Mons. Léon Gromier, Messa letta celebrata dal vescovo

Per celebrare la messa privata il vescovo assume i paramenti all’altare. Quello che i cappellani preparano a tal fine. Quali paramenti si usano. Attribuzioni dei cappellani. Il primo porta il bacio di pace con lo strumento a un cardinale, a un prelato, a un principe presente alla messa. Il messale usato dal vescovo celebrante non si porta a nessuno per essere baciato, ma se ne porta un altro. Il vescovo si lava le mani due volte nella messa. I paramenti si depongono sull’altare.

1. Prima di celebrare la messa, il vescovo assume i paramenti posti sull’altare ove celebrerà, non in sacrestia, dopo essersi lavato le mani con l’aiuto di un familiare.

Il Cæremoniale episcoporum (in seguito C. E.) suppone la messa celebrata pubblicamente, episcopalmente, in quanto il prelato ha l’abito prelatizio. Infatti, su questo punto, la regola è la stessa per i cardinali, i vescovi e i protonotari. Se il vescovo non ha l’abito prelatizio, deve pararsi in sacrestia. Questo non lo priva di distinzioni: innanzi tutto indosserà la berretta violacea (né l’episcopato né lo zucchetto dispensano dalla berretta); poi se è sufficientemente assistito farà portare il calice davanti a sé, o anticipatamente; lo stesso per il manipolo; infine all’altare userà il canone, la bugia e la brocca, secondo le possibilità.

Alla messa letta i familiari sono gli stessi e hanno gli stessi doveri che agli uffici solenni. In conformità con il capitolo 11, numero 11, ne occorrono due: uno porta la brocca con il bacile, l’altro il vassoio con il manutergio. Quando il vescovo ha terminato la preparazione, dopo essersi tolto la mozzetta o la mantelletta, si lava le mani ai piedi dell’altare, in piedi e coperto con la berretta, che depone poi sul vassoio del manutergio.

2. Il calice, il messale, il canone e tutto quello che prescrivono le rubriche del Messale saranno preparati in anticipo, parte sull’altare, parte sulla credenza da uno dei cappellani (o da altri incaricato di questo). Il vescovo deve avere almeno due cappellani in cotta per servirlo.

Il testo latino mette il canone all’ablativo (aggiunta posteriore): questo fa pensare alle rubriche del Messale e del Canone, ora il canone non contiene rubriche generali. Se dunque si desidera un senso accettabile, bisogna mettere canone al nominativo, tra gli oggetti da preparare.

Chi saranno i cappellani del vescovo? Di norma i suoi cappellani particolari, che fanno parte della sua famiglia vescovile. I canonici sono i ministri del vescovo, non i suoi cappellani o i suoi familiari.  Essi sono più di questi ultimi, e non sono obbligati a farne le funzioni. Tuttavia non vi è una proibizione, soprattutto in caso di bisogno. Il loro ruolo è unicamente quello di cappellani o chierici che servono all’altare: esso non è in alcun modo comparabile con quello dei diaconi assistenti, del prete assistente, del diacono e del suddiacono. Questo principio, dato per la messa letta ordinaria, non si applica alla messa letta celebrata in paramenti pontificali per le ordinazioni o la consacrazione di un vescovo. Chiedendo almeno due cappellani per servire il vescovo il C. E. non esclude la presenza di chierici inferiori per trasportare il messale, presentare le ampolline, suonare il campanello, sostituire i familiari mancanti.

I cappellani devono portare la cotta anche se sono canonici o prelati: in questo caso mettono la cotta sopra il rocchetto. È l’abito che inerisce alla loro funzione. L’abito canonicale è un abbigliamento per il coro e per determinati atti che non lo respingono, ora il servizio all’altare non ammette l’abito canonicale. L’abito prelatizio si trova nella stessa situazione, esso non è neppure esclusivo per il coro, quindi ancor meno per l’altare. Fino alle riforme di san Pio X, in capo al Messale figuravano diversi decreti postivi per ordine di Urbano VIII, ma che non hanno perso nulla del loro vigore. Uno di essi dichiara che nessuno può servire o assistere nella celebrazione della messa con il rocchetto: è dunque necessaria la cotta, compatibile con il rocchetto. Tutti coloro che servono la messa letta al papa mettono la cotta, anche se altrove hanno un altro abito.

I cappellani non devono né possono portare la stola. Le idee sono talmente deviate su questo punto che si vedono cose incredibili: un cappellano con la stola al collo inginocchiato ai piedi dell’altare per rispondere all’inizio della messa, il quale, poi, serve così il vescovo perché si lavi le mani; un cardinale o un vescovo che dice la messa in mezzo a due cappellani entrambi con la stola. Ora il rito romano, che non conosce la concelebrazione, non ammette mai all’altare, operanti simultaneamente, due sacerdoti in questa qualità, in abito sacerdotale. Un sacerdote non mette mai la stola al solo fine di servire il celebrante. Il ruolo dei cappellani non comporta in nessun modo la stola. Scoprire il calice riguarda il suddiacono alla messa solenne. Tenere la patena sotto il mento dei comunicandi appartiene al suddiacono della messa pontificale al trono. Portare l’Ostia per la comunione spetta al suddiacono della messa papale. Tutto questo senza stola. Aprire e chiudere la porta del tabernacolo non richiede la stola. Niente impedisce al vescovo di prendervi e di rimettervi la pisside. Alla peggio, se il cappellano ha degli scrupoli, potrà sempre prendere la pisside da sopra il suo velo.

3. Il vescovo assume i paramenti del colore proprio della messa, quelli che gli prescrivono le rubriche del Messale, con la croce pettorale e l’anello, senza altra insegna pontificale.

Il manipolo si prende dopo la confessione, ma alla messa dei morti prima dell’inizio. In quest’ultimo caso si assumerà prima della stola o dopo la pianeta? Le maniche della tunicella e della dalmatica sono il motivo per cui il suddiacono che indossa la tunicella, il diacono che indossa la dalmatica, il vescovo che indossa l’una e l’altra, assumono il manipolo dopo tutto il resto. Se qualcuno obietta che all’ordinazione del suddiacono il manipolo gli è dato prima della tunicella, si risponde: 1° in questo caso particolare e unico si procede dal meno al più: amitto, manipolo, tunicella; 2° il Pontificale prevede l’eventualità che vi sia una sola tunicella che in questo caso è imposta a tutti gli ordinandi, ma indossata soltanto dall’ultimo, dopo che ciascuno ha già ricevuto il manipolo; 3° alcuni Pontificali del XIII secolo mostrano che vi sono stati tempi e luoghi in cui l’ordinando suddiacono riceveva il manipolo dopo la tunicella. Così stando le cose, assumere il manipolo alla fine della vestizione pontificale divenne una distinzione episcopale. In seguito passò nella prassi, e poi nella regola, che il vescovo assuma il manipolo il più tardi possibile, dopo la processione dal secretarium all’altare, prima di salirvi, vale a dire dopo la confessione. Nondimeno per la messa funebre, che non comporta questa processione, prendere il manipolo fu lasciato alla fine della vestizione dei paramenti, prima dell’inizio della messa. Infine la distinzione di assumere tardi il manipolo si è estesa dalla messa pontificale alla messa privata senza tunicelle: sospesa la causa l’effetto è rimasto, come spesso succede. Tali sono l’origine e l’evoluzione dell’assunzione del manipolo.

Che dice su questa questione il C. E.? Si è visto che per la messa letta, non distingue se essa è di requiem o meno. Alla messa pontificale di requiem (l. 2, c. 11, n. 2) prescrive: “Il vescovo leggerà soltanto le orazioni per i paramenti, da Exue me, Domine; si laverà le mani e si parerà dicendo le orazioni abituali, tranne quelle per i sandali e i guanti”. Alla celebrazione pontificale del Venerdì santo (l. 2, c. 25, n. 6): “Il vescovo assume i paramenti abituali, eccetto i sandali e i guanti; legge le orazioni abituali per i paramenti”. Ora, queste orazioni abituali sono nel Messale sotto la rubrica “Orazioni da dirsi dal vescovo quando celebra pontificalmente”. Esse si trovano nell’ordine che si segue abitualmente, con il manipolo alla fine, senza distinzione tra messa pontificale e messa privata, tra messa di requiem e messa non funebre. Inoltre il canone (estratto autorizzato del Messale), riportando queste orazioni per la messa privata del vescovo, mette sempre quella del manipolo alla fine, senza nessuna riserva.

Resta la rubrica del Messale, che fa sorgere il dubbio. Il Ritus servandus in celebratione missae contiene questa frase: “Se il celebrante è vescovo non assume il manipolo prima della stola, salvo alle messe dei morti, ma lo prende all’altare”. Lo scopo della frase è il seguente: differenziare il vescovo dal sacerdote facendogli assumere il manipolo non prima della stola, bensì all’altare, dopo la confessione, senza confondere il vescovo con il sacerdote facendogli assumere il manipolo prima della stola per la messa funebre. L’incidentale “salvo alle messe funebri”, invece che nel luogo in cui si trova, dovrebbe essere alla fine della frase. Si avrebbe allora: Il vescovo non prende il manipolo prima della stola, ma lo prende all’altare, salvo alle messe funebri. In tal modo si ha un doppio vantaggio: rispettare la distinzione episcopale, soddisfare l’esigenza della messa funebre.

Tutto questo non è affatto un’opinione nuova, in quanto data almeno dal XIII secolo. Guglielmo Durando († 1296), nel suo Rationale divinorum officiorum (l. 4, c. 7, n. 4), dice: “Il vescovo riceve il manipolo dopo la pianeta, non prima. Il sacerdote, al contrario, assume il manipolo prima della pianeta”. Alcuni rubricisti, abbagliati dall’incidentale mal collocata, vogliono che il vescovo alla messa funebre assuma il manipolo alla maniera del sacerdote. Danno eccessivo peso a una rubrica equivoca, tengono poco conto del passato e delle ragioni intrinseche.

4. L’altare coperto con le tovaglie e con un palliotto del colore della messa. Nelle feste solenni si mettono ai lati della croce quattro candelieri con le candele accese. Nelle feste meno solenni e nelle ferie ne bastano due.

Due candele bastano evidentemente per una messa non pubblica. Visto che certe messe lette non episcopali ammettono più di due candele, a che quattro candele sono viste generalmente come prerogativa episcopale, niente si oppone a un minimo di quattro candele e un massimo di sei, quando la circostanza lo richiede.

5. I due cappellani serviranno il vescovo (assistendolo alla preparazione e al ringraziamento, vestendolo e svestendolo dai paramenti), rispondendogli, trasportando il messale (e il calice), servendo le ampolline, coprendo e scoprendo il calice (e la pisside), presentando il manutergio quando si asciuga le mani, facendo tutto il necessario.

Il vescovo fa la preparazione e il ringraziamento su un inginocchiatoio preparato come prescrive il capitolo 12 numero 8, posto a una certa distanza davanti all’altare. I cappellani stanno in piedi ai suoi lati, il primo servendo per il canone, il secondo tenendo la bugia. Per rispondere al vescovo quando comincia la messa, i cappellani devono essere in ginocchio, anche se sono canonici o prelati. Essi non sono i ministri ai quali il vescovo si volge dicendo loro vobis e vos fratres: sono in funzione di chierici servienti verso cui il vescovo non si volge, ed essi devono sottomettersi alla rubrica del Messale. Il prelato uditore di rota, suddiacono della messa papale, è in ginocchio in questo momento; i tre prelati: prete assistente, diacono e suddiacono del celebrante, in presenza del papa al trono, sono in ginocchio in questo momento, anche se sono ministri parati.

All’altare i cappellani si tengono a destra e a sinistra del vescovo quando questi è al centro. Ma quando egli è al lato dell’epistola o del vangelo, la loro collocazione più conveniente consiste nel tenersi entrambi alla sua destra o alla sua sinistra, dunque dalla parte esterna. Questo per tre ragioni. Non hanno motivo per fare diversamente dal diacono e suddiacono. Interporsi tra la croce e il celebrante è qualcosa di scorretto, di irrispettoso. È sgradevole, irrazionale vedere un cappellano con il vescovo sulla predella, e l’altro cappellano sotto la predella (se essa è fatta convenientemente).

Uno dei cappellani si occupa del libro, messale o canone, l’altro del calice. Quest’ultimo fa più che amministrare le ampolline, le mette in opera, di conseguenza svolge il compito del diacono e del suddiacono per il vino e l’acqua. Ma non dice la preghiera Offerimus dell’oblazione, non essendo ministro. Se vi sono chierici inferiori, stanno alla credenza, fanno quello che deve fare il serviente della messa letta e sollevano da tali compiti i cappellani.

6. Se i cappellani sono tre, due di loro potranno, in ginocchio davanti all’altare da una parte e dall’altra, tenere due torce accese durante l’elevazione del S. Sacramento, mentre il terzo assiste il vescovo e suona il campanello. Si suona con tre colpi a ciascuna elevazione, non di più.

Non sembra né utile né conveniente abbandonare il servizio del vescovo per tenere le torce fino a dopo la comunione, visto che le torce possono essere portate dai familiari o dai chierici inferiori, visto che il terzo cappellano resterebbe sovraccaricato dal libro e dal calice. La candela o le torce dell’elevazione sono un segno più antico del campanello, comunque il più nuovo ha spodestato il più vecchio.

La rubrica del Messale dice di suonare due volte: al Sanctus, e a ciascuna elevazione. La modalità del primo suono non è determinata. A ogni elevazione la rubrica ammette tre colpi di campanello, oppure un suono continuo, non alternato. Non è da credere che il C. E. intenda escludere il suono al Sanctus. Dà la preferenza ai tre colpi di campanello a ciascuna elevazione. Tende a limitare il suono, piuttosto che aumentarlo. Non concepisce di portare i tocchi a cinque o addirittura a sei, come talora si sente. Nel calore comunicativo dei congressi eucaristici, i loro dirigenti si fanno contestabili istigatori di innovazioni da ottenere e imporre per abbellire, migliorare la liturgia secondo le loro idee.

7. Se i cappellani non sono tre, due familiari del vescovo, vestiti come tali, potranno tenere le torce. Se non vi è nessuno per tenere le torce, esse potranno essere poste su due grandi candelieri posati per terra. Si accendono le torce prima della consacrazione, si spengono dopo la comunione.

Così termina la spiegazione della distribuzione dei ruoli, già data.

8.  Se alla messa vi è un vescovo, un cardinale, un principe, il primo cappellano, verso l’Agnus Dei, prende (alla credenza) lo strumento della pace munito del suo velo e si inginocchia alla destra del vescovo: (quando questi bacia l’altare) gli presenta lo strumento che il vescovo bacia dicendo: Pax tecum. Egli risponde Et cum spiritu tuo. Poi va a portare la pace facendo baciare lo strumento al vescovo, al cardinale, al principe, anche se sono parecchi, e dicendo a ciascuno Pax tecum, e ciascuno risponde Et cum spiritu tuo. Il cappellano si guarda dal fare alcuna riverenza ad alcuno prima di presentargli lo strumento da baciare. Solo dopo aver dato la pace, fa la riverenza prescritta. Ciò perché, prima della pace, si considera meno la persona di chi la porta e più la pace portata dall’altare; mentre invece, una volta data la pace, la sua persona diventa rilevante.

Nella seconda frase del testo latino, le parole ad illum non danno alcun senso, mentre ab illo si inseriscono perfettamente.

9. Alla messa del vescovo, dopo la lettura del vangelo (e il suo bacio), il testo del messale non è baciato da nessuno dei presenti, anche gran principe o prelato (superiore al vescovo). Se si fa baciare il vangelo a un gran principe, a un cardinale, (a un prelato superiore al vescovo), non gli si presenta il messale usato dal vescovo, ma un altro messale.

10. Il vescovo si lava le mani due volte durante la messa: dopo l’offertorio e dopo la comunione. Ogni volta (come in quella prima della messa), un familiare tiene la brocca e il bacile, (l’altro il manutergio sul piatto), un cappellano presenta il manutergio.

11. Alla fine della messa, il vescovo dà la benedizione dicendo: Sit nomen Domini benedictum, etc., ma non usa né mitra né pastorale, e non gli si tiene la croce davanti se è arcivescovo. Per il resto, il vescovo osserva le rubriche del Messale.

Il divieto di usare la mitra nella messa letta non obbliga il vescovo che voglia prendervi la parola a restare scoperto. Mentre parla in piedi o seduto può coprirsi con la berretta.

 

da: L. GROMIER, Commentaire du Cæremoniale episcoporum, I, 29, Paris, La Colombe, 1959, pp. 230-236, traduzione italiana di Fabio Marino.

Cfr. www.unavoce-ve.it

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Mons. Giovanni Battista Maria Menghini, Messa letta da un Cardinale, Vescovo o altro Prelato

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f) Nella Messa letta da un Cardinale, Vescovo o altro Prelato.

1. Nella Messa letta, celebrata con qualche solennità in qualunque Chiesa od Oratorio, da un Cardinale, o da un Vescovo o altro Prelato, dovrebbero assistere, nell’ufficio di Cappellani, Chierici in Sacris; ma se questi mancassero potranno surrogarli anche due Chierici inferiori (D. 4181, III) (1).

2. Per questa Messa si accenderanno all’Altare almeno quattro Candele, e se il Prelato ha l’uso del Canone si toglieranno le Carteglorie.

3. Se il Celebrante avrà diritto di leggere la Preparazione della Messa davanti all’Altare, si porrà nel mezzo del Presbiterio il Faldistorio con drappo del colore dei Paramenti, od un genuflessorio coperto di tappeto, verde o violaceo, rosso o violaceo, secondo la dignità (vescovile o cardinalizia) e secondo i tempi, con due cuscini dello stesso colore (2), e su quello superiore si porrà il Canone aperto alla Preparazione della Messa.

4. All’Altare si porrà, dal lato dell’Epistola, il leggile col Messale aperto, con i segnacoli al loro posto. Se il Prelato avrà diritto di vestirsi all’Altare, nel mezzo della mensa, si disporranno i Paramenti, avvertendo che le estremità della Stola pendano egualmente sul davanti dell’Altare, sopra la Pianeta, perché possa agevolmente prendersi, e che il Manipolo (per i Cardinali e per i Vescovi) si col-

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(1) Servendo la Messa un Ministro non tonsurato, non toccherà il Calice, e soltanto se è vestito con l’abito clericale assisterà al Messale, voltando i fogli e sostenendo la Bugia (D. cit., VII).
(2) Se il Celebrante non è Cardinale o Vescovo Ordinario, non si userà il Faldistorio, ma il genuflessorio scoperto, con i soli cuscini.

 

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lochi dal lato del Vangelo, separatamente, coprendosi il tutto con un velo dello stesso colore.

5. Sulla credenza si porrà il Calice con tutto l’occorrente, coperto anche dal suo velo (D. cit., n. V); le Ampolle, la Bugia, il Boccale col Bacile, ed altri due piatti, d’argento o dorati, secondo la dignità della persona, o la solennità, uno pel manutergio, l’altro per lo zucchetto.

6. Nella Messa celebrata da un Cardinale, gli oggetti del servizio saranno sempre dorati; ed invece di due si porteranno quattro Torce all’Elevazione.

7. Quando si dovrebbe fare inchino, trattandosi del proprio Ordinario (o d’un Cardinale, extra Urbem o nel suo Titolo), si farà genuflessione. Così la lavanda si ministra stando genuflessi.

8. Nella Messa di un Vescovo o Cardinale, per maggiore solennità, potrà anche il Caudatario sorreggere la coda (DD. 2425; 2976), lasciandola dopo l’Orate, fratres, e riprendendola dopo la Comunione del Celebrante. Però non si userà mai la Mitra e il Pastorale, e se trattasi di Arcivescovo neppure la Croce astile alla benedizione (Caer. Epp. l. 1, c. xxix, n. 11).

9. Nella Messa letta, celebrata con qualche solennità, in abiti prelatizi, da altri Prelati, anche privilegiati: Protonotari Apostolici Partecipanti, Soprannumerari e ad instar, non si fa la terza lavanda delle mani, prima del Communio; se poi non si vestissero all’Altare, una sola volta (come è chiaro) si lavano le mani, come gli altri Sacerdoti.

10. Si avranno presenti le seguenti cose, per fare, nel servizio di dette Messe di solennità, qualche piccola variazione, facile a comprendersi.  Detti Prelati privilegiati possono: 1) far la Preparazione ed il Ringraziamento davanti all’Altare, sul genuflessorio con soli cuscini, senza tappeto (lo stesso per un Vescovo estraneo); 2) assumere le vesti dall’Altare, ma il Manipolo lo prenderanno a suo luogo, come i semplici Sacerdoti; 3) avere almeno tre Chierici, che li assistano, e servano alla Messa (D. 4181); 4) usare Canone, Bugia, Boccale, Bacile, piatto d’argento con manutergio. Non useranno lo zucchetto, né la Croce pettorale, né l’Anello (eccettuati per questo i Protonotari partecipanti), e neppure scioglieranno mai la coda; non diranno il Sit nomen ecc. alla benedizione.

11. Nelle altre Messe: i Protonotari Partecipanti e i Soprannumerari, anche se sono in abiti prelatizi, non differiranno dagli altri se non nell’uso della Bugia; i Protonotari ad instar potranno usare della Bugia, non essendo in abiti prelatizi, soltanto se si tratta di messe celebrate con qualche solennità.

 

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12. I Protonotari Apostolici titolari ed i Prelati Urbani o Domestici, in tali Messe di solennità, possono usare solo la Bugia.

13. Tutti i Prelati però (anche i Vescovi) si asterranno dall’usare la Bugia, presente officialmente l’Ordinario o altro maggiore Prelato.

14. Alla Messa di Requiem non si dà alcun bacio, tranne alla Croce dei Paramenti e a quella pettorale, né il Celebrante bacia il principio del Vangelo; il Manipolo si mette dai Vescovi e Cardinali subito dopo la Croce, e si toglie prima di essa. I cuscini (e il tappeto) del genuflessorio saranno sempre violacei, e la Bugia, il Boccale, il Bacile e i piatti sempre d’argento.

15. È molto conveniente che i Cappellani siano almeno due, vestiti d’abito talare e Cotta, per ministrare presso il Celebrante (Caer. Epp., l. I, c. xxix, n. 2). In tal caso il loro ufficio sarà esercitato come segue:

A) Ufficio del 1° Cappellano

1. Entrando in Chiesa, porgerà al Celebrante l’Acqua benedetta con l’Aspersorio, che sarà preparato nella pila fissa o nel Secchietto (1).

2. Durante la Preparazione (e il Ringraziamento), assiste in piedi, alla destra del Celebrante, che sta genuflesso sull’inginocchiatoio, reggendo la Berretta, che il medesimo gli avrà consegnato, davanti al petto con la sinistra, mentre con la destra volta i fogli del Canone, quando occorre (2).

3. Finita la Preparazione, dà la Berretta al Celebrante, il quale non si copre (se non è Cardinale in giurisdizione a Roma, o dovunque fuori Roma), e l’accompagna all’Altare, dove, prima della genuflessione, riceve di nuovo la Berretta, che porterà alla credenza, sul manutergio preparato nel piatto.

4. Ritorna presso il Celebrante, e gli toglie la Croce pettorale, baciandola anch’esso da un lato, dopo che quegli l’avrà baciata, e la posa sull’Altare. Quindi l’aiuta a togliere la Mozzetta (o la Mantelletta, o entrambe).

5. Se non vi sono i famigliari nobili del Celebrante, ministra alla lavanda, reggendo il piatto col manutergio, avvertendo che solo questa prima volta vi recherà sopra la Berretta.

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(1) Recandosi all’Altare il Celebrante (benché Cardinale in Roma, fuori del Titolo o Diaconia) terrà la Berretta in mano.
(2) Se invece del genuflessorio si usasse il Faldistorio, essendo questo più basso, il primo Cappellano sosterrebbe il Canone, e il secondo la Bugia.

 

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6. Alla vestizione si comporterà come si disse per quella d’un semplice Sacerdote, ma riceverà i Paramenti dal 2° Cappellano; la Croce pettorale s’impone prima della Stola, che non s’incrocerà.

7. Alla Confessione, stando genuflesso, osserverà quel che si disse alla Messa servita in due.

8. Dopo la Confessione, salisce col Celebrante, sollevandogli le fimbrie anteriori delle vesti, e lo assisterà sempre in piedi, e alla sua destra, indicandogli dove deve leggere, e voltandogli i fogli del Messale o del Canone.

9. Se si dice il Gloria, al Pax vobis risponderà, insieme con l’altro: Et cum spiritu tuo.

10. Trasporta il Messale, genuflettendo nel mezzo, e torna alla destra del Celebrante.

11. Alla fine del Vangelo, solleva con la destra alquanto il libro dal leggile, per farne baciare al Celebrante il principio dal sacro testo (1).

12. Per regola generale, non sottoporrà il cuscino alla genuflessione del Celebrante, quando questi trovasi sulla predella dell’Altare (2). Vedere al n. 25.

13. All’Et incarnatus est, dopo aver fatto genuflessione col Celebrante, che aiuterà a rialzarsi, va a prendere il Calice coperto del velo, con la Borsa sopra, e reggendolo con la sinistra pel nodo, e tendendo la destra distesa sopra la Borsa, lo porta all’Altare, dove spiegherà il Corporale, mettendo dal lato del Vangelo la Borsa; e scoperto il Calice, piegherà il velo, che porrà fuori del Corporale, dalla destra. Quindi porterà sulla mensa le Ampolle.

14. Per regola generale (si rammenti che parliamo sempre di Chierici inferiori), infra actionem, non toccherà mai i Vasi sacri; quindi: 1) non consegnerà la Patena con l’Ostia; 2) non astergerà il Calice, né v’infonderà il vino e l’acqua, ma, come al solito, consegnerà le sole Ampolle al Celebrante (D. cit., II, IV); 3) non consegnerà il Calice colo vino, e neppure lo sosterrà all’Offertorio.

15. Se poi il primo Cappellano non fosse neppure tonsurato,

___________

(1) Il Vangelo, celebrando Messa letta un Vescovo o Cardinale, non si dà a baciare a nessuno, neppure a qualche gran Principe o Prelato presente alla Messa: ma se vi fosse presente un massimo Principe o un Cardinale, questi bacerà un Messale diverso da quello che usa il Celebrante. Riceveranno però essi dal primo Cappellano la pace con l’Istromento (Caer. Epp., l. I, c. xxiv, nn. 8, 9). V. la 1. nota a pag. 129.
(2) Non si comprende perché si voglia sostenere quest’uso, mentre poi, almeno in qualche luogo, non lo si estende a tutte le altre genuflessioni, per es. al Credo. Anche fuori di questo caso le genuflessioni si devono fare usque ad terram (Caer. Epp., l. I, c. xviii, n. 1; l. II, c. xiv, n. 10).

 

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potrà, data la necessità del momento, prima della Messa, essendo fuori di funzione, preparare il Calice velato sulla mensa dell’Altare, e quindi, finita la Messa, riportarlo in Sagrestia (D. cit. VII). In tal caso i paramenti saranno posti dal lato del Vangelo.

16. Al Veni sanctificator, toglie dal mezzo il Canone, e lo appoggia dal lato dell’Epistola, nel luogo della Cartagloria; va quindi insieme col 2* Cappellano, se non vi fossero i famigliari nobili, a prendere gli oggetti per la lavanda.

17. Tornato rimette nel mezzo il Canone, ma prima è meglio che lo sostenga presso il Corporale, perché il Celebrante possa leggervi il Suscipe, sancta Trinitas (1); poi va a prendere il piatto, per mettervi, al principio della Prefazione, lo zucchetto, che avrà tolto al Celebrante, e portarlo alla credenza; non glielo rimetterà se non dopo la Comunione.

18. È prerogativa de’ Vescovi (ratione personae), avere due Torce accese all’Elevazione, e se non vi fossero due Ceroferari, li sostituiranno i domestici, e mancando anche questi, il 1° Cappellano accenderà i Ceri dei due grandi Candelieri, se vi saranno, posti ai lati fuori dell’Altare, e li spegnerà dopo la Comunione (Caer. Epp., l. cit., n. 7).

19. Nel tempo del Memento, sta alquanto discosto dal Celebrante.

20. Dopo l’Elevazione, per regola generale, genufletterà ogni volta che lo fa il Celebrante, ma non essendo in Sacris, non scoprirà né ricoprirà mai il Calice della Palla. Al Pater noster, non asterge né presenta la Patena (2).

21. Dopo la Comunione della s. Ostia, genuflette sulla predella, va a prender le Ampolle, e ritorna all’Altare, genuflettendo in piano. Si ricordi di rimetter lo zucchetto al Celebrante.

22. Ministra la purificazione e l’abluzione, trasporta il Messale, e ministra alla terza lozione delle mani; va, se è almeno tonsurato, a coprire il Calice, che sarà stato asterso dal Celebrante, e lo riporta alla credenza. Torna quindi ad assistere al Messale.

23. Prima della benedizione, trasporta, se ne è il caso, il Messale dall’altra parte.

24. Risponde col 2° Cappellano al V). Sit nomen Domini benedictum. R). Ex hoc nunc et usque in saeculum. V). Adiutorium nostrum in nomine Domini. R). Qui fecit caelum et terram; e riceve in ginocchio la trina benedizione, facendosi un solo segno di Croce.

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(1) Potrà anche portarlo chiuso dal lato del Vangelo posandolo sull’Altare.
(2) Nella Messa per Benedizione di Nozze, celebrata da un Vescovo o Cardinale, si dà la pace con l’Istromento agli Sposi; ciò farà il primo Cappellano.

 

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25. Assiste col 2° Cappellano, sorreggendo il Canone, al Vangelo di S. Giovanni; non genuflette all’Et verbum caro factum est, sorreggendo il Canone aperto: e terminato il Vangelo, lascia il Canone chiuso sulla mensa, scende dalla predella, e va a collocare nel mezzo dell’infimo gradino (ovvero della predella) il cuscino pel Celebrante, sceso che sia per recitare le Preci.

26. Quindi lo aiuta a spogliarsi dei sacri Paramenti; gli ripone la Mozzetta (o Mantelletta, o l’una e l’altra) e la Croce pettorale, e finalmente gli consegna la Berretta, accompagnandolo al Faldistorio o genuflessorio.

27. Assiste al Ringraziamento, come fece alla Preparazione.

B) Ufficio del 2° Cappellano

1. Alla Preparazione, assiste alla sinistra del Celebrante, reggendo con la mano destra la Bugia, che, finita la Preparazione, porta insieme col Canone sull’Altare, genuflettendo in piano prima di salire.

2. Colloca il Canone nel mezzo dell’Altare, appoggiandolo, come si usa della Cartagloria, aperto alle parole Aufer ecc. Accosta la Bugia al Canone, dalla parte del Vangelo (cfr. Caer. Epp., l. I, c. xx, n. 1).

3. Porta la Mozzetta (o Mantelletta, o ambedue) sul cuscino superiore dell’inginocchiatoio. 

4. Se non vi sono i famigliari nobili, ministra alla prima lavanda con Boccale e Bacile.

5. Alla vestizione, porge i Paramenti al 1° Cappellano, in modo che questi possa imporli al Celebrante; e lo coadiuva in questa azione.

6. Avvertirà di non mettere il Manipolo al Celebrante, se non dopo l’Indulgentiam, lo terrà perciò con sé, poggiato sul braccio sinistro, mentre in ginocchio risponde alla Confessione. Dopo l’Indulgentiam, si alza, e baciando da una parte la croce del Manipolo, e dandolo a baciare nel mezzo al Celebrante, glielo lega al braccio, baciandone poi anche la mano (1); quindi si pone di nuovo in ginocchio.

7. Salisce, alzando la fimbria delle vesti al Celebrante.

8. Regge poi, sempre con la destra, la Bugia alla sinistra del Celebrante, tenendo l’altra mano stesa sul petto.

(1) Nelle Messe di Requiem però l’imporrà alla vestizione, prima della Croce pettorale; lo toglierà poi alla spogliazione, dopo la Croce.

 

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9. Non scende quando il 1° Cappellano trasporta il leggile, ma accompagna in mezzo, senza genuflettere, il Celebrante, che leggerà sul Canone il Munda cor meum, ecc., e poi al Messale. Alla fine del Vangelo solleverà il libro, per farlo baciare al Celebrante, poi l’accosterà col leggile verso il centro dell’Altare.

10. Al Credo, rimane sempre a sinistra del Celebrante, e per regola generale, reggendo la Bugia, non genuflette mai.

11. Dopo l’offerta del Calice, posa la Bugia tra il Messale e il Canone, e va a prendere il Boccale col Bacile per il Lavabo.

12. Poi torna a sinistra del Celebrante ad indicargli le Secrete (posata la Bugia), e dopo l’ultima toglie il Messale dal leggile, posandolo chiuso sull’Altare, e prende dal mezzo dell’Altare il Canone, aprendolo al Prefazio della Messa. Al Memento si scosta alquanto.

13. All’Elevazione, posa la Bugia sull’Altare, fa ciò che si disse del 2° inserviente della Messa letta d’un Sacerdote (se per caso deve voltare i fogli della Consacrazione, si alza, e poi torna a genuflettere).

14. Dopo l’Elevazione, si alza, e seguita a reggere la Bugia. se v’è chi si comunichi, fatta genuflessione allo scoprimento della Pisside, dopo aver posato la Bugia, si ritira e s’inginocchia, di fianco, dalla parte del Vangelo.

15. Non accompagna il Celebrante con la Bugia, nella distribuzione della Santissima Eucaristia, se pure non sia necessario per mancanza di luce.

16. All’Abluzione, toglie il Canone dal leggile, e ripone tutto al posto, come prima; trasporta la Bugia, stando a sinistra del primo Cappellano, che prende il leggile; posa la Bugia a destra del libro, e va a prendere il Boccale e il Bacile per la 3ª lavanda (1).

17. Quando torna, può supplire, a destra del Celebrante, il primo Cappellano, che andrà alla sinistra a ricomporre il Calice, ma ritornato che sia, si recherà alla sinistra, come al solito.

18. Alla benedizione, genuflette, dopo di aver accostato al lato del Vangelo la Bugia ed il Canone; poi si alza, e vicino al primo Cappellano, che regge il Canone, sostiene con la destra la Bugia.

19. Se si dovrà trasportare il Messale, non moverà il Canone.

20. Finito l’ultimo Vangelo, posa la Bugia, e chiude il libro; scende col Celebrante, gli toglie il Manipolo, che posa, con i debiti

___________

(1) Il Caer. Epp., l. I, c. xxiv, n. 10, dice “bis lavit”, ma soggiunge in Missa, non contando la lavanda che si fa ante Missam.

 

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baci, sull’Altare. Prende quindi la Bugia, che reggerà stando in piedi durante le ultime Preci.

21. Aiuta a spogliare il Celebrante, pone con ordine i Paramenti sull’Altare; riprende dal genuflessorio la Mantelletta (o la Mozzetta, o entrambe), e poi vi porta il Canone, che aprirà al Ringraziamento della Messa, e la Bugia, che sosterrà, come al principio.

C) Ufficio dei Cappellani, avendosi tre o quattro Chierici

1. Se i Chierici fossero tre, due di loro potranno servire la Messa, come si disse a suo luogo (p. 118 s.), tranne che il 2° inserviente trasporta la Bugia, ed il 1° il libro, ed anche essi risponderanno al Celebrante. Il primo prenderà e riporterà, senza alcuna genuflessione, il piattino alla credenza, per lo zucchetto, al principio della Prefazione. Lo stesso farà dopo la Comunione. Finito l’ultimo Vangelo, sottoporrà il cuscino al Celebrante per le Preci. All’Elevazione, se non v’è altri, potranno essi reggere le due Torcie, ed allora il 2° suonerà il campanello.

2. In tale ipotesi, il Cappellano tralascerà di fare ciò che fanno i due inservienti, ed eseguirà la parte del 1° Cappellano, già descritta, ed a volte anche quella del 2° Cappellano.

3. Alla Confessione starà genuflesso a sinistra del Celebrante, al quale imporrà il Manipolo, come si disse di sopra del 2° Cappellano; poi passerà alla destra per voltare i fogli del Messale, ed in genere rimarrà sempre alla destra del Celebrante.

4. Al Vangelo, passerà alla sinistra, per accostare poi il leggile verso il centro dell’Altare, e porre la Bugia tra il Messale e il Canone.

5. All’Orate, fratres, portando seco il Canone, ritornerà alla sinistra, assistendo al Messale, e poi al Canone.

6. All’Elevazione, si ritirerà di fianco al lato del Vangelo.

7. Ricomposto il Calice, di già asterso, e riportatolo, se egli è tonsurato, alla credenza, di nuovo assiste il Celebrante alla destra.

8. All’ultimo Vangelo, assiste a sinistra, reggendo il Canone, se ne è il caso, ma non genuflette all’Et verbum caro, ecc.

9. Toglie il Manipolo al Celebrante prima delle Preci.

10. Alla vestizione ed alla spogliazione del Celebrante, i due inservienti potranno aiutarlo.

11. Potrà anche uno di essi fare l’ufficio descritto del 2° Cappellano, con qualche lieve modificazione, e l’altro servire la Messa;

 

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in tal caso il predetto reggerebbe il piatto col manutergio alle lavande.

12. Se i Chierici fossero quattro, due faranno da Cappellani, come si è detto, gli altri due da inservienti.

13. Questi, durante la Preparazione ed il Ringraziamento, possono stare in piedi alla credenza, e si presenteranno con gli oggetti alla lavanda, prima della Messa, se non vi sono i famigliari nobili.

14. Alla Confessione, si metteranno ai lati dei due Cappellani.

15. Il 1° inserviente non bacia le Ampolle, ma solo il 1° Cappellano, che le presenta al Celebrante.

16. Dopo che si è infusa l’acqua nel Calice, riporta subito le Ampolle alla credenza, e quindi tutt’e due ministrano al Lavabo, se non vi sono i famigliari, c. s., il che ripetono prima del Communio.

da G. B. M. MENGHINI, Le sacre Cerimonie secondo il Rito Romano per tutti i tempi dell’Anno con il Vespro e la Messa e relativa assistenza pontificale, Roma, Ferrari, 1943, pp. 121-129.

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Terza Domenica di Quaresima. Stazione a S. Lorenzo

La basilica Laurenziana deve le sue prime origini a Costantino, ma riuscendo troppo piccola, da Pelagio II le fu aggiunta una grande aula superiore, che venne dedicata alla santa Vergine. Questa fu la ragione che indusse Leone IV a stabilirvi la stazione l’ottava dell’Assunzione; al qual carattere mariano del sacro edificio fa allusione quest’oggi la lezione evangelica, coll’elogio finale della gran Madre di Dio che diede, sì, del proprio sangue l’umanità al Cristo del Signore, ma si nutrì a sua volta spiritualmente del suo verbo, e ne visse. Le altre parti della messa sono state scelte in relazione al Martire titolare della basilica Tiburtina.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, III, p. 98)

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Il card. Burke celebra la messa tridentina a Verona e Piacenza il 14 e 15 marzo 2015

S. Em.za Rev.ma il Signor Cardinale Raymond Leo Burke

 

S. Em.za il Signor Cardinale Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, celebrerà la messa tridentina a Verona, rettoria di S. Toscana (Piazzetta XVI Ottobre 27 Porta Vescovo) il giorno 14 marzo 2015 alle 10:30 e a Piacenza, chiesa di S. Giorgio in Sopramuro (Via Sopramuro 83) il 15 marzo alle 11:15. Le sacre funzioni sono state promosse dal Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum in collaborazione con Una Voce Verona Sezione San Pietro Martire e la Confraternita della Beata Vergine del Suffragio di Piacenza.

Il Cardinale visita quei luoghi per tenere un ciclo di conferenze di presentazione del volume Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica (Cantagalli, 2014). Esse avranno luogo il 12 marzo  alle 17:30 a Piacenza, Sala Panini della Banca di Piacenza (Palazzo Galli, Via Mazzini 14); il 13 marzo alle 18 a Biella, Sala Conferenze di Biverbanca (Via Carso 15), in collaborazione con Federvita Piemonte e Valle d’Aosta, Gruppo Vita e Famiglia Biella e Movimento per la Vita Biella; il 14 marzo alle 17 a Verona, Biblioteca Capitolare (Piazza Duomo 19), in collaborazione con Una Voce Verona.

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Le messe tridentine a Napoli. Aggiornamento 2015

La messa festiva alla basilica di S. Paolo Maggiore dei padri Teatini è stata soppressa. Non si prospetta la possibilità di una ripresa delle funzioni alla chiesa di S. Teresa degli Scalzi, officiata dai Frati Francescani dell’Immacolata.

Nel corso del 2014 d’accordo con il Cardinale Arcivescovo una messa tridentina ha iniziato a essere celebrata le domeniche e feste di precetto alla chiesa parrocchiale di S. Maria del Soccorso all’Arenella.

Continuano le messe il primo sabato del mese a S. Maria della Vittoria, con un nuovo orario (ore 18) a partire dal 7 marzo 2015.

A Sessa Aurunca le due messe in località Aulpi (chiesa di S. Antonino Martire) e Corigliano (chiesa di S. Lorenzo) sono state soppresse in seguito al ritiro del padre Louis Demornex.

 

 

Chiesa di S. Ferdinando di Palazzo, Napoli

Chiesa di S. Ferdinando di Palazzo
Piazza Trieste e Trento 1
(Piazza S. Ferdinando), Napoli
ogni domenica (saltuariamente le feste di precetto infrasettimanali) alle 18

 

Chiesa di S. Maria del Soccorso all'Arenella

Chiesa della Reale Arciconfraternita
di S. Maria del Soccorso

Piazzetta Giacinto Gigante 34, Napoli
ogni domenica e festa di precetto alle 18:30

 

Chiesa di S. Maria della Vittoria, Napoli

Chiesa di S. Maria della Vittoria
Piazza Vittoria 5, Napoli
ogni primo sabato del mese alle 18

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Messe tridentine a Firenze

Chiesa di S. Gaetano Firenze

Chiesa di S. Michele e Gaetano, vulgo S. Gaetano
affidata all’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote
Piazza Antinori 1, Firenze

domenica e feste di precetto
11 messa solenne
18 vespri e benedizione eucaristica
19 compieta
dalle 10 alle 10:45 confessioni

lunedì – venerdì
7:30 messa
17 esposizione del Ss.mo Sacramento, santo Rosario
18:45 benedizione eucaristica
19 Ufficio della Compieta
dalle 18 alle 18:40 confessioni

sabato
7 lodi
7:30 messa
dalle 8:45 alle 12:30 confessioni

Cfr. icrss.it

 

Ciesa di S. Francesco Poverino Firenze

Chiesa di S. Francesco Poverino
Piazza Ss.ma Annunziata 2, Firenze
ogni domenica e festa di precetto

10 messa

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Sabato dopo le Ceneri. Stazione a San Trifone

Il titolo di San Trifone è d’origine medievale, e sembra che sia stato eretto e rifatto nel secolo X dai famosi Crescenzi che lì presso avevano il loro fortilizio. Sotto l’altare erano conservati i corpi dei Martiri Trifone, Respicio e Ninfa, dei quali perciò si celebra la commemorazione natalizia il 10 novembre; ma al tempo di Clemente VIII, essendo l’edificio prossimo a rovina, Reliquie e stazione vennero trasferite alla prossima chiesa di Sant’Agostino.

A tempo di san Gregorio, pur antecipandosi di quattro giorni i digiuni quaresimali, la settimana di quinquagesima non aveva che le due tradizionali sinassi delle ferie IV e VI; perciò l’Antifonario quest’oggi non designa alcun canto per la messa, tanto che si ripetono quelli di ieri.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, III, p. 52)

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Venerdì dopo le Ceneri. Stazione ai Santi Giovanni e Paolo

La messa stazionale è sul Celio nella basilica di Bizante, eretta da questo senatore e da suo figlio Pammachio entro la casa dei Santi Giovanni e Paolo. I due martiri v’avevano incontrato la morte per la fede, e v’erano stati nascostamente sepolti in un sotterraneo. Così avvenne che, soli tra tutti i Martiri romani – tumulati regolarmente nei cimiteri estramurali, come imponeva la legge, – Giovanni e Paolo riposassero nel cuore stesso della Città Eterna, privilegio particolare che fa ben rilevare il Sacramentario Leoniano nel prefazio festivo dei due Santi.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, III, pp. 49-50)

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Giovedì dopo le Ceneri. Stazione a San Giorgio in Velabro

La stazione a San Giorgio venne istituita da san Gregorio II, quando il culto verso questo megalomartire orientale era divenuto in Roma veramente popolare. Il titolo apparisce già eretto nel 482, giacché un’epigrafe di quell’anno ricorda un Augustus lector de Belabru; ma la dedicazione dell’aula al Martire orientale San Giorgio è certamente posteriore.

L’odierna lezione evangelica del Centurione di Cafarnao, allude al carattere militare attribuito a san Giorgio dalla tradizione, tanto che nel medio evo questo Santo fu invocato specialmente come il difensore armato della famiglia cristiana.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, III, p. 47)

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Domenica di Quinquagesima. Stazione a San Pietro

Questa solenne sinassi presso la confessione vaticana chiude il triduo di preparazione alla solennità veneranda dei digiuni; oramai, dopo d’esserci assicurata la protezione di Lorenzo, di Paolo e di Pietro, domenica prossima nella basilica Lateranense potremo inaugurare con tutta fiducia il sacro ciclo penitenziale. A somiglianza dei Greci, i devoti e le famiglie religiose solevano sin da antico dare inizio in questa settimana all’astinenza dalle carni. La Chiesa in parte ha imitato quest’uso, anticipando i digiuni la Feria IV seguente.

(SCHUSTER, Liber Sacramentorum, III, pp. 35-36)

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