A Venezia dal 5 al 12 aprile 2020 Settimana Santa tradizionale

Settimana Santa del 2020 nella chiesa di S. Simon Piccolo a Venezia (S. Croce 698, fondamenta S. Simon Piccolo):

5 aprile Domenica delle Palme
alle 11 benedizione delle Palme e processione interna, seguita dalla Messa cantata con il Passio di san Matteo. 

9 aprile Giovedì Santo
alle 11 Messa in Cena Domini, reposizione del Ss.mo Sacramento, vespri e spoliazione degli altari.

10 aprile Venerdì Santo
alle 15 canto del Passio di san Giovanni, adorazione della Croce, Messa dei presantificati.

11 aprile Sabato Santo
alle 11 Veglia pasquale seguita dalla Messa cantata.

12 aprile Domenica di Risurrezione
alle 11 Messa cantata.

Le funzioni saranno celebrate a porte chiuse, in seguito alle disposizioni vigenti contro il contagio del covid-19, trasmesse in diretta streaming sulla pagina facebook Chiesa di San Simeon Piccolo – Venezia – Rito romano antico, e ivi fruibili anche in differita.

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Pro vitanda mortalitate

Deus, qui non mortem, sed pœniténtiam desideras peccatórum : pópulum tuum ad te reverténtem propítius réspice; ut, dum tibi devótus exsístit, iracúndiæ tuæ flagélla ab eo cleménter amóveas. Per Dóminum nostrum Jesum Christum fílium tuum, qui vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia saécula sæculórum. Amen.

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Indulgenza plenaria per la pandemia. Decreto della Penitenzieria apostolica

PENITENZIERIA APOSTOLICA

DECRETO

Si concede il dono di speciali Indulgenze ai fedeli affetti dal morbo Covid-19, comunemente detto Coronavirus, nonché agli operatori sanitari, ai familiari e a tutti coloro che a qualsivoglia titolo, anche con la preghiera, si prendono cura di essi.

«Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera» (Rm. 12, 12). Le parole scritte da san Paolo alla Chiesa di Roma risuonano lungo l’intera storia della Chiesa e orientano il giudizio dei fedeli di fronte ad ogni sofferenza, malattia e calamità.

Il momento presente in cui versa l’intera umanità, minacciata da un morbo invisibile e insidioso, che ormai da tempo è entrato prepotentemente a far parte della vita di tutti, è scandito giorno dopo giorno da angosciose paure, nuove incertezze e soprattutto diffusa sofferenza fisica e morale.

La Chiesa, sull’esempio del suo Divino Maestro, ha avuto da sempre a cuore l’assistenza agli infermi. Come indicato da san Giovanni Paolo II, il valore della sofferenza umana è duplice: «E’ soprannaturale, perché si radica nel mistero divino della redenzione del mondo, ed è, altresì, profondamente umano, perché in esso l’uomo ritrova se stesso, la propria umanità, la propria dignità, la propria missione» (Lett. Ap. Salvifici doloris, 31).

Anche Papa Francesco, in questi ultimi giorni, ha manifestato la sua paterna vicinanza e ha rinnovato l’invito a pregare incessantemente per gli ammalati di Coronavirus.

Affinché tutti coloro che soffrono a causa del Covid-19, proprio nel mistero di questo patire possano riscoprire «la stessa sofferenza redentrice di Cristo» (ibid., 30), questa Penitenzieria Apostolica, ex auctoritate Summi Pontificis, confidando nella parola di Cristo Signore e considerando con spirito di fede l’epidemia attualmente in corso, da vivere in chiave di conversione personale, concede il dono delle Indulgenze a tenore del seguente dispositivo.

Si concede l’Indulgenza plenaria ai fedeli affetti da Coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni se, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della santa messa, alla recita del santo Rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli, con la volontà di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sarà loro possibile.

Gli operatori sanitari, i familiari e quanti, sull’esempio del Buon Samaritano, esponendosi al rischio di contagio, assistono i malati di Coronavirus secondo le parole del divino Redentore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv. 15, 13), otterranno il medesimo dono dell’Indulgenza plenaria alle stesse condizioni.

Questa Penitenzieria Apostolica, inoltre, concede volentieri alle medesime condizioni l’Indulgenza plenaria in occasione dell’attuale epidemia mondiale, anche a quei fedeli che offrano la visita al Santissimo Sacramento, o l’adorazione eucaristica, o la lettura delle Sacre Scritture per almeno mezz’ora, o la recita del Santo Rosario, o il pio esercizio della Via Crucis, o la recita della Coroncina della Divina Misericordia, per implorare da Dio Onnipotente la cessazione dell’epidemia, il sollievo per coloro che ne sono afflitti e la salvezza eterna di quanti il Signore ha chiamato a sé.

La Chiesa prega per chi si trovasse nell’impossibilità di ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi e del Viatico, affidando alla Misericordia divina tutti e ciascuno in forza della comunione dei santi e concede al fedele l’Indulgenza plenaria in punto di morte, purché sia debitamente disposto e abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera (in questo caso la Chiesa supplisce alle tre solite condizioni richieste). Per il conseguimento di tale indulgenza è raccomandabile l’uso del crocifisso o della croce (cfr. Enchiridion indulgentiarum, n. 12).

La Beata sempre Vergine Maria, Madre di Dio e della Chiesa, Salute degli infermi e Aiuto dei cristiani, Avvocata nostra, voglia soccorrere l’umanità sofferente, respingendo da noi il male di questa pandemia e ottenendoci ogni bene necessario alla nostra salvezza e santificazione.

Il presente Decreto è valido nonostante qualunque disposizione contraria.

Dato in Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 19 marzo 2020.

Mauro Card. Piacenza
Penitenziere Maggiore

Krzysztof Nykiel
Reggente

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Venezia 8 marzo alle 11 Messa tridentina in diretta streaming

In seguito alle disposizioni del patriarca di Venezia per evitare il contagio del Covid-19, comuni anche a diverse altre diocesi, la Messa cantata in rito tridentino delle 11 di domenica 8 marzo 2020 alla chiesa di S. Simon Piccolo a Venezia sarà celebrata a porte chiuse.

La funzione sarà però trasmessa in diretta streaming sulla pagina facebook Chiesa di San Simeon Piccolo – Venezia – Rito romano antico.

La trasmissione in diretta della Messa è già avvenuta anche il 1° marzo.

L’iniziativa contribuisce a garantire ai cristiani legati al rito romano antico di poter seguire le celebrazioni a distanza, esigenza assai trascurata dalle diocesi nelle presenti circostanze.

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Kampala, no alla Comunione in mano. Lo stabilisce l’arcivescovo Lwanga insieme con altre norme per la celebrazione della liturgia

 

Il 1° febbraio 2020 mons. Cyprian Kizito Lwanga, arcivescovo di Kampala in Uganda, ha emanato con suo decreto (prot. X/347/20) una serie di regole da osservarsi nell’arcidiocesi per «la celebrazione propria dell’Eucaristia». Il presule ha stabilito innanzi tutto che «è vietato distribuire o ricevere la Comunione nelle mani».

La prescrizione è fondata sull’esigenza di garantire l’applicazione del can. 898 del Codice di Diritto Canonico che prevede che sia tenuta in sommo onore la santissima Eucaristia: poiché vari atti disonorevoli perpetrati contro l’Eucaristia risultano collegati con la Comunione in mano, appare appropriato – dice mons. Lwanga – ritornare al metodo più riverente di ricevere la Comunione sulla lingua.

Il decreto vieta che un laico possa distribuire la Comunione, se non sia incaricato dall’autorità ecclesiastica quale ministro straordinario a norma del can. 910 § 2. Inoltre il ministro straordinario prima di distribuire la Comunione dovrà riceverla sulla lingua dal ministro ordinario (vescovo, presbitero o diacono, can. 910 § 1).

La celebrazione eucaristica deve essere compiuta in un luogo sacro, salvo che una grave necessità consigli altrimenti, ancora ha stabilito l’arcivescovo di Kampala in modo da dare applicazione al can. 932 § 1.

Egli invoca poi il rispetto del can. 915, e pertanto ribadisce che coloro che si trovano in una illecita convivenza more uxorio e coloro che permangono in stato di peccato grave e manifesto non possono essere ammessi a ricevere la Comunione. Inoltre per evitare lo scandalo l’Eucaristia non può essere celebrata in casa di dette persone.

Nel celebrare e amministrare l’Eucaristia, infine, preti e diaconi devono indossare le vesti sacre previste dalle rubriche, come previsto dal can. 929. In applicazione di questo canone, mons. Lwanga vieta severamente di ammettere alla concelebrazione ogni prete che non indossi propriamente le prescritte vesti liturgiche. Un prete in dette condizioni non deve né concelebrare né assistere alla distribuzione della Comunione. Non deve neppure sedere nel santuario, ma porsi tra i fedeli nella congregazione.

Con il dichiarato scopo di frenare gli abusi nella celebrazione della Messa, il decreto si conclude stabilendo che tali norme devono essere seguite con effetto immediato.

Cfr. www.pmldaily.com

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Léon Gromier, Messe pontificale au faldistoire

Livre 2
Chapitre 8 bis

Tandis que le Cæremoniale S.(anctae)R.(omanae).E.(cclesiae) a deux chapitres détaillés sur la messe pontificale au faldistoire, le C.(aeremoniale) E.(piscoporum), ne lui en donnant point, se contente de quelques indications éparses à son égard. Pourtant la messe au faldistoire ne manque pas d’importance, soit parce qu’elle s’impose à tout évêque qui n’a pas le trône, ou qui en perd momentanément l’usage, soit parce qu’elle est organisée pour se célébrer devant un supérieur y faisant assistance pontificale, ou seulement passive. Son organisation, originaire de la chapelle papale, doit satisfaire ces deux exigences, dont la première peut aller sans la seconde, mais la seconde ne va pas sans la première. Ne l’ont pas compris quelques jeunes débutants romains, à la fin du siècle dernier, quand ils imaginèrent de transporter dans la messe au faldistoire toutes les particularités de la messe au trône qu’il crurent possibles. Ils se payèrent d’arbitraire et d’illogisme. On le verra au cours de ce chapitre spécial, nécessaire pour réunir les notions sur la messe au faldistoire.

L’évêque a toujours le droit de lire la préparation et l’action de grâces, de se chausser et déchausser, de s’habiller et déshabiller à l’autel, pourvu que ne soit pas présent un prélat supérieur, ou un chapitre, ou un nombreux clergé qui ne sent pas l’opportunité de telle sujétion à l’égard d’un évêque étranger. Dans ces trois cas, les actions susdites se font à la sacristie. A part les trois obstacles marqués, il peut y avoir un moyen terme: préparation et chaussement à la sacristie, puis habillement à l’autel; vice versa ensuite. Si habillement et déshabillement se font à l’autel, le diacre et le sous-diacre s’y rendent les premiers, et y attendent l’évêque, reçu et accompagné comme un évêque étranger; à la fin l’évêque part le premier, puis les ministres quand il est parti.

Si le célébrant est un évêque coadjuteur ou auxiliaire, et si l’évêque, non présent, lui a permis l’usage de la chape sans caudataire, il peut alors chanter tierce au faldistoire, s’habiller en pluvial pour la fin de cette heure, puis en chasuble pour la messe, à l’instar de l’évêque au trône, comme fait le cardinal archiprêtre dans les basiliques romaines.

En plus du diacre et du sous-diacre, le célébrant a un prêtre assistant pour la messe seulement, à l’exclusion de toute fonction qui peut la précéder ou la suivre. Ce prêtre assistant prend le pluvial quand l’évêque prend la chasuble; chacun quitte l’un et l’autre en même temps. Le diacre et le sous-diacre ne se joignent au célébrant qu’au moment de l’habiller; ils le quittent après l’avoir désbabillé; car des ministres parés ne servent jamais un évêque non paré, si ce n’est pour le parer.

C’est toujours le diacre qui met et ôte la mitre, toujours le sous-diacre qui met et ôte le grémial; quand ils en sont empêchés le cérémoniaire les remplace. Le diacre et le sous-diacre sont alignés devant ou derrière l’évêque quand il chante Dominus vobiscum ou Pax vobis. Oremus et la collecte, quand il entonne le Gloria et le Credo. Ils sont à ses côtés quand il dit l’introït, le Kyrie, le Gloria, le Credo et l’offertoire. Pour s’asseoir, les trois ministres vont au banc du prêtre célébrant; ils s’y placent, le prêtre assistant le plus proche de l’évêque, le diacre à la suite, le sous-diacre à, l’autre bout.

Le faldistoire est placé, l’évêque s’y asseoit et s’y tourne de la manière expliquée livre 1, chapitre 19, numéros 4 et 5. L’évêque est assis ou debout comme il le serait au trône. Il est tourné vers l’autel quand le serait un prêtre célébrant. Les règles concernant l’évêque, le livre, le bougeoir (s’il ne sert pas à un supérieur qui assiste au trône), la mitre et, éventuellement, la crosse, sont celles données chapitre 8. Néanmoins, le livre n’est tenu que par le portelivre, sauf une seule exception. De plus, on ne met pas sur l’autel les mitres du célébrant; car cette distinction est réservée aux mitres d’un prélat supérieur faisant assistance pontificale en pluvial.

Les médiocres théoriciens déjà signalés se dévoient facilement et de bonne heure. Leur opuscule sur la messe au faldistoire dément un travail sorti jadis d’une ambiance dont ils proviennent. Eux qui se piquent de suivre à la lettre le C. E. voudraient lui imputer des choses inouïes. Ils commencent par faire couvrir de sa barette un évêque en mantelet qui va s’habiller à l’autel, et qui s’en retourne apres déshabillement. Il ne faut pas beaucoup de raisonnement, on l’a vu en son lieu, pour comprendre que, malgré l’obscurité du C. E., l’évêque diocésain marche dans l’église couvert de sa barette. Certains rubricistes pourtant contestent ce principe. Alors comment peut-on l’appliquer à un évêque étranger, en dépit d’une règle commune à tout le clergé?

A un évêque faisant le même trajet, dans les mêmes conditions, ils font détacher et porter la queue de la soutane. Or la queue de la soutane ne se détache qu’à un évêque paré, et encore pas toujours; ensuite, quand elle est détachée, elle n’est pas portée devant un prélat supérieur qui fait assistance pontificale. Comme le C. E. ne parle pas de cela, nos théoriciens l’ont donc pris dans leur imagination.

Si l’on va processionnellement de la sacristie au chœur et vice versa, le sous-diacre marche seul devant le célébrant, qui marche entre le prêtre assistant à droite et le diacre à gauche. Le Cæremoniale S. R. E., qui ne suppose pas de procession, ne fait pas porter l’évangéliaire avec le manipule du célébrant par le sous-diacre. P. Grassi, au contraire, les lui fait porter; bien plus, il fait bénir et porter l’encens; mais il montre un souci exagéré d’imiter la procession de la messe au trône, qui pour lui n’existe pas.

A la messe au trône, le prêtre assistant, après être monté du côté de l’évangile pour aider le sous-diacre à faire baiser le livre, n’a qu’à descendre du même côté si le trône s’y trouve, ou bien au mileu si le trône est au fond de l’abside. A la messe au faldistoire, par contre, il doit descendre au coin de l’épître; alors y a-t-il besoin de lui imposer cette allée et venue pour si peu de chose? Nos théoriciens n’hésitent pas à dire oui; mais le Cæremoniale S.R.E. et la tradition romaine disent non.                                                                                    (I segue)

Cfr. L. GROMIER, Commentaire du Caeremoniale episcoporum, Paris, La Colombe, 1959, pp. 314-316.

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Venezia 21 gennaio 2020. Seminario di arte organaria “La lezione di Pietro Nacchini”

La lezione di Pietro Nacchini, Venezia 21 gennaio 2020

Nell’ambito delle celebrazioni dei 250 anni della morte di Pietro Nacchini, il 21 gennaio 2020 si svolgerà a Venezia, presso la Sala dei Concerti del Conservatorio Benedetto Marcello (Campo Pisani, San Marco 2810), il seminario di arte organaria “La lezione di Pietro Nacchini”.

Con inizio alle 10:30 fino alle 17 vi saranno gli interventi di Lorenzo Marzona, Introduzione all’organaria nacchiniana; Francesco Zanin, Gli organi di Pietro Nacchini: materiali, tecniche, conservazione; Massimo Bisson, Gli organi della Sala dei Concerti del Conservatorio di Venezia: una sintesi tra antico e moderno; Francesco Zanin, Accordatura e intonazione degli organi: problemi pratici e tecniche.

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Una Voce Notiziario 72-74 ns

Una Voce Notiziario 72-74 ns (2019)

Bollettino trimestrale UNA VOCE Associazione per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana Gennaio – Settembre 2019 N. 72-74 Nuova Serie [202-204 dell’intera collezione].

INDICE

1. Comunicato della Federazione Internazionale Una Voce sul divieto della Messa romana tradizionale da parte dell’Ordine di Malta, pp. 1-2
2. Jon Tveit, La prosa poetica del Canone romano, pp. 2-7
3. UNA VOCE ITALIA 50 ANNI – TESTIMONIANZE (n. 4)
4. Lettera di UNA VOCE alla Conferenza Episcopale Italiana del 1° novembre 1966, pp. 8-10
5. CONOSCERE LA SACRA LITURGIA (n. 6)
6. Rubricae generales Missalis Romani (4), pp. 10-11
7. VITA DELL’ASSOCIAZIONE, pp. 11-12

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Una Voce Notiziario 71 ns

Una Voce Notiziario 71 ns

Una Voce Notiziario 71 ns (2018)

Bollettino trimestrale UNA VOCE Associazione per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana Ottobre – Dicembre 2018 N. 71 Nuova Serie [201 dell’intera collezione].

INDICE

1. Riccardo Turrini Vita, Considerazioni sempre vive, pp. 1-2
2. Neri Capponi, Alcune considerazioni giuridiche in materia di riforma liturgica, pp. 3-19
3. UNA VOCE ITALIA 50 ANNI – TESTIMONIANZE (n. 4)
4. Lettera del presidente di Una Voce Italia Filippo Caffarelli del 24 novembre 1969, p. 20
5. CONOSCERE LA SACRA LITURGIA (n. 6)
6. Rubricae generales Missalis Romani (3), pp. 21-22
7. NOTITIAE, p. 22
8. VITA DELL’ASSOCIAZIONE, pp. 22-23

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Messa della notte di Natale alla chiesa dei SS. Celso e Giuliano

Chiesa dei SS. Celso e Giuliano, Roma

La Messa della notte di Natale del 2019 è stata cantata in forma solenne in rito tridentino da mons. Patrick Incorvaja della Congregazione per la Dottrina della Fede alla chiesa dei SS. Celso e Giuliano in Roma per l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote.

A partire da tale data l’Istituto officia la chiesa, celebrandovi la Messa ogni domenica e festa di precetto alle ore 10.

Messa di mezzanotte 2019 alla chiesa dei SS. Celso e Giuliano 1

Messa di mezzanotte 2019 alla chiesa dei SS. Celso e Giuliano 2

Messa di mezzanotte 2019 alla chiesa dei SS. Celso e Giuliano

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