
L’Abate primate dei Benedettini, dom Jeremias Schröder osb, ha rilasciato una intervista apparsa su katholisch.de del 30 aprile 2026.
Alla domanda: che ruolo giuoca la liturgia oggi nello sviluppo della vita monastica, la scomparsa e la fioritura dei monasteri? c’è una tendenza verso la liturgia antica nei monasteri benedettini? esiste conflittualità tra tradizionalisti e modernisti? dom Schröder ha risposto:
«Non vedo alcun conflitto. Tra noi benedettini, la liturgia tradizionale e la liturgia nuova coesistono in modo molto armonioso. In tutto il nostro ordine, abbiamo circa dieci abbazie che celebrano secondo il rito antico, la maggior parte di esse sono in Francia. Appartengono prevalentemente alla Congregazione di Solesmes, dove, tuttavia, la maggioranza dei monasteri si trova bene col nuovo messale. Dall’abbazia di Fontgombault è sorto un gruppo di monasteri che celebrano col rito antico. Sono pienamente integrati nella loro congregazione. Poi c’è l’abbazia di Le Barroux con le sue filiazioni, che inizialmente era di orientamento lefebvriano. Dopo le consacrazioni episcopali senza mandato del 1988, il monastero è tornato in piena comunione con Roma ed è direttamente sotto la mia autorità di Abate primate. E poi c’è la comunità di Norcia. Ci trattiamo tutti con rispetto. Sono Abate primate anche di queste comunità, anche se io stesso posso celebrare la messa solo con il nuovo messale. Ho fatto così quando fui invitato a Fontgombault per la celebrazione della Messa conventuale, e ciò naturalmente fu accettato.
I benedettini possono dunque essere un modello per tutta la Chiesa?
Schröder: «In un certo senso sì, perché pratichiamo già questa pacifica convivenza. Sono molto curioso di vedere come papa Leone affronterà la questione. Dopo che Benedetto XVI ha aperto le porte, non sarà più possibile eliminare completamente la forma antica. Abbiamo fratelli e sorelle che hanno costruito la loro vita religiosa su questa forma di preghiera e di Messa. Ora essa ha acquisito il diritto di esistere nella Chiesa e dovrebbe essere permessa, almeno in certi ambiti».
All’intervista ha dedicato un ampio servizio il quotidiano «Avvenire» del 2 maggio 2026, a firma di Andrea Galli [link]. Galli ha messo in relazione le parole dell’abate Schröder sulla liturgia antica con quanto aveva detto Leone XIV ai vescovi francesi attraverso il Cardinale Segretario di Stato nella lettera del 18 marzo 2026: trovare «soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo, secondo le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia» (cfr. link). A giudizio di Avvenire queste parole del Papa sono state un «segnale», rivolto sì ai vescovi di Francia, ma valido anche per il resto del mondo. L’intervento dell’abate Schröder – in virtù del suo ufficio particolarmente coinvolto nel dibattito sul rito antico – sarebbe una risposta a tale richiesta di «generosa inclusione».









