Dedicazione di san Michele Arcangelo 2014

San Michele Arcangelo

Te, splendor et virtus Patris,
Te vita, Jesu, córdium,
Ab ore qui pendent tuo,
Laudámus inter Angelos.

Tibi mille densa míllium
Ducum coróna mílitat;
Sed éxplicat victor crucem,
Míchaël salútis sígnifer.

Dracónis hic dirum caput
In ima pellit tártara,
Ducémque cum rebéllibus
Cælésti ab arce fúlminat.

Contra ducem supérbiæ
Sequámur hunc nos príncipem,
Ut detur ex Agni throno
Nobis coróna glóriæ.

Deo Patri sit glória,
Qui, quos redémit Fílius,
Et Sanctus unxit Spíritus,
Per Angelos custódiat. Amen.

29 Settembre. Terzo delle Calende di Ottobre.

Bianco. Lunedì. DEDICAZIONE DI SAN MICHELE ARCANGELO, doppio di 1ª classe.

MESSA propria, Gloria, Credo, Prefazio comune, ultimo Vangelo di san Giovanni.

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Don Roberto Spataro, la messa tridentina difende il senso del sacro

(Lettera Napoletana) – Don Roberto Spataro S.D.B., segretario della Pontificia Academia Latinitatis, e docente all’Università Pontificia Salesiana, ha celebrato il 27 luglio scorso a Bacoli (Napoli), nella Parrocchia di S. Anna Gesù e Maria, una messa in rito romano antico su invito della sezione di Napoli di Una Voce, alla presenza di oltre 100 fedeli. Latinista, docente di letteratura cristiana, Don Spataro è un difensore della liturgia tradizionale ed ha tenuto conferenze sul rito tridentino. LETTERA NAPOLETANA gli ha rivolto alcune domande.

D. Ritiene che la Messa in rito romano antico sia una risposta, per i fedeli che vi partecipano, alla perdita del senso del sacro nella nostra società?

R. Sono d’accordo. Nel mondo occidentale, com’è sotto gli occhi di tutti, il processo di secolarizzazione è drammaticamente sempre più aggressivo ed invadente. Pertanto, è necessario offrire spazi ove il “sacro”, cioè la presenza oggettiva di Dio, sia comunicato e appreso, accolto e assimilato. La messa “tridentina” privilegia un linguaggio, fatto di parole in una lingua riservata a Dio, e di eloquenti simboli, che coinvolgono tutti i sensi esterni ed interni dell’uomo, capace di trasmettere immediatamente ed efficacemente la bellezza e la potenza del “sacro”.

D. Come spiega il fatto che soprattutto nei Paesi anglosassoni, ma anche in Brasile, siano soprattutto i giovani ad essere attirati dal rito tradizionale?

R. Nei paesi anglosassoni c’è un fenomeno significativo: non sono pochi i giovani che da varie denominazioni protestanti aderiscono al Cattolicesimo e che amano la messa “tridentina” in quanto in essa trovano ciò che, mossi dalla Grazia di Dio, cercavano: la natura sacrificale della messa, il ruolo insostituibile del sacerdozio ordinato, la fede nella presenza reale e nella transustanziazione. Inoltre, percepiscono nella Messa tridentina una vera e propria summa della fede cattolica cui hanno dato la loro adesione con entusiasmo e, a volte, subendo ostacoli ed incomprensioni.

D. Per quanto riguarda il clero, si trovano molto più facilmente sacerdoti di 30-40 anni disposti a celebrare il rito tridentino che sacerdoti di 50-60. Come mai?

R. I sacerdoti che oggi hanno tra i 50 e i 70 anni sono stati formati negli anni del postconcilio quando vigeva un certo sospetto, se non una vera e propria ostilità, verso la Tradizione, e si ricercava, nella teologia e nella pastorale, un “novum” concepito ingenuamente come “bonum”. Sono pertanto psicologicamente bloccati verso ciò che ritengono un “ritorno al passato”. Nelle generazioni più giovani, soprattutto in quei seminaristi e giovani che hanno seguito con gioia l’insegnamento del Papa Benedetto XVI, questa precomprensione non c’è, poiché non hanno vissuto né gli anni del Concilio né i primi decenni ad esso successivi. Per alcuni di essi, la Tradizione è una risorsa, un “ritorno al futuro”, se mi è lecito l’ossimoro.

D. In una sua recente conferenza lei ha parlato di “minoranze creative” in riferimento ai gruppi di fedeli che si organizzano per chiedere ai parroci di celebrare con il Vetus Ordo ed ha ricordato che le riforme, anche liturgiche, sono partite a volte da piccole comunità monastiche.

R. Il concetto di “minoranza creativa” è stato valorizzato dall’allora cardinale Ratzinger per descrivere gruppi di persone che, con le loro motivazioni robuste, la loro testimonianza di vita, a volte con la loro organizzazione, e soprattutto con la loro adesione ad un pensiero “forte”, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, i “principi non negoziabili”, possono rigenerare dall’interno la società corrosa dalla “dittatura del relativismo”, un po’ come le antiche comunità monastiche hanno salvato e rinnovato creativamente la civiltà romana al suo tramonto. In fondo, quello di “minoranza creativa” è un concetto vicino alla categoria biblica del “piccolo resto”, quei pochi che, per la loro fedeltà a Dio, diventano strumento della sua azione redentrice. Anche nelle epoche più oscure della storia, Dio, nella sua Provvidenza, suscita sempre la presenza di persone pie e buone, umili e coraggiose.

D. Dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI pensa che il clima sia cambiato e che, almeno in Italia, la diffusione del rito romano antico avvenga con maggiore difficoltà?

R. Non sono in grado di stabilire una “classifica” nazionale delle resistenze al Motu Proprio. Certamente, membri del clero ed anche noti prelati in Italia non hanno nascosto la loro opposizione al Summorum Pontificum. Mi sia consentito affermare che, non poche volte, coloro che esprimono il loro dissenso riguardo alla messa tridentina ne hanno una conoscenza approssimativa e contestano un documento pontificio senza averlo mai letto interamente!

D. Per i tanti cattolici disorientati dall’aggressione della cultura laicista e dalla desacralizzazione pensa che il ritorno della messa tridentina sia una speranza?

R. Sicuramente! Attorno a questa nobile forma liturgica, realmente culmen et fons, fedeli laici e sacerdoti organizzano la propria vita spirituale. Vi attingono i tesori della Grazia divina e vi trovano, come posso constatare soprattutto tra i fedeli laici, un alimento robusto per corroborare la propria fede e dare una coraggiosa testimonianza, in un contesto che tende a marginalizzare il Cristianesimo e la sua incidenza sociale, con i risultati che hanno reso il mondo, proprio perché indifferente o ostile a Dio, meno umano e misericordioso, come ci ricorda il Papa Francesco. (LN79/14).

da «Lettera Napoletana», 79, 2014 www.editorialeilgiglio.it

 

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Messa tridentina in onore di san Pio X al duomo di Castelfranco Veneto

Duomo di Castelfranco Veneto

Sabato 27 settembre 2014 alle 16:30 mons. Marco Agostini canterà una messa in rito tridentino al Duomo di S. Maria Assunta e S. Liberale in Castelfranco Veneto, diocesi di Treviso.

I canti gregoriani saranno eseguiti dai cantori Massimo Bisson, Fabrizio Mason, Nicolò Pasello e Gian-Luca Zoccatelli.

La sacra funzione è stata promossa dal Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum per testimoniare la propria devozione al Santo in quel tempio ove Egli fu ordinato sacerdote.

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Programma del Pellegrinaggio internazionale Summorum Pontificum (Roma e Norcia dal 23 al 26 ottobre 2014)

III Pellegrinaggio Summorum Pontificum (Roma e Norcia 23-26 ottobre 2014)

Giovedì 23 ottobre 2014
-19
:15 alla chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini vespri pontificali officiati da mons. Guido Pozzo, segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, e accoglienza dei pellegrini

Venerdì 24 ottobre 2014
-9 alla basilica di S. Agostino in Campo Marzio recita del santo Rosario per i nascituri davanti alla Statua della Madonna del Parto
-12 incontro sacerdotale con il card. Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum (per sacerdoti e seminaristi, iscrizione per email: barthe.cisp@mail.com)
-15 al Colle Palatino Via Crucis sulle orme di san Leonardo da Porto Maurizio (appuntamento all’inizio di via san Bonaventura presso l’arco di Tito)
-18:30 alla Ss.ma Trinità dei Pellegrini messa pontificale celebrata dal card. George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia per il X anniversario della Federazione Juventutem

Sabato 25 ottobre 2014
-9:30 alla basilica di san Lorenzo in Damaso, adorazione eucaristica seguita dalla processione alla basilica di S. Pietro in Vaticano
-12 alla basilica di S. Pietro altare della Cattedra, messa pontificale celebrata dal card. Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica

Domenica 26 ottobre 2014
-8 da Roma Termini partenza in autobus per Norcia (prenotazioni nitorin@tin.it, tel. 0523 716510)
-11:30 alla basilica di S. Benedetto a Norcia messa solenne della festa di Cristo Re celebrata da dom Cassian Folsom osb, omelia del card. Walter Brandmüller. Dopo la funzione buffet all’Abbazia (iscrizione lazio.cnsp@gmail.com). A seguire ritorno a Roma Termini, arrivo previsto alle 17:45
-11 per i pellegrini che restano nell’Urbe alla Ss.ma Trinità dei Pellegrini messa pontificale di mons. François Bacqué, nunzio apostolico
-10:30 alla chiesa del Seminario dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote a Gricigliano messa solenne celebrata da mons. Gilles Wach, superiore generale dell’Istituto.

 

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Sabato dei IV Tempi di Settembre. Veglia stazionale a san Pietro

S. Pietro

L’odierna messa notturna a san Pietro conserva l’estremo ricordo delle antiche vigilie notturne, che durante i primi tre secoli si celebravano ogni domenica. Quest’uso risale fin ai tempi apostolici, ma in Roma l’ultima persecuzione di Diocleziano dové renderne impossibile l’osservanza; – già Sisto II era stato sorpreso sull’atto di presiedere una sinassi domenicale in una tricora sul cimitero di Callisto, ed aveva scontato colla morte la pena del suo coraggio – così che nel IV secolo, naufragato a Roma quasi completamente l’antico rito vigiliare, nell’uso comune di allora sopravvissero solo le vigilie degli Apostoli Pietro e Paolo, di san Lorenzo, dei santi Giovanni e Paolo, di qualche altro raro Martire e quelle che seguivano i sabati dei IV Tempi.

Ancor oggi, l’odierna messa colle sue sette lezioni e col verso salmodico dell’offertorio In die clamavi et nocte, conserva qualche tratto del suo originario carattere notturno.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, V, pp. 178-179)

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Venerdì dei IV Tempi di Settembre. Stazione ai santi XII Apostoli

SS. XII Apostoli

La stazione all’ “Apostoleion” romano nei venerdì dei IV Tempi è di regola, e la ragione di tale preferenza va forse ricercata nella circostanza, che l’istituzione di questa solennità – nel IV secolo la feria VI era aliturgica anche a Roma – coincide quasi coi primi tempi della fondazione del celebre tempio, che durante il periodo bizantino salì in Roma a si alto grado di celebrità.

Giova tuttavia notare, che l’aliturgia romana del venerdì non è primitiva, giacché sappiamo da Tertulliano che nel terzo secolo le due ferie ebdomadarie quarta e sesta, nelle quali cioè si celebrava  la statio col digiuno sino a nona, venivano precisamente solennizzate coll’offerta dell’Eucaristico Sacrificio. Non è impossibile che il digiuno dei Tre Tempi nel mercoledì, venerdì e sabato abbia qualche addentellato con quest’antica consuetudine romana di digiunare tre giorni alla settimana.

Però l’austera devozione dell’età apostolica col tempo venne a rallentarsi, onde papa Callisto, mitigandone il rigore, la restrinse alle sole ferie della mietitura, della vendemmia e della svinatura, tanto più che così veniva a corrispondere ai digiuni biblici del terzo, sesto e decimo mese. Nei documenti liturgici del medio evo sono numerose le tracce di questa santificazione settimanale dei mercoledì, venerdì e sabato, le cui lezioni alla messa vengono comunemente indicate negli antichi Capitula d’origine Romana.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, V, pp. 174-175)

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Mercoledì dei Quattro Tempi di Settembre. Stazione a S. Maria Maggiore

S. Maria Maggiore

Come abbiamo già visto, in origine la liturgia dei digiuni dei IV Tempi aveva un carattere spiccatamente festivo, ed era quasi una solennità di ringraziamento dopo la raccolta delle frutta della stagione. Sembra che tali feste agresti siano nate a Roma, – in mezzo a un popolo che deriva le fonti principali della sua ricchezza dalla cultura dei campi – e che da Roma per opera dei Papi si siano diffuse nelle Gallie, in Germania e nelle Spagne. A Milano, l’osservanza dei digiuni dei IV Tempi fu introdotta soltanto sotto san Carlo Borromeo.

A preferenza delle altre stagioni, la liturgia di questa settimana ha conservato abbastanza intatto il suo originario carattere festivo, che ricorda tanto bene le feste campagnuole dell’antica Roma al termine della vendemmia, quando, al dir di san Leone “pro consummata perceptione omnium frugum, dignissime largitori earum Deo continentiae offertur libamen”¹.

Il concetto della preparazione alle solenni ordinazioni, rappresenta un’aggiunta non primitiva, ma che data però fin dai tempi di Gelasio I.

La stazione del mercoledì dei IV Tempi di regola è sempre a santa Maria Maggiore, e le tre lezioni della messa sono un avanzo dell’antico uso liturgico romano, che ricorda quei primissimi tempi quando, alla doppia lezione della Tora e dei Profeti in uso nelle sinagoghe della diaspora, gli Apostoli ne aggiunsero una terza desunta dai Vangeli.

¹”È molto conveniente che dopo aver goduto dell’abbondanza del raccolto, offriamo al Signore quasi una santa libazione d’astinenza” Serm. II de Ieiun. X mens.

(A. I. SCHUSTER, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano - V. Le nozze eterne dell’Agnello [La Sacra Liturgia dalla Domenica della Trinità all'Avvento], Torino-Roma, Marietti, 1930, p. 169)

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A Bacoli don Roberto Spataro celebra la messa tridentina fra l’Ottava di sant’Anna

Chiesa di S. Anna Gesù e Maria a Bacoli (Napoli)

Don Roberto Spataro sdb ha celebrato una messa in rito romano antico, detto tridentino, a Bacoli (Napoli), nella parrocchia di S. Anna Gesù e Maria, della diocesi di Pozzuoli per iniziativa di Una Voce Napoli. La funzione è stata celebrata il 27 luglio 2014 fra l’Ottava di sant’Anna, Patrona di Bacoli, alla quale è intitolata la più antica parrocchia del centro del litorale flegreo, ed ha visto la presenza di oltre cento fedeli, preparati al rito dal parroco don Carmine Guida.

Don Roberto Spataro sdb dice la messa tridentina alla parrocchia di S. Anna a Bacoli (Napoli)Nell’omelia don Spataro ha ricordato il valore del rito tridentino. “È la Messa dei grandi Santi, come sant’Alfonso, che l’ha sempre celebrata, e san Giuseppe Moscati, che vi assisteva ogni giorno prima di recarsi a curare i poveri. Le genuflessioni del sacerdote sull’altare, i silenzi, la lingua latina, che è quella della Chiesa, la più adatta per rivolgersi a Dio, ci ricordano ad ogni momento che stiamo assistendo alla ripetizione del Sacrificio della Croce, che l’altare è il Monte Calvario”.

Al termine della messa, accompagnata dal canto gregoriano del coro della parrocchia diretto dal M° Mariano Scotto, è stato eseguito l’antico inno a sant’Anna.

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