Intervista con il presidente di Una Voce Italia, 2007

INTERVISTA CON IL PRESIDENTE DI UNA VOCE ITALIA

“Ecco perchè ringraziamo il Papa per la liberalizzazione del rito tridentino”

di Bruno Volpe

CITTÀ DEL VATICANO – A pochi giorni dall’entrata in vigore del Motu Proprio “Summorum Pontificum” del Santo Padre Benedetto XVI che ha liberalizzato la celebrazione della Messa secondo i libri liturgici di San Pio V, abbiamo intervistato in esclusiva il magistrato Riccardo Turrini Vita, Presidente dell’Associazione “Una Voce”, da sempre in prima linea per difendere e promuovere il cosiddetto rito tridentino.

Dunque, Dottor Turrini Vita, cosa pensa del Motu Proprio e delle critiche arrivate da dentro e fuori la Chiesa?

“Come già dichiarato dal presidente della federazione internazionale, “Una Voce” è lieta e gratissima al Santo Padre per la lettera apostolica Summorum Pontificum. Il nostro movimento laicale, in particolare, ha la soddisfazione di vedere confermato che il rito romano antico non è mai stato abrogato. Ciò torna ad onore dell’azione dei nostri fondatori, oramai in Cielo, e di tanti sacerdoti che lo avevano subito affermato, anche con sofferenza personale. Le critiche sono molto varie; l’impressione generale è che esse si nutrano di sospetti sul reale intendimento del Pontefice, e vedano nella libertà data alla nostra vita spirituale un principio di restaurazione di un vita ecclesiale che essi giudicano non buona. Trovo quindi che i critici del documento debbano riflettere con maggiore serenità sulla lettera di accompagnamento scritta da Papa Benedetto XVI, dare al Pontefice la fiducia che il vicario di Cristo merita, ed infine riflettere che la nostra aumentata libertà non impone loro alcun cambiamento. Anzi, ogni loro sforzo per una più sacra celebrazione del nuovo rito non potrà che essere salutata con favore”. 

Cosa risponde a chi afferma l’anticonciliarità del rito tridentino?

“Il secondo Concilio vaticano si è aperto e chiuso con l’uso del messale cosiddetto tridentino. Il messale di Paolo VI è del 1970, ed i rituali successivi sono ovviamente validi e legittimi, anche se pongono accenti diversi sulle verità della fede cattolica. Se il Concilio si intende nella sua realtà, ovvero negli atti approvati dal Pontefice, e sui quali tutti abbiamo studiato in giovinezza, non è possibile immaginare una contraddizione, che inoltre sarebbe incongrua con la natura della Chiesa. Se invece con il riferimento al Concilio si intende solo la propria idea di “una Chiesa cattolica finalmente moderna”, allora è possibile affermare ciò che si vuole; ma è proprio questa lettura, certo molto diffusa, che il magistero non ha mai accettato e che segnatamente il regnante Pontefice ha indicato come erronea”.

Intanto la sua Associazione cos’ha in cantiere?

“Bonum diffusivum sui”. In primo luogo, si cerca ci conferire decoro esterno alla liturgia (canto, organo, servizio). Poi, da quando esiste, “Una Voce” aiuta i gruppi che desiderano avere parte a questo tesoro spirituale, offrendo consulenza. Per quanto possibile, operiamo in sinergia con l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, istituto diocesano fiorentino consacrato al culto antico, e che mostra un grande zelo apostolico. Il suo giovane clero è disponibile per avvicinare i fedeli al rito romano classico”.

da “Petrus”, 17 settembre 2007

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