RIP mons. Giuseppe Romanin già cappellano di Una Voce Pordenone

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Mons. Giuseppe Romanin, già arciprete del duomo concattedrale di Pordenone, è scomparso all’età di 88 anni il 2 giugno 2017 nella Casa del clero di San Vito al Tagliamento.

Dal 2009 al 2013 ha cantato messa alla chiesa della SS.ma Trinità, ove è officiato il rito tridentino per le cure di Una Voce Pordenone. Il suo servizio dell’altare è stato interrotto in seguito a difficoltà deambulatorie con l’autunno 2013, succedendogli mons. Bernardino Del Col, attualmente cappellano per le messe alla Santissima. Durante le visite che gli si facevano amava ripetere: «Ricordo sempre con nostalgia le messe alla Santissima».

Le esequie sono state il 6 giugno al duomo di S. Marco, in presenza del vescovo di Concordia-Pordenone mons. Giuseppe Pellegrini e dell’emerito mons. Ovidio Poletto.

Cfr. unavoce-ve.it

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Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa, XXV-XXVII

CALICE

Card. Prospero LambertiniXXV. Scorrendo le storie della Chiesa, ritroviamo fatta menzione di calici d’altra materia, ed anche di più sorta di calici. Onorio Augustodunense al lib. 1 cap. 89 dice che gli apostoli celebrarono la Messa ne’ calici di legno: «Apostoli et eorum successores in quotidianis vestibus et ligneis calicibus missas celebrabant»; ed attribuisce a s. Zefirino papa e martire l’introduzione dei calici d’oro o d’argento: «Zephirinus autem papa et martyr in aureis, vel argenteis calicibus, et pannis offerri constituit». Circa i calici di legno è celebre il detto di s. Bonifacio vescovo di Magonza nel Concilio tiburiense sotto Formoso al cap. 18: «vasa in quibus sacrosancta conficiuntur mysteria, calices sunt et patenae, de quibus Bonifacius martyr et episcopus interrogatus, si liceret in vasculis ligneis sacramenta conficere, respondit: quondam sacerdotes aurei ligneis calicibus utebantur, nunc e contra lignei sacerdotes aureis utuntur calicibus». Non passa per sincero appresso tutti il supposto decreto di Zefirino; ma ciò che si può dire di sicuro si è, essere stati per molto tempo in uso anche i calici di vetro, ma che in quel tempo in cui erano in uso i detti calici, e nel tempo delle più fiere persecuzioni, non mancavano alla chiesa calici d’oro e d’argento.

XXVI. Quanto all’uso dei calici di vetro esso si comprova dal fatto di Marco eresiarca circa il tempo degli apostoli. Raccontano s. Ireneo al lib. 1 cap. 9, e s. Epifanio all’eresia 34, che il detto Marco per arte magica trasmutava in rosso il vin bianco quando era nel calice; il che dimostra che il calice era trasparente, epperò di vetro. Di vetro sembra che fosse quello rotto dai gentili, che colle orazioni rassestò e riunì s. Donato vescovo d’Arezzo, di cui favella s. Gregorio nel lib. 1 dei Dialoghi al cap. 7, e l’uso di questi calici di vetro durò in molti luoghi; onde s. Girolamo nclla lettera a Rustico parlando del santo vescovo di Tolosa Esuperio, così scrisse: «nihil illo ditius, qui corpus Domini canistro vimineo, sanguinem portat in vitro»; e nella Vita di s. Cesario vescovo arelatense, il quale fiorì nel fine del quinto e nel principio del sesto secolo, scritta da un certo Cipriano di Francia si legge «annon, inquit, in vitro habetur sanguis Christi?»

XXVII. Quanto poi al punto che anche ne’ tempi ne’ quali erano in uso i calici di vetro, e ne’ tempi delle persecuzioni non mancassero alla chiesa i calici d’oro e d’argento, lo dimostra il martirio di s. Lorenzo che patì nella persecuzione di Valeriano, lo dimostra l’empio detto di colui che spedito da Giuliano apostata saccheggiò la chiesa antiochena., che, come riferisce Teodoreto nel lib. 3 della Storia ecclesiastica al c. 8, avendo osservato essere i calici d’oro e d’argento, esclamò: «en eiusmodi vasis filio Mariae ministratur». Sopra ciò si possono leggere il cardinal Bona, Rer. liturg. al lib. 1 cap. 25, ed il Binghamo nel tom. 3 delle Antichità ecclesiastiche alla pag. 241.

Cfr. P. LAMBERTINI, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 22-24.

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3 giugno 2017, messa cantata con il Laboratorio di canto gregoriano dell’Università di Padova

Padova, 3 giugno 2017 messa cantata alla chiesa di S. Caterina

Sabato 3 giugno 2017, Vigilia di Pentecoste, ore 11 a Padova, chiesa di S. Caterina (Via Cesare Battisti 245), sarà cantata la messa tridentina con la partecipazione del Coro del Laboratorio di canto gregoriano del Concentus musicus Patavinus (Università degli Studi di Padova), che eseguirà i canti. Direttore Massimo Bisson, all’organo Luca Canzian.

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RIP Mario Della Savia presidente di Una Voce Udine

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Ieri mattina 22 maggio 2017 è mancato il consocio dott. Mario Della Savia, cofondatore e senza interruzione presidente dal 1986 della Sezione di Udine di Una Voce Italia, per diversi anni consigliere nazionale dell’associazione. Le esequie saranno celebrate venerdì 26 p. v. alle 14 a Udine, chiesa di S. Spirito (via Crispi vedi) secondo il rito tridentino, come volontà del Defunto.

Il presidente da poco più di un mese aveva compiuto 96 anni. Da trent’anni a questa parte, fino a non molto tempo fa, curava le Messe domenicali secondo l’antico rito a Udine, che si dicevano prima nella chiesa dell’Istituto Renati e ora nella stessa chiesa di S. Spirito, soprattutto sotto il profilo musicale, attirando la partecipazione di numerosi cori di canto gregoriano e polifonico. In tutto questo tempo, da Quattuor abhinc annos di san Giovanni Paolo II a Summorum Pontificum di Benedetto XVI, ha promosso tra difficoltà non indifferenti la celebrazione della liturgia tradizionale e una azione costante a tutela delle esigenze dei cristiani legati alla forma antica del rito romano.

L’associazione Una Voce Italia manifesta il proprio cordoglio per la perdita, conservando la memoria che mai sarà cancellata.

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Commissione Ecclesia Dei, Decreto per la Messa votiva dell’Immacolato Cuore di Maria il 13 maggio 2017 anniversario della prima apparizione di Fatima

Il 5 aprile 2017 la Commissione Ecclesia Dei ha emanato il decreto sotto riportato con cui concede a ogni sacerdote di rito latino di poter celebrare il giorno 13 maggio – centenario della prima apparizione della Madonna a Fatima – una Messa votiva dell’Immacolato Cuore della B. Vergine Maria. Il Proprio di questa Messa (Adeamus) è riportato dal Messale Romano antico nel Proprio dei Santi il 22 agosto, giorno ottavo dell’Assunta, in cui il 4 maggio 1944 Pio XII inserì la festa del Cuore Immacolato nel Calendario della Chiesa Universale. La Messa è concessa come votiva di II classe, contemplata al n. 341 delle Rubriche generali del Codice delle rubriche del 1960 (RG), secondo cui può essere celebrata in tutti i giorni liturgici di II, III e IV classe. Si dice il Gloria ma non il Credo (n. 343 lett. a RG), se è in canto si usa il tono solenne (ivi lett. d), non si dice la eventuale orazione imperata (cioè prescritta in aggiunta) dall’Ordinario del luogo e ammette una sola commemorazione (ivi lett. b). A tal proposito va detto che il 13 maggio nel calendario antico occorre la festa di san Roberto Bellarmino, vescovo, confessore e dottore della Chiesa, di III classe. Detta festa si commemora nella Messa votiva, aggiungendo come seconda orazione quella di san Roberto, ma soltanto se la Messa è letta, non se è in canto, cioè solenne o cantata (n. 108 RG). Ciò in quanto si tratta di commemorazione ordinaria, non rientrando nelle commemorazioni privilegiate comprese nell’elenco del seguente n. 109 delle rubriche sulle commemorazioni richiamate dal decreto. Se però, nella chiesa in cui si celebra, la Messa votiva fosse impedita da una festa di I classe particolare (per esempio in una chiesa dedicata a san Roberto Bellarmino), si direbbe la Messa del giorno aggiungendo alla sua orazione quella del Cuore Immacolato sotto unica conclusione (n. 343 lett. c RG). Riteniamo che la stessa cosa si debba fare nelle chiese ove si celebri una sola Messa e vi sia l’obbligo della Messa conventuale, in mancanza di un altro sacerdote che possa soddisfarlo (n. 326 lett. a RG). L’intenzione del decreto appare quella di favorire i fedeli legati alla forma straordinaria del rito romano particolarmente devoti alla Madonna di Fatima, consentendogli di fruire, volendolo, di una Messa in onore del Cuore Immacolato, come noto strettamente connesso con le apparizioni, nel giorno in cui nella forma ordinaria è stata inserita la memoria facoltativa «Beatae Mariae Virginis de Fatima», con Messa comune della Madonna e orazione propria. Ma questo vale al momento solo per il 2017, l’anno del centenario. (fm)

CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI

PONTIFICIA COMMISSIO ECCLESIA DEI

Prot. N. 39/2011L

DECRETUM

Cum nonnulli Christifideles formae extraordinariae Ritus Romani adhaesi Beatam Mariam Virginem de Fatima singulari et ferventi prosequantur devotione, adveniente centenario iubilaeo primae apparitionis eiusdem Virginis de Fatima;

HAEC PONTIFICIA COMMISSIO «ECCLESIA DEI»

Perpensis Rubricis Generalibus Missalis Romani a. D. MCMLXII editi (specialiter n. 341);

Devotionem Christifidelium erga Beatam Mariam Virginem de Fatima fovere volens;

Vigore potestatis ordinariae vicariae qua pollet (cfr. Universae Ecclesiae n. 9);

CONCEDIT ATQUE PERMITTIT

ut die XIII mensis maii a. D. MMXVII, Missa Votiva Immaculati Cordis Beatae Mariae Virginis (ut in die XXII augusti) tamquam Missa Votiva IIae classis (de qua in Rubricis Generalibus nn. 341 necnon 343), a quolibet sacerdote Ritus Latini tum saeculari qual regulari, servatis aliis Rubricis Generalibus ad Missas Votivas IIae classis necnon ad commemorationes pertinentibus, et licite et libere celebrari possit,

Contrariis quibuscumque minime obstantibus.

Datum Romae, ex Aedibus Pontificiae Commissionis, die V mensis aprilis a.D. MMXVII.

Gerardus Card. L. Müller
Praeses

Vido Pozzo
Archiepiscopus Titularis Balneoregensis
A Secretis

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Apparizione di san Michele Arcangelo 2017

Concússum est mare, et contrémuit terra, ubi Archángelus Míchaël descéndebat de cælo, allelúja.

8 Maggio. Ottavo delle Idi.

Bianco. Lunedì. Apparizione di san Michele Arcangelo, doppio maggiore.

MESSA propria, Gloria, 2ª orazione del Patrocinio di san Giuseppe, Credo, Prefazio di san Giuseppe, ultimo Vangelo di san Giovanni.

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Il beato Michele Arcangelo è apparso più volte agli uomini, e lo comprova sia l’autorità dei sacri libri sia l’antica tradizione dei Santi. Pertanto in molti luoghi si celebra la memoria di tali fatti. Lui, come un tempo la sinagoga dei Giudei, così ora la Chiesa di Dio venera come custode e patrono. Essendo pontefice massimo Gelasio primo, in Puglia sulla vetta del monte Gargano, alle cui radici abitano i Sipontini, vi fu una illustre apparizione dell’Arcangelo Michele (Breviario Romano, 8 maggio ad Matutinum, lezione iv).

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San Pio quinto 2017

San Pio V

Bianco. San Pio V Papa e Confessore, doppio.

Messa Si diligis (Tempo pasquale), Gloria, orazione propria, 2ª orazione dell’Ottava del Patrocinio di san Giuseppe, Credo, Prefazio di san Giuseppe, Ite, Missa est, ultimo Vangelo di san Giovanni.

Oratio

Deus, qui, ad conteréndos Ecclésiæ tuæ hostes et ad divínum cultum reparándum, beátum Pium Pontíficem Máximum elígere dignátus es : fac nos ipsíus deféndi præsídiis et ita tuis inhærére obséquiis; ut, ómnium hóstium superátis insídiis, perpétua pace lætémur. Per Dóminum nostrum Jesum Christum Fílium tuum, qui vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus per omnia sæcula saéculorum. Amen.

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In ricordo di Elsa Bolzonello Zoja

Elsa Bolzonello Zoja (1937-2007)

Nell’ambito dei «Concerti in ricordo Elsa Bolzonello Zoja (1937-2007)», promossi dagli Amici dei musei e dei monumenti di Castelfranco Veneto e della Castellana, il 21 aprile 2017 alle 21 presso l’oratorio (prima parte) e la chiesa (seconda parte) di S. Marcello in S. Filippo Neri (dei Filippini) a Vicenza (Corso Palladio 35) il maestro Massimo Bisson, nostro consocio, terrà un concerto d’organo con musiche rispettivamente di S. Bertoldo, G. Frescobaldi, J. J. Froberger, B. Storace e di D. Buxtehude, J. Pachelbel, J. G. Walther.

Una Voce Italia si associa nel ricordo di Elsa Bolzonello, scomparsa dieci anni orsono il 26 marzo 2007, socia onoraria della Sezione Paolo Zolli di Venezia, che sempre sostenne e promosse da sua pari la Messa tridentina e la musica sacra tradizionale.

Riproduciamo quanto ne scrisse lo stesso maestro Bisson che le fu allievo (cfr. www.unavoce-ve.it 11 ago. 2008):

Ricordo di Elsa Bolzonello

Elsa Bolzonello, trevigiana, aveva frequentato il Conservatorio Pollini di Padova, dove si era diplomata in pianoforte, organo e composizione. I titoli musicali certo non le mancavano ma, come lei spesso diceva, «non sono questi che fanno il musicista». Si era specializzata nella musica antica studiando con grandi interpreti come Leonhardt e Tagliavini; aveva così scoperto l’organo – amava dire – solo dopo il diploma: in Italia infatti, negli anni Sessanta, la scuola organistica non aveva ancora compiuto progressi decisivi verso l’interpretazione filologica della musica antica. Oggi invece, grazie alla silenziosa opera di buoni maestri come Elsa, si può dare per assodato tutto questo: grazie al suo intelligente intuito, infatti, molti giovani si sono affezionati alla tradizione musicale italiana, riscoprendo organi storici di altissimo pregio con i quali gustare i più grandi capolavori di ogni tempo, il repertorio di quei secoli in cui l’Italia faceva scuola a tutta Europa. Grazie all’impegno continuo della professoressa Bolzonello (che era anche Ispettore onorario per la tutela degli organi storici), decine di organi antichi si sono salvati dalla distruzione, soprattutto negli anni in cui le Sovrintendenze non capivano l’importanza di tali reliquie sonore.

Alla fine del 2006 aveva raggiunto il pensionamento dopo quarant’anni di insegnamento, trenta dei quali passati come docente d’organo al conservatorio «Benedetto Marcello» di Venezia: a malincuore aveva lasciato i suoi allievi per i quali nutriva un autentico affetto materno; le rimaneva comunque l’orgoglio di avere educato dei buoni organisti (dei «fuoriclasse», diceva). Nell’epoca della spazzatura culturale, Elsa Bolzonello non smetteva di inculcare ai suoi «ragazzi» i principi fondamentali dell’arte, fatta di sottili dettagli che magari non sono percepibili all’ascoltatore comune, ma che fanno la differenza tra il vero organista e il «dattilografo». Passava lunghi momenti a discutere con gli studenti sull’importanza di non cedere allo sconforto nel vedere i soliti strimpellatori di chitarra eclissare organisti di valore nelle chiese di ogni dove: incitava a combattere la battaglia per la buona musica, affinché un giorno le navate si riempissero nuovamente della celeste musica del canto gregoriano e dell’organo.

Negli ultimi anni, Elsa aveva riscoperto con grande gioia il rito tridentino, partecipando alla messa domenicale presso la chiesa di S. Canziano a Padova e frequentando, non raramente, anche le celebrazioni di S. Simon a Venezia. Dato il suo impegno a favore della liturgia e della musica sacra tradizionali, nel 2006 Una Voce Venezia l’aveva nominata socio onorario.

Massimo Bisson

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Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa, LXXXI-LXXXII

Del principio della Messa sino all’introito

Card. Prospero LambertiniLXXXI. Come ben sa ciascheduno, stando il sacerdote giù dalla predella o siano scalini dell’altare, incomincia la Messa, facendo il segno della croce: dal quale i cristiani per apostolica tradizione incominciano tutte le loro azioni, come ben avverte Tertulliano nel libro De corona militis al cap. 3. Fatto il segno della croce, recita l’antifona Introibo: il che è molto proprio; imperocché significando la parola greca Antifona un canto reciproco ed alternativo, e fino dal quarto secolo essendo già introdotto l’uso nella Chiesa greca e latina di recitare o cantare i salmi alternativamente a due cori, e di cantare alternativamente una parte di un salmo proporzionata ed adattata all’azione che si faceva, non poteva ritrovarsi parte di salmo più adattata pel principio della Messa, che quello di cui ora si parla, come ben considera il P. Le Brun nel tom. 1 della sua opera alla pag. 109.

LXXXII. Siegue il salmo 42. «Judica me Deus» salmo che cantò Davide, quando fuggendo dalla faccia di Saulle, e stando lontano dalla patria per iscansare il furore del re, consolava se stesso, colla speranza di ritornare una volta nella città di Gerusalemme, ed accostarsi all’altare del Signore, ed offerirvi i sacrifizi. Si recita questo salmo alternativamente, cioè un versetto per uno, dal sacerdote e dal ministro; dovendo esser comune fra l’uno e l’altro la fiducia e l’allegrezza nell’accostarsi al sacro altare e nell’oblazione del sacrifizio che si fa a Dio per mano del sacerdote, come ben prosiegue il Pouget nelle sue Istituzioni cattoliche al tom. 2 pag. 825. E finito il salmo, alternativamente pure si recita il Gloria Patri dal sacerdote e dal ministro. Questo Gloria Patri dagli antichi Padri è chiamato inno di glorificazione. Di esso abbiamo parlato ancora, quando si trattò della festa della santissima Trinità. Alcuni ne fanno autore Flaviano monaco Antiocheno. Altri lo vogliono istituito dal concilio Niceno. Ma essendovi di esso le testimonianze di s. Atanasio e Basilio più antichi del detto concilio, meglio ragiona chi dice, riconoscere la sua origine dall’apostolica tradizione, giusta la quale essendo stati battezzati i fedeli nel principio della Chiesa in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, impararono a cantare alle 3 divine persone l’inno di glorificazione: e solamente al concilio Niceno si può attribuire l’aggiunta «Sicut erat in principio», fatta per confondere e riprovare l’eresia d’Arrio. Veggansi i Cardinali Baronio all’anno di Cristo 325 num. 175, Bona de divina psalmodia al cap. 16 § 6 e Rer. Liturgic. al lib. 2 cap. 3 num. 2. Il secondo concilio Vasense e secondo altri, il terzo al can. 5 tom. 4 De’ concili pag. 1680 tenuto nell’anno di Cristo 529 suppone già introdotto l’uso appresso la sede apostolica in tutto l’oriente, nell’Africa e nell’Italia, di dire nel Gloria Patri le parole «Sicut erat in principio»; e prescrive che in questo modo si reciti ancora nella Francia: «Quia non solum in sede apostolica, sed etiam per totum orientem, et totam Africam, vel Italiam propter Haereticorum astutiam, qui Dei Filium non semper cum Patre fuisse, sed a tempore coepisse blasphemant, in omnibus clausulis post Gloria Patri etc. Sicut erat in principio dicitur, etiam et nos in universis Ecclesiis nostris hoc ita dicendum esse decernimus». Ma nella Spagna più tardi fu introdotto l’aggiungere le parole «Sicut erat in principio» al «Gloria Patri»; leggendosi nel can. 12 del concilio quarto Toletano nel tom. 5 De’ concili del Labbé alla pag. 1710 il qual concilio fu tenuto l’anno 633 come in appresso: «In fine omnium psalmorum dicimus: Gloria et honor Patri, et Filio et Spiritui Sancto in saecula saeculorum amen»; e dicendosi il «Gloria Patri» nello stesso modo della Liturgia Mozarabica.

Cfr. P. LAMBERTINI, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 66-67.

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