Bartolomeo Riceputi, Il Ministro della Messa Privata §. V. All’Offertorio

 

§.  V.

Qui seguita l’Offertorio, dove si dà principio più prossimamente alla Santa Messa: nella qual parte, fino al Canone, appartengono al Cherico le seguenti Azioni.

I. Al Dominus vobiscum s’inchina, e risponde col solito Et cum Spiritu tuo. Ascolta genuflesso l’Offertorio, e poi si alza. Alzato, fa in piano una semigenuflessione verso la Croce, e per lo piano girando verso il fianco Epistolare dell’Altare, sale, e prende il Velo del Calice, lo piega con pulizia, e lo colloca su l’Altare vicino al Corporale (ma non sopra di quello) nella parte più dentro verso il gradino de’ Candelieri.

II. Scende da i gradi dell’Altare, voltandosi verso dove stanno le Ampolline, e prese quelle, le porta al Sacerdote alla testa dell’Altare dalla parte dell’Epistola. Il modo di portare, e ministrare le Ampolline si osserva diversamente praticato nel Gavanto, nel Bauldrio, e nel Castaldo.

Il Gavanto ammette il Fazzoletto, che si stenda sopra l’Altare il Piattino, che si collochi sopra il Fazzoletto, e le Ampolline sopra il Piattino, à destra quella del Vino, quella dell’Acqua à sinistra. Il Bauldrio concede il Piattino sotto le Ampolline collocato sopra l’Altare, ma non ammette il Fazzoletto, disteso sotto di quello (se bene però nelle Note sopra le Rubriche del Messale non disappruova il predetto modo del Gavanto.)

Il Castaldo poi nè Fazzoletto, nè Piattino ricorda, ma le sole Ampolline in mano del Cherico; il che è più degli altri piacciuto à Monsignore Sarnelli, il quale così ha introdotto l’uso in questa Arcidiocesi di Benevento, e così quasi da per tutto si pratica.

In conclusione, il Messale non prescrive altro in questa materia, se non che il Sacerdote riceva dalle mani del Ministro le Ampolle colla debita riverenza, e bacio dell’Ampolline, non della mano del Sacerdote.

Siano poi le Ampolline sopra il Piattino, ò nò, siavi, ò nò il Fazzoletto sotto disteso, la Rubrica non ne parla: onde à qualunque de’ detti modi si portino le Ampolline all’Altare, non è mai male, purche si osservi la Rubrica, che’l Sacerdote non da sè se le pigli, ma dalle mani del Cherico. Per ciò fare, conviene, che il Cherico prenda le Ampolline nelle sue mani, nella destra quella del Vino, nella sinistra quella dell’Acqua, non per modo, che le impugni, ma sostenendole per la parte inferiore elevate su le tre dita pollice, indice, e medio, rivolte per modo, che il Sacerdote le pigli commodamente per lo manichetto, se vi è, e’l pizzetto sia al contrario; siche in voltarle verso il Calice, venga a riuscire verso di questo.

Quando il Sacerdote si accosta per riceverle, il Cherico fa un’inchino mediocre al medesimo Celebrante, poi col bacio, e con picciolo inchino di testa gli porge colla destra quella del Vino, ed intanto ch’e’ pone il Vino nel Calice, passa il Cherico quella dell’Acqua dalla sua sinistra alla destra, e colla sinistra ripiglia quella del Vino (senza più passarla alla destra) col debito atto di bacio, ed inchinetto grazioso. Tiene poi elevata quella dell’Acqua un tantino, finche il Sacerdote gli ha formato sopra il segno della santa Croce (se non è Messa da morto, nella quale tal segno si lascia): allora fa l’atto di baciarla, e coll’inchino picciolo gliela porge, sicome con gli atti medesimi la ripiglia; e fatta la riverenza con inchino mediocre al Celebrante, parte per la Credenza, se non vi ha il Piattino; ma se ha portato prima su l’Altare il Piattino, posa sopra di esso quella dell’Acqua, va à posare su la Credenza quella del Vino: piglia il Fazzoletto (se lo ha lasciato alla Credenza, e non lo ha prima disteso secondo il Gavanto sopra l’Altare) si accosta all’Altare, prende colla sinistra il Piattino, posa su l’Altare il Fazzoletto non affatto disteso, e coll’Ampollina dell’Acqua nella destra aspetta il tempo di lavare le deta al Sacerdote. Che, se secondo il Gavanto, ha lasciato il Fazzoletto sopra l’Altare, quando dalla Credenza, dove ha posato l’Ampollina del Vino, torna all’Altare per pigliare il Piattino, alza dal mezzo il Fazzoletto disteso alquanto, accioche sia comodo poi il prenderlo al Sacerdote; ed uscendo dal fianco dell’Altare, fuori di quello dà da lavare le mani al Sacerdote con un’inchino mediocre, sì prima, come doppo, quando poi parte per la Credenza.

Posto poi che si faccia, come si è supposto, senza il Piattino, quando il Cherico s’è partito (come si disse) per la Credenza, posa l’Ampollina del Vino sopra di quella, piglia il Fazzoletto, e se lo colloca dispiegato sopra il braccio sinistro vicino alla mano, (ò pure lo frammette con una punta alle dita della mano sinistra, lasciandolo pendere verso terra) e tenendo colla detta sinistra il Piattino per modo, che non gli possa scorrere dalle mani, e colla destra l’Ampollina dell’Acqua, si accosta (quando è il tempo) al Sacerdote, fuor dell’Altare tanto, che le mani del Sacerdote non solo fuor dell’Altare, ma fuori della Predella ancora si estendano, e colle riverenze sopraccennate lo serve.

Lavato il Sacerdote, e presosi da se il Fazzoletto dal braccio, ò dalle dita del Ministro, come sopra, nel mentre che quegli si asterge, resta ivi il Cherico col Piattino in mano, ed aspetta il Fazzoletto; il quale ò il Sacerdote ripone da se sopra il braccio sinistro del Ministro, ò piuttosto il Ministro medesimo, posata l’Ampollina dell’Acqua sovra il Piattino, lo ripiglia esso medesimo colla sua destra dal Sacerdote colla riverenza, e bacio dovuti.

III. Data l’Acqua alle mani, il Cherico sversa dal Piattino quel poco di Acqua, che ha servito al Sacerdote, non sopra i gradini dell’Altare, nè in luogo, dove possa andar sotto i piedi, ma ò nel proprio Vasetto fisso (sicome in questa Metropolitana stà ad ogni Altare provisto) ò in un cantoncino remoto. Prende poi il Fazzoletto, e lo ripiega, non in faccia al Popolo, ma verso la Credenza: e se intanto si volta il Sacerdote al Popolo, con dire l’Orate fratres, il Cherico si ferma dal piegare il Fazzoletto, e rivolto verso il Sacerdote, dice il Suscipiat: con avvertenza però di non dirlo subito subito doppo l’Orate fratres, ma doppo un tantino di tempo, quanto basti al Sacerdote, per compire quelle parole, che vanno unite all’Orate fratres, cioè, Ut meum, ac vestrum Sacrificium acceptabile fiat apud Deum Patrem Omnipotentem; alle quali fa per l’appunto risposta propria il Suscipiat: il qual Suscipiat, ò si dica in piedi, ò si dica genuflesso, poco importa, purche si dica fermo, e non andante, nè facendo altro in tal tempo; nè pure si prescrive il dirsi chinato, nè necessariamente dal Cherico, dicendo la rubrica, che se non lo dice il Cherico, lo dica da se il Sacerdote.

IV. Quando si parte il Cherico dalla Credenza per ritornare al suo luogo, porta seco il Campanello, e prima di genuflettere nel gradino, come prima, riverisce con una semplice genuflessione in plano la Croce, come fece al partirne.

V. Al Prefazio ci è per lo Cherico il rispondere al Per omnia saecula saeculorum coll’Amen; al Dominus vobiscum, coll’Et cum Spiritu tuo; al Sursum corda coll’Habemus ad Dominum; ed al Gratias agamus Domino Deo nostro (al quale si ha da inchinare semplicemente il capo) col Dignum, et justum est.

VI. Al Sanctus china mediocremente la vita, e dà tre tocchi col Campanello, uno a ciaschedun Sanctus: ed al Benedictus, qui venit in nomine Domini etc. erge il capo, e le spalle, e si segna, deposto il Campanello.

 

Cfr. B. Riceputi, Il Ministro della Messa Privata, in V. M. Orsini, Opuscula varia variis temporibus pro Beneventana Archidioecesi vel calamo, vel jussu Fr. Vincentii Mariae Ordinis Praedicatorum S. R. E. Cardinalis Ursini Archiepiscopi, nunc Sanctissimi Domini Nostri Papae Benedicti XIII. In lucem edita In unum tandem collecta, novisque typis excusa, Romae, Typis Rocchi Bernabò, 1726, Sumptibus Francisci Giannini Suae Sanctitatis Bibliopolae, pp. 127-130; è stata mantenuta l’ortografia originale; riprodotto in «Una Voce Notiziario», 63-64 ns, 2016, pp. 11-13. [link]

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La Fraternità San Pio X annuncia nuove consacrazioni episcopali

 

Comunicato stampa congiunto

della Federazione Internazionale Una Voce (FIUV)
e della Latin Mass Society of England & Wales

 

Una Voce Internationale e la Latin Mass Society hanno accolto con preoccupazione l’annuncio del superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), padre Davide Pagliarani, che la Fraternità procederà a consacrazioni episcopali il 1° luglio di quest’anno.

Il nostro ardente desiderio, condiviso da molti cattolici di buona volontà, è la regolarizzazione canonica della FSSPX, che consentirebbe alle sue numerose buone opere di produrre il massimo frutto possibile. Ora questo annuncio è una indicazione che si tratti di prospettiva più lontana di quanto non fosse sembrato per molti anni.

Condividiamo l’obiettivo della FSSPX che l’antica liturgia della Chiesa sia resa il più ampiamente possibile libera per il bene delle anime. Non condividiamo  l’analisi della FSSPX sulla crisi della Chiesa in tutti i suoi dettagli. In particolare, sappiamo che molti cattolici sono in grado di partecipare alla Messa tradizionale con tutti i permessi necessari della gerarchia della Chiesa, tanto che non è necessario a loro il cercarla in un contesto irregolare.

Sappiamo anche, tuttavia, che per altri cattolici partecipare alla Messa tradizionale è diventato molto difficile: in diversi luoghi, tale difficoltà si verifica nonostante il desiderio di sacerdoti qualificati di celebrarla per i fedeli e persino nonostante la disponibilità del vescovo locale a consentirla. Ciò crea un ambiente in cui la tesi della FSSPX sullo «stato di necessità» suscita simpatia.

Esortiamo i nostri vescovi, e soprattutto Sua Santità Leone XIV, di essere attenti a queste realtà pastorali che in questo momento stanno precipitando in una crisi le cui conseguenze nessuno può prevedere.

Col desiderio del “Messale antico” i cattolici non chiedono una forma liturgica cattiva o nuova. San Giovanni Paolo II ha definito il nostro desiderio di questo Messale una «giusta aspirazione» (Ecclesia Dei, 1988), e in seguito papa Benedetto XVI lo ha descritto come una fonte di «ricchezza» (Lettera ai Vescovi, 2007).

Il momento di agire è adesso.

Cfr. fiuv

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In memoriam Renato Castellani

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Oggi 10 febbraio 2026 a Foligno è mancato il consocio Renato Castellani, ministro plenipotenziario i.q. Fu presidente del Collegio dei probiviri di Una Voce Italia.

L’Associazione si unisce al suffragio.

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Il 19 gennaio 2026 il Papa riceve in udienza il superiore generale della Fraternità San Pietro

 

Il 19 gennaio 2026 papa Leone decimo quarto ha ricevuto in udienza privata il superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pietro, padre John Berg, accompagnato dal padre Joseph Bisig, uno tra i fondatori della congregazione e già superiore generale, oggi rettore del Seminario Nostra Signora di Guadalupe a Denton (Texas).

Nel corso del cordiale incontro, durato circa 30 minuti, sono stati presentati al Santo Padre la storia della Fraternità a partire dalla sua fondazione nel 1988, le diverse forme di apostolato che essa offre ai fedeli in tutto il mondo, il diritto proprio e il carisma che guidano la santificazione dei suoi membri.

Al termine il Sommo Pontefice ha impartito la sua benedizione, estesa a tutti i membri della Fraternità.

Cfr. fssp

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Bartolomeo Riceputi, Il Ministro della Messa Privata § IV. Dall’Introito all’Offertorio

 

§.  IV.

I. Finita la Confessione, ò pure un tantino prima (massimamente quando il Sacerdote è sollecito) si alza in piedi il Cherico, e colla destra piglia la Veste anteriore del Celebrante, e lo ajuta à salire i gradini, come si disse di sopra, salendo anch’esso, se bisogna, tanto quanto basti, perfinche già mette i piedi il Celebrante su la Predella.

II. Si ritira poi, e s’inginocchia non più nel piano, ma su l’infimo de’ gradini, e se non vi sono altri gradini, che la Predella, mai su questa non genuflette, ma in piano: ed ivi stà senza più alzarsi, fino alla mutazione del Libro. Nel qual tempo occorrono Introito, Kyrie, Gloria in excelsis, Orazione, ò Colletta, Epistola, e Graduale.

III. All’Introito, quando il Sacerdote lo comincia segnandosi, si segna anche il Cherico: Se in esso si nomina Gesù, Maria, ò il Santo, di cui si dice la Messa, s’inchina semplicemente, colla differenza del più, e meno secondo il merito di essi. Il simile fa al Versetto Gloria Patri, che in esso Introito sempre occorre, salvo le Messe del tempo di Passìone, e quelle da morto, nelle quali ultime nè meno occorre il segnarsi. Continua a leggere

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Verona, dal 6 gennaio la Messa tridentina passa dalla Madonna dell’Altarol a S. Giovanni in Foro

Il 6 gennaio 2026, Epifania del Signore, a Verona è stata cantata la Messa tridentina nella storica chiesa di S. Giovanni in Foro, che si trova a Corso Porta Borsari 20, in pieno centro cittadino.

La celebrazione continuerà in detta chiesa ogni domenica e festa di precetto, in luogo di quella che avveniva al Santuario della Madonna dell’Altarol a Pojano di Valpantena (cfr. Verona, la Messa tridentina domenicale al Santuario della Madonna dell’Altarol invece che al Cimitero Monumentale, link).

 

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6 gennaio 2026 Epifania



Vídimus stellam ejus in Oriénte, et vénimus cum munéribus adoráre Dóminum.

 

6 Gennaio ottavo delle Idi

Martedì

Epifania del Signore

Doppio di prima classe con Ottava privilegiata di II ordine. Paramenti bianchi. Messa «Ecce advénit». Stazione a S. Pietro.

 

FESTA MOBILIA
in Epiphania Domini
post Evangelium Missae sollemnis
sic praenuntiantur

Novéritis, fratres caríssimi, quod annuénte Dei misericórdia, sicut de Nativitáte Dómini Nostri Jesu Christi gavísi sumus, ita et de Resurrectióne ejúsdem Salvatóris nostri gáudium vobis annuntiámus.

Die prima Februárii erit Domínica in Septuagésima.

Duodevigésima ejúsdem dies Cínerum, et inítium jejúnii sacratíssimæ Quadragésimæ.

Quinta Aprílis sanctum Pascha Dómini Nostri Jesu Christi cum gáudio celebrábitis.

Décima quarta Maji erit Ascénsio Dómini Nostri Jesu Christi.

Vigésima quarta ejúsdem erit Festum Pentecóstes.

Quarta Júnii Festum sacratíssimi Córporis Christi.

Vigésima nona Novémbris Domínica prima Advéntus Dómini Nostri Jesu Christi, cui est honor et glória, in saécula sæculórum. Amen.

 

Die  6 Januarii

IN   EPIPHANIA   DOMINI

Duplex I classis cum Octava privilegiata II Ordinis

Statio ad S. Petrum

         Introitus                                                                    Malach. 3, 1; I Par. 29, 12

ECce advénit dominátor Dóminus : et regnum in manu ejus et potéstas et impérium. Ps. 71, 1. Deus, judícium tuum Regi da : et justítiam tuam Fílio Regis. V). Glória Patri. Ecce. Continua a leggere

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25 dicembre 2025 S. Natale


Læténtur cæli et exsúltet terra ante fáciem Dómini : quóniam venit.

 

25 Dicembre ottavo delle Calende di Gennaio

Giovedì

Natività di Nostro Signore Gesù Cristo

Doppio di prima classe con Ottava privilegiata di III ordine. Paramenti bianchi.
Prima Messa della Notte «Dóminus dixit». Staz. a S. Maria maggiore al Presepe.
Seconda Messa dell’Aurora «Lux fulgébit». Stazione a S. Anastasia.
Terza Messa del Giorno «Puer natus». Stazione a S. Maria maggiore.

 

Die  25  Decembris

IN   NATIVITATE   DOMINI

Duplex I classis cum Octava privilegiata III Ordinins

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AD  PRIMAM  MISSAM

IN  NOCTE

Statio ad S. Mariam majorem ad Præsepe

Introitus                                                                                      Ps. 2, 7

DÓminus dixit ad me : Fílius meus es tu, ego hódie génui te. Ps. ibid., 1. Quare fremuérunt gentes : et pópuli meditáti sunt inánia? V). Glória Patri. Dóminus. Continua a leggere

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Andrea Adami da Bolsena, Nella Coronazione del nuovo Pontefice

Diverse sono le Funzioni, che si fanno dal nuovo Pontefice nella sua Coronazione, prima, che ei giunga alla Cappella di S. Gregorio in S. Pietro; ma perche in esse il nostro Collegio non opera cosa alcuna, perciò tralasciamo di descriverle. Ciò che dunque appartiene a noi si è, che giunto il Papa alla Cappella suddetta salito nel Soglio, và il Sagro Collegio a rendergli ubbidienza, e di poi tutti i Patriarchi, Arcivescovi, e Vescovi.

Terminata questa Cerimonia, Sua Santità dà la Benedizione, intonando Sit nomen Domini benedictum, alla quale si risponde da noi nell’istessa forma, che abbiamo altre volte avvertito.

Dopo il Papa intona Terza, la quale si fa di Confessor Pontefice, e si dee regolare secondo quella di S. Pietro.

Terminata Terza, e parato il Papa degli habiti Sacri per cantare la Messa, l’ultimo Auditor di Rota prende in mano la Croce, e s’inginocchia appiè del Soglio, ed il primo Diacono Assistente dice Procedamus in pace, e si risponde In nomine Christi Amen, e subito si porta il nostro Collegio sul Coro eretto presso l’Altar Papale dalla parte dell’Evangelio.

Prima che giunga il Pontefice all’Altare Papale, fa diverse Funzioni, e molte altre Cerimonie, che da noi non si descrivono, perche al Collegio de’ Cantori non appartengono.

Giunto il Papa all’Altare scende dalla Sedia, e genuflesso avanti al Faldistorio fà Orazione, e poi alzatosi comincia la Messa. Continua a leggere

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8 dicembre 2025 Immacolata Concezione

Immacolata Concezione della B. V. Maria
Ave, María, grátia plena; Dóminus tecum : benedícta tu in muliéribus, allelúja

 

8 dicembre sesto delle Idi

Lunedì

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Doppio di prima classe con Ottava comune. Messa «Gaudens gaudébo».

 

DIE  8  DECEMBRIS

IN  CONCEPTIONE  IMMACULATA

BEATÆ  MARIÆ  VIRGINIS

 Duplex I classis cum Octava communi

Introitus                                                                                          Is. 61, 10

GAudens gaudébo in Dómino, et exsultábit ánima mea in Deo meo : quia índuit me vestiméntis salútis : et induménto justítiæ circúmdedit me, quasi sponsam ornátam monílibus suis. Ps. 29, 2. Exaltábo te, Dómine, quóniam suscepísti me : nec delectásti inimícos meos super me. V). Glória Patri. Gaudens. Continua a leggere

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