosánna in excélsis.

Benedíctus qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

Communio. Joann. 12, 26. Qui mihi minístrat, me sequátur : et ubi ego sum, illic et miníster meus erit.

Postcommunio

SAcro múnere satiáti, súpplices te, Dómine, deprecámur : ut, quod débitæ servitútis celebrámus offício, intercedénte beáto Lauréntio Mártyre tuo, salvatiónis tuæ sentiámus augméntum. Per Dóminum.

Pro Dominica

Postcommunio

TUi nobis, quaésumus, Dómine, commúnio sacraménti, et purificatiónem cónferat, et tríbuat unitátem. Per Dóminum.

Et legitur Evangelium de Dominica in fine :

+ Sequéntia sancti Evangélii secúndum
Lucam                       Luc. 19, 41-47

IN illo témpore : Cum appropinquáret Jesus Jerúsalem, videns civitátem, flevit super illam, dicens : Quia si cognovísses et tu, et quidem in hac die tua, quæ ad pacem tibi, nunc autem abscóndita sunt ab óculis tuis. Quia vénient dies in te : et circúmdabunt te inimíci tui vallo, et circúmdabunt te : et coangustábunt te úndique  : et ad terram prostérnent te, et fílios tuos, qui in te sunt, et non relínquent in te lápidem super lápidem : eo quod non cognóveris tempus visitatiónis tuæ. Et ingréssus in templum, cœpit ejícere vendéntes in illo et eméntes, dicens illis : Scriptum est : Quia domus mea domus oratiónis est. Vos autem fecístis illam spelúncam latrónum. Et erat docens cotídie in templo.

¶ Infra Octavam S. Laurentii nihil fit de ea; sed, si celebretur Missa votiva de eodem S. Laurentio, in ea dicitur Glória in excélsis.

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