Bartolomeo Ricceputi, Il ministro della messa privata. I baci

Bartolomeo Ricceputi, Il Ministro della Messa Privata

X. I Baci son di due sorti: uno Fisico, l’altro Morale: Il primo è, quando attualmente colle labbra s’attinge la cosa che vuol baciarsi: Il secondo, quando sol si fa l’atto di baciare senza toccar la cosa colle labbra. Quando il Bacio è misterioso, o di devozione, va fatto fisico, con procurare però, che sia leggiero, e riverente, non sonoro, ed affettato. Quando il Bacio è di cerimonia, o civiltà allora basta il morale, come avviene in porger’il Cherico qualunque cosa al Celebrante, ed in ripigliarla da quello.

XI. Circa la Conversion della vita, deve il Cherico tutte le volte che occorre rivolgersi per modo, che mai venga a voltar le reni all’Altare, né al Celebrante.

XII. Il luogo finalmente del Cherico all’Altare regolarmente suol’essere quella parte, dove non è il Libro, s’ei non ha impiego veruno, che l’obblighi a star’altrove.

da B. RICCEPUTI, Il Ministro della Messa privata secondo che dalle Rubriche del Messale Romano. Dal Castaldo, dal Gavanto, dal Bauldry, dal Corsetto, da Monsignor di Biseglia, e da altri Autori s’è osservato, e discusso in più conclusioni nel Sagro Seminario di Benevento, Benevento, 1722, pp. 13-14 (§ 1).

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Trieste, messa cantata in rito domenicano il 24 maggio 2016

Chiesa di S. Antonio Vecchio Trieste

Martedì 24 maggio 2016 ore 18:30 alla parrocchia della B. V. del Soccorso (vulgo S. Antonio Vecchio), piazzetta S. Lucia a Trieste, messa cantata secondo il rito domenicano della festa della Traslazione di san Domenico, officiata da padre Didier Baccianti o. p.

Il Coro Alabarda, diretto dal M° Riccardo Cossi, eseguirà la Missa Aeterna Christi munera di Giovanni Pierluigi da Palestrina.

Quest’anno, oltre al Giubileo della Misericordia indetto da papa Francesco, l’Ordine dei frati domenicani festeggia il proprio giubileo, ricorrendo ottocento anni dalla bolla Gratiarum omnium largitori di Onorio III, che confermava l’ordine. Il tema dell’anno giubilare è “mandati a predicare il Vangelo”, decisamente dedicato al carisma di questi religiosi chiamati appunto “frati predicatori”.

Alla messa seguirà la venerazione della reliquia di san Domenico e la benedizione delle corone del Rosario, tradizionalmente riservata ai sacerdoti domenicani che per primi diffusero la più importante devozione alla B. V. Vergine Madre di Dio.

Cfr. Collegium divi Marci

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Bartolomeo Ricceputi, Il ministro della messa privata. Le riverenze

Bartolomeo Ricceputi, Il Ministro della Messa Privata

IV. Le Riverenze son di due sorti: una è d’Inchini; l’altra di Genuflessioni. Gl’inchini sono di tre maniere: Inchino semplice; Inchino mediocre;  ed Inchino profondo. Il semplice è, quando il capo solo s’inchina, sicché l’occhio riguardi il petto. L’inchino mediocre è, quando col capo s’inchinano ancora le spalle un tantino, sicché l’occhio venga a guardare al ginocchio; havendo avvertenza di non far questo inchino di due inchini, cioè di non inchinar prima il capo, e poi le spalle, ma nel medesimo tempo inchinar le spalle, ed al moto di quelle chinar eziamdio la testa. Il Profondo poi è, quando si china mezza vita, sicché l’occhio venga a guardare la terra; con quell’avvertenza, che s’è data di sopra, che la testa si muova al moto delle spalle, e non divisamente da quelle.

V. Due sono le Genuflessioni: Semplice, e Doppia. La Semplice (o sia semigenuflessione) si fa piegando sol l’un ginocchio, che debbe essere il destro, fino a terra. La Doppia (o sia Genuflessione intera) si fa piegando fin’a terra l’un e l’altro ginocchio, prima il destro, poi il sinistro; e nell’alzarsi prima s’alza il sinistro, poi l’altro: avvertendo bene anche in questo di non chinare il capo, né le spalle in genuflettere, ma sol di piegare il ginocchio, o le ginocchia colla vita retta; se però non venisse dalle rubriche ordinato anco il chinarsi doppo già piegati i ginocchi.

da B. RICCEPUTI, Il Ministro della Messa privata secondo che dalle Rubriche del Messale Romano. Dal Castaldo, dal Gavanto, dal Bauldry, dal Corsetto, da Monsignor di Biseglia, e da altri Autori s’è osservato, e discusso in più conclusioni nel Sagro Seminario di Benevento, Benevento, 1722, pp. 10-11 (§ 1).

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Giovedì Ascensione del Signore 2016

5 Maji iij Nonas

Albus. Feria 5. ASCENSIO DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI, duplex 1. classis cum Octava privilegiata III ordinis.

Concéde quaésumus, omnípotens Deus : ut, qui hodiérna die Unigénitum tuum, Redemptórem nostrum, ad cælos ascendísse crédimus; ipsi quoque mente in cæléstibus habitémus. Per eúndem Dóminum.

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Uscito “Comunione sulla mano. Documenti e storia” di mons. Rodolfo Laise

È uscito dall’editore Cantagalli di Siena il volume di mons. Juan Rodolfo Laise ofm cap dal titolo Comunione sulla mano. Documenti e storia (Siena, Cantagalli, 2016, pp. 192, ISBN 9788868792039), che contiene gli elementi relativi alla decisione – presa negli anni novanta – di non applicare l’indulto della Comunione in mano nella diocesi di San Luis. Riproduciamo qui l’introduzione scritta dall’Autore per la nuova edizione italiana. Per chiedere copie rivolgersi a segretarionaz@unavoceitalia.org

INTRODUZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA

Fino al 26 aprile 1996, l’Episcopato argentino era uno dei pochi nel mondo che rifiutava la pratica, introdotta alla fine degli anni ’60, di distribuire la santa Comunione sulla mano dei fedeli. Solo nel corso della 71ª Assemblea della Conferenza Episcopale Argentina, si ottennero i voti sufficienti per poter modificare questa situazione, voti che non si erano ottenuti nelle riunioni degli anni precedenti.

Il 19 giugno seguente, il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Argentina annunciò con la lettera protocollo N. 319/96, che aveva ricevuto in quello stesso giorno la risposta positiva di Roma alla richiesta. Il contenuto di questa lettera faceva comprendere che l’uso sollecitato e concesso si doveva applicare automaticamente e in maniera obbligatoria nell’insieme delle diocesi che compongono la Conferenza Episcopale. Diceva in effetti: “a riguardo, la Commissione Esecutiva della Conferenza Episcopale Argentina ha giudicato conveniente che sia il prossimo 15 agosto, festa dell’Assunzione della Vergine, la data per dare inizio a questa pratica in forma unanime in tutte le nostre diocesi e prelature … Pertanto il sig. Presidente della Conferenza Episcopale Argentina comunica che il decreto che autorizza questo modo di distribuire la Comunione sulla mano andrà in vigore a partire dal 15 agosto prossimo”.

Questa lettera fu l’unica notifica che i vescovi ricevettero. Mi sorprese il fatto di non aver ricevuto il testo stesso del Decreto della Congregazione per il Culto Divino, per questa ragione lo richiesi alla AICA (Agenzia Informativa Cattolica dell’Argentina), però nemmeno l’agenzia d’informazione dell’Episcopato aveva ricevuto altro in più della lettera del Segretario della Conferenza Episcopale.

Solo dopo ripetute sollecitazioni presso diversi organi ufficiali riuscii finalmente ad ottenere, in maniera informale, un fax con il testo di tale Decreto. Questo mi mostrò una realtà ben distinta da quella che fino a quel momento appariva; questa nuova disposizione non s’introduceva come tale, ma ad normam dell’Istruzione sul modo di amministrazione della santa Comunione, conosciuta anche con il nome di Memoriale Domini.

Consultai allora quest’Istruzione negli Acta Apostolicae Sedis, dove costatai che, quando la Congregazione decideva di concedere l’indulto, la “lettera pastorale“ rimaneva indissolubilmente unita all’Istruzione, poiché era proprio in essa che veniva richiamata la concessione. Costatai anche che questi documenti indicavano chiaramente che la proibizione di dare la Comunione sulla mano doveva essere conservata universalmente, però che, là (e solo là) dove l’uso già era stato introdotto abusivamente e si era radicato, “[il Santo Padre] … concede che … ogni Vescovo, secondo la sua prudenza e la sua coscienza, possa autorizzare nella sua diocesi l’introduzione del nuovo rito, per distribuire la Comunione”. Avvertendo allora che spettava a me prendere la decisione finale e che questa comprometteva la mia coscienza, considerai che era necessario uno studio approfondito della questione, e più concretamente dello strumento canonico che la determinava e del contesto storico nel quale fu redatta.

Giunsi così alla conclusione che questa nuova pratica non era stata voluta dalla Santa Sede, e nemmeno faceva parte della riforma liturgica, ma che fu tollerata semplicemente mediante un indulto concesso come conseguenza della pressione insistente e tenace di alcune conferenze episcopali (soprattutto di paesi con grande presenza protestante) e dopo l’introduzione della pratica in maniera completamente abusiva, alla quale sembrava impossibile resistere malgrado le denunce e proibizioni di Roma. Comprovai anche accuratamente che non esisteva nessun documento della Santa Sede, posteriore alla Memoriale Domini, nel quale la possibilità d’introduzione di questa forma di Comunione fosse stata ampliata.

Fin dall’inizio sacerdoti e fedeli mi chiesero che questa disposizione non si applicasse nella diocesi di San Luis. Convocai per il giorno 8 agosto, ovvero alcuni giorni prima della data fissata dal presidente della Conferenza Episcopale per la sua entrata in vigore, una riunione di presbiterio nella quale presentai ai sacerdoti contemporaneamente il decreto di Roma e il contenuto dell’Istruzione Memoriale Domini. Unanimemente convennero che, per il bene dei fedeli, si doveva mantenere la Comunione nella bocca, disciplina confermata dal Papa, e affermarono che nella diocesi non c’erano casi di abuso che giustificassero neppure la considerazione dell’applicazione dell’indulto per comunicare sulla mano.

La conseguenza di questa riunione fu il decreto diocesano per il quale decisi di farmi eco della sollecitudine del Papa e di sottomettermi puntualmente alla legge vigente mantenendo la proibizione della Comunione sulla mano.

Tuttavia, una questione rimaneva senza risposta: come poteva essere che, essendo la Memoriale Domini l’unica legislazione vigente, tutti avessero adottato la pratica della Comunione sulla mano come se fosse una semplice opzione proposta, e perfino raccomandata, dalla Chiesa?

Il desiderio di trovare una spiegazione a questo e allo stesso tempo di difendere la mia decisione, molto contrastata da alcuni settori ecclesiastici argentini anche in modo pubblico via mezzi di comunicazione, m’indisse a stimolare un’indagine più profonda circa la storia di quest’uso. I risultati di questa indagine costituiscono il contenuto di quest’opera. Desidero approfittare dell’occasione per rinnovare la mia gratitudine per il lavoro svolto dal padre Gabriel Diaz Patri, che con dedizione e spirito di ricerca scientifica ha indagato su tutto ciò che era necessario per dare una visione oggettiva su questo argomento di tanta importanza.

* * *

Quasi vent’anni dopo la decisione della Conferenza Episcopale Argentina, la pubblicazione di questa edizione italiana dimostra ancora una volta, dopo quattro edizioni in spagnolo, due francesi, una polacca e tre inglesi, che, molto al di là delle circostanze vincolate al tempo e al luogo che suscitarono questo studio, ci sono aspetti permanenti che possono tuttora interessare il lettore, e fornire: a) l’accesso alla legislazione autentica relativa a questa materia, assolutamente sconosciuta tra i fedeli e anche da parte di numerosi pastori; b) la situazione storica nella quale questa legislazione si realizzò, così come la riflessione sulle implicazioni di questa materia in relazione alla pietà eucaristica, la relazione del vescovo con la Conferenza Episcopale e la sua indipendenza di fronte a questa in ciò che riguarda il governo della diocesi; c) degli spunti per intuire le drammatiche conseguenze che la pratica della Comunione sulla mano può avere sulla fede nella presenza reale e la pietà eucaristica; d) degli elementi sulla relazione fra il vescovo e la sua Conferenza Episcopale e la sua indipendenza nei confronti di essa in merito al suo governo della diocesi; e) una riflessione sul funzionamento di alcuni “meccanismi di pressione” all’interno della Chiesa, capaci d’invertire una decisione papale, che riflettono una maniera di agire che fu ed è ancora utilizzata in altri domini.

Al testo originale di questo lavoro abbiamo aggiunto una nuova appendice. Potrà sorprendere che in un libro sulla Comunione nella mano parliamo della Comunione “spirituale” o “di desiderio” poiché in questa, per il suo carattere stesso, non intervengono né le mani né la bocca, associate esclusivamente, com’è ovvio, alla Comunione sacramentale. Ma siccome ultimamente si è parlato molto di questa forma di Comunione nel contesto delle discussioni sulla possibilità di dare la Comunione a persone che non sono disposte ad abbandonare una situazione oggettiva di peccato, vorremmo fare alcune riflessioni al riguardo, dato che, se già ci preoccupava – per considerarla nociva per la vita spirituale – la mancanza di riverenza corporale al ricevere il Sacramento, quanto più lo farà la pretesa di amministrarlo senza che si diano le dovute disposizioni dell’anima. Le cose dette negli ultimi mesi non fanno altro che dimostrare che i timori specchiati in questo libro, e che abbiamo reiterato parecchie volte durante questi anni, circa le conseguenze della mancanza di delicatezza e riverenza nella ricezione dell’Eucaristia, erano pienamente fondati; d’altra parte vediamo anche che certi metodi di deformare i fatti per riuscire ad ogni costo ad imporre posizioni di gruppi minoritari non hanno neanche perso attualità.

San Giovanni Rotondo, 24 maggio 2015

Juan Rodolfo Laise
Vescovo emerito di San Luis, Argentina

Cfr. it.paixliturgique lettera 77

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Domenica 13 marzo 2016 messa tridentina alla chiesa di S. Valentino al Brennero

Chiesa di S. Valentino al Brennero

Il 13 marzo 2016, Domenica di Passione, alla chiesa di S. Valentino al Brennero (nel centro di quest’ultima località), in diocesi di Bolzano-Bressanone, ore 18, padre Christian Blümel OT canterà la messa solenne in rito tridentino in occasione di un pellegrinaggio per la pace.

Cfr. www.lateinische-messe-tirol.net/it/

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Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa, VII

MESSE  FUORI DELLE CHIESE

Card. Prospero LambertiniVII. Si è detto pure essersi ne’ primi secoli celebrate le messe anche fuori delle chiese, quando non si sono potute celebrare nelle chiese. È tradizione ferma, che l’apostolo s. Pietro quando giunse a Roma, fosse ricevuto da Pudente senatore nella propria casa, e che ivi radunasse alla sacra Sinassi i cristiani, ed essere la casa di Pudente la chiesa che oggi si dice di s. Pudenziana, come può vedersi nelle Note al martirologio romano del cardinal Baronio al giorno 19 di maggio. Nel principio dei quarto secolo fu celebre il martirio di s. Saturnino e compagni, gli atti del qual martirio sono riferiti dal Ruiuart. In essi si espone, che nei tempi di Diocleziano e Massimiano furono distrutte le chiese, e fu proibito il celebrare i riti sacri, ed il fare le sante adunanze. Negli atti medesimi poi si racconta, come Saturnino prete coi figli Saturnino e Felice lettori ed altri quarantasette compagni, non ostante l’editto di Diocleziano, disse la messa: “Namque in civitate Abitinensi in domo Octavii Felicis, cum bellica caneret tuba, dominica signa gloriosi martyris erexerunt, ibique celebrantes ex more Dominicum, a Coloniae magistratibus, atque ab ipso stationario milite apprehenduntur Saturninus presbyter cum filiis quatuor, id est Saturnino iuniore, et Felice lectoribus, Maria sanctimoniali, Ilarione infante”. Quel dominicum celebrare, come dimostra il Ruinart, significa il celebrare la messa. Negli atti medesimi Tedica martire posta ne’ tormenti confessò “integre se celebrasse collectam quando cum ipsis etiam praesbyter fuerat”. Dativo negli stessi atti interrogato “utrum in collecta fuisset” rispose che arrivò essendo già incominciata la colletta, ma che “dominicum cum fratribus congrua religionis devotione celebravit”. E Saturnino interrogato rispose al proconsole: “Securi dominicum celebravimus; proconsul ait: quare? respondit: quia non potest intermitti dominicum”. Sono degne d’osservazione le parole “integre collectas celebrare” che importano la celebrazione della messa; non potendosi celebrare interamente le collette senza il prete che consagri. Sono altresì degne d’osservazione le parole “collectas facere, collectas celebrare” additandosi in esse il sentir la messa; come si deduce da s. Gregorio turonense De gloria martyrum al lib. 1 cap. 75, De gloria confessorum al cap. 65. Fanno al nostro proposito ancora le notizie che ci restano delle messe celebrate nelle carceri, come si vede nella Lettera 5 di s. Cipriano ai preti ed ai diaconi, il quale gli avverte che andando a dir la messa nelle prigioni ove erano ristretti i confessori di Cristo, v’andassero in maniera da non essere scoperti dai gentili; come pure delle messe celebrate ne’ tempi particolarmente delle persecuzioni, come si deduce dalle costituzioni apostoliche al lib. 6 cap. 30: “acceptabilem eucharistiam offerte in ecclesiis et coemeteriis vestris”; e si vede negli atti del martirio di s. Stefano papa e martire che “Romae in coemeterio Calysti in persecutione Valeriani, dum missae sacrificium perageret, supervenientibus militibus, ante altare intrepidus et immobilis, coepta mysteria perfìciens in sede sua decollatus est”; sono parole del Martirologio romano ai 2 d’agosto. E Dionisio alessandrino appresso Eusebio al lib. 7 della storia dopo aver detto che nel tempo delle persecuzioni era proibito ai cristiani il ragunarsi, così soggiugne al cap. 22: “cumque ab omnibus fugaremur, atque opprimeremur, nihilominus tunc quoque festos egimus dies. Quivis locus in quo varias aerumnas singillatim pertulimus, ager, inquam, solitudo, navis, stabulum, carcer, instar templi ad sacros conventus peragendos fuit”.

da P. LAMBERTINI, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 8-9.

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Riceviamo e pubblichiamo. Pellegrinaggio a Lourdes dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote

Pellegrinaggio a Lourdes 2016 dell'Istituto di Cristo Re

Carissimi amici,

A Lourdes, la Madonna si lascia toccare il Cuore dalle preghiere dei suoi figli!.

Anche quest’anno, l’Istituto di Cristo Re organizza un grande pellegrinaggio a Lourdes, con il Cardinal Burke e tutti i seminaristi di Gricigliano.

Programma del Pellegrinaggio sul sito www.icrss.it. Gruppo Facebook “Pellegrinaggio a Lourdes con l’Istituto di Cristo Re”. Per iscriversi www.via.sacra.it. Partenze possibili da tutta Italia. Iscrizione con quota ridotta entro il 20 febbraio.

Passiamo il messaggio a tutti i nostri contatti: possiamo dare speranza a tanti, siamo missionari di Maria.

don Joseph Luzuy
Pellegrinaggio a LOURDES con l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote

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R.I.P. Helmut Rückriegel, presidente onorario della Federazione Internazionale Una Voce

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La mattina del 25 gennaio 2016 è mancato S. E. Helmut Rückriegel, uno dei più anziani dirigenti della Federazione Internazionale Una Voce, per molti decenni grande sostenitore della tradizione.

Dal 1967 Helmut Rückriegel ha partecipato attivamente al movimento Una Voce, dal 1992 al 2005 è stato presidente di Una Voce Germania, membro del consiglio internazionale, e in seguito presidente d’onore della FIUV.

 

Fra' Fredrik Crichton-Stuart (al centro) ed Helmut Ruckriegel (a destra) incontrano papa Benedetto XVI nel 2006 

NECROLOGIO

Ci ha lasciati Helmut Rückriegel, importante sostenitore della liturgia latina tradizionale.

Nato il 20 novembre 1925 a Niedergründau, nei pressi di Hanau, ha trascorso gli anni dei suoi studi filologici a Marburgo, con la cui università ha mantenuto stretti contatti per tutta la vita. Dopo aver conseguito il dottorato (Dr. Phil), è stato docente di lingue europee antiche a Manchester, prima di entrare in diplomazia, nel 1956, presso l’amministrazione degli esteri della Germania Federale. Il suo primo incarico è stato quello di attaché presso l’ambasciata tedesca a Londra, poi incaricato d’affari in Israele e presso il German Information Center di New York. Dal 1979 al 1984 ha diretto la segreteria personale e svolto funzioni di capo del protocollo del presidente federale Karl Carstens. In seguito è stato ambasciatore in Thailandia fino al 1988, e in Irlanda fino al suo pensionamento avvenuto nel 1990.

Nel novembre 1980 fu membro del team di diplomatici deputato a ricevere papa Giovanni Paolo II in occasione della sua prima visita in Germania. Mentre si era in attesa dell’atterraggio dell’aereo papale, Rückriegel si trovava accanto al cardinale Joseph Ratzinger, e iniziarono a parlare: ne nacque un’amicizia che sarebbe durata fino alla sua morte.

Fin dalla tenera età affascinato dalla Chiesa cattolica, in gioventù si convertì al cattolicesimo. Questa conversione si tradusse, dopo le riforme liturgiche in seguito al Concilio Vaticano II, in un impegno esemplare e incessante per la salvaguardia e il recupero della liturgia latina tradizionale e del canto gregoriano. Così dal 1992 al 2006 ricoprì la carica di presidente di Una Voce Germania. Durante questo periodo portò a nuova fioritura l’associazione e il suo bollettino Una Voce-Korrespondenz.

Un’altra sua passione – accanto all’amore per la letteratura e la poesia (conosceva a memoria innumerevoli componimenti tedeschi) – era per le rose antiche inglesi e irlandesi, che coltivava nei tremila metri quadri della sua proprietà a Niedergründau. Il roseto, ben noto agli appassionati, è meta ogni anno di un gran numero di visitatori. A seguito di lunga malattia, nella notte precedente al 25 gennaio 2016, Helmut Ruckriegel è scomparso. Il suo impegno costante e i suoi meriti straordinari per la causa della liturgia cattolica tradizionale non saranno dimenticati.

Cfr. www.fiuv.org

I funerali sono stati celebrati con il rito tridentino il 5 febbraio 2016 a Bonn nella chiesa di St. Elisabeth.

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