Riceviamo e pubblichiamo. Pellegrinaggio a Lourdes dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote

Pellegrinaggio a Lourdes 2016 dell'Istituto di Cristo Re

Carissimi amici,

A Lourdes, la Madonna si lascia toccare il Cuore dalle preghiere dei suoi figli!.

Anche quest’anno, l’Istituto di Cristo Re organizza un grande pellegrinaggio a Lourdes, con il Cardinal Burke e tutti i seminaristi di Gricigliano.

Programma del Pellegrinaggio sul sito www.icrss.it. Gruppo Facebook “Pellegrinaggio a Lourdes con l’Istituto di Cristo Re”. Per iscriversi www.via.sacra.it. Partenze possibili da tutta Italia. Iscrizione con quota ridotta entro il 20 febbraio.

Passiamo il messaggio a tutti i nostri contatti: possiamo dare speranza a tanti, siamo missionari di Maria.

don Joseph Luzuy
Pellegrinaggio a LOURDES con l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote

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R.I.P. Helmut Rückriegel, presidente onorario della Federazione Internazionale Una Voce

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La mattina del 25 gennaio 2016 è mancato S. E. Helmut Rückriegel, uno dei più anziani dirigenti della Federazione Internazionale Una Voce, per molti decenni grande sostenitore della tradizione.

Dal 1967 Helmut Rückriegel ha partecipato attivamente al movimento Una Voce, dal 1992 al 2005 è stato presidente di Una Voce Germania, membro del consiglio internazionale, e in seguito presidente d’onore della FIUV.

 

Fra' Fredrik Crichton-Stuart (al centro) ed Helmut Ruckriegel (a destra) incontrano papa Benedetto XVI nel 2006 

NECROLOGIO

Ci ha lasciati Helmut Rückriegel, importante sostenitore della liturgia latina tradizionale.

Nato il 20 novembre 1925 a Niedergründau, nei pressi di Hanau, ha trascorso gli anni dei suoi studi filologici a Marburgo, con la cui università ha mantenuto stretti contatti per tutta la vita. Dopo aver conseguito il dottorato (Dr. Phil), è stato docente di lingue europee antiche a Manchester, prima di entrare in diplomazia, nel 1956, presso l’amministrazione degli esteri della Germania Federale. Il suo primo incarico è stato quello di attaché presso l’ambasciata tedesca a Londra, poi incaricato d’affari in Israele e presso il German Information Center di New York. Dal 1979 al 1984 ha diretto la segreteria personale e svolto funzioni di capo del protocollo del presidente federale Karl Carstens. In seguito è stato ambasciatore in Thailandia fino al 1988, e in Irlanda fino al suo pensionamento avvenuto nel 1990.

Nel novembre 1980 fu membro del team di diplomatici deputato a ricevere papa Giovanni Paolo II in occasione della sua prima visita in Germania. Mentre si era in attesa dell’atterraggio dell’aereo papale, Rückriegel si trovava accanto al cardinale Joseph Ratzinger, e iniziarono a parlare: ne nacque un’amicizia che sarebbe durata fino alla sua morte.

Fin dalla tenera età affascinato dalla Chiesa cattolica, in gioventù si convertì al cattolicesimo. Questa conversione si tradusse, dopo le riforme liturgiche in seguito al Concilio Vaticano II, in un impegno esemplare e incessante per la salvaguardia e il recupero della liturgia latina tradizionale e del canto gregoriano. Così dal 1992 al 2006 ricoprì la carica di presidente di Una Voce Germania. Durante questo periodo portò a nuova fioritura l’associazione e il suo bollettino Una Voce-Korrespondenz.

Un’altra sua passione – accanto all’amore per la letteratura e la poesia (conosceva a memoria innumerevoli componimenti tedeschi) – era per le rose antiche inglesi e irlandesi, che coltivava nei tremila metri quadri della sua proprietà a Niedergründau. Il roseto, ben noto agli appassionati, è meta ogni anno di un gran numero di visitatori. A seguito di lunga malattia, nella notte precedente al 25 gennaio 2016, Helmut Ruckriegel è scomparso. Il suo impegno costante e i suoi meriti straordinari per la causa della liturgia cattolica tradizionale non saranno dimenticati.

Cfr. www.fiuv.org

I funerali sono stati celebrati con il rito tridentino il 5 febbraio 2016 a Bonn nella chiesa di St. Elisabeth.

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Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa, XXXIX

AMITTO

Card. Prospero LambertiniXXXIX. Ciò premesso, e venendo ai sacri indumenti, il primo sacro indumento è l’amitto, negli antichi libri liturgici chiamato anaboladium. Amalario nel lib. 2 De ecclesiasticis officiis al cap. 17 così parla dell’amitto: “Amictus est primum vestimentum nostrum, quo collum undique cingimus”. Il padre Le Brun nel suo tom. 1 alla pag. 42 pretende, che la parola amictus derivi dalla prola amicire, che significa coprire; e pretende che fosse introdotto nel secolo ottavo per coprire il collo, che gli ecclesiastici ed i laici fino a quel tempo avevano portato nudo, il qual costume poi fu riputato indecente. Onoro Augustodunense nella Gemma animae al lib. 1, cap. 201 sembra accennare che il nostro amitto sia lo stesso che l’ephod dell’antica legge: “Hinc humerale, quod in lege ephod, apud nos amictus dicitur, sibi imponit, et illo caput, et collum et humeros, unde et humerale dicitur, cooperit, et in pectore copulatum duabus vittis ad mamillas cingit”: il che però sebbene non viene comunemente ammesso dagli altri, nondimeno è assai verisimile; essendo stato l’ephod nell’antica legge vestimento sacerdotale; per lo che s. Girolamo nella Lettera a Marcella scrisse: “illud breviter attende, quod numquam nisi in sacerdotio nominetur ephod; essendo stato l’ephod sacerdotale di lino, essendo stato l’ephod una specie di cinta, che girava attorno alla parte posteriore del collo, e dalle spalle discendeva nel petto, nel petto s’incrocchiava, donde girando sopra tutto il corpo, veniva a cingere la tonaca, e benché fosse ornamento sacerdotale, fu anche alle volte adoperato da’ laici, mentre se ne servì David nel solenne trasporto dell’Arca dalla casa d’Obededon a Gerusalemme, come si vede nel 2° lib. de’ Re al cap. 13. Leggasi il Calmet nella parola ephod circa la qualità di questo vestito; e veggasi circa il nostro amitto, e la somiglianza con l’ephod, il Saussajo nella Panop. sacerd. part. 1, lib. 1, cap. 2. I Maroniti e gli Ambrosiani pongono l’amitto sopra il camice; e così anche una volta facevano i Greci: ma questi oggidì non si servono più dell’amitto, conforme attestano il Magri nel suo Vocabolario ecclesiastico alla parola amictus, ed il Clericato De Sacrificio missae alla decis. 50 n. 22. Nel quinto Ordine romano stampato dal Mabillon nel tom. 2 del suo Museo Italico, vedesi, che l’amitto allora si metteva dopo il camice. Il Giorgi nel suo tom. 1 de Liturgia romani pontificis porta un antico messale vaticano di sopra settecento anni, in cui si prescrive, che l’amitto si pigli dopo il calice e dopo il cingolo: il che non solo oggi si fa dagli Ambrosiani, come poc’anzi abbiamo accennato, ma ancora dai canonici di Lione. Nella Chiesa romana, ed oggidì comunemente in quasi tutto il mondo cattolico, l’amitto si mette prima del camice: e di questo rito abbiamo un vestigio in un messale del secolo undecimo, giusta ciò, che si legge nel P. Merati alla part. 2ª, cap. 1, num. 20, tom. 1, part. 1ª. V’è chi pone nell’amitto ornamenti di seta, e d’oro: ma il cardinal Bona nel lib. 1 Rer. Liturg. Al cap. 24 num. 3 attesta esser uso recente, né mai praticato dalla sacra antichità.

da P. LAMBERTINI, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 34-35.

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Dal 7 al 9 febbraio 2016 Quarantore alla chiesa di S. Simon Picolo, Venezia

Chiesa di S. Simon Piccolo a Venezia

Da domenica 7 dopo la messa delle 11 a martedì 9 febbraio 2016 mattina alla chiesa di S. Simon Picolo a Venezia, retta dalla Fraternità Sacerdotale di San Pietro, vi saranno le Quarantore di adorazione del Ss.mo Sacramento.

Durante il giorno ingresso dalla porta principale, di notte dalla porta dell’edificio a destra della chiesa.

Cfr. https://www.facebook.com/SanSimeonPiccoloVenezia/?fref=ts

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Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa, XXX-XXXI

 CORPORALE

Card. Prospero LambertiniXXX. Quella pezza di lino nella quale si consagra il corpo di Cristo, chiamasi dagli scrittori ecclesiastici, corporale, e chiamasi ancora “corporalis palla”. Una volta il corporale era più lungo e più largo di quello d’oggi, coprendo tutto l’altare, come si deduce dall’Ordine romano, in cui si richiede l’opera di due diaconi per ispanderlo e piegarlo. Con questo corporale che conforme si è detto, era grande, coprivasi il calice, il qual rito è ancor oggi mantenuto dai PP. certosini: ed il corporale deve essere di lino. Il calice significa il nuovo sepolcro, in cui Cristo fu seppellito: la patena la pietra rivoltata sopra la porta del monumento: il corporale la sindone monda, nella quale Giuseppe d’Arimatea involse il corpo del Signore, come ben riflettono Rabano nel lib. 1 De instit. clericor. al cap. 33 ed Ildeberto arcivescovo turonense ne’ versi suoi De missae sacrificio; del quale Ildeberto scrittore del secolo duodecimo può vedersi il Longueval nella Storia della Chiesa gallicana tom. 8 lib. 24 pag. 530 e seguenti:

Ara crucis, tumulique calix, lapidisque patena,
Sindonis officium candida byssus habet.

XXXI. Conferma s. Isidoro Pelusiota al lib. 1 epist. 123 quanto si è detto del corporale: “Pura illa Sindon, quae sub divinorum donorum ministerio expansa est, Josephi Arimathensis est ministerium. Ut enim ille Domini corpus Sindone involutum sepulturae mandavit, per quod universum mortalium genus resurrectionem percepit, eodem modo nos propositionis panem in Sindone sacrificantes, Christi corpus sine dubitatione reperimus nobis illam fontis in modum immortalitatem, quam Salvator funere elatus a Josepho, postquam resurrexit a mortuis, impertiit”. E nello stesso modo parla s. Tommaso del corporale nella 3ª part. alla quest. 83 art. 3 “Ad septimum”. E nel concilio di Selinestat, tenuto l’anno 1022, come può vedersi appresso il citato Longueval al tom. 7 pag. 178 vien riprovato il costume introdotto di gettare il corporale nel fuoco per estinguerlo; aggiungendo lo stesso autore essersi lungo tempo conservato in Cogni un corporale che aveva un certo segno per poterlo facilmente ritrovare in caso d’incendio.

da P. LAMBERTINI, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 26-27.

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Venezia, 24 gennaio 2016 messa tridentina celebrata da mons. Soseman

Chiesa di S. Simon Piccolo a Venezia

La domenica di Settuagesima, 24 gennaio 2016 alle 11, mons. Richard R. Soseman, officiale della Congregazione per il Clero, canterà la messa di tabella in rito tridentino alla chiesa dei SS. Simeone e Giuda, vulgo S. Simon Picolo a Venezia, retta dalla Fraternità Sacerdotale di San Pietro.

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Venerdì dei Quattro Tempi d’Avvento. Colletta a San Marco. Stazione ai Santi Dodici Apostoli

SS. XII Apostoli

La stazione precedente le solenni ordinazioni in Roma, è sempre all’Apostoleion di Pelagio I, e questo, così in omaggio al coro degli Apostoli, la cui missione per l’evangelizzazione del mondo dovrà ormai essere continuata dai leviti di domani, come ancora a cagione della grande celebrità a cui era salita questa veneranda basilica nel primo periodo bizantino. Il Pontificale ne fa suo primo autore papa Giulio I; ma l’edificio, in grazia del danaro bizantino, dovette poi ricevere dei fondamentali restauri sotto i pontefici Pelagio e Giovanni III, così che, scomparso il ricordo di papa Giulio, il tempio passa comunemente come un’opera di Pelagio I, monumento votivo della vittoria riportata da Narsete sui Goti. Nel 1873 scavandosi sotto l’altare centrale, fu trovata una capsella contenente dei frammenti delle ossa dei santi apostoli Filippo e Giacomo misti a residui di balsamo, ivi certamente deposti in occasione della seconda dedicazione della basilica. Nel secolo IX trovarono altresì ricetto in questa chiesa parecchi corpi di antichi Martiri trasportati dal cimitero di Aproniano sulla via Latina i tra cui quello veneratissimo di sant’Eugenia, che perciò conservavasi in uno speciale oratorio attiguo all’Apostoleion.

La colletta, o convegno donde oggi soleva prendere le mosse la processione stazionale prima di giungere all’Apostoleion, doveva essere nel vetusto titolo di San Marco in Pallacinis, che sorge ivi presso. Così almeno è prescritto nelle liste stazionali per il venerdì dei IV Tempi di quaresima, sebbene queste serie delle stazioni nulla contengano a riguardo dell’odierna funzione natalizia.

(A. I. SCHUSTER, Liber Sacramentorum II, p. 124)

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Mercoledì dei Quattro Tempi d’Avvento. Colletta al titolo d’Eudossia. Stazione a Santa Maria Maggiore

S. Maria Maggiore

Il solenne digiuno dei Tre Tempi sembra in origine proprio della Chiesa Romana, dalla quale poi lo appresero le altre diocesi latine. San Leone I ne spiega bene il significato, specialmente in occasione dei digiuni di dicembre, osservando che, al chiudersi delle stagioni e prima di porre mano alle riserve invernali, è assai conveniente che ne offriamo le primizie alla divina Provvidenza, con una spontanea libazione d’astinenza e d’elemosina. Vi si aggiungeva per la circostanza un motivo speciale. Un’antica tradizione riservava al mese di dicembre le ordinazioni dei preti e dei diaconi, e per consuetudine introdotta dagli Apostoli stessi, il popolo cristiano per mezzo del digiuno e della preghiera doveva associarsi al vescovo, per impetrare dal Signore un’abbondanza di carismi sacerdotali sul capo dei neo-eletti al ministero dell’altare.

Infatti, gl’interessi supremi del popolo cristiano dipendono in gran parte dalla santità del Clero; e poiché c’insegna la Scrittura che il gastigo più terribile che Dio infligge alle nazioni prevaricatrici si è quello di concedere loro pastori e duci della loro stessa genia, è evidente che l’ordinazione dei sacri ministri non è un affare che interessa esclusivamente il vescovo e il suo seminario, ma ha un’importanza decisiva e suprema per tutta la famiglia cattolica.

Per questo motivo gli Atti degli Apostoli ricordano i solenni digiuni e le pubbliche preghiere che precedettero l’ordinazione dei primi sette Diaconi, e poi la missione di Paolo e Barnaba all’apostolato fra i gentili; ed oggi, dopo tanti secoli, questa disciplina non ha subito alcun rallentamento essenziale. I riti e l’apparato esterno saranno forse un po’ più modesti che nell’alto medio evo a Roma; però i digiuni, le stazioni preparatorie e le solenni preghiere della Comunità Cristiana, ancor precedono regolarmente l’imposizione sacramentale delle mani sugli eletti al sacerdozio.

Oggi la stazione – come di regola il mercoledì dei IV Tempi – è nella basilica Liberiana, per porre i nuovi leviti sotto il celeste patrocinio di Colei che i Padri chiamarono talvolta Vergine-Sacerdote, tempio in cui il Verbo stesso incarnato fu unto sacerdote dal divino Paraclito. Altra volta la processione del clero e del popolo si conduceva al tempio di Liberio movendo da san Pietro in Vincoli, e traversando al canto supplice della litania la Suburra, il Viminale e l’Esquilino. Dopo la colletta d’ingresso a Santa Maria Maggiore, uno scriniario papale annunziava al popolo dall’ambone i nomi dei futuri ordinandi: Auxiliante Domino et Salvatore nostro Iesu Christo eligimus hos N. N. diaconos in presbyteratum. Si igitur est aliquis qui contra hos viros aliquid scit de causa criminis, absque dubitatione exeat et dicat; tantum, memento Communionis suae.

Queste solenni proclamazioni tenevano a Roma luogo dell’antico rito, così diffuso altrove, del suffragio popolare nelle ordinazioni dei sacri ministri. In alcuni luoghi il popolo veniva consultato, allo scopo che ubbidisse poi più di buon animo a coloro che egli stesso s’era scelto a pastori. Roma tuttavia sin da antico – e lo attesta san Clemente ai Corinti – riteneva questa concessione troppo pericolosa e compromettente, facile ad essere male interpretata, e poco conforme al carattere divinamente autoritario della sacra gerarchia. E il Cristo per mezzo degli Apostoli e dei vescovi che deve scegliere i suoi ministri, e non per mezzo del suffragio popolare, come si faceva al foro pei magistrati. Roma adunque nelle sacre Ordinazioni riservava al popolo una parte onorifica, senza dubbio, ma secondaria e di mera garanzia; quella cioè di deporre contro i candidati, nel caso li conoscesse giuridicamente colpevoli ed indegni. È appunto quanto esige l’Apostolo, quando scrive a Timoteo esser necessario che gli eletti all’ufficio sacerdotale abbiano testimonium … bonum ab his qui foris sunt, ut non in opprobrium incidant1.

L’odierna messa è tutto un sospiro, un grido ardente dell’animo verso il Messia venturo. Il gran profeta dell’Avvento è Isaia, onde la Chiesa in questi giorni rilegge i più bei squarci del suo volume, perché anche i fedeli affrettino coi loro voti il regno di Gesù Cristo.

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1 I Timoth. III, 7.

(A. I. SCHUSTER, Liber Sacramentorum, II, pp. 120-121)

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Immacolata 2015

Immacolata

8 Dicembre. Sesto delle Idi

IMMACOLATA CONCEZIONE

DELLA BEATA VERGINE MARIA

Gloriósa dicta sunt de te, María : quia fecit tibi magna qui potens est.

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