Pellegrinaggio all’abbazia di Stams organizzato da Una Voce Bolzano

Abbazia di Stams

Sabato 22 giugno 2019, per iniziativa del Gruppo Stabile Salorno e di Una Voce Bolzano, si terrà un pellegrinaggio alla abbazia di Stams in Nord Tirolo presso Innsbrück secondo il seguente programma:

ore 7:30 partenza dalla chiesa parrocchiale di Salorno,

ore 8 partenza dal parcheggio al casello A22 Bolzano Sud,

ore 8:30 partenza dal parcheggio al casello A22 Bressanone,

ore 10:30 Messa solenne nella basilica dell’Abbazia celebrata nella forma straordinaria del rito romano dal parroco di Salorno don Paolo Crescini, a seguire pranzo libero (vi sarà la possibilità di pranzare presso il ristorante Orangerie Stift Stams oppure al sacco nell’accogliente scantinato dell’abbazia),

ore 14 visita guidata dell’abbazia (offerta richiesta).

E’ gradita conferma di adesione per la eventuale prenotazione al ristorante. Il viaggio viene effettuato con mezzi propri. Chi avesse bisogno di un passaggio è pregato di comunicarlo al momento dell’adesione. Ulteriori informazioni e adesioni: unavocebozen@yahoo.de oppure +39 338 1702367 (Enea Capisani).

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Venezia, sabato 15 giugno 2019 pellegrinaggio alla Salute con Messa solenne in rito tridentino

Basilica della Salute Venezia

Il 15 giugno 2019, Sabato dei Quattro Tempi di Pentecoste e ultimo giorno dell’Ottava, in Venezia, alla basilica della Salute vi sarà il Secondo Pellegrinaggio della Tradizione delle Venezie, organizzato dal Circolo Traditio Marciana in collaborazione con il Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum. Alle 11 sarà cantata la Messa solenne da mons. Marco Agostini, cerimoniere pontificio. Dopo la funzione, ai piedi dell’icona della Madonna Mesopanditissa vi saranno le litanie lauretane, intonate secondo la consuetudine della Ducale basilica di S. Marco.

Per i pellegrini sarà imbandito un pranzo in un vicino ristorante (per chi lo desiderasse è necessaria la prenotazione, da effettuarsi tempestivamente o via e-mail a traditiomarciana@gmail.com o al numero +393488035141).

Cfr. Traditio Marciana

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25 maggio 2019 pellegrinaggio alla cattedrale di Concordia

Pellegrinaggio a Concordia del 25 maggio 2019

Il 25 maggio 2019 vi sarà un pellegrinaggio per la venerazione dei santi Martiri concordiesi Donato, Secondiano, Romolo e Compagni alla cattedrale di Concordia. Il ritrovo dei pellegrini sarà alle 14:30 davanti all’edicola della Madonna all’incrocio tra le vie Claudia e Antonio Carneo a Concordia Sagittaria (Venezia). Alla benedizione dei pellegrini e alla recita del Rosario seguirà la messa tridentina all’altare dei santi Martiri. Il pellegrinaggio è promosso dalla Compagnia di Sant’Antonio e dalla sezione di Pordenone di Una Voce Italia.

Riportiamo il comunicato della Compagnia.

Rex gloriose Martyrum,
Corona confitentium,
Qui respuentes terrea
Perducis ad caelestia.

Cari pellegrini, la Compagnia di Sant’Antonio, insieme agli amici di UNA VOCE Pordenone, si prepara a raggiungere la seconda tappa del proprio itinerario di Fede, passando per i luoghi più significativi per la devozione e pietà cristiane tra Veneto orientale e il Friuli, e che ci porterà ad Aquileia sabato 21 settembreper il III Pellegrinaggio della Tradizione Marciana.

Dopo il pellegrinaggio al Santuario di Madonna del Monte di Aviano, del 22 dicembre scorso, ci avvicineremo alla nostra meta fermandoci in preghiera a Concordia Sagittaria, a fine mese, il prossimo sabato 25 maggio.

Nell’antica città romana Iulia Concordia, fondata nel 42 a. C. sull’incrocio tra Via Annia e Via Postumia e diventata sede di un’importante fabbrica di sagittae (frecce) per l’esercito romano, la Fede attecchì fin dai primi secoli dell’era cristiana grazie al messaggio evangelico che rapidamente si propagò in quella zona dalla vicina Aquileia. La Fede si diffuse soprattutto tra i soldati della guarnigione di stanza, come dimostrano i simboli cristiani apposti in numerose arche funerarie del «sepolcreto delle milizie».

Nel 304 Concordia subì le persecuzioni anti cristiane dell’imperatore Diocleziano ed ebbe i suoi martiri: la tradizione vuole che il loro numero fosse di 72 e che il luogo del martirio fosse al limite della città romana sulla sponda destra del Lemene, presso la porta orientale, dove ora sorge un sacello. Essi appartenevano per la maggior parte all’esercito. Di alcuni si è tramandato il nome: Donato, Romolo, Secondiano, Giusto, Silvano. I loro corpi furono raccolti «da alcuni uomini religiosi» e le ossa, in seguito, furono custodite, fino ad oggi, nella cattedrale, nella cappella attuale: cappella che fu poi ampliata e dotata di una «confessio» come nelle basiliche romane, dal parroco don Celso Costantini. Nel 1904 le ossa furono racchiuse in un’urna preziosa. Nel 1450 la festa fu fissata al 17 febbraio.

La comunità cristiana poté godere finalmente della pace con l’editto di tolleranza dell’imperatore Costantino del 313 e fiorì rapidamente. Tra i Cristiani spiccano i nomi di Paolo monaco, che fu segretario di san Cipriano vescovo di Cartagine (+ 258), e Rufino della gens Tyrannia, teologo e scrittore ecclesiastico, sodale di san Gerolamo e poi suo avversario nella disputa su Origene.

Nel 389 Cromazio, vescovo di Aquileia, consacrò la nuova Basilica Apostolorum, che accolse le reliquie di Giovanni il Battista, di san Giovanni Evangelista, sant’Andrea, san Tommaso e di san Luca, che provenivano da Costantinopoli. La costruzione della chiesa coincise con l’erezione della nuova diocesi concordiense, che fu posta sotto il patronato di santo Stefano protomartire.

Quest’anno ricorre dunque l’anniversario dei 1630 anni della consacrazione della cattedrale e della costituzione della diocesi.

La cattedrale, che subì le conseguenze della devastazione attilana nel 452, continuò ad essere officiata fino a grande colluvium aquae del 587, che annientò quasi totalmente l’assetto demico della regione.

Una nuova chiesa sorse nell’VIII secolo e infine con il X secolo fu eretta la cattedrale che in qualche misura è sopravvissuta fino ad oggi. Nel 1168 il vescovo Regimpoto fece edificare il Battistero, affrescato con un ciclo di pitture di notevole importanza iconografica e storica.

All’interno dell’attuale Cattedrale, proclamata Santuario diocesano il 17 febbraio 2018 dal Vescovo di Concordia-Pordenone Giuseppe Pellegrini, si trova la cappella dedicata ai santi Martiri Concordiesi, che costituisce il transetto sinistro dell’edificio. Nella cappella è conservato il «tesoro» della Chiesa concordiense, cioè numerose reliquie di santi e di martiri, oltre all’ampolla con il liquido che venne effuso dalle ossa dei Martiri nel 1870.

Ai piedi dell’altare dei Martiri ci metteremo in preghiera supplicandoli, affinché il Signore ci conceda il coraggio e la forza di testimoniare sempre la Fede e di tramandarla incorrotta alle future generazioni.

Come di consueto il pellegrinaggio è aperto a tutti e inizierà alle ore 14:30 dal sagrato della Cattedrale, di fronte all’edicola dedicata alla Beata Vergine Maria posta all’angolo tra Via Claudia e Via Carneo.

Percorso un breve tratto a piedi ci recheremo in Cattedrale per la recita del Santo Rosario e alle 15:30 inizierà la santa Messa in rito romano antico, alla quale seguirà la venerazione dei santi Martiri.

Al termine ci ritroveremo presso la casa canonica per un momento conviviale.

Vi attendiamo numerosi.

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Nel trentennale di Paolo Zolli

Paolo Zolli

Oggi 8 maggio 2019 ricorre il trentesimo anniversario della morte di Paolo Zolli, avvenuta a Venezia l’8 maggio 1989. L’associazione tutta ne ricorda la grande figura di combattente la «santa battaglia», come egli stesso era uso chiamarla, per la Messa, e si unisce nella preghiera di suffragio.

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Trieste, il 3 maggio Messa in rito antico per i martiri dello Sri Lanka a S. Antonio Vecchio

Chiesa di S. Antonio Vecchio Trieste

Venerdì 3 maggio 2019 alle ore 18:30, presso la chiesa parrocchiale della B. Vergine del Soccorso (S. Antonio vecchio) alla piazzetta Santa Lucia 2, come ogni primo venerdì del mese, sarà celebrata la santa Messa in lingua latina secondo l’antico messale romano.

La celebrazione, in questa occasione, festa del Ritrovamento della Santa Croce, sarà offerta per i cristiani dello Sri Lanka vittime dell’attentato di Pasqua.

Durante il sacro rito, che sarà officiato al seicentesco altare del Crocifisso, sarà eseguita la Messa in onore di san Giuseppe Calasanzio, op. 63 del compositore di scuola ceciliana Oreste Ravanello (1871-1938), e il proprio del giorno in canto gregoriano. Alla Messa seguirà la benedizione con la reliquia della Santa Croce.

Si ricorda che le celebrazioni in rito antico proseguono, nella stessa chiesa, ogni primo venerdì del mese allo stesso orario.

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Ildefonso Schuster, Venerdì dopo la domenica di Passione. Festa dei Sette Dolori della B. V. Maria

Quest’Ufficio non designa propriamente una festa, ma un giorno commemorativo dei dolori della Beata Vergine, prima d’incominciare il ciclo liturgico dei Misteri di nostra Redenzione e del divin Crocifisso. Le sue prime origini non risalgono al di là del tardo medio evo, ed i Serviti contribuirono moltissimo a diffonderne l’uso. Però la devozione speciale ai Dolori della Vergine, Corredentrice del genere umano, era già da lunghi secoli nell’anima del popolo cristiano. Innocenzo XI nel 1688 istituì una seconda commemorazione dei Dolori della Madre di Dio nel mese di Settembre, ma quest’ultima solennità rivela un carattere alquanto diverso dalla festa di marzo. In quaresima, la Chiesa si associa a Maria nel piangere Gesù Crocifisso; mentre invece la solennità di settembre, a pochi dì cioè dall’Esaltazione della Santa Croce, è piuttosto la festa dei trionfi della Benedetta Madre, la quale, ai piedi della Croce, per mezzo appunto del suo crudele martirio, redense insieme col Figlio il genere umano, e meritò il trionfo della sua esaltazione su tutti i cori degli Angeli e dei Santi.

La composizione della messa, per quanto devota, non rivela tuttavia nel redattore un gran genio liturgico ed un’esatta conoscenza delle antiche leggi e del ritmo che governano i vari generi di melodia ecclesiastica. Così, il salmo introitale è divenuto in grazia sua un tratto del santo Vangelo; – canto che gli antichi riservavano al diacono, tra il fulgore dei candelabri accesi e il profumo degli incensi – le collette, senza regole di cursus, vanno a rilento, perché infarcite di parole; il graduale ed il communio, sono bensì derivati da quelli della messa votiva della santa Vergine, ma il testo venne alquanto rimaneggiato per adattarlo alla festa.

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Introito (Giov., xix, 25-27): «Presso la croce di Gesù stavano sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa, Salome e Maria di Magdala». V). «Donna, disse Gesù, ecco tuo figlio; al discepolo poi: ecco la madre tua». V). «Gloria».

La Preghiera è lungi dalla concisione così simmetrica ed armoniosa delle antiche collette dei Sacramentari Romani. Il redattore moderno l’ha infarcita di concetti, tra cui ve n’ha uno assai bello e che anche noi potremmo quest’oggi rivolgere devotamente nella mente: tutti gli eletti circondano la croce. Essi vivono dello spirito del Crocifisso per mezzo della cristiana mortificazione, senza la quale è impossibile custodire la grazia di Gesù; ond’è che l’Apostolo chiamava i gaudenti dei tempi suoi: inimicos crucis Christi. «O Dio, nella cui passione, giusta la profezia di Simeone, una spada di dolore trafisse lo spirito della gloriosa Vergine e Madre Maria; deh! pei meriti e preghiere di tutti i Santi che circondano fedelmente la croce, ci concedi che, venerando noi oggi la di lei trafittura ed i suoi dolori, possiamo felicemente conseguire l’effetto della tua Passione. Tu che vivi e regni, ecc.».

Nelle messe votive fra l’anno, si recita invece la colletta seguente, di sapore medievale, ed assai migliore della precedente:

Preghiera. – «Cristo Gesù, Signore, ora e nell’istante di nostra morte intervenga presso la tua clemenza la beata Vergine Maria, madre tua, la cui santissima anima nel momento di tua passione trapassò una spada di dolore. Tu che vivi, ecc.».

La lezione è tratta dalla storia di Giuditta, (xiii, 22-25) e s’adatta egregiamente a celebrare le glorie della «Corredentrice» del genere umano, la quale, a salvare il mondo dall’ultima rovina, non risparmiò se stessa né l’Unigenito Figliuol suo, ma con una perfetta conformità al volere del Divin Padre, anch’ella, sua Madre Immacolata, l’offrì in sacrificio sull’altare della croce.

Il responsorio graduale ed il salmo tratto, invece che dal Salterio, sono tolti dal Vangelo e da altri versetti della sacra liturgia, adattati alla memoria dei dolori della Madre di Dio.

Graduale. «Mesta e lacrimante, o Vergine Maria, te ne stai presso la croce del Redentore, il Signore Gesù, figlio tuo». V). «O Vergine, Madre di Dio, quegli cui non vale a contenere tutto l’ Orbe, l’autore cioè della vita, divenuto uomo, soffre questo supplizio di croce».

Tratto: «Maria santa, la regina del cielo e la sovrana del mondo stava dolente presso la croce del Signor nostro Gesù Cristo». V). «Voi tutti che passate per via, soffermatevi e vedete se v’ha dolore pari al mio dolore».

Nelle messe votive fra l’anno, quando non si recita il tratto, si dice invece: «Allel. all. Maria Santa ecc. … Gesù Cristo».

Nel tempo pasquale si aggiunge un secondo verso alleluiatico, – veramente la combinazione non è troppo felice – derivato dai treni mestissimi di Geremia, il quale piange la caduta di Gerusalemme;

«Allel.». (Ger., Thren. i, 12): «O voi tutti che passate lungo la via, arrestatevi e considerate se v’ha dolore pari al mio».

L’inno che ora segue al posto della sequenza, è una delle pagine più ispirate della poesia francescana. E’ attribuito a fra Iacopone da Todi, e mentre traspira tutta la grazia e l’ingenua spontaneità che distingue tanto l’arte umbra del secolo xiv, rivela insieme un profondo sentimento religioso. Questo dal punto di vista letterario; quanto poi al lato liturgico, è da osservare che la Sequenza storicamente non è altro che il melisma alleluiatico al quale, invece dell’antico vocalizzo, il medio evo sostituì un testo, da principio in prosa, indi in versi. Per la sua stessa origine, verrebbe quindi esclusa la sequenza ogni volta che si omette l’Alleluia, come durante la quaresima e nelle messe pei defunti: però il Messale di san Pio V ha sanzionato parecchie eccezioni, entrate già nell’uso della Chiesa.

Stabat Mater dolorosa,                              Stava Maria dolente
Iuxta Crucem lacrymosa,                           E in lacrime ai piedi della Croce
Dum pendebat Filius.                                   Donde pendeva il Figlio.

Cuius animam gementem                           La cui anima gemebonda,
Contristatam et dolentem                          Rattristata ed in pena,
Pertransivit gladius.                                    Trapassò una spada.

O quam tristis et afllicta                             O quanto s’attristò e s’afflisse
Fuit illa benedicta                                        Quella benedetta
Mater Unigeniti.                                           Madre dell’Unigenito di Dio.

Quae moerebat et dolebat,                         Piangeva e s’affliggeva
Pia Mater dum videbat                               La dolce Madre, al contemplare
Nati poenas inclyti.                                      Le pene del suo divin Figlio,

Quis est homo qui non fleret,                     Qual uomo avvi mai cbe non piangerebbe,
Matrem Christi si videret                            Se vedesse la Madre di Cristo
In tanto supplicio?                                       In tale strazio?

Quis non posset contristari,                       Chi potrebbe non sentir pena
Christi Matrem contemplari                      Al contemplare la Madre divina,
Dolentem cum Filio?                                    Che soffre insieme col suo Figliuolo?

Pro peccatis suae gentis                             A cagione dei peccati del suo stesso popolo,
Vidit Iesum in tormentis,                            Ella vide Gesù in preda ai tormenti
Et flagellis subditum.                                   E sotto i flagelli.

Vidit suum dulcem natum                          Vide morir desolato
Moriendo desolatum,                                  Ed esalar lo spirito
Dum emisit spiritum.                                   Il suo caro Figlio,

Eia Mater, fons amoris,                              Deh! o Madre, fonte d’amore,
Me sentire vim doloris,                               Che io senta vera contrizione;
Fac, ut tecum lugeam.                                Fa che mescoli alle tue lacrime le mie.

Fac ut ardeat cor meum,                           Fa che mi si accenda d’amore il cuore
In amando Christum Deum,                      Verso il mio Dio, Cristo Gesu,
Ut sibi cornplaceam.                                   Così che io possa a lui piacere,

Sancta Mater, istud agas,                          Fa, o Madre Santa,
Crucifixi fige plagas                                     Che tu m’imprima profondamente in cuore
Cordi meo valide.                                         Le piaghe del Crocifisso.

Tui Nati vulnerati,                                       Dividi meco i dolori
Tam dignati pro me pati,                           Del tuo ferito Figlio,
Poenas mecum divide.                                Che tanto s’è degnato di soffrire per me.

Fac me tecum pie flere,                              Fa che piamente pianga teco,
Crucifixo condolere,                                    E compatisca Gesù Crocifisso
Donec ego vixero.                                        Finché avrò vita.

Iuxta Crucem tecum stare,                       Voglio fermarmi in pianto
Et me tibi sociare,                                       Presso la Croce,
In planctu desidero.                                    Piangendo teco.

Virgo virginum praeclara,                         O Vergine purissima,
Mihi iam non sis amara,                             Non sii avara con me,
Fac me tecum plangere.                            E fammi piangier teco.

Fac ut portem Christi mortem,                 Fa che io riviva la morte di Cristo,
Passionis fac consortem                            Mi associ alla sua passione,
Et plagas recolere.                                      E veneri le sue piaghe;

Fac me plagis vulnerari,                            Che mi feriscano le di lui ferite,
Fac me Cruce inebriari                              Che io m’inebbri della Croce
Et cruore Filii.                                              E del Sangue del divin Figlio.

Flammis ne urar succensus,                     Perché le fiamme non abbiano a divorarmi,
Per te, Virgo, sim defensus                       Mi difendi tu, o Vergine,
In die iudicii.                                                Nel dì del giudizio.

Christe, cum sit hinc exire,                       O Cristo, allorché dovrò uscire da qui,
Da per Matrem me venire                       Pei meriti di tua Madre fa che io conseguisca
Ad palmam vietoriae,                               La palma della vittoria.

Quando corpus morietur,                        Quando il corpo s’addormenterà di morte,
Fac ut animae donetur                             Fa che all’anima sia concessa
Paradisi gloria. Amen.                              La gloria del paradiso. Amen.

(Fuori di Settuagesima si aggiunge l’Alleluia).

La lezione evangelica è quella delle messe votive della santa Vergine durante il tempo pasquale (Giov. xix, 25-27). L’antica pena comminata ad Eva: «In dolore paries», ora ha la sua realizzazione in un senso assai più alto in Maria Santissima, che nel suo acerbo martirio ai piedi della Croce del Figlio, ci rigenera a Dio e diviene così la Madre degli uomini.

Il verso dell’offertorio, (Gerem., xviii, 20) nel suo primo significato si riferisce a Geremia, che colle sue persecuzioni e prigionie simboleggia Gesù Redentore. Il Profeta fa valere contro i suoi persecutori la circostanza che, mentre essi l’odiavano, egli intercedeva per loro presso Dio e tratteneva la divina giustizia, perché non li colpisse in pena dei loro peccati. Tale è appunto l’ufficio dell’Advocata nostra, in cielo. La Chiesa perciò applica questo testo di Geremia anche alla Madre di Dio il giorno della Commemorazione della Santa Vergine del Monte Carmelo, donde l’antifona è derivata anche alla messa odierna.

Offertorio. – «O Vergine Madre, mentre stai innanzi al Signore ricordati di parlare in nostro favore, onde egli allontani da noi il suo sdegno».

La Preghiera sull’oblazione, infarcita di devoti pensieri, letterariamente ha i medesimi difetti che abbiamo notati nella prima colletta: «O Signore Gesù, noi ti presentiamo le preghiere e le offerte nostre, supplicandoti umilmente che, mentre coi pii voti facciamo memoria del cuore dolcissimo della beata Madre tua Maria trapassato (da una spada di dolore); per graziosa intercessione sua e dei numerosi Santi che ai piedi della croce si uniscono ai suoi dolori, pei meriti della tua morte, noi possiamo essere a parte dei meriti dei beati. Tu che vivi, ecc.».

Il protocollo dell’anafora è come per le feste della Santa Vergine, aggiuntavi, s’intende, la memoria della trafittura del suo spirito.

Il verso per la Comunione è il seguente, il quale s’ispira però a quello assegnato alle messe votive della Santa Vergine: «Beati i sensi e il cuore della beata Vergine Maria, che, pur senza morire, meritarono però la palma del martirio ai piedi della croce del Signore».

Dopo la Comunione, si recita questa colletta: «Il Sacrificio cui abbiamo partecipato affine di celebrare devotamente la tua Vergine Madre dal cuore trapassato dal dolore, c’impetri, o Signore Gesù, dalla tua clemenza, l’effetto salutare d’ogni bene. Tu che vivi ecc.».

Quanto è delicata nei suoi sentimenti la Chiesa! Prima d’entrare nella grande settimana «pasquale» e celebrare nella sera della parasceve l’offerta dell’Agnello Immacolato, essa si stringe alla Vergine, perché nessuno meglio di Lei, che ne fu partecipe, può iniziarci alla contemplazione dei dolori del Crocifisso. Contemplazione dico, e nel senso che a quest’ atto attribuiscono i sacri Dottori; giacché non basta che si sappia la storia della Passione e se ne ricostruiscano nella mente con ogni esattezza i particolari. Per comprendere Gesù appassionato, bisogna «viverlo», bisogna essere partecipi dei suoi intimi sentimenti, e far nostre le sue acerbe pene. Questo appunto voleva esprimere Iacopone da Todi col verso cosi scultorio: «Fac, ut portem Christi mortem».

A. I. SCHUSTER, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano – VII. I Santi nel mistero della Redenzione (Le Feste dei Santi dalla Quaresima all’Ottava dei Principi degli Apostoli), Torino-Roma, Marietti, 1930, pp. 89-94.

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Roma 19 marzo 2019 messa di san Giuseppe per impetrare il ritorno delle feste di precetto soppresse

Ss. Trinità dei Pellegrini ai Catinari

Martedì 19 marzo 2019 ore 18:30 alla chiesa della Ss. Trinità dei Pellegrini a Roma (Piazza omonima) la Messa tridentina di tabella della festa di san Giuseppe – per iniziativa di Una Voce Italia – sarà detta con l’intenzione di impetrare dal Signore il ritorno delle festività soppresse nel 1977: san Giuseppe, Giovedì dell’Ascensione, Giovedì del Corpus Domini, e nel resto d’Italia i santi Apostoli Pietro e Paolo.

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Trieste 19 marzo 2019 messa di san Giuseppe per impetrare il ritorno delle feste di precetto soppresse

Chiesa di S. Antonio Vecchio Trieste

Martedì 19 marzo 2019 ore 18:30 alla chiesa parrocchiale della B. Vergine del Soccorso, vulgo S. Antonio Vecchio a Trieste (Piazzetta S. Lucia) Messa tridentina della festa di san Giuseppe, nel XVIII anniversario della consacrazione dell’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, e con l’intenzione di impetrare il ritorno delle festività soppresse nel 1977: san Giuseppe, Giovedì dell’Ascensione, Giovedì del Corpus Domini, san Pietro e Paolo.

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Bartolomeo Riceputi, Il Ministro della Messa Privata

§. 1

Prima di ogni altra cosa deve sapere il Ministro della Santa Messa, che cosa sia la Messa, affinche facendo il dovuto concetto della cosa, possa circa di essa adoperarsi con quell’attenzione, che si deve.

I. E’ adunque la Messa una viva rappresentazione della Vita, Passione, e Morte di Gesù Cristo, instituita dal medesimo per Sagrifizio della Nuova Legge, allorche disse: Hæc quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis.

Chiamasi Messa latinamente dal verbo Mitto, quasiche voglia dire: Missio Verbi Æterni in mundum: conforme à quello di S. Paolo: Misit Deus Unigenitum suum in mundum in similitudinem carnis peccati, etc. il che tutto nella Santa Messa co suoi effetti si rappresenta.

II. Il Cherico (così detto comunemente ) ò Ministro della Messa deve essere huomo, maschio, non mai femina; se non fosse per necessità: ed in tal caso può la femina solamente rispondere, standosi fuor de’cancelli, senza mai appressarsi all’Altare.

Dovrebbe essere sempre un Cherico, e se si potesse fare, che fosse Acolito, sarebbe più proprio: che se a’ laici si vede fare tal Ministero, è tolleranza, quando non si può fare altrimente.

Questo Cherico dovrebbe havere in tale Ministero la Cotta; E se ex officio serve la Messa, deve saperla servire secondo le rubriche, e le legittime instruzioni, che à ciò si danno, peccando, se le negligge.

III. Avanti di venire alle azioni, che à questo spettano nello attuale ministero, è necessario, che sia instruito prima di certi modi generali: come sarebbe circa le Riverenze, le Genuflessioni, il tener delle mani, il segnarsi, il percuotersi il petto, il regger gli occhi, il baciare le cose, la conversione della vita, e’l luogo, dove dee stare.

B. RICEPUTI, Il Ministro della Messa privata, in V. M. ORSINI, Opuscula varia variis temporibus pro Beneventana Archidioecesi vel calamo, vel jussu Fr. Vincentii Mariae Ordinis Praedicatorum S. R. E. Cardinalis Ursini Archiepiscopi, nunc Sanctissimi Domini Nostri Papae Benedicti XIII. In lucem edita In unum tandem collecta, novisque typis excusa, Romae, Typis Rocchi Bernabò, 1726, Sumptibus Francisci Giannini Suae Sanctitatis Bibliopolae, p. 114 (§ 1); è stata mantenuta l’ortografia originale. Cfr. unavoceitalia.org («Una Voce Notiziario», 63-64 ns, 2016, p. 11).

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