Sabato dopo le Ceneri. Stazione a San Trifone

Il titolo di San Trifone è d’origine medievale, e sembra che sia stato eretto e rifatto nel secolo X dai famosi Crescenzi che lì presso avevano il loro fortilizio. Sotto l’altare erano conservati i corpi dei Martiri Trifone, Respicio e Ninfa, dei quali perciò si celebra la commemorazione natalizia il 10 novembre; ma al tempo di Clemente VIII, essendo l’edificio prossimo a rovina, Reliquie e stazione vennero trasferite alla prossima chiesa di Sant’Agostino.

A tempo di san Gregorio, pur antecipandosi di quattro giorni i digiuni quaresimali, la settimana di quinquagesima non aveva che le due tradizionali sinassi delle ferie IV e VI; perciò l’Antifonario quest’oggi non designa alcun canto per la messa, tanto che si ripetono quelli di ieri.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, III, p. 52)

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Venerdì dopo le Ceneri. Stazione ai Santi Giovanni e Paolo

La messa stazionale è sul Celio nella basilica di Bizante, eretta da questo senatore e da suo figlio Pammachio entro la casa dei Santi Giovanni e Paolo. I due martiri v’avevano incontrato la morte per la fede, e v’erano stati nascostamente sepolti in un sotterraneo. Così avvenne che, soli tra tutti i Martiri romani – tumulati regolarmente nei cimiteri estramurali, come imponeva la legge, – Giovanni e Paolo riposassero nel cuore stesso della Città Eterna, privilegio particolare che fa ben rilevare il Sacramentario Leoniano nel prefazio festivo dei due Santi.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, III, pp. 49-50)

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Giovedì dopo le Ceneri. Stazione a San Giorgio in Velabro

La stazione a San Giorgio venne istituita da san Gregorio II, quando il culto verso questo megalomartire orientale era divenuto in Roma veramente popolare. Il titolo apparisce già eretto nel 482, giacché un’epigrafe di quell’anno ricorda un Augustus lector de Belabru; ma la dedicazione dell’aula al Martire orientale San Giorgio è certamente posteriore.

L’odierna lezione evangelica del Centurione di Cafarnao, allude al carattere militare attribuito a san Giorgio dalla tradizione, tanto che nel medio evo questo Santo fu invocato specialmente come il difensore armato della famiglia cristiana.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, III, p. 47)

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Domenica di Quinquagesima. Stazione a San Pietro

Questa solenne sinassi presso la confessione vaticana chiude il triduo di preparazione alla solennità veneranda dei digiuni; oramai, dopo d’esserci assicurata la protezione di Lorenzo, di Paolo e di Pietro, domenica prossima nella basilica Lateranense potremo inaugurare con tutta fiducia il sacro ciclo penitenziale. A somiglianza dei Greci, i devoti e le famiglie religiose solevano sin da antico dare inizio in questa settimana all’astinenza dalle carni. La Chiesa in parte ha imitato quest’uso, anticipando i digiuni la Feria IV seguente.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, III, pp. 35-36)

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Roma, 21 febbraio 2015 alla Ss.ma Trinità dei Pellegrini messa per la cessazione dell’epidemia da ebola

Ss. Trinità dei Pellegrini ai Catinari

La Federazione internazionale Una Voce (FIUV) ha diffuso la richiesta di Una Voce Sudafrica, avanzata a nome di tutti i consoci e i simpatizzanti del movimento in Africa, affinché siano celebrate messe, con processioni e litanie, per la cessazione dell’epidemia da ebola, diffusa in molte parti di quel continente.

Una Voce Italia, aderendo all’appello e di intesa con la presidenza della FIUV, ha disposta la celebrazione di una santa messa secondo quelle pie intenzioni.

A  cura del reverendo Clero della Fraternità Sacerdotale di San Pietro, il santo sacrificio, seguito dalle Litanie dei Santi, sarà celebrato il sabato dopo le Ceneri 21 febbraio nella romana chiesa della Trinità dei Pellegrini alle 18:30 dal padre William Barker.

Orémus.                                                  Oratio.

Exáudi nos, Deus, salutáris noster : et intercedénte beáta et gloriósa Dei                           Genitríce María semper Vírgine, et beáto Sebastiáno Mártyre tuo,                                       et ómnibus Sanctis, pópulum tuum ab iracúndiæ tuæ terróribus líbera, et                               misericórdiæ tuæ fac largitáte secúrum.

Propitiáre, Dómine, supplicatiónibus : et animárum et córporum medére                               languóribus : ut remissióne percépta, in tua semper benedictióne lætémur.

Da nobis, quaésumus, Dómine, piæ petitiónis efféctum : et pestiléntiam                                   mortalitatémque propitiátus avérte; ut mortálium corda cognóscant, et te                               indignánte tália flagélla prodíre, et te miseránte cessáre. Per Dóminum. R). Amen.

 

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26 novembre 2014, il presidente della FIUV dal Santo Padre

26 novembre 2014 il presidente della FIUV incontra papa Francesco

Il 26 novembre 2014 il presidente della Federazione Internazionale Una Voce (FIUV) James Bogle ha incontrato papa Francesco nel corso dell’udienza generale, e gli ha consegnato un documento sul crescente interesse dei giovani per il rito romano antico dopo l’uscita del Motu proprio Summorum Pontificum.

Il presidente Bogle guidava una delegazione della FIUV a Roma per illustrare l’attività della Federazione e chiedere alla Santa Sede di sostenere il rito tradizionale in tutto il mondo.

La delegazione ha incontrato anche i cardinali George Pell, Raymond Burke, Darío Castrillón Hoyos, mons. Guido Pozzo della Pontificia Commissione Ecclesia Dei e alcuni Officiali della Curia Romana.

Cfr. Fiuv

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Mons. Zenti a S. Toscana il 28 dicembre 2014: “Il Vescovo rispetta e apprezza il rito che voi seguite”

Mons. Giuseppe Zenti a S. Toscana il 28 dicembre 2014

Il 28 dicembre 2014 S. E. mons. Giuseppe Zenti vescovo di Verona ha celebrato i vespri secondo il rito tridentino alla rettoria di S. Toscana a Porta Vescovo, la chiesa ove da oltre vent’anni vi è la messa tridentina la domenica alle 11.

Dopo la benedizione eucaristica il Presule ha rivolto elevate parole ai cristiani che gremivano la chiesa. Ha ricordato la grandezza del canto gregoriano, affermando che l’inno cantato ai vespri, Jesu Redemptor omnium, vale un’immensità, trasporta oltre il cielo. “Il Vescovo – così mons. Zenti – rispetta e apprezza il rito che voi seguite”.

I canti sono stati eseguiti dall’Ensemble Veneti Cantores diretto dal m° Massimo Bisson. Il servizio liturgico è stato curato dall’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote.

La funzione è stata promossa e organizzata dalla Sezione di Verona San Pietro Martire di Una Voce Italia, in collaborazione con il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum. Era presente il presidente nazionale di Una Voce Italia.

Hanno assistito con l’abito da chiesa i cavalieri della Delegazione di Verona del Sovrano Militare Ordine di Malta accompagnati dal loro cappellano mons. Silvano Mantovani.

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4° Pellegrinaggio Summorum Pontificum, il 24 ottobre 2015 messa tridentina a S. Pietro

4° Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum, Roma 22-25 ottobre 2015

Il Coetus Internationalis Summorum Pontificum ha reso noto che anche nel 2015 vi sarà la messa tridentina alla Basilica di S. Pietro in Vaticano, sabato 24 ottobre 2015 alle 12. Data e ora sono state fissate dal Cardinal Arciprete della basilica Angelo Comastri.

Nella messa in S. Pietro, come ormai consuetudine, culminerà la quarta edizione del Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum a Roma dal 22 al 25 ottobre.

Il CISP ha comunicato che il pellegrinaggio inizierà con i vespri pontificali il giorno 22 alla Ss.ma Trinità dei Pellegrini, e si concluderà il 25 con la messa di Cristo Re nella stessa chiesa.

Cfr. unacumpapanostro.com Info orga.cisp@mail.com

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Milano, da domenica 11 la messa in rito ambrosiano antico sarà celebrata alla chiesa di S. Maria della Consolazione al Castello

Chiesa di S. Maria della Consolazione al Castello, Milano

A partire da domenica 11 gennaio 2015 la messa in rito ambrosiano antico a Milano sarà celebrata alla chiesa di S. Maria della Consolazione al Castello (L.go Cairoli 1), sempre alle ore 10, invece che a S. Rocco al Gentilino.

In seguito alla prossima chiusura per restauri della chiesa del Gentilino – dove la messa è stata celebrata ininterrottamente per trent’anni, dal 1985, promossa e gestita dalla sezione di Milano di Una Voce Italia, – l’arcivescovo card. Angelo Scola ha destinato la nuova chiesa per il culto antico.

 

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6 Gennaio. Epifania del Signore. Stazione a San Pietro

Epifania vuol dire apparizione, e presso gli orientali originariamente aveva il medesimo significato che Natale a Roma. Era la festa del Verbo Eterno che si rivela all’umanità rivestito di carne. Si veneravano particolarmente tre diverse circostanze di questa rivelazione storica, l’adorazione dei Magi a Bet-lehem, la conversione dell’acqua in vino alle nozze di Cana, ed il battesimo di Gesù nel Giordano. Tra gli Orientali spicca soprattutto la scena del Giordano, quando lo Spirito Santo in forma di colomba adombrò il Salvatore, e l’Eterno Padre dal cielo lo proclamò suo figliuolo diletto. Fin dal tempo di san Giovanni la Gnosi eretica attribuiva a questa scena un’importanza capitale per la sua cristologia, sostenendo che soltanto allora la divinità si era unita all’umanità di Gesù, per dipartirsene poi al momento della sua crocifissione. Quel battesimo era quindi la vera nascita divina di Gesù, e perciò gli Gnostici lo celebravano con ogni pompa. Contro la qual dottrina scrisse pure san Giovanni nella sua prima Epistola: hic venit (Gesù Cristo) per aquam et sanguinem, non in aqua solum, sed in aqua et sanguine, cioè a dire, Gesù venne al mondo in qualità di Salvatore e di Figlio di Dio, non soltanto nelle acque del Giordano, ma sin dalla sua incarnazione, in cui prese corpo e sangue umano. È probabile che i cattolici, ad esempio dell’Evangelista, all’epifania gnostica del Battesimo abbiano voluto contrapporre sin dalla prim’ora quella della nascita temporale a Bet-lehem; onde la solennità ebbe un significato assai complesso, in quanto che volle altresì ritenere i dati evangelici del battesimo e delle nozze di Cana, relegandoli tuttavia in seconda linea, siccome altrettante rivelazioni solenni ed autentiche della divinità di Gesù. A Roma, in un ambiente molto positivo ed alieno affatto dall’esaltazione mistica degli Orientali, la ricorrenza storica del Natale di Gesù acquistò tuttavia tale popolarità, che ancor oggi è l’idea dominante di tutta la liturgia natalizia. Ci fu, è vero, qualche incertezza nella data, e ne seguì uno sdoppiamento. La solennità del 6 gennaio sulle rive del Tevere venne anticipata di due settimane in grazia esclusiva del Natale, ma rimase al suo posto l’antica teofania, sebbene impoverita di concetto, giacché la greppia di Bet-lehem, quasi per attrazione, diede maggior risalto all’adorazione dei Magi, a spese dell’originario significato del battesimo nel Giordano.

È probabile che nel III secolo Roma seguisse ancora fedelmente la primigenia tradizione orientale, amministrando perciò il battesimo solenne il giorno della Teofania. Ippolito, infatti, tenne un sermone ai neofiti ἐις τὰ ἅγια Θεοφάνεια precisamente come nell’antichissimo calendario copto, ove l’odierna festa è chiamata dies baptismi sanctificati. A tempo del Nazianzeno i greci l’intitolavano la solennità dei santi lumi - In Sancta Lumina -, in quanto che il battesimo è l’illuminazione soprannaturale dell’anima. Il terzo ricordo annesso alla solennità d’oggi è il primo miracolo compiuto dal Salvatore alle nozze di Cana. Esso è annoverato tra le teofanie cristologiche, giacché i prodigi evangelici forniscono la prova esterna della divinità di Gesù. San Paolino da Nolae san Massimo di Torino rilevano il triplice aspetto della festa dell’Epifania in termini affatto simili a quelli che adopera la Chiesa Romana nella splendida antifona dell’ufficio dell’aurora. Hodie caelesti Sponso iuncta est ecclesia – nozze mistiche simboleggiate già da quelle di Cana – quoniam in Iordano lavit Christus eius crimina – battesimo dei peccati – currunt cum muneribus magi ad regales nuptias – adorazione del divin Neonato – et ex aqua facto vino laetantur convivae – miracolo di Cana.

Ciò che reca meraviglia si è che questi elementi primitivi della solennità teofanica orientale si ritrovano compenetrati più o meno in Roma nella stessa festa del 25 dicembre; tant’è vero che papa Liberio, in un discorso tenuto a San Pietro nel giorno del Natale, quando Marcellina, sorella di sant’Ambrogio, ricevé dalle sue mani il velo verginale, tra l’altro le disse: “Tu, o figlia, hai desiderato un eccellente matrimonio. Vedi quale folla di popolo è accorsa al Natale del tuo Sposo, e nessuno se ne parte non satollo. Questi, infatti è colui che, invitato a nozze, cangiò l’acqua in vino, e con cinque pani e due pesci sfamò nel deserto quattromila uomini”.

La Stazione a San Pietro s’ispira al medesimo concetto che il dì di Natale. In Roma, le grandi solennità, tranne quelle troppo prolisse del battesimo pasquale, si celebrano presso il Pastor Ecclesiae, la cui basilica è l’ovile del gregge romano. Gli Ordini Romani sino al secolo XIII prescrivevano che dopo la messa il Papa cingesse la tiara e facesse ritorno in Laterano a cavallo. Più tardi però i Pontefici preferirono trattenersi in Vaticano anche pei secondi vesperi, cui assistevano con pluviale di scarlatto ed aurea mitra in capo. L’uso che il Papa medesimo celebrasse oggi la messa stazionale ci è attestato sino alla fine del secolo XIV nell’Ordo del vescovo Pietro Amelio di Sinigallia, il quale fa solo eccezione pel caso in cui l’infermità del Pontefice o il rigore del freddo glielo avessero impedito.

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1Epist. I, V, 6. 2Poem., XXVIII. Nat. IX, 47. P. L., LXI, col. 649. 3Hom. VII in Epiph. P. L., LVII, col. 271 e seg.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, II, pp. 193-195)

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