In ricordo di Elsa Bolzonello Zoja

Elsa Bolzonello Zoja (1937-2007)

Nell’ambito dei «Concerti in ricordo Elsa Bolzonello Zoja (1937-2007)», promossi dagli Amici dei musei e dei monumenti di Castelfranco Veneto e della Castellana, il 21 aprile 2017 alle 21 presso l’oratorio (prima parte) e la chiesa (seconda parte) di S. Marcello in S. Filippo Neri (dei Filippini) a Vicenza (Corso Palladio 35) il maestro Massimo Bisson, nostro consocio, terrà un concerto d’organo con musiche rispettivamente di S. Bertoldo, G. Frescobaldi, J. J. Froberger, B. Storace e di D. Buxtehude, J. Pachelbel, J. G. Walther.

Una Voce Italia si associa nel ricordo di Elsa Bolzonello, scomparsa dieci anni orsono il 26 marzo 2007, socia onoraria della Sezione Paolo Zolli di Venezia, che sempre sostenne e promosse da sua pari la Messa tridentina e la musica sacra tradizionale.

Riproduciamo quanto ne scrisse lo stesso maestro Bisson che le fu allievo (cfr. www.unavoce-ve.it 11 ago. 2008):

Ricordo di Elsa Bolzonello

Elsa Bolzonello, trevigiana, aveva frequentato il Conservatorio Pollini di Padova, dove si era diplomata in pianoforte, organo e composizione. I titoli musicali certo non le mancavano ma, come lei spesso diceva, «non sono questi che fanno il musicista». Si era specializzata nella musica antica studiando con grandi interpreti come Leonhardt e Tagliavini; aveva così scoperto l’organo – amava dire – solo dopo il diploma: in Italia infatti, negli anni Sessanta, la scuola organistica non aveva ancora compiuto progressi decisivi verso l’interpretazione filologica della musica antica. Oggi invece, grazie alla silenziosa opera di buoni maestri come Elsa, si può dare per assodato tutto questo: grazie al suo intelligente intuito, infatti, molti giovani si sono affezionati alla tradizione musicale italiana, riscoprendo organi storici di altissimo pregio con i quali gustare i più grandi capolavori di ogni tempo, il repertorio di quei secoli in cui l’Italia faceva scuola a tutta Europa. Grazie all’impegno continuo della professoressa Bolzonello (che era anche Ispettore onorario per la tutela degli organi storici), decine di organi antichi si sono salvati dalla distruzione, soprattutto negli anni in cui le Sovrintendenze non capivano l’importanza di tali reliquie sonore.

Alla fine del 2006 aveva raggiunto il pensionamento dopo quarant’anni di insegnamento, trenta dei quali passati come docente d’organo al conservatorio «Benedetto Marcello» di Venezia: a malincuore aveva lasciato i suoi allievi per i quali nutriva un autentico affetto materno; le rimaneva comunque l’orgoglio di avere educato dei buoni organisti (dei «fuoriclasse», diceva). Nell’epoca della spazzatura culturale, Elsa Bolzonello non smetteva di inculcare ai suoi «ragazzi» i principi fondamentali dell’arte, fatta di sottili dettagli che magari non sono percepibili all’ascoltatore comune, ma che fanno la differenza tra il vero organista e il «dattilografo». Passava lunghi momenti a discutere con gli studenti sull’importanza di non cedere allo sconforto nel vedere i soliti strimpellatori di chitarra eclissare organisti di valore nelle chiese di ogni dove: incitava a combattere la battaglia per la buona musica, affinché un giorno le navate si riempissero nuovamente della celeste musica del canto gregoriano e dell’organo.

Negli ultimi anni, Elsa aveva riscoperto con grande gioia il rito tridentino, partecipando alla messa domenicale presso la chiesa di S. Canziano a Padova e frequentando, non raramente, anche le celebrazioni di S. Simon a Venezia. Dato il suo impegno a favore della liturgia e della musica sacra tradizionali, nel 2006 Una Voce Venezia l’aveva nominata socio onorario.

Massimo Bisson

Pubblicato il Eventi | Taggato come , , | Commenti disabilitati su In ricordo di Elsa Bolzonello Zoja

Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa, LXXXI-LXXXII

Del principio della Messa sino all’introito

Card. Prospero LambertiniLXXXI. Come ben sa ciascheduno, stando il sacerdote giù dalla predella o siano scalini dell’altare, incomincia la Messa, facendo il segno della croce: dal quale i cristiani per apostolica tradizione incominciano tutte le loro azioni, come ben avverte Tertulliano nel libro De corona militis al cap. 3. Fatto il segno della croce, recita l’antifona Introibo: il che è molto proprio; imperocché significando la parola greca Antifona un canto reciproco ed alternativo, e fino dal quarto secolo essendo già introdotto l’uso nella Chiesa greca e latina di recitare o cantare i salmi alternativamente a due cori, e di cantare alternativamente una parte di un salmo proporzionata ed adattata all’azione che si faceva, non poteva ritrovarsi parte di salmo più adattata pel principio della Messa, che quello di cui ora si parla, come ben considera il P. Le Brun nel tom. 1 della sua opera alla pag. 109.

LXXXII. Siegue il salmo 42. «Judica me Deus» salmo che cantò Davide, quando fuggendo dalla faccia di Saulle, e stando lontano dalla patria per iscansare il furore del re, consolava se stesso, colla speranza di ritornare una volta nella città di Gerusalemme, ed accostarsi all’altare del Signore, ed offerirvi i sacrifizi. Si recita questo salmo alternativamente, cioè un versetto per uno, dal sacerdote e dal ministro; dovendo esser comune fra l’uno e l’altro la fiducia e l’allegrezza nell’accostarsi al sacro altare e nell’oblazione del sacrifizio che si fa a Dio per mano del sacerdote, come ben prosiegue il Pouget nelle sue Istituzioni cattoliche al tom. 2 pag. 825. E finito il salmo, alternativamente pure si recita il Gloria Patri dal sacerdote e dal ministro. Questo Gloria Patri dagli antichi Padri è chiamato inno di glorificazione. Di esso abbiamo parlato ancora, quando si trattò della festa della santissima Trinità. Alcuni ne fanno autore Flaviano monaco Antiocheno. Altri lo vogliono istituito dal concilio Niceno. Ma essendovi di esso le testimonianze di s. Atanasio e Basilio più antichi del detto concilio, meglio ragiona chi dice, riconoscere la sua origine dall’apostolica tradizione, giusta la quale essendo stati battezzati i fedeli nel principio della Chiesa in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, impararono a cantare alle 3 divine persone l’inno di glorificazione: e solamente al concilio Niceno si può attribuire l’aggiunta «Sicut erat in principio», fatta per confondere e riprovare l’eresia d’Arrio. Veggansi i Cardinali Baronio all’anno di Cristo 325 num. 175, Bona de divina psalmodia al cap. 16 § 6 e Rer. Liturgic. al lib. 2 cap. 3 num. 2. Il secondo concilio Vasense e secondo altri, il terzo al can. 5 tom. 4 De’ concili pag. 1680 tenuto nell’anno di Cristo 529 suppone già introdotto l’uso appresso la sede apostolica in tutto l’oriente, nell’Africa e nell’Italia, di dire nel Gloria Patri le parole «Sicut erat in principio»; e prescrive che in questo modo si reciti ancora nella Francia: «Quia non solum in sede apostolica, sed etiam per totum orientem, et totam Africam, vel Italiam propter Haereticorum astutiam, qui Dei Filium non semper cum Patre fuisse, sed a tempore coepisse blasphemant, in omnibus clausulis post Gloria Patri etc. Sicut erat in principio dicitur, etiam et nos in universis Ecclesiis nostris hoc ita dicendum esse decernimus». Ma nella Spagna più tardi fu introdotto l’aggiungere le parole «Sicut erat in principio» al «Gloria Patri»; leggendosi nel can. 12 del concilio quarto Toletano nel tom. 5 De’ concili del Labbé alla pag. 1710 il qual concilio fu tenuto l’anno 633 come in appresso: «In fine omnium psalmorum dicimus: Gloria et honor Patri, et Filio et Spiritui Sancto in saecula saeculorum amen»; e dicendosi il «Gloria Patri» nello stesso modo della Liturgia Mozarabica.

Cfr. P. LAMBERTINI, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 66-67.

Pubblicato il Senza categoria | Taggato come , , | Commenti disabilitati su Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa, LXXXI-LXXXII

Jacques Bénigne Bossuet, L’eucaristia essendo la nostra Pasqua è insieme un sacramento e un sacrificio

Tutto portava, dunque, un’idea di sacrificio nella Cena di Nostro Signore: non è da meravigliarsi se la Chiesa l’ha così fatta propria. Non si deve obiettare che Gesù Cristo ha istituito un sacramento, e l’ha istituito per mangiare e non per offrire, oppure che ha istituito non un sacrificio, ma la commemorazione di un sacrificio. Infatti la ragione di sacramento non ripugna affatto a quella di sacrificio, ancor meno il mangiare e la commemorazione. Ne è testimone, senza andar più lontano, la festa di Pasqua che fu per gli Ebrei insieme un sacramento e un sacrificio, una cosa che si offriva e che si mangiava come tante altre vittime. Era un vero e proprio sacrificio che si ripeteva tutti gli anni, e insieme la commemorazione di un sacrificio mediante il quale il popolo di Dio era stato liberato dalla gran piaga d’Egitto.

Richiamate qui alla memoria questa notte tanto funesta per gli Egizi, in cui l’Angelo doveva passare in tutte le loro case a sterminare i primogeniti. Gli Ebrei non meritavano di essere castigati meno degli altri, perché tutti hanno peccato e hanno bisogno della bontà di Dio. Ma Dio voleva risparmiarli e liberarli d’un colpo dalla schiavitù d’Egitto. Voi sapete che per questo egli ordinò loro di sacrificare un agnello per ciascuna casa, mangiarlo e bagnare le porte di casa con il suo sangue. «Passerò, dice il Signore, e sopprimerò tutti i primogeniti degli Egizi, ma quando vedrò il sangue sulla porta delle vostre case, passerò oltre e non vi perderò come gli altri» (Es. 12, 12 ss.). Anzi, da questo stesso giorno voi uscirete dalla schiavitù, e l’Egitto sarà ben contento di rimettervi in libertà. Ecco il sacrificio della liberazione. Bisogna ancora che vi racconti come Dio ordinò che si rinnovasse ogni anno? In memoria di questa notte della liberazione del popolo si doveva ancora immolare un agnello, ancora spargerne il sangue. Perché? il Signore passerà ancora una volta con la sua mano vendicatrice? Niente affatto, è una commemorazione, e tale commemorazione è come l’altra un sacrificio, un agnello come allora, un sangue sparso in memoria della liberazione compiuta, come allora era stato sparso per compierla. Voi ben capite, senza bisogno di dirlo, che il primo sacrificio è la fonte e il principio e rappresenta la morte di Gesù Cristo, mentre i sacrifici che si ripetono ogni anno rappresentano quello dell’Eucaristia, ove di conseguenza l’agnello e il suo sangue devono esserci altrettanto veramente che nel primo. Ma non sia detto che la verità non abbia nulla di più della figura. Nel nuovo Testamento non è permesso offrire altro agnello che Gesù Cristo. Vi sarà dunque un agnello, ma sempre lo stesso. Questo agnello può morire una sola volta, quindi la seconda oblazione non sarà niente di più che una morte e un sacrificio mistico. L’agnello comunque vi sarà, altrimenti la figura che dovrebbe essere al di sotto della verità vi starebbe al di sopra. Anche il sangue vi sarà tutto intero, e sarà sparso, ma in modo nascosto e misterioso per applicare a ciascuno ciò che è stato offerto una sola volta per tutti. Se con l’agnello e il suo sangue si trova qui pane e vino da consacrare, e le cui specie continuano a comparire, è perché Gesù Cristo ha da compiere più di una figura. Bisogna che compia il sacrificio di Melchisedec, come dicono tutti i Padri, che compia la figura e dei pani della proposizione, che si offrivano a Dio, e del vino che su di essi era effuso. Bisogna del pari che compia gli azzimi che si dovevano mangiare con l’agnello pasquale come con le altre vittime, ed è una delle ragioni per cui la Chiesa latina sacrifica ancora in azzimo. E’ la Pasqua della nuova alleanza che si celebrerà non tutti gli anni come l’antica Pasqua, ma tutti i giorni. E per la stessa ragione per cui il battesimo, che è la nostra circoncisione, come la circoncisione non è altro che un sacramento, l’Eucaristia che è la nostra Pasqua deve essere un sacramento e un sacrificio.

Questa era, se lo intendiamo, la Pasqua che Gesù Cristo desiderava tanto mangiare con i suoi discepoli, come attesta loro con queste parole: «Con gran desiderio ho desiderato mangiare questa Pasqua con voi prima di morire» (Lc. 22, 15). Questa Pasqua tanto desiderata dal Figlio di Dio non era la Pasqua della legge che stava per finire, che molti ritengono che non poté mangiare quell’anno, essendo stato lui stesso immolato nello stesso tempo in cui si immolava la Pasqua, che in ogni caso aveva mangiato più volte con i discepoli, e che non doveva essere l’oggetto ultimo dei suoi desideri soprattutto perché essa doveva essere rigettata, come tutti gli altri sacramenti della legge, dalla croce di Gesù Cristo. Il vero oggetto del desiderio del Salvatore era la nuova Pasqua che egli stava per donare ai suoi discepoli nel suo corpo e nel suo sangue, e doveva compiere nel regno del Padre quando fosse stato chiaramente la vita e il nutrimento di tutti i suoi figli. E’ dunque una Pasqua e un sacrificio. La Chiesa lo ha riconosciuto ed è per questo che ci ha detto in una delle preghiere della sua liturgia che il giorno della Cena Gesù Cristo ha istituito un sacrificio perpetuo in cui si è offerto egli stesso per primo, e che ci ha insegnato a offrire.

Cfr. J. B. BOSSUET, Explication de quelques difficultez sur les prières de la Messe à un nouveau catholique, Paris, veuve Sébastien Mabre-Cramoisy, 1689, pp. 92-99 (cap. 23). Traduzione nostra. Pubblicato in «Una Voce notiziario», 2014-2015, 56-57 ns, pp. 1-2, qui

Pubblicato il Senza categoria | Taggato come | Commenti disabilitati su Jacques Bénigne Bossuet, L’eucaristia essendo la nostra Pasqua è insieme un sacramento e un sacrificio

In morte di Cristina

Tomba di Cristina Campo (Vittoria Guerrini) alla Certosa di Bologna

10 gennaio 1977 – 10 gennaio 2017, quarant’anni dalla morte di Cristina Campo. Il testo di questo necrologio, pubblicato allora sul bollettino nazionale di Una Voce Italia, oggi come ieri rimane l’espressione del sentimento inconcusso della nostra associazione verso Chi la ha concepita e fatta vivere, e verso i suoi ideali.

La scomparsa di Cristina Campo ha suscitato nei circoli di UNA VOCE, in tutta l’Italia, una impressione di sgomento doloroso.

Ancora giovane e carica di energie che la mantenevano in una vibrazione continua, è morta quasi d’improvviso, avendo conservato fino all’ultimo estremo la volontà di operare, specie nei settori dove aveva dato prova di vasta cultura e di intelligenza affascinante. Si può ben dire che le sue peculiarità consistessero principalmente nella cultura e nella intelligenza, che riusciva ad adoperare con arte non di rado vicina al magistero.

Il sapere, come categoria dello spirito, e la felice capacità di manovrarlo, l’aveva portata a una concezione aristocratica del mondo, che praticava lei stessa con un rigore che non conosceva cedimento. Nell’abominevole, degradante democrazia populista che infesta la società attuale, il culto da lei professato per i valori e per le gerarchie dell’Essere, appariva un punto di riferimento provvidenziale a chi, per avventura, fosse in procinto di smarrire la buona strada; ma suonava anche aspro disprezzo verso la spavalderia che insorge dagli infimi strati della ignoranza.

Più che i fasti di una cultura accademica, Cristina perseguiva la cultura dell’anima. Di qui, la sua profonda attrazione verso la teologia universale, verso le sue forme liturgiche più complesse e i suoi simboli traboccanti di mistero: materie nelle quali era ferratissima, tanto da tener testa, quando occorresse, a qualsiasi «specialista”, laico o religioso, in vena d’insensata profanazione. Una profonda religiosità traspare dalle opere che andò pubblicando, per lo più introduzioni, commenti, guide a testi sacri, o ad avvenimenti terribili del passato e del presente – dall’insondabile mistero della Città di rame, alla sublime umiltà del Pellegrino russo; dalla cruenta caduta del Montezuma e del suo impero ad opera della selvaggia sete di potere spagnola, alla impressionante marcia dei Tibetani verso l’India, costretti a lasciare il loro gloriosissimo Regno religioso dalla feroce ignoranza comunista cinese, – questi commenti di Cristina a fatti tanto tremendi, finivano per diventare essi stessi opere di alto pregio letterario, esposte con stile di rara preziosità, in cui, accanto allo scintillio della parola, rifulge il lampo della sintesi, così come accade nelle prose di rarefatta meditazione raccolte nel suo ultimo volume, Il flauto e il tappeto.

Basterà questo accenno, qui, alla sua attività letteraria. Per noi, Vittoria Guerrini, detta Cristina Campo, è la fondatrice di UNA VOCE – Italia. Chi non ha vissuto le indimenticabili giornate del 1966, quando di fronte al nemico che avanzava massiccio, spinto contro la Chiesa di sempre da frenetici fermenti lercariani, si ergeva soltanto una fragile e già ammalata giovane donna a fare barriera; chi non l’ha veduta battersi tamquam leo contro le orde che ingrossavano la sacrilega rivolta clericale, adoperando più che la sua nota acutissima dialettica, una preparazione teologale superiore a quella di qualche presule; chi non le è stato accanto allora, non può immaginare la somma di lavoro compiuta da lei per conferire a UNA VOCE la salda struttura organica e il carattere distinto, anticonformista che ha conservato.

E’ la memoria di quegli anni che ce la rende cara: lei, non troppo proclive alle espansioni affettuose; lei, di umore non costante, capace di sottrarsi con inspiegabili sprezzature all’affetto di chi la prediligeva; lei, avvolta nelle spire di una personalità complessa eppure adamantina. Non potremo più dimenticarla. Che Dio le largisca, ora, la pace e plachi il suo spirito inquieto in una serenità eterna. Questo è il nostro voto.

Fra i vari, numerosi, giornali che hanno rievocato la figura e la personalità di Cristina Campo, ci piace qui riportare le commosse parole dedicatele da «L’Ordine di Como» (13 gennaio 1977).

«In tanti anni non abbiamo mai incontrato Cristina Campo (Vittoria Guerrini) che nel movimento liturgico “Una Voce” ha rappresentato la parola più fine, il gusto più aristocratico, la competenza più forte per ‘quel senso del mistero’ che il 90 per cento dei liturgisti non conoscono. Con Elemire Zolla, Cristina Campo è stata un’incantevole suscitatrice di cenni e di scoperte, perché, nel mondo delle religioni comparate e nella ricerca delle anime assetate, s’era fatto un intuito infallibile. Ioshua Heschel deve a lei le migliori spinte, e il riecheggiare delle similitudini simboliche come alone intorno all’ortodossia più sicura e alla vitalità più feconda della tradizione e dell’attesa noi l’abbiamo imparato da lei. Che, certo, leggendo L’Ordine avrà avuto compassione della nostra fatica maldestra nello ‘spezzare un pane’ di cui lei conosceva l’aroma più segreto e salvava le briciole adorandovi una ‘presenza’ che la Chiesa adorò sempre e che oggi i più trascurano. La pregheremo come una santa: una creatura che, morendo il giorno di sant’Aldo eremita (come è stato notato dai giornali) fece capire come “dalla solitudine in comunione” quaggiù spiccasse il volo per quella “beatitudine di fiumana” lassù! Come se un flauto avesse suonato per lei, e lei salisse senza tappeto: per la levità dell’ostia su una nota!»

Cfr. «Una Voce notiziario», 1977, 34-35, pp. 23-24.

Pubblicato il Articoli | Taggato come , | Commenti disabilitati su In morte di Cristina

Santo Natale 2016

25 Dicembre

Ottavo delle Calende di Gennaio

NATALE  DEL  SIGNORE

Meménto, rerum Cónditor
Nostri quod olim córporis,
Sacráta ab alvo Vírginis
Nascéndo, formam súmpseris.

Concéde, quaésumus, omnípotens Deus : ut nos Unigéniti tui nova per carnem Natívitas líberet; quos sub peccáti jugo vetústa sérvitus tenet. Per eúndem Dóminum.

Pubblicato il Senza categoria | Commenti disabilitati su Santo Natale 2016

Roma, 8 dicembre 2016 processione dell’Immacolata

Roma, 8 dicembre 2016 processione dell'Immacolata 4     Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 17

A Roma nel tardo pomeriggio dell’8 dicembre 2016 anche quest’anno l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote ha promosso una processione con le fiaccole in onore della Vergine Immacolata. Officiante l’ecc.mo arcivescovo-vescovo titolare di Urbisaglia, mons. Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia.

Partendo dalla chiesa di Gesù e Maria al Corso, clero secolare e regolare, religiose e diverse centinaia di fedeli ne hanno seguito lo svolgimento lungo la via del Corso: passando per largo Chigi, piazza Colonna, piazza Capranica, piazza del Pantheon la processione ha poi raggiunto la basilica di S. Maria sopra Minerva, all’interno della quale mons. Gänswein ha impartito la benedizione eucaristica. Il servizio musicale è stato prestato dai seminaristi di Gricigliano.

Roma, 8 dicembre 2016 processione dell'Immacolata 1

 

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 2

 

Roma, 8 dicembre 2016 processione dell'Immacolata 1

Roma, 8 dicembre 2016 processione dell'Immacolata 3

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 5

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 6

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 7

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 8

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 9

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 10

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 11

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 12

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 13

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 14

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 15

Roma, 8 dicembre 2016 - Processione dell'Immacolata 16

Foto di Valentin Morariu

Pubblicato il Senza categoria | Taggato come , , , | Commenti disabilitati su Roma, 8 dicembre 2016 processione dell’Immacolata

Concerto del Coro di Una Voce Udine il 3 dicembre 2016

Concerto "Wolfango Amedeo. Musica sacra del giovane Mozart in Italia", Coro Una Voce Udine, 3 dicembre 2016

Il Coro Una Voce Udine della locale sezione di Una Voce Italia si esibirà nel concerto «Wolfango Amedeo, musica sacra del giovane Mozart in Italia», che avrà luogo sabato 3 dicembre alle 20:30 alla chiesa di S. Gottardo (via Cividale 650 Udine).

Solisti: Annalisa Miliotto soprano, Isabella Comand contralto, Rinaldo Battaini tenore, Paolo Cevolatti basso; quartetto d’archi, all’organo Federico Quagliaro; dirige Andrea Toffolini.

Di particolare interesse il programma, tra solennità e delicate suggestioni: dalle Litanie Lauretane all’Alma Dei Creatoris, dall’Inter natos mulierum alla Missa brevis, per raccontare l’estasi italiana del grande musicista salisburghese, ricca di spiritualità nelle sue composizioni più squisitamente liturgiche, raffinate nella forma classica e godibili da tutti.

Cfr. www.udinecultura.it

Pubblicato il Eventi | Taggato come | Commenti disabilitati su Concerto del Coro di Una Voce Udine il 3 dicembre 2016

Quei monaci «combattenti spirituali» tra le scosse di terremoto. Il monastero di S. Benedetto a Norcia

Riproduciamo il testo dell’intervista assai significativa con padre Benedetto Nivakoff osb, allora vice-priore del monastero di S. Benedetto a Norcia, uscita su ZENIT il 9 novembre 2016. Il 22 novembre padre Benedetto è stato nominato priore, succedendo a padre Cassiano Folsom.

Per ogni aggiornamento o informazione su come dare una mano al monastero: https://it.nursia.org/terremoto/

* * *

Da ieri pomeriggio dei pesanti teli di plastica proteggono dalle intemperie i frantumi della Basilica di S. Benedetto, a Norcia, crollata a seguito del terremoto del 30 ottobre. Il rivestimento è stato ultimato dai vigili del fuoco sotto gli sguardi di alcuni monaci benedettini.

La loro presenza in città è silenziosa ma significativa. Radicati sul territorio in conformità con la Regola del loro fondatore, i monaci hanno prestato aiuto materiale e conforto spirituale alla popolazione di Norcia fin dal sisma del 24 agosto e dopo le ultime violente scosse.

Non più nel monastero danneggiato bensì in casette di legno più sicure, continuano a raccogliersi per le preghiere quotidiane e a celebrare la Messa nella forma straordinaria del Rito Romano, ossia in latino. La solennità e la ritualità dei loro gesti è l’immagine del baluardo di fede, speranza e carità che essi, veri e propri combattenti spirituali, rappresentano in un contesto segnato negativamente dal flagello naturale. ZENIT ne ha parlato con il vice-priore, lo statunitense padre Benedetto Nivakoff.

Padre, qual è la situazione in queste ultime ore?

Qui a Norcia inizia a far freddo e il clima è molto umido. Le scosse continuano, alcune più forti ed altre meno, ne sentiamo quasi una ogni ora.

Come sta reagendo la popolazione?

È piuttosto scoraggiata. La gran parte dei cittadini di Norcia è stata evacuata, con un’azione forzata da parte delle autorità, verso la zona del Lago Trasimeno. Chi è rimasto è chi non abita in centro storico. La loro maggiore preoccupazione è quella di far tornare Norcia a rivivere come prima del terremoto.

Voi dove vi trovate attualmente di preciso?

Noi avevamo due monasteri, uno nel centro storico ed uno in campagna. Entrambi sono crollati. Però dopo il sisma del 24 agosto abbiamo costruito delle casette in legno nei pressi del monastero fuori città, che chiamiamo S. Benedetto in Monte. Dunque ci troviamo in queste strutture che, essendo in legno, sono molto più sicure.

La vostra comunità è formata da monaci provenienti da tutto il mondo. La volontà è quella di restare a Norcia?

Certamente. I monaci prendono il voto di stabilità. Quando succede una tragedia del genere, più che mai un monaco si sente radicato nel territorio. Subito dopo il terremoto del 30 ottobre i sacerdoti che erano nel monastero sono usciti di corsa per dare i sacramenti alle persone che stavano male e per aiutare i vigili del fuoco a fornire aiuto materiale. E intanto i monaci non sacerdoti rimanevano nel monastero a pregare.

Come sono cambiati i vostri impegni quotidiani a seguito dei terremoti?

Abbiamo anticipato un po’ il mattutino per essere più svelti. Prima ci alzavamo alle 3.45, adesso alle 3.30.

Quanto è importante la preghiera per voi, specie in questa fase di difficoltà?

(Sospira). È essenziale. Tragedie di questo tipo non si comprendono se non avendo presente Dio nella nostra vita. Soltanto guardando a Lui e alla lunga storia dalla Creazione in poi si può capire il senso di un simile evento.

C’è una preghiera che più di altre si addice a questa situazione?

Durante le messe, dal 24 agosto in poi, stiamo recitando una preghiera che chiede la protezione del popolo, il perdono dei nostri peccati e la protezione dal diavolo.

Evocativa è l’immagine di religiosi e laici in ginocchio, poco dopo il terremoto, a pregare dinanzi alla basilica di S. Benedetto distrutta …

Quell’immagine ricorda che inginocchiarsi è un atto di sottomissione: Dio è il creatore e noi siamo le creature. In quel momento abbiamo rivolto a Lui una supplica in favore di tutti coloro che stavano soffrendo a causa del terremoto.

Quella del monaco è una vita di combattimento: concetto che si esprime in modo molto forte in questo momento?

Sì, il combattimento è spirituale. La schiena del monaco deve rimanere dritta, il monaco ha il dovere di resistere ai cosiddetti otto vizi. Ricordo che i monaci sono andati nel deserto proprio al fine di essere tentati. Un vigile del fuoco quando vede le fiamme vi si lancia contro. Ebbene, il monaco fa lo stesso: si mette alla prova andando incontro alla tentazione, per essere purificato mantenendo fiducia nell’aiuto di Dio.

Voi benedettini vivete il lavoro quasi come un’estensione della preghiera. Con questo proposito a Norcia producete la Birra Nursia. Dopo il terremoto, in che condizione si trova il birrificio?

Misteriosamente il birrificio non ha subito danni, malgrado l’edificio in cui si trova sia totalmente inagibile. Questo significa che inevitabilmente ci sarà una pausa nella produzione per uno o due mesi, cioè il tempo necessario per rendere accessibile la zona rossa dove si trova, dopo di che riprenderemo gradualmente a produrre birra.

L’imprenditore Brunello Cucinelli si è impegnato a contribuire economicamente alla ricostruzione della Basilica. Come avete accolto il suo impegno? Lo avete incontrato di persona in questi giorni?

Sì, lo abbiamo incontrato spesso e ci ha assicurato il suo appoggio e la sua vicinanza. Soprattutto lui desidera che questo monastero possa tornare a vivere. Lui è un uomo di fede e di preghiera, vede in san Benedetto una guida anche nei momenti più bui della storia.

Ci sono state polemiche a causa delle dichiarazioni via radio di un sacerdote che ha agitato il nesso tra catastrofi naturali e castighi divini, dovuti nella fattispecie all’approvazione in Italia delle unioni civili. Che idea si è fatto della vicenda?

Non l’ho seguita molto. Ma che Dio intervenga nella storia, nel bene o nel male, è parte della nostra fede. Altrimenti sarebbe un Dio che si disinteressa di noi. È vero, talvolta manda anche circostanze difficili, che servono però a purificarci. La questione è più delicata quando abbiamo la presunzione di stabilire che una tragedia «ics» è causata da un peccato «ypsilon». Non è escluso, però sono circostanze molto misteriose, che capiremo soltanto dopo la morte. In momenti come questi è opportuno ponderare e affidarci alla preghiera.

Qualcuno, dopo il terremoto del 24 agosto che ha causato tanti morti, si è chiesto dove fosse Dio …

Io vedrei come un miracolo il fatto che, nonostante le forti scosse del 26 e del 30 ottobre, non ci siano state altre vittime. Questo è il mistero della provvidenza: dopo il terremoto di Amatrice, molte persone hanno abbandonato la nostra zona o hanno preso precauzioni. Se questo non fosse avvenuto, oggi saremmo tutti sotto le macerie.

La statua di san Benedetto, al centro della piazza davanti alla Basilica, è rimasta in piedi. Che valore assume la figura di questo santo nell’Europa di oggi, di cui è patrono?

Quella statua rimasta in piedi offre un’analogia. San Benedetto chiede a noi monaci di rimanere fissi in un territorio per convertire. In un’epoca come la nostra, di grandi spostamenti fisici e ideologici, di mode passeggere che agitano l’Europa e non solo, è importante il messaggio di san Benedetto a rimanere radicati nella fede in Gesù Cristo. Questa è l’unica strada di salvezza.

Cfr. https://it.zenit.org/articles/quei-monaci-combattenti-spirituali-tra-le-scosse-di-terremoto/

Pubblicato il Senza categoria | Taggato come , , | Commenti disabilitati su Quei monaci «combattenti spirituali» tra le scosse di terremoto. Il monastero di S. Benedetto a Norcia

Roma, 1° novembre 2016. Pontificale dal card. Burke alla chiesa di Gesù e Maria al Corso

La festa di Ognissanti 2016 il card. Raymond Leo Burke ha celebrato la messa pontificale alla chiesa di Gesù e Maria al Corso, ove la celebrazione domenicale e di precetto del rito tridentino è curata dall’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote.

 

All'ingresso della chiesa il Cardinale asperge il clero
All’ingresso della chiesa il Cardinale asperge il clero

 

Alla vestizione il Cardinale assume l'amitto
Alla vestizione il Cardinale assume l’amitto

 

Il Cardinale assume la tunicella

 

Il Cardinale assume le chiroteche
Il Cardinale assume le chiroteche

 

Il Cardinale assume la mitra preziosa
Il Cardinale assume la mitra preziosa

 

Incensazione dell'altare all'Introito
Incensazione dell’altare all’Introito

 

Incensazione del Celebrante
Incensazione del Celebrante

 

Il Suddiacono canta l'Epistola
Il Suddiacono canta l’Epistola

 

Il Diacono canta il Vangelo
Il Diacono canta il Vangelo

 

Incensazione del libro dei vangeli
Incensazione del libro dei vangeli

 

Omelia
Omelia

 

Offertorio
Offertorio

 

Imposizione dell'incenso
Imposizione dell’incenso

 

Incensazione delle Oblate
Incensazione delle Oblate

 

Inizio del Canone
Inizio del Canone

 

Elevazione dell'Ostia
Elevazione dell’Ostia

 

Elevazione del Calice
Elevazione del Calice

 

Il Misereatur vestri alla Comunione dei fedeli
Misereatur vestri alla Comunione dei fedeli

 

Indulgentiam
Indulgentiam

 

Ecce Agnus Dei
Ecce Agnus Dei

 

Distribuzione della Comunione
Distribuzione della Comunione

 

Benedicat vos omnipotens Deus
Benedicat vos omnipotens Deus

 

Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus
Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus

 

Il Cardinale depone i paramenti
Il Cardinale depone i paramenti

(foto Valentin Morariu)

Pubblicato il Senza categoria | Taggato come , , | Commenti disabilitati su Roma, 1° novembre 2016. Pontificale dal card. Burke alla chiesa di Gesù e Maria al Corso