Al terzo anno il corso “Introibo ad altare Dei” sul latino della Messa

E’ iniziato il 4 marzo 2026 il terzo anno del corso “Introibo ad altare Dei Introduzione alla Messa in latino” tenuto dal prof. don Roberto Spataro sdb.

Il corso, organizzato da Una Voce Napoli insieme con la Fondazione Il Giglio, intende formare i cristiani alla conoscenza del significato dei testi latini della Messa Romana antica e del loro valore simbolico e teologico. Continua a leggere

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12 marzo 2026 San Gregorio Magno

Deus, qui ánimæ fámuli tui Gregórii ætérnæ beatitúdinis praémia contulísti:
concéde propítius; ut, qui peccatórum nostrórum póndere prémimur,
ejus apud te précibus sublevémur.

 

12 Marzo quarto delle Idi

Giovedì dopo la Domenica Terza di Quaresima.

San Gregorio I Papa, Confessore e Dottore

Doppio. Paramenti bianchi. Messa «Sacerdótes Dei».

 

Die  12  Martii

SANCTI  GREGORII I

PAPÆ  CONF. ET  ECCL. DOCT.

Duplex

Introitus.                                                                                      Dan. 3, 84 et 87

SAcerdótes Dei, benedícite Dóminum : sancti et húmiles corde, laudáte Deum. Ibid., 57. Benedícite, ómnia ópera Dómini, Dómino : laudáte et superexaltáte eum in saécula. V). Glória Patri. Sacerdótes. Continua a leggere

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Prosper Guéranger, L’Anno liturgico. 12 marzo San Gregorio Magno Papa e Dottore della Chiesa

 

Il nome.

Fra tutti i pastori che Gesù Cristo diede alla Chiesa universale, nessuno superò i meriti e la fama del santo Pontefice che oggi veneriamo. Il suo nome è Gregorio, che significa vigilanza; il suo qualificativo Magno, che già gli era dato prima che san Gregorio VII salisse sulla Sede di san Pietro. Questi due grandi Papi sono fratelli, ed ogni cuore cattolico li circonda del medesimo amore e d’una comune ammirazione.

Il moderatore della sacra Liturgia.

Colui del quale onoriamo la memoria è già conosciuto da quei fedeli che si studiano di seguire la Chiesa nella sua Liturgia. Ma le sue fatiche intorno al servizio divino, in tutto il corso dell’anno, non si limitarono ad arricchire gli Uffici d’alcuni cantici; l’intera Liturgia Romana lo riconosce per il suo principale organizzatore. Fu lui a raccogliere ed ordinare le preghiere ed i riti istituiti dai suoi predecessori, e quindi a dare loro la forma che hanno attualmente. Similmente il canto ecclesiastico ricevette da lui l’ultimo perfezionamento; la diligenza del santo Pontefice nel raccogliere le antiche melodie della Chiesa per disciplinarle, e disporle secondo l’occorrenza del servizio divino, legò per sempre il suo nome a quella grande opera musicale che tanto efficacemente contribuisce a preparare l’animo del cristiano alla venerazione dei Misteri ed al raccoglimento della pietà. Continua a leggere

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Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa, XXXIV

Card. Prospero Lambertini / Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa 34

[Ampolle]

Card. Prospero LambertiniXXXIV. Finalmente le ampolle nell’Ordine romano si chiamano Amae; onde nel libro pontificale nella Vita di s. Silvestro si fa menzione delle ame d’argento, e lo stesso si fa nelle vite de’ ss. Marco, Innocenzo e Celestino ed in molte altre: e negli ordini romani si chiamano «Amulae», che è diminutivo dell’«Amae»: in tal maniera che non manca chi crede, che “Amae” fossero vasi più capaci per conservare il vino e l’acqua pel sagrifizio, ed in tutto simili ai nostri boccali, e che le amule fossero poi vasi più piccoli, pieni pure d’acqua e di vino per l’uso immediato della messa e che di qui sia derivato il costume, che nella messa solenne del sommo pontefice e de’ cardinali nella cappella pontificia, nella credenza che si prepara, sempre si pongono gran boccali d’argento o di argento dorato; e lasciando intanto da parte la disputa che si fa da tal uno, se vi sia differenza fra le parole «Ama», ed «Amula» scritte senza h, o scritte coll’h, leggendosi nella storia di Treveri nello Spicilegio di Luca Dacherio al tom. 12 pag. 221 che un certo Sicone «captato consilio opportuno, triginta amas praeparat, in quibus singulis singulos milites electos, loricatos, galeatos, ensibusque praecinctos collocat, deinde saxaginta viros nihilominus electos, plebeia veste amictos, ensibus eorum in hamis reconditis, gestantes constituit, nulloque hominum huius fraudis praeter praedictos viros conscios fecit»: non sembrando che le ame ivi scritte coll’h possano esprimere o boccale o ampolla, ma bensì una gran botte: ci contenteremo di dire che le nostre ampolle debbono esser di vetro, acciocché si distingua il vino dall’acqua. Nei secoli più remoti per uso del sagrifizio offerivano i fedeli il vino ne’ bicchieri, ossia ne’ fiaschi; ed il diacono infondeva nel calice quanto bastava pel sagrificante e per i comunicanti, servendosi d’un colatoio col manico lungo, acciò il vino fosse ben depurato e defecato. Desiderio vescovo d’Auxerre nel sesto secolo regalò alla sua chiesa «Colatorium pensans uncias duas». Alcuni di questi colatoi furono veduti dal cardinal Bona nel museo Barberino, come esso attesta nel lib. 1 Rer. Liturg. al cap. 25 num. 1. La buona memoria dell’erudito monsignor Bianchini nelle sue annotazioni sopra il Libro pontificale nella vita di s. Urbano al tom. 2 sez. 18 pag. 179 porta due figure di tali colatoi d’argento che si conservavano nel museo del fu Marcantonio Sabbatini nostro degno concittadino, che non molti anni fa passò da questa a miglior vita in Roma. Altrove, cioè quando esponevamo la storia ed il mistero del giovedì santo, e l’istituzione del santissimo sagramento dell’altare, parlammo dell’azzimo e del fermentato: epperò ancorché ora siamo per accennare qualche cosa in ordine all’ostia, punto non parleremo dell’azzimo e del fermentato. Ad altro luogo pure riserbiamo il parlare del vino e dell’acqua; avendo qui accennato il vino e l’acqua, non per trattarne, ma per farne menzione fra le altre cose che si richiedono pel sagrifizio della messa: e così ora unicamente si parlerà della figura dell’ostia.

 

Cfr. P. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 28-29.

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Napoli, ritorna la Messa tridentina alla chiesa di S. Ferdinando di Palazzo

COMUNICATO

La Messa Usus Antiquior torna nella chiesa di S. Ferdinando di Palazzo dopo cinque anni.

La Messa sarà celebrata il Sabato alle ore 19, preceduta dalla recita del Rosario, a partire da Sabato 28 febbraio.

La ripresa delle celebrazioni è il primo risultato dell’iniziativa dei Coetus Fidelium di Napoli per riconquistare le Messe soppresse con il decreto dell’Arcivescovo, Cardinale Domenico Battaglia del maggio 2024.

Alla ripresa si è giunti dopo un incontro del Coetus San Ferdinando, assistito da un canonista, con S.E. Mons. Michele Autuoro, Vescovo ausiliare.

Il Coetus Fidelium San Ferdinando e UNA VOCE-Napoli ringraziano i fedeli che hanno sottoscritto la petizione indirizzata all’Arcivescovo Battaglia per il ripristino delle Messe soppresse, e ringraziano i fedeli che hanno pregato per ottenere il ritorno della Messa in latino nella storica chiesa che svolgeva le funzioni di parrocchia dei Sovrani borbonici.

A S. Ferdinando di Palazzo il rito antico veniva celebrato già prima del Motu proprio Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI (7 luglio 2007), grazie ad un’autorizzazione concessa dal Cardinale Crescenzio Sepe alla sezione di Napoli di UNA VOCE, associazione internazionale per la difesa della liturgia e del Gregoriano a febbraio 2007.

Napoli 26 febbraio 2026

Coetus Fidelium San Ferdinando

UNA VOCE-Napoli

 

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Bartolomeo Riceputi, Il Ministro della Messa Privata §. V. All’Offertorio

 

§.  V.

Qui seguita l’Offertorio, dove si dà principio più prossimamente alla Santa Messa: nella qual parte, fino al Canone, appartengono al Cherico le seguenti Azioni.

I. Al Dominus vobiscum s’inchina, e risponde col solito Et cum Spiritu tuo. Ascolta genuflesso l’Offertorio, e poi si alza. Alzato, fa in piano una semigenuflessione verso la Croce, e per lo piano girando verso il fianco Epistolare dell’Altare, sale, e prende il Velo del Calice, lo piega con pulizia, e lo colloca su l’Altare vicino al Corporale (ma non sopra di quello) nella parte più dentro verso il gradino de’ Candelieri. Continua a leggere

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La Fraternità San Pio X annuncia nuove consacrazioni episcopali

 

Comunicato stampa congiunto

della Federazione Internazionale Una Voce (FIUV)
e della Latin Mass Society of England & Wales

 

Una Voce Internationale e la Latin Mass Society hanno accolto con preoccupazione l’annuncio del superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), padre Davide Pagliarani, che la Fraternità procederà a consacrazioni episcopali il 1° luglio di quest’anno.

Il nostro ardente desiderio, condiviso da molti cattolici di buona volontà, è la regolarizzazione canonica della FSSPX, che consentirebbe alle sue numerose buone opere di produrre il massimo frutto possibile. Ora questo annuncio è una indicazione che si tratti di prospettiva più lontana di quanto non fosse sembrato per molti anni.

Condividiamo l’obiettivo della FSSPX che l’antica liturgia della Chiesa sia resa il più ampiamente possibile libera per il bene delle anime. Non condividiamo  l’analisi della FSSPX sulla crisi della Chiesa in tutti i suoi dettagli. In particolare, sappiamo che molti cattolici sono in grado di partecipare alla Messa tradizionale con tutti i permessi necessari della gerarchia della Chiesa, tanto che non è necessario a loro il cercarla in un contesto irregolare.

Sappiamo anche, tuttavia, che per altri cattolici partecipare alla Messa tradizionale è diventato molto difficile: in diversi luoghi, tale difficoltà si verifica nonostante il desiderio di sacerdoti qualificati di celebrarla per i fedeli e persino nonostante la disponibilità del vescovo locale a consentirla. Ciò crea un ambiente in cui la tesi della FSSPX sullo «stato di necessità» suscita simpatia.

Esortiamo i nostri vescovi, e soprattutto Sua Santità Leone XIV, di essere attenti a queste realtà pastorali che in questo momento stanno precipitando in una crisi le cui conseguenze nessuno può prevedere.

Col desiderio del “Messale antico” i cattolici non chiedono una forma liturgica cattiva o nuova. San Giovanni Paolo II ha definito il nostro desiderio di questo Messale una «giusta aspirazione» (Ecclesia Dei, 1988), e in seguito papa Benedetto XVI lo ha descritto come una fonte di «ricchezza» (Lettera ai Vescovi, 2007).

Il momento di agire è adesso.

Cfr. fiuv

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In memoriam Renato Castellani

_________

 

Oggi 10 febbraio 2026 a Foligno è mancato il consocio Renato Castellani, ministro plenipotenziario i.q. Fu presidente del Collegio dei probiviri di Una Voce Italia.

L’Associazione si unisce al suffragio.

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Il 19 gennaio 2026 il Papa riceve in udienza il superiore generale della Fraternità San Pietro

 

Il 19 gennaio 2026 papa Leone decimo quarto ha ricevuto in udienza privata il superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pietro, padre John Berg, accompagnato dal padre Joseph Bisig, uno tra i fondatori della congregazione e già superiore generale, oggi rettore del Seminario Nostra Signora di Guadalupe a Denton (Texas).

Nel corso del cordiale incontro, durato circa 30 minuti, sono stati presentati al Santo Padre la storia della Fraternità a partire dalla sua fondazione nel 1988, le diverse forme di apostolato che essa offre ai fedeli in tutto il mondo, il diritto proprio e il carisma che guidano la santificazione dei suoi membri.

Al termine il Sommo Pontefice ha impartito la sua benedizione, estesa a tutti i membri della Fraternità.

Cfr. fssp

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Bartolomeo Riceputi, Il Ministro della Messa Privata § IV. Dall’Introito all’Offertorio

 

§.  IV.

I. Finita la Confessione, ò pure un tantino prima (massimamente quando il Sacerdote è sollecito) si alza in piedi il Cherico, e colla destra piglia la Veste anteriore del Celebrante, e lo ajuta à salire i gradini, come si disse di sopra, salendo anch’esso, se bisogna, tanto quanto basti, perfinche già mette i piedi il Celebrante su la Predella.

II. Si ritira poi, e s’inginocchia non più nel piano, ma su l’infimo de’ gradini, e se non vi sono altri gradini, che la Predella, mai su questa non genuflette, ma in piano: ed ivi stà senza più alzarsi, fino alla mutazione del Libro. Nel qual tempo occorrono Introito, Kyrie, Gloria in excelsis, Orazione, ò Colletta, Epistola, e Graduale.

III. All’Introito, quando il Sacerdote lo comincia segnandosi, si segna anche il Cherico: Se in esso si nomina Gesù, Maria, ò il Santo, di cui si dice la Messa, s’inchina semplicemente, colla differenza del più, e meno secondo il merito di essi. Il simile fa al Versetto Gloria Patri, che in esso Introito sempre occorre, salvo le Messe del tempo di Passìone, e quelle da morto, nelle quali ultime nè meno occorre il segnarsi. Continua a leggere

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