Sessant’anni di Una Voce Italia

Il 7 luglio 1966 in Roma a Via dell’Esquilino 38, nello studio del notaio Aurelio Cinque, comparivano Filippo Caffarelli, Guerino Pacitti, Carlo Belli, Luciano Sacchetti e Paola Biancotti per costituire l’associazione «Una Voce Italiana» (che diventerà in seguito «Una Voce Italia»), con «il compito di difendere la lingua e la musica tradizionale nella liturgia della Chiesa Romana e fuori di essa in piena conformità con le costituzioni liturgiche e conciliari» (cfr. Atto costitutivo dell’Associazione Una Voce Italiana, in «Una Voce Notiziario», 63-64 ns, 2016, p. 2 link).

Veniva insieme approvato e sottoscritto lo statuto associativo composto di sedici articoli.

A comporre il primo consiglio direttivo venivano eletti Don Filippo dei Duchi Caffarelli quale presidente, il poeta Eugenio Montale vice presidente, il prof. Pacitti delegato generale, Belli consigliere e Sacchetti tesoriere.

Oltre ai fondatori formalmente comparenti dal notaio Cinque, erano presenti a Via dell’Esquilino quel pomeriggio d’estate anche altri aderenti ecclesiastici e laici, e innanzitutto colei che è considerata la fondatrice morale dell’Associazione, Cristina Campo.

Della nascita di Una Voce Italia scrisse la stessa Cristina Campo, sotto psudonimo nel 1966 su «Il Giornale d’Italia», e ne scrisse poi Carlo Belli nel decennale sul bollettino dell’Associazione. Riportiamo le loro parole.

 

Esistono ormai in vari paesi associazioni così chiamate, «Una voce», il cui scopo è di salvare la liturgia tradizionale, latina e gregoriana. Esse sono nate non perché sia stata imposta una liturgia volgare ma perché è stata tolta nei luoghi dove era capita e amata quella tradizionale. Perché tanta instancabile insistenza? Perché, se le Costituzioni conciliari non lo esigono, anzi, espressamente prescrivono il mantenimento delle tradizioni? … Dopo la costituzione dell’associazione «Una voce» in Francia (con sede in rue de Grenelle 109, Parigi VII) altre se ne sono aggiunte: la «Latin Mass Society» in Inghilterra, la «Una voce Bewegung» in Germania, una branca scozzese, una svizzera, una austriaca, una belga ed ora una italiana [cfr. C. CampoSotto falso nome, Milano, 1998², pp. 119s. link].

 

«Una Voce» si era costituita all’Estero, nel 1965. Pochi mesi dopo, rispondendo a un tempestivo e fervoroso appello della scrittrice Cristina Campo, si ebbe un forte reclutamento tra artisti e intellettuali, anche in Italia. Dalla piazzetta solitaria di Sant’Anselmo, sull’Aventino, dove Cristina Campo abitava, partirono bordate di lettere, dichiarazioni, manifesti, contenenti ferratissime contestazioni al «nuovo corso», imposto con un vero e proprio terrorismo ideologico dagli sprovveduti animatori della cosidetta riforma liturgica. Si dice a ragion veduta «ferratissime contestazioni», perché i componenti di quel primo nucleo di «Una Voce» avevano avuto cura di circondarsi di teologi, liturgisti e canonisti di chiara fama, percossi non meno di essi, dai colpi selvaggi che in quegli anni il fanatismo riformista menava indiscriminatamente contro ogni dato della Tradizione. Più tardi si redasse una Lettera a Paolo VI che fu tradotta in molte lingue e diffusa nel mondo. … Con il contributo generoso di alcuni simpatizzanti e con le quote sùbito versate da molti aderenti, fummo in grado di porre la sede in un lussuoso appartamento di Corso Vittorio. Là dentro, fu redatto tra l’altro, il «Breve Esame critico» sul nuovo Ordo Missae, compilato con lungo, attentissimo studio da una équipe di celeberrimi competenti, e presentato al Papa dai cardinali Bacci e Ottaviani; atto che fu, è, e rimane il documento contenente i prolegomeni a ogni futura critica della riforma religiosa. Diffuso in tutto il mondo cattolico, è ancor oggi assunto come testo illuminante negli studi che riguardano l’argomento [cfr. C. Belli, Dieci anni, in «Una Voce Notiziario», 30-31, 1976, p. 3].

 

Tuttora il movimento Una Voce esiste e opera in tutto il mondo attraverso la Foederatio Internationalis Una Voce. In Italia, la sede del Papato, continua a operare Una Voce Italia, le ragioni e gli scopi che l’hanno fatta sorgere, la tutela della liturgia latino-gregoriana, sussistono ancor oggi e anche oggi, dopo sessant’anni, noi di Una Voce Italia siamo chiamati a combattere la buona battaglia per la Messa di sempre.

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Atto costitutivo e Statuto dell’Associazione Una Voce Italiana, 7 Luglio 1966

ATTO COSTITUTIVO
DELL’ASSOCIAZIONE UNA VOCE ITALIANA

N 178034 di Repertorio N 12583 della Raccolta

Atto costitutivo dell’associazione (I) «Una Voce» con sede in Roma in Via Nemorense N 100

Repubblica Italiana.

L’anno millenovecentosessantasei nel dì sette del mese di luglio in Roma e nel mio studio

7 Luglio 1966

Avanti a me Dottor Aurelio Cinque Notaio in Roma con studio in Via dell’Esquilino 38 iscritto nel ruolo del Collegio notarile dei distretti riuniti di Roma e Velletri non assistito da testimoni per espressa e concorde rinunzia fattavi col mio consenso dai comparenti, sono presenti Continua a leggere

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29 giugno 2026 San Pietro e Paolo


Deus, qui hodiérnam diem Apostolórum tuórum Petri et Pauli martýrio consecrásti :
da Ecclésiæ tuæ, eórum in ómnibus sequi præcéptum; per quos religiónis sumpsit exórdium.

 

29 Giugno terzo delle Calende di Luglio

Lunedì

Santi Pietro e Paolo Apostoli

Doppio di prima classe con Ottava comune. Paramenti rossi. Messa «Nunc scio vere». Nell’Alma Urbe e nel suo Distretto doppio di prima classe con Ottava di III ordine.

 

Die  29  Junii

Ss.  PETRI  et  PAULI

APOSTOLORUM

Duplex I classis cum Octava communis

Introitus                                                                                                  Act. 12, 11

NUnc scio vere, quia misit Dóminus Angelum suum : et erípuit me de manu Heródis et de omni exspectatióne plebis Judæórum. Ps. 138, 1-2. Dómine, probásti me et cognovísti me : tu cognovísti sessiónem meam et resurrectiónem meam. V). Glória Patri. Nunc. Continua a leggere

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Napoli 6 giugno 2026 pellegrinaggio dei coetus fidelium della Campania

Sabato 6 giugno 2026 alla chiesa di S. Ferdinando di Palazzo a Napoli si è tenuto il pellegrinaggio dei coetus fidelium della Campania, cui ha aderito la Sezione di Una Voce Napoli.

Ha celebrato la Messa tridentina don Roberto Spataro sdb. L’ omelia, dedicata a San Norberto di Prémontré, è stata tenuta da don Giuseppe Laterza cpps.

Hanno eseuito il servizio musicale il maestro Lanfranco Menga e il mezzo soprano Ellida Basso.

Al termine, il prof. Guido Vignelli ha proposto una riflessione su «La Messa in rito antico e papa Leone XIV». Poi i rappresentanti dei coetus di Napoli, Salerno, Benevento e Pozzuoli hanno fatto il punto sulla diffusione del rito antico nelle rispettive diocesi. Il quadro complessivo – nonostante persistenti difficoltà dovute alle restrizioni ricondotte al Motu proprio Traditionis Custodes – è di espansione.

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Giovedì 4 giugno 2026 Corpus Domini

Caro mea vere est cibus, et sanguis meus vere est potus

 

4 Giugno giorno precedente le None

Giovedì

Corpus Domini

Doppio di prima classe con Ottava privilegiata di II Ordine. Paramenti bianchi. Messa «Cibávit eos … allelúja».

 

FERIA  V  POST  FESTUM  SSMÆ  TRINITATIS

IN FESTO

SSMI  CORPORIS  CHRISTI

Duplex I classis cum Octava privilegiata II Ordinis

Introitus                                                                                              Ps. 80, 17

CIbávit eos ex ádipe fruménti, allelúja : et de petra, melle saturávit eos, allelúja, allelúja, allelúja. Ps. ibid., 2. Exsultáte Deo, adjutóri nostro : jubiláte Deo Jacob. V). Glória Patri. Cibávit. Continua a leggere

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1° giugno 2026 San Filippo Neri (traslato dal 26 maggio)


De excélso misit ignem in óssibus meis, et erudívit me.

 

1° Giugno Calende

Lunedì

Nell’Alma Urbe e nel suo Distretto

San Filippo Neri Confessore (dal 26 maggio)

Doppio di seconda classe. Paramenti bianchi. Messa «Cáritas Dei» come nel Messale il 26 maggio.
Commemorazione di san Bonifacio IV Papa e Confessore. Si dice il Credo.

 

Die  26  Maji

S.  Philippi  Nerii  Conf.

Duplex II classis

Introitus                                                                                                    Rom. 5, 5

CÁritas Dei diffúsa est in córdibus nostris per inhabitántem Spíritum ejus in nobis. Ps. 102, 1. Benedic, ánima mea, Dómino : et ómnia, quæ intra me sunt, nómini sancto ejus. V). Glória Patri. Cáritas. Continua a leggere

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24 maggio 2026 Pentecoste


Factus est repénte de cælo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis, ubi erant sedéntes, allelúja

 

24 Maggio decimo quarto delle Calende di Giugno

Domenica di Pentecoste

Doppio di prima classe con Ottava privilegiata di I Ordine. Paramenti rossi. Messa «Spíritus … replévit … allelúja». Stazione a S. Pietro.

 

DOMINICA   PENTECOSTES

Duplex I classis cum Octava privilegiata I Ordinis

Statio ad S. Petrum

Introitus                                                                                                  Sap. 1, 7

SPíritus Dómini replévit orbem terrárum, allelúja : et hoc quod cóntinet ómnia sciéntiam habet vocis, allelúja, allelúja, allelúja. Ps. 67, 2. Exsúrgat Deus, et dissipéntur inimíci ejus; et fúgiant, qui odérunt eum, a fácie ejus. V). Glória Patri. Spíritus. Continua a leggere

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«La Messa in rito antico non può più essere eliminata», dice l’Abate primate dei Benedettini

L’Abate primate dei Benedettini, dom Jeremias Schröder osb, ha rilasciato una intervista apparsa su katholisch.de del 30 aprile 2026.

Alla domanda: che ruolo giuoca la liturgia oggi nello sviluppo della vita monastica, la scomparsa e la fioritura dei monasteri? c’è una tendenza verso la liturgia antica nei monasteri benedettini? esiste conflittualità tra tradizionalisti e modernisti? dom Schröder ha risposto:

«Non vedo alcun conflitto. Tra noi benedettini, la liturgia tradizionale e la liturgia nuova coesistono in modo molto armonioso. In tutto il nostro ordine, abbiamo circa dieci abbazie che celebrano secondo il rito antico, la maggior parte di esse sono in Francia. Appartengono prevalentemente alla Congregazione di Solesmes, dove, tuttavia, la maggioranza dei monasteri si trova bene col nuovo messale. Dall’abbazia di Fontgombault è sorto un gruppo di monasteri che celebrano col rito antico. Sono pienamente integrati nella loro congregazione. Poi c’è l’abbazia di Le Barroux con le sue filiazioni, che inizialmente era di orientamento lefebvriano. Dopo le consacrazioni episcopali senza mandato del 1988, il monastero è tornato in piena comunione con Roma ed è direttamente sotto la mia autorità di Abate primate. E poi c’è la comunità di Norcia. Ci trattiamo tutti con rispetto. Sono Abate primate anche di queste comunità, anche se io stesso posso celebrare la messa solo con il nuovo messale. Ho fatto così quando fui invitato a Fontgombault per la celebrazione della Messa conventuale, e ciò naturalmente fu accettato.

I benedettini possono dunque essere un modello per tutta la Chiesa?

Schröder: «In un certo senso sì, perché pratichiamo già questa pacifica convivenza. Sono molto curioso di vedere come papa Leone affronterà la questione. Dopo che Benedetto XVI ha aperto le porte, non sarà più possibile eliminare completamente la forma antica. Abbiamo fratelli e sorelle che hanno costruito la loro vita religiosa su questa forma di preghiera e di Messa. Ora essa ha acquisito il diritto di esistere nella Chiesa e dovrebbe essere permessa, almeno in certi ambiti».

All’intervista ha dedicato un ampio servizio il quotidiano «Avvenire» del 2 maggio 2026, a firma di Andrea Galli [link]. Galli ha messo in relazione le parole dell’abate Schröder sulla liturgia antica con quanto aveva detto Leone XIV ai vescovi francesi attraverso il Cardinale Segretario di Stato nella lettera del 18 marzo 2026: trovare «soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo, secondo le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia» (cfr. link). A giudizio di Avvenire queste parole del Papa sono state un «segnale», rivolto sì ai vescovi di Francia, ma valido anche per il resto del mondo. L’intervento dell’abate Schröder – in virtù del suo ufficio particolarmente coinvolto nel dibattito sul rito antico – sarebbe una risposta a tale richiesta di «generosa inclusione».

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Giovedì 14 maggio 2026 Ascensione

Viri Galilaéi, quid admirámini aspiciéntes in cælum? allelúja : quemádmodum
vidístis eum ascendéntem in cælum, ita véniet, allelúja, allelúja, allelúja.

 

14 Maggio giorno precedente le Idi di Maggio

Giovedì

Ascensione del Signore

Doppio di prima classe con Ottava privilegiata di III Ordine. Paramenti bianchi. Messa «Viri Galilaéi». Stazione a S. Pietro.

 

IN  ASCENSIONE  DOMINI

 Duplex I classis cum Octava privilegiata III Ordinis

Statio ad S. Petrum

Introitus                                                                                                  Act. 1, 11

VIri Galilaéi, quid admirámini aspiciéntes in cælum? allelúja : quemádmodum vidístis eum ascendéntem in cælum, ita véniet, allelúja, allelúja, allelúja. Ps. 46, 2. Omnes gentes, pláudite mánibus : jubiláte Deo in voce exsultatiónis. V). Glória Patri. Viri. Continua a leggere

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Una Voce Notiziario 99 ns (2025)

Bollettino trimestrale UNA VOCE Associazione per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana Ottobre-Dicembre 2025 N. 99 Nuova Serie [229 dell’intera collezione].

INDICE

01. Filippo Caffarelli 1975-2025, p. 1
02. Bartolomeo Riceputi, Ministro della Messa Privata. Dalla Confessione all’Offertorio, pp. 2-4
03. Rodolfo-Francisco Vargas y Rubio, p. 4
04. AI LETTORI, p. 5
05. CONOSCERE LA SACRA LITURGIA (n. 6)
06. Léon Gromier, Celebrazione delle feste fra Natale e la Purificazione, p. 5
07. NOTITIAE (n. 8)
08. Paride, La nuova festa civile di san Francesco Patrono d’Italia, p. 6
09. VITA DELL’ASSOCIAZIONE (nn. 10-12)
10. Una Voce Internazionale, p. 6
11. Una Voce Italia, pp. 6-7
12. Una Voce Napoli, p. 7
13. CALENDARIO LITURGICO, pp. 7-9
14. Justum dedúxit Dóminus per vias rectas, p. 9
15. Missa Seraphica di san Francesco d’Assisi, pp. 10-12
16. SOMMARIO, p. 12.

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