Documenti della Santa Sede sulla scomunica minacciata ai fedeli che vanno a messa e ricevono i sacramenti da sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Riportiamo la lettera del Pontificio Consiglio per l’Interpretazione dei Testi Legislativi al prefetto della Congregazione per i vescovi, e la allegata Nota esplicativa, datate 24 agosto 1996 e pubblicate nelle «Communicationes» del Pontificio Consiglio. Attualmente esse sono reperibili nel sito del Vaticano vatican.va. Si tratta di documenti della Santa Sede sulla questione della scomunica minacciata ai fedeli che vanno a messa e ricevono i sacramenti da sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata da mons. Marcel Lefebvre. Di tale questione si è molto parlato dopo la notizia di una Notificazione ai parroci del vescovo suburbicario di Albano (14 ottobre 2014) e di un decreto di contenuto analogo del vescovo di Zárate-Campana in Argentina (3 novembre 2014). Nota esplicativa 24 agosto 1996 del Pontificio Consiglio per l'Interpretazione dei Testi Legislativi

V. Sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del Vescovo Marcel Lefebvre

Quoad notitias varias mediis communicationis recenter diffusas hoc Pontificium Consilium opportunum duxit iuris facere hanc notam explicativam Congregationi pro Episcopis ab ipso datam. (Dopo le notizie diffuse recentemente da alcuni media questo Pontificio Consiglio ha ritenuto opportuno rendere di pubblico dominio una Nota esplicativa dallo stesso inviata alla Congregazione per i Vescovi)

PONTIFICIUM CONSILIUM
DE LEGUM TEXTIBUS
INTERPRETANDIS

Città del Vaticano, 24 agosto 1996

Prot. N. 5233/96

Eminenza Reverendissima,

Con lettera dei 26 luglio Prot. N. 329/94, l’Eminenza Vostra Reverendissima inviava a questo Pontificio Consiglio una lettera di S. E. Mons. Norbert Brunner, Vescovo di Sion nella Svizzera, nella quale il Presule – attese alcune confuse informazioni di stampa, chiedeva l’interpretazione autorevole del Motu Proprio “Ecclesia Dei” e del Decreto successivo di codesta Congregazione concernenti la scomunica comminata nei confronti del Vescovo Marcel Lefebvre, dei quattro Vescovi da lui ordinati e del Vescovo emerito Antonio de Castro. Nel contempo, l’Eminenza Vostra domandava il parere di questo Dicastero circa i termini della risposta da dare al su menzionato Presule.

In merito mi pregio significarLe che il problema prospettato dall’Ordinario di Sion non sembra esigere una interpretazione autentica né del Motu Proprio “Ecclesia Dei” del 2 luglio 1988, né del Decreto di codesta Congregazione per i Vescovi del 1 luglio 1988, né dei canoni relativi del CIC: 1364, § 1 e 1382.

Il Presule infatti fonda la Sua richiesta su esigenze d’indole pastorale, per porre fine ad erronee interpretazioni, ma non offre alcun elemento che prospetti l’esistenza o probabilità fondata di un autentico “dubium iuris” nella normativa dei predetti documenti, condizione indispensabile per una “interpretazione autentica”.

Ciononostante, per venire incontro alla richiesta di codesto Dicastero, si offrono nell’unita Nota, alcune considerazioni e suggerimenti con la speranza che possano essere di utilità per la risposta chiarificatrice che codesta Congregazione intende dare al Vescovo di Sion.

Se invece, la confusione di cui parla il Presule nella sua lettera fosse rilevante dal punto di vista pastorale, anche perché estesa ad altre diocesi e nazioni dove opera il movimento lefebvriano, si potrebbe ipotizzare una dichiarazione generale della Santa Sede, da preparare in collaborazione con la Congregazione per la Dottrina per la Dottrina della Fede (cf. Nota, n. 5).

Profitto della circostanza per confermarmi con sensi di profonda venerazione

dell’Eminenza Vostra Reverendissima
dev.mo

+ Julán Herranz, Arcivescovo tit. di Vertara
Presidente

Marino Maccarelli
Sotto-segretario

con allegato

 

Allegato al Prot. N. 5233/96

PONTIFICIO CONSIGLIO PER L’INTERPRETAZIONE DEI TESTI LEGISLATIVI

NOTA

sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del Vescovo Marcel Lefebvre

1. Dal Motu proprio “Ecclesia Dei” del 2 luglio 1988 e dal Decreto “Dominus Marcellus Lefebvre” della Congregazione per i vescovi, del 1° luglio 1988, appare innanzitutto che lo scisma di mons. Lefebvre è stato dichiarato in relazione immediata con le ordinazioni episcopali compiute il 30 giugno 1988 senza mandato pontificio (cf. CIC, can. 1382). Tuttavia appare anche chiaramente dai predetti documenti che tale gravissimo atto di disobbedienza ha costituito la consumazione di una progressiva situazione globale d’indole scismatica.

2. In effetti, il n. 4 del Motu proprio spiega quale sia stata la “radice dottrinale di questo atto scismatico” e il n. 5 c) ammonisce che una “adesione formale allo scisma” (dovendosi intendere per tale “il movimento dell’Arcivescovo Lefebvre”) comporterebbe la scomunica stabilita dal diritto universale della Chiesa (CIC, can. 1364, § 1). Anche il decreto della Congregazione dei vescovi fa esplicito riferimento alla “natura scismatica” delle predette ordinazioni episcopali e ricorda la gravissima pena di scomunica che comporterebbe l’adesione “allo scisma di Monsignor Lefebvre”.

3. Purtroppo, l’atto scismatico che ha originato il Motu proprio e il Decreto non ha fatto altro che portare a termine, e in modo particolarmente visibile ed inequivoco – con un gravissimo atto formale di disobbedienza al Romano Pontefice – un processo di allontanamento dalla communio hierarchica. Finché non vi siano cambiamenti che conducano al ristabilimento di questa necessaria communio, tutto il movimento lefebvriano è da ritenersi scismatico, esistendo al riguardo una formale dichiarazione della suprema autorità.

4. Non si può fornire alcun giudizio sulle argomentazioni della discussa tesi del Murray perché non è nota, e i due articoli che ne accennano appaiono confusi. Comunque non può essere ragionevolmente messa in dubbio la validità delle scomuniche dei Vescovi dichiarata nel Motu proprio e nel Decreto. In particolare non sembra che si possa trovare, quanto all’imputabilità della pena, qualche circostanza esimente o attenuante (cf. CIC, can. 1323-1324). Quanto allo stato di necessità in cui Mons. Lefebvre pensasse di trovarsi, va tenuto presente che tale stato deve verificarsi oggettivamente, e che non si dà mai una necessità di ordinare vescovi contro la volontà del Romano Pontefice, Capo del Collegio dei Vescovi. Ciò infatti significherebbe la possibilità di “servire” la Chiesa mediante un attentato contro la sua unità in materia connessa con i fondamenti stessi di questa unità.

5. Come dichiara il Motu proprio n. 5 c), la scomunica latae sententiae per scisma riguarda coloro che “aderiscono formalmente” a detto movimento scismatico. Anche se la questione sull’esatta portata della nozione “adesione formale allo scisma” andrebbe posta alla competente Congregazione per la Dottrina della fede, sembra a questo Pontificio Consiglio che tale adesione debba implicare due elementi complementari:

a) uno di natura interna, consistente nel condividere liberamente e coscientemente la sostanza dello scisma, ossia nell’optare in tal modo per i seguaci di Lefebvre che si metta tale opzione al di sopra dell’obbedienza al Papa (alla radice di questo atteggiamento vi saranno abitualmente posizioni contrarie al Magistero della Chiesa);

b) un altro d’indole esterna, consistente nell’esteriorizzazione di quell’opzione, il cui segno più manifesto sarà la partecipazione esclusiva agli atti “ecclesiali” lefebvriani, senza prendere parte agli atti della Chiesa Cattolica (si tratta comunque di un segno non univoco, poiché c’è la possibilità che qualche fedele prenda parte alle funzioni liturgiche dei seguaci di Lefebvre senza condividere però il loro spirito scismatico).

6. Nel caso dei diaconi e dei sacerdoti lefebvriani sembra indubbio che la loro attività ministeriale nell’ambito del movimento scismatico è un segno più che evidente del fatto che si danno i due requisiti di cui sopra (n. 5) e che vi è quindi una adesione formale.

7. Nel caso invece dei fedeli è ovvio che non è sufficiente, perché si possa parlare di adesione formale al movimento, una partecipazione occasionale ad atti liturgici o attività del movimento lefebvriano, fatta senza far proprio l’atteggiamento di disunione dottrinale e disciplinare di tale movimento. Nella pratica pastorale può risultare più difficile giudicare la loro situazione. Occorre tener conto soprattutto dell’intenzione della persona, e della traduzione in atti di tale disposizione interiore. Le varie situazioni vanno perciò giudicate caso per caso, nelle sedi competenti di foro esterno e foro interno.

8. Comunque sarà sempre necessario distinguere la questione morale sull’esistenza o meno del peccato di scisma dalla questione giuridico-penale sull’esistenza del delitto di scisma e la sua conseguente sanzione. A quest’ultimo vanno applicate le disposizioni del Libro VI del CIC (anche i cann. 1323-1324).

9. Non sembra consigliabile formalizzare di più (ma bisognerebbe interpellare in merito il dicastero competente: cf. Costituzione “Pastor bonus”, n. 52) i requisiti per il delitto di scisma. Si rischierebbe forse di creare più problemi mediante un irrigidimento normativo di tipo penale, che non colga bene tutti i casi: lasciando fuori casi di scisma sostanziale, o contemplando comportamenti esterni che non sono sempre soggettivamente scismatici.

10. Sempre dal punto di vista pastorale sembrerebbe anche opportuno raccomandare ulteriormente ai sacri pastori tutte le norme del Motu proprio “Ecclesia Dei” con le quali la sollecitudine del Vicario di Cristo stimolava al dialogo e a porre i mezzi soprannaturali e umani necessari per facilitare il ritorno dei lefebvriani alla piena comunione ecclesiale.

Città del Vaticano, 24 agosto 1996

in «Communicationes» Pontificium Consilium de legum textibus interpretandis, XXIX, 1997, pp. 239-243.

Cfr. vatican.va

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Federazione Internazionale Una Voce: la minaccia di scomunica alla FSSPX può essere illegittima

Comunicato stampa 4 novembre 2014

Londra, 4 novembre 2014 – La Federazione Internazionale Una Voce mira a promuovere le tradizioni della Chiesa Cattolica, in particolare quelle liturgiche, all’interno delle strutture ufficiali della Chiesa. Oggi la FIUV si interroga sulla legittimità di una “notificazione” della diocesi suburbicaria di Albano datata 14 ottobre 2014, che minaccia la scomunica a coloro che ricevono i sacramenti o assistono alle funzioni religiose della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).

La Federazione si interroga inoltre sulla legittimità di un decreto emanato in termini simili il 3 novembre 2014 da mons. Oscar Sarlinga, vescovo di Zárate-Campana in Argentina.

La Federazione, che è un movimento laico indipendente da ogni comunità sacerdotale o religiosa, ritiene che all’interno della Chiesa è essenziale la conservazione della dottrina, del diritto e della giustizia, come pure la buona prassi pastorale. La Federazione ritiene che questi atti tendano a implicare che chi partecipi alle funzioni della FSSPX non sia benvenuto nelle chiese parrocchiali di queste diocesi.

Tale punto di vista sarebbe chiaramente in contraddizione con l’accento posto da papa Francesco sulla misericordia e il perdono, come pure con la “apertura del cuore” richiesta da papa Benedetto XVI come presupposto alla guarigione delle divisioni “nel cuore della Chiesa”.

Il vescovo di Albano è mons. Marcello Semeraro, segretario del Consiglio dei Cardinali per l’aiuto al Santo Padre nel governo della Chiesa Universale.

La Federazione chiede alla Santa Sede di verificare se questi atti affaccino imprecisioni, e richiedano precisazioni per una sicura corrispondenza alla legge della Chiesa e alle decisioni della Santa Sede.

 

I fatti

Il 14 ottobre 2014, la cancelleria della Diocesi di Albano ha emesso una notificazione ai parroci assumendo che chi frequenta le funzioni della FSSPX, anche, a quanto pare, i bambini, con questo comportamento “rompe la comunione con la Chiesa cattolica” e può essere riammesso nella Chiesa solo dopo “un adeguato percorso personale di riconciliazione”. La notificazione afferma:

“I fedeli cattolici non possono partecipare alla Messa, né richiedere e/o ricevere sacramenti dalla o nella Fraternità. Agire diversamente significherebbe rompere la comunione con la Chiesa cattolica.

Pertanto qualunque fedele cattolico che richieda e riceva Sacramenti nella Fraternità San Pio X si porrà di fatto nella condizione di non essere in comunione con la Chiesa Cattolica. Una riammissione nella Chiesa Cattolica dovrà essere preceduta da un adeguato percorso personale di riconciliazione, secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal Vescovo”.

Mons. Oscar Sarlinga di Zárate-Campana in Argentina stabilisce in un decreto diocesano datato 3 novembre 2014:

“Non è lecito ai fedeli cattolici partecipare alla celebrazione della Messa in queste condizioni, né chiedere o ricevere sacramenti da parte dei sacerdoti della citata ‘Fraternità San Pio X’, anche in luoghi privati usati come luoghi di culto, senza escludere, in caso di pertinacia, le pene ferendae sententiae che possono applicarsi con lo spirito ecclesiale e per la tutela dei fedeli.

In caso di rottura della comunione ecclesiastica per i fondati motivi sopra menzionati, per essere riammessi nella Chiesa cattolica si richiederà un itinerario personale di riconciliazione (ed eventualmente di assoluzione dalla censura canonica) secondo la disciplina indicata dalla Santa Sede e quella propria stabilita dal Vescovo diocesano”.

 

Brevi considerazioni canoniche

La posizione della Santa Sede è sempre stata nel senso che i fedeli laici che ricevono i sacramenti da sacerdoti della FSSPX non sono scomunicati. Esempi ne sono i seguenti.

a. Nel 1991 mons. Joseph Ferrario vescovo di Honolulu ha dichiarato sei laici cattolici scomunicati per scisma con l’accusa di aver chiamato un vescovo della FSSPX per amministrare la cresima. Essi ricorsero alla Santa Sede che, tramite il cardinal Ratzinger allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha dichiarato il decreto invalido, in quanto il loro comportamento, anche se considerato colpevole, non costituiva scisma.

b. Il 5 settembre 2005 la Santa Sede, attraverso la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha affermato che “i fedeli che assistono alle messe della detta Fraternità non sono scomunicati, come non lo sono nemmeno i sacerdoti che celebrano, che invece sono sospesi” (protocollo n. 55/2005, a firma del segretario della Commissione Ecclesia Dei, mons. Camille Perl).

c. Il 27 settembre 2002, con atto citato e ribadito il 18 gennaio 2003, la Santa Sede, attraverso la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, ha dichiarato che “in senso stretto si può adempiere il precetto domenicale assistendo a una Messa celebrata da un sacerdote della Fraternità San Pio X” (lettera sottoscritta da mons. Camille Perl). “Nella rottura della comunione con la Chiesa cattolica”, cioè nella scomunica, si può incorrere solo in presenza di entrambi questi due requisiti: che vi sia “violazione esterna della legge o del precetto, e che vi sia “grave imputabilità per dolo o per colpa” (canone 1321 Codice di Diritto Canonico), e solo se la pena adeguata sia la scomunica.

La scomunica non appare la pena adeguata per “partecipare alla Messa” o “chiedere o ricevere i sacramenti” dai sacerdoti della FSSPX o in luoghi di culto officiati dalla FSSPX. Pertanto:

a. Non sembrerebbe esatta la posizione che con tale comportamento si incorra nella scomunica.

b. In ogni caso, chi è minore di sedici anni di età non è passibile di alcuna pena (Can. 1323, 1, Codice di Diritto Canonico); come invece apparirebbe applicarsi a coloro che al di sotto questa età hanno ricevuto il battesimo o la cresima.

Anche se canonicamente fondato, l’argomento che la FSSPX non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e che i suoi sacerdoti si intendono sospesi dopo l’ordinazione senza lettere dimissorie, non dovrebbe comportare che chiedere i sacramenti dalle loro mani da parte di fedeli laici sia un atto illegittimo.

Affermare il contrario sarebbe in conflitto con la disposizione del Codice di Diritto Canonico che prevede la sospensione di ogni divieto di celebrazione dei sacramenti o di sacramentali, o dell’esercizio di una potestà di governo, quando un fedele lo richieda per “una giusta causa qualsiasi” (canone 1335).

Gli atti in questione, inoltre, potrebbero interpretarsi nel senso di porre in dubbio il decreto della Congregazione per i Vescovi di data 21 gennaio 2009 che ha tolto le scomuniche dei vescovi della FSSPX, e volere invece riapplicare tali scomuniche, in ciascuna diocesi, in contrasto con detto decreto di una Congregazione della Santa Sede.

Ancora, sarebbe incongruo che il legislatore tolga la scomunica ai vescovi e la imponga ovvero la mantenga ai fedeli laici che si avvalgono del loro ministero.

 

Conclusione

La Federazione, dunque, si ritiene tenuta ad interrogarsi su questi atti episcopali, per quanto possa apparire che essi ribaltino la legislazione pontificia e il diritto canonico.

Cfr. www.fiuv.org

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Messaggio di papa Francesco in occasione del III Pellegrinaggio Summorum Pontificum

A SUA EMINENZA REVERENDISSIMA
IL SIGNOR CARDINALE RAYMOND LEO BURKE
PREFETTO DEL SUPREMO TRIBUNALE
DELLA SEGNATURA APOSTOLICA
00120     CITTÀ DEL VATICANO

 

IN OCCASIONE DEL PELLEGRINAGGIO A ROMA DEL COETUS INTERNATIONALIS SUMMORUM PONTIFICUM, IL SANTO PADRE PAPA FRANCESCO RIVOLGE IL SUO CORDIALE PENSIERO AUGURALE, AUSPICANDO CHE LA PARTECIPAZIONE AL DEVOTO ITINERARIO PRESSO LE TOMBE DEGLI APOSTOLI SUSCITI FERVIDA ADESIONE A CRISTO, CELEBRATO NELL’EUCARISTIA E NEL CULTO PUBBLICO DELLA CHIESA, E DONI RINNOVATO SLANCIO ALLA TESTIMONIANZA DEL PERENNE MESSAGGIO DELLA FEDE CRISTIANA. SUA SANTITÀ INVOCA ABBONDANTI DONI DEL DIVINO SPIRITO E LA MATERNA PROTEZIONE DELLA MADRE DI DIO E, MENTRE CHIEDE DI PERSEVERARE NELLA PREGHIERA A SOSTEGNO DEL SUO UNIVERSALE MINISTERO DI SUCCESSORE DELL’APOSTOLO PIETRO, IMPARTE DI CUORE A VOSTRA EMINENZA, AI PRESULI, AI SACERDOTI E A TUTTI I FEDELI PRESENTI ALLA SACRA CELEBRAZIONE L’IMPLORATA BENEDIZIONE APOSTOLICA PROPIZIATRICE DI FECONDO CAMMINO SULLA VIA DEL BENE.

  CARD. PIETRO PAROLIN
SEGRETARIO DI STATO DI SUA SANTITÀ

 

Messaggio di papa Francesco per il III Pellegrinaggio Summorum Pontificum

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Morti 2014

2 o se il cade di domenica 3 novembre. Commemorazione dei defunti

3 Novembre.  Terzo delle None.

Lunedì. COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI, doppio.

Rex treméndæ majestátis,
Qui salvándos salvas gratis,
Salva me, fons pietátis.

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Ognissanti 2014

1° Novembre. Festa di tutti i Santi

1° Novembre. Calende.

Sabato. FESTA DI TUTTI I SANTI, doppio di 1ª classe con Ottava comune.

Hymnus * ómnibus Sanctis ejus : fíliis Israël, pópulo appropinquánti sibi : glória hæc est ómnibus Sanctis ejus.

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Firenze, il card. Betori affida la chiesa di S. Gaetano all’Istituto di Cristo Re

Chiesa di S. Gaetano, Firenzeaetano

Lo scorso mese di settembre il Cardinale Arcivescovo di Firenze ha nominato rettore della chiesa di S. Michele e Gaetano, vulgo S. Gaetano (Piazza Antinori 1 Firenze), don Federico Pozza dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote.

La chiesa sarà regolarmente officiata con la liturgia antica secondo la forma straordinaria del rito romano, osservando i seguenti orari.

Domeniche e feste di precetto: dalle 10 alle 10:45 confessioni, alle 11 messa solenne con canti gregoriani, alle 18 vespri e benedizione eucaristica, alle 19 ufficio della Compieta.

Dal lunedì al venerdì: alle 7:30 ufficio delle lodi, dalle 8:30 alle 9 confessioni, alle 13:15 messa, alle 17 esposizione del Ss.mo Sacramento e santo Rosario, dalle 18 alle 18:40 confessioni, alle 18:45 benedizione eucaristica, alle 19 ufficio della Compieta.

Sabato: Alle 7:30 messa, dalle 8:45 alle 12:30 confessioni.

La chiesa rimane aperta tutti i giorni dalle 7:30 alle 19:30, la domenica dalle 8:15 alle 19:30.

Cfr. www.icrss.it

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Aggiornamento a «Una Voce Notiziario» 54-55 ns

«Una Voce Notiziario» 54-55 ns (2014), p. 17 in fine: Programma del Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum.

La messa solenne di mons. Gilles Wach, prevista il giorno 26 ottobre 2014 alle ore 10:30 a Gricigliano, chiesa del Seminario dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, sarà invece lo stesso giorno alle 10 a Firenze, chiesa di S. Gaetano (piazza Antinori, 1).

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Dedicazione di san Michele Arcangelo 2014

San Michele Arcangelo

Te, splendor et virtus Patris,
Te vita, Jesu, córdium,
Ab ore qui pendent tuo,
Laudámus inter Angelos.

Tibi mille densa míllium
Ducum coróna mílitat;
Sed éxplicat victor crucem,
Míchaël salútis sígnifer.

Dracónis hic dirum caput
In ima pellit tártara,
Ducémque cum rebéllibus
Cælésti ab arce fúlminat.

Contra ducem supérbiæ
Sequámur hunc nos príncipem,
Ut detur ex Agni throno
Nobis coróna glóriæ.

Deo Patri sit glória,
Qui, quos redémit Fílius,
Et Sanctus unxit Spíritus,
Per Angelos custódiat. Amen.

29 Settembre. Terzo delle Calende di Ottobre.

Bianco. Lunedì. DEDICAZIONE DI SAN MICHELE ARCANGELO, doppio di 1ª classe.

MESSA propria, Gloria, Credo, Prefazio comune, ultimo Vangelo di san Giovanni.

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Don Roberto Spataro, la messa tridentina difende il senso del sacro

(Lettera Napoletana) – Don Roberto Spataro S.D.B., segretario della Pontificia Academia Latinitatis, e docente all’Università Pontificia Salesiana, ha celebrato il 27 luglio scorso a Bacoli (Napoli), nella Parrocchia di S. Anna Gesù e Maria, una messa in rito romano antico su invito della sezione di Napoli di Una Voce, alla presenza di oltre 100 fedeli. Latinista, docente di letteratura cristiana, Don Spataro è un difensore della liturgia tradizionale ed ha tenuto conferenze sul rito tridentino. LETTERA NAPOLETANA gli ha rivolto alcune domande.

D. Ritiene che la Messa in rito romano antico sia una risposta, per i fedeli che vi partecipano, alla perdita del senso del sacro nella nostra società?

R. Sono d’accordo. Nel mondo occidentale, com’è sotto gli occhi di tutti, il processo di secolarizzazione è drammaticamente sempre più aggressivo ed invadente. Pertanto, è necessario offrire spazi ove il “sacro”, cioè la presenza oggettiva di Dio, sia comunicato e appreso, accolto e assimilato. La messa “tridentina” privilegia un linguaggio, fatto di parole in una lingua riservata a Dio, e di eloquenti simboli, che coinvolgono tutti i sensi esterni ed interni dell’uomo, capace di trasmettere immediatamente ed efficacemente la bellezza e la potenza del “sacro”.

D. Come spiega il fatto che soprattutto nei Paesi anglosassoni, ma anche in Brasile, siano soprattutto i giovani ad essere attirati dal rito tradizionale?

R. Nei paesi anglosassoni c’è un fenomeno significativo: non sono pochi i giovani che da varie denominazioni protestanti aderiscono al Cattolicesimo e che amano la messa “tridentina” in quanto in essa trovano ciò che, mossi dalla Grazia di Dio, cercavano: la natura sacrificale della messa, il ruolo insostituibile del sacerdozio ordinato, la fede nella presenza reale e nella transustanziazione. Inoltre, percepiscono nella Messa tridentina una vera e propria summa della fede cattolica cui hanno dato la loro adesione con entusiasmo e, a volte, subendo ostacoli ed incomprensioni.

D. Per quanto riguarda il clero, si trovano molto più facilmente sacerdoti di 30-40 anni disposti a celebrare il rito tridentino che sacerdoti di 50-60. Come mai?

R. I sacerdoti che oggi hanno tra i 50 e i 70 anni sono stati formati negli anni del postconcilio quando vigeva un certo sospetto, se non una vera e propria ostilità, verso la Tradizione, e si ricercava, nella teologia e nella pastorale, un “novum” concepito ingenuamente come “bonum”. Sono pertanto psicologicamente bloccati verso ciò che ritengono un “ritorno al passato”. Nelle generazioni più giovani, soprattutto in quei seminaristi e giovani che hanno seguito con gioia l’insegnamento del Papa Benedetto XVI, questa precomprensione non c’è, poiché non hanno vissuto né gli anni del Concilio né i primi decenni ad esso successivi. Per alcuni di essi, la Tradizione è una risorsa, un “ritorno al futuro”, se mi è lecito l’ossimoro.

D. In una sua recente conferenza lei ha parlato di “minoranze creative” in riferimento ai gruppi di fedeli che si organizzano per chiedere ai parroci di celebrare con il Vetus Ordo ed ha ricordato che le riforme, anche liturgiche, sono partite a volte da piccole comunità monastiche.

R. Il concetto di “minoranza creativa” è stato valorizzato dall’allora cardinale Ratzinger per descrivere gruppi di persone che, con le loro motivazioni robuste, la loro testimonianza di vita, a volte con la loro organizzazione, e soprattutto con la loro adesione ad un pensiero “forte”, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, i “principi non negoziabili”, possono rigenerare dall’interno la società corrosa dalla “dittatura del relativismo”, un po’ come le antiche comunità monastiche hanno salvato e rinnovato creativamente la civiltà romana al suo tramonto. In fondo, quello di “minoranza creativa” è un concetto vicino alla categoria biblica del “piccolo resto”, quei pochi che, per la loro fedeltà a Dio, diventano strumento della sua azione redentrice. Anche nelle epoche più oscure della storia, Dio, nella sua Provvidenza, suscita sempre la presenza di persone pie e buone, umili e coraggiose.

D. Dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI pensa che il clima sia cambiato e che, almeno in Italia, la diffusione del rito romano antico avvenga con maggiore difficoltà?

R. Non sono in grado di stabilire una “classifica” nazionale delle resistenze al Motu Proprio. Certamente, membri del clero ed anche noti prelati in Italia non hanno nascosto la loro opposizione al Summorum Pontificum. Mi sia consentito affermare che, non poche volte, coloro che esprimono il loro dissenso riguardo alla messa tridentina ne hanno una conoscenza approssimativa e contestano un documento pontificio senza averlo mai letto interamente!

D. Per i tanti cattolici disorientati dall’aggressione della cultura laicista e dalla desacralizzazione pensa che il ritorno della messa tridentina sia una speranza?

R. Sicuramente! Attorno a questa nobile forma liturgica, realmente culmen et fons, fedeli laici e sacerdoti organizzano la propria vita spirituale. Vi attingono i tesori della Grazia divina e vi trovano, come posso constatare soprattutto tra i fedeli laici, un alimento robusto per corroborare la propria fede e dare una coraggiosa testimonianza, in un contesto che tende a marginalizzare il Cristianesimo e la sua incidenza sociale, con i risultati che hanno reso il mondo, proprio perché indifferente o ostile a Dio, meno umano e misericordioso, come ci ricorda il Papa Francesco. (LN79/14).

da «Lettera Napoletana», 79, 2014 www.editorialeilgiglio.it

 

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