In memoriam mons. Richard R. Soseman

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Il 9 dicembre 2020 è mancato a Peoria, Illinois mons. Richard R. Soseman, per parecchi anni officiale della Congregazione per il Clero, frequentatore dal 1993 e poi spesso celebrante della Messa tridentina alla chiesa di Gesù e Maria al Corso a Roma, grande amico di Una Voce Italia.

L’Associazione esprime il suo cordoglio ai familiari per la grave perdita e manterrà viva la memoria.

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Messa di requiem in suffragio di don Giuseppe Vallauri fdp

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Martedì 10 novembre 2020 alle 18 alla chiesa dei SS. Celso e Giuliano a Roma sarà cantata una Messa solenne di requiem in suffragio di don Giuseppe Vallauri fdp, su iniziativa dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote.

Nel ricordo del suo prezioso ministero come confessore e come celebrante, anche a chi non potrà intervenire, raccomandiamo l’unione al suffragio.

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Annullato il Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum 2020

L’Assemblea Generale del Coetus Internationalis Summorum Pontificum, riunitasi ai primi di ottobre, ha deciso di annullare il Pellegrinaggio Internazionale 2020 in considerazione dei rischi derivanti dalla malattia Covid-19, di molto accresciuti nel Lazio e nella stessa Eterna Città.

Il Pellegrinaggio era già stato limitato alla sola Messa all’Altare della Cattedra della basilica di S. Pietro in Vaticano, che avrebbe dovuto essere celebrata dal card. Robert Sarah il giorno 24 ottobre alle 12: detta Messa non potrà esserci quest’anno.

Sono stati invece confermati, salvo contrordine, alcuni eventi collegati che avranno luogo il 23 e il 24 ottobre in Roma, anche se non fanno parte del Pellegrinaggio e come tali non sono né organizzati né riconosciuti dal CISP.

Il Comitato intanto si sta già occupando della organizzazione del Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum del 2021.

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IV Pellegrinaggio ad Aquileia 5 settembre 2020

Sabato 5 settembre 2020 avrà luogo la quarta edizione del Pellegrinaggio ad Aquileia, organizzato dalla Compagnia di Sant’Antonio, secondo il seguente programma.

9 inizio del pellegrinaggio dalla chiesa di S. Marco a Belvedere di Aquileia, ove secondo la tradizione sbarcò il santo Evangelista (alle 8:30 dalla stazione ferroviaria di Cervignano del Friuli partirà un bus per Belvedere a disposizione dei pellegrini).

11 Messa tridentina alla chiesa di Monastero di Aquileia.

12:30 processione alla basilica di S. Maria Assunta per la rinnovazione delle promesse battesimali e la venerazione delle reliquie dei santi Martiri Aquileiesi.

13:30 pranzo che sarà imbandito per il pellegrini al vicino Hotel I Patriarchi (menù friulano al costo di 16 euro previa prenotazione a compagniasantantonio@libero.it oppure +39 347 3961396).

15:30 conferenza di formazione cattolica alla Sala Romana in piazza Capitolo.

Cfr. vanthuanobservatory.org

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Dal 1° all’8 maggio ottavario di preghiera per il ripristino della pienezza del rito romano

Deus, incommutábilis virtus et lumen ætérnum : réspice propítius ad totíus Ecclésiæ tuæ mirábile sacraméntum, et opus salútis humánæ, perpétuæ dispositiónis efféctu, tranquíllius operáre; totúsque mundus experiátur et vídeat, dejécta érigi, inveteráta renovári, et per ipsum redíre ómnia in intégrum, a quo sumpsére princípium : Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum : Qui tecum vivit at regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia saécula sæculórum. Amen.
(Orazione della Seconda Profezia nella Veglia Pasquale il Sabato Santo).

Per partecipare dal 1° all’8 maggio recitare questa orazione, celebrando possibilmente le feste secondo l’antico Calendario:

1° san Filippo e Giacomo Apostoli, 2 sant’Atanasio Vescovo, Confessore e Dottore della Chiesa, 3 Invenzione della santa Croce, 4 santa Monica Vedova, 5 san Pio V Papa e Confessore, 6 san Giovanni Apostolo ed Evangelista davanti a Porta Latina, 7 san Stanislao Vescovo e Martire, 8 Apparizione di san Michele Arcangelo.

Cfr. New Liturgical Movement; Traditio Marciana

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Prosper Guéranger, 3 maggio. Invenzione della santa Croce

Il trionfo della Croce.

Era conveniente che il nostro Re divino si mostrasse ai nostri sguardi appoggiato allo scettro della sua potenza, affinché nulla mancasse alla maestà del suo impero. Questo scettro è la Croce, ed apparteneva al Tempo pasquale di presentargliene l’omaggio. Una volta la Croce veniva presentata a noi quale oggetto di umiliazione per l’Emmanuele, come il letto di dolore sul quale spirò; ma poi egli non vinse la morte? e cosa è divenuta questa Croce, se non il trofeo della sua vittoria? Che essa, dunque, venga mostrata e si pieghi ogni ginocchio davanti all’augusto legno, per mezzo del quale Gesù conquistò l’onore che noi oggi gli rendiamo. Il giorno di Natale cantavamo con Isaia: «Ci è nato un pargolo e ci fu largito un figlio: ha sopra i suoi omeri il principato» (1). Poi l’abbiamo visto che portava sulle spalle questa Croce, come Isacco portò la legna per il suo sacrificio; ma oggi, per lui, non è più un peso. Essa brilla di uno splendore che rapisce lo sguardo degli Angeli; e dopo che sarà stata adorata dagli uomini finché durerà questo mondo, apparirà d’un tratto sulle nubi del cielo per assistere, presso il giudice dei vivi e dei morti, alla sentenza favorevole di coloro che l’avranno amata, alla condanna di quelli che l’avranno resa inutile per essi, a causa del loro stesso disprezzo e del loro oblio.

Durante i quaranta giorni che passò ancora sulla terra, Gesù non giudicò conveniente di glorificare l’istrumento della sua vittoria. La Croce non dovrà apparire che nel giorno in cui, pure essendo rimasta invisibile, avrà conquistato il mondo a colui del quale ripete le meraviglie. Egli riposò tre giorni nella tomba: quella rimarrà seppellita durante tre secoli nella polvere. Ma risusciterà anch’essa; ed è questa ammirabile Risurrezione che oggi celebra la Chiesa. Una volta compiutosi il tempo, Gesù ha voluto accrescere le gioie pasquali, rivelando questo monumento del suo amore per noi. Lo lascerà tra le nostre mani, per nostra consolazione, fino all’ultimo giorno; non è dunque giusto che noi gliene rendiamo omaggio?

La Croce sepolta e perduta.

L’orgoglio di Satana non aveva mai subito una disfatta così pungente quanto quella che piombò su lui quando vide lo stesso legno, che era stato l’istrumento della nostra perdizione, divenire quello della nostra salvezza. La sua rabbia impotente si rivolse contro quell’albero salvatore che gli ricordava così crudelmente e la potenza irresistibile del suo vincitore, e la dignità dell’uomo riscattato ad un tale prezzo. Egli avrebbe voluto annientare quella Croce che paventava; ma, sentendo la sua impotenza a realizzare un simile colpevole proposito, tentò almeno di profanare e di nascondere un oggetto per lui così odioso. Spinse quindi gli Ebrei a nascondere vergognosamente quel sacro legno, venerato dal mondo intero. Ai piedi del Calvario, non lontano dal Sepolcro, si apriva una voragine profonda. Fu là dentro che gli uomini della Sinagoga fecero precipitare la Croce del Salvatore, insieme con quelle dei due ladroni. I chiodi, la corona di spine, l’iscrizione, staccata dal legno, andarono a raggiungerla in quel baratro che i nemici di Gesù fecero riempire di terra e di detriti. Ed il Sinedrio credette che fosse così scomparso completamente il ricordo di quel Nazareno che si lasciò crocifiggere senza discendere dalla Croce. Quarant’anni dopo, Gerusalemme soccombeva sotto il peso della vendetta divina. Ben presto i luoghi della nostra redenzione furono macchiati dalla superstizione pagana; un piccolo tempio a Venere sul Calvario, un altro a Giove sopra il Santo Sepolcro: tali furono le indicazioni per mezzo delle quali, senza volerlo, la derisione pagana conservò il ricordo dei fatti meravigliosi che si erano compiuti su quel sacro suolo. Appena avvenuta la pace di Costantino, i cristiani non ebbero che da rovesciare quei vergognosi monumenti: la terra bagnata dal sangue del Redentore riapparve ai loro occhi, e la gloriosa tomba venne riaperta alla devozione. Ma la Croce non si rivelò ancora, e continuò a riposare nelle viscere della terra.

Il ritrovamento della Croce.

La Chiesa non rientrò in possesso dell’istrurnento della salvezza degli uomini, che qualche anno dopo il 337, data della morte dell’imperatore Costantino, generoso restauratore degli edifici del Calvario e del Santo Sepolcro (2). L’Oriente e l’Occidente trasalirono alla notizia di questa scoperta, che, condotta dal cielo, veniva a mettere l’ultimo suggello al trionfo del cristianesimo. Cristo confermava la sua vittoria sul mondo pagano, innalzando così il suo trofeo, non più come figura ma nella realtà: era il legno miracoloso, una volta di scandalo agli Ebrei, follia agli occhi dei pagani, ma di fronte al quale, d’ora in avanti, ogni cristiano avrebbe piegato il ginocchio.

Nel IV secolo il sacro albero fu venerato in quella basilica che riunì nel suo vasto recinto il glorioso Sepolcro e la collina della crocifissione. Un altro santuario fu innalzato nel luogo ove riposò la Croce durante tre secoli; una scala formata da numerosi gradini, conduce i pellegrini sino al fondo di questo misterioso asilo. Allora cominciò un succedersi di innumerevoli viaggiatori, venuti dalle quattro parti del mondo, per onorare i luoghi nei quali si attuò la redenzione dell’uomo, e per rendere omaggio a quel legno di liberazione. Ma i disegni misericordiosi del cielo non permisero che quel prezioso pegno di amore del Figlio di Dio verso la nostra misera umanità fosse riservato ad un solo santuario, per quanto sacro esso fosse. Una parte considerevole di esso fu destinato a Roma: riposerà nella basilica innalzata nei giardini di Sessorio, e il popolo romano chiamerà, d’ora in poi questo santuario col nome di basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

Le reliquie.

Ma nel corso del tempo, la Santa Croce onorò con la sua presenza molti altri luoghi della terra. Già nel IV secolo san Cirillo di Gerusalemme attestava che i pellegrini che ottenevano per loro qualche piccolo frammento, avevano esteso a tutto il mondo questo divino beneficio (3). Nel VI secolo santa Redegonda sollecitò ed ottenne dall’imperatore Giustino II il frammento di proporzioni considerevoli che possiede il tesoro imperiale di Costantinopoli. La Gallia non poteva entrare in maniera più nobile a pertecipare al privilegio di avere una reliquia dell’istrumento della nostra salvezza, che per mezzo delle mani della sua virtuosa regina; e Venanzio Fortunato compose, per l’arrivo di detta augusta reliquia, quell’inno ammirabile che la Chiesa canterà sino alla fine dei secoli, ogni qual volta vorrà esaltare gli splendori della Santa Croce.

Gerusalemme, dopo l’alternativa della perdita e del ritrovamento, finì di perdere per sempre quell’oggetto divino che formava la sua gloria principale. Costantinopoli ne fu ancora l’erede; e questa città divenne la sorgente di ripetute prodigalità, che specialmente all’epoca delle crociate, servirono ad arricchire la Chiesa d’Occidente. Si fondò una specie di nuovi centri di devozione verso la Santa Croce, nei luoghi dove si conservavano gli insigni frammenti; da ogni dove si desiderava una particella del legno salutare. Il ferro ne divide le parti più considerevoli, ed a poco a poco le nostre regioni se ne trovano riempite. La vera Croce è ormai da per tutto, e non v’è cristiano che, nella sua vita, non abbia avuto possibilità di venerarne qualche frammento. Ma chi potrebbe contare gli atti d’amore e di riconoscenza che la vista di un oggetto così commovente genera nei cuori? e chi non riconoscerebbe in questa successiva profusione uno stratagemma della bontà divina per ravvivare in noi il sentimento della redenzione sul quale riposano le nostre speranze eterne?

Che sia dunque amato questo giorno in cui la Chiesa unisce il ritorno trionfale della Santa Croce alle gioie della Risurrezione di colui che conquistò, con quel mezzo, il trono su cui noi lo vedremo presto ascendere.

Offriamo atti di riconoscenza per l’insigne beneficio che, con l’aiuto dei prodigi, restituì agli uomini un tesoro, il cui possesso sarebbe mancato al patrimonio della Santa Chiesa. Aspettando il giorno in cui il Figlio dell’uomo dovrà innalzarla sopra le nubi del cielo, la sua Sposa la conserva, perchè lui stesso gliel’ha affidata, quale pegno di questo secondo avvento. In quel giorno egli ne raccoglierà, con la sua potenza, i frammenti sparsi sulla terra, e l’albero della vita si mostrerà in tutta la sua bellezza allo sguardo degli eletti e sotto la sua ombra l’inviterà al riposo eterno (4).

Lode alla Croce.

«Cristo crocifisso è potenza e sapienza di Dio» (I Cor. 1, 23). E’ la celebre parola del tuo Apostolo, o Gesù, e noi oggi ne costatiamo la verità. La Sinagoga volle annientare la tua gloria inchiodandoti su di un patibolo e si dilettava nel pensiero che è scritto nella legge di Mosè: «Un appeso è un oggetto di maledizione divina» (Deut. 21, 23). Ed ecco che questo patibolo, questo legno infame è divenuto il tuo più insigne trofeo. Negli splendori della tua Risurrezione, la Croce, ben lungi dal gettare un’ombra sulla luminosità della tua gloria, fa risaltare di nuovo splendore la magnificenza del tuo trionfo. Tu fosti inchiodato ad un legno, hai preso su di te la maledizione; crocifisso tra due scellerati, sei passato per un vile impostore, ed i tuoi nemici ti hanno insultato nella tua agonia su quel letto di dolore. Se non fossi stato che un uomo, non sarebbe rimasto di te che un ricordo disonorato; la Croce avrebbe divorato per sempre la tua gloria passata, o Figlio di Davide! Ma tu sei il Figlio di Dio, ed è la Croce che ce ne dà la prova. Tutto il mondo si prostra di fronte ad essa e l’adora; è lei che te l’ha conquistato, e gli omaggi che riceve vendicano abbondantemente la tua gloria dell’eclissi passeggera che il tuo amore per noi le impose un giorno.
Non si adora un patibolo; o, se si adora, è il patibolo di un Dio. Benedetto sia colui che è stato sospeso a quel legno! In cambio degli omaggi che ti rendiamo, o divin Crocifisso, mantieni in nostro favore la promessa che ci facesti: «Ed io quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me» (Gv. 12, 32).

Le reliquie.

Per attirarci con maggiore efficacia, deponi oggi tra le nostre mani il legno stesso, dall’alto del quale ci tendesti le braccia. Questo monumento della tua vittoria, sul quale ti reggerai nell’ultimo giorno, degnati di affidarcelo sino alla fine dei secoli, affinché noi attingiamo in esso un salutare timore della divina giustizia che ti ha inchiodato a quel legno vendicatore dei nostri delitti, e un amore sempre più tenero verso di te, nostra vittima, che non hai indietreggiato di fronte alla maledizione, affinché noi fossimo benedetti. Tutta la terra oggi ti ringrazia per il dono inestimabile che le hai concesso. La tua Croce, divisa in innumerevoli frammenti, è presente in moltissimi luoghi. Ora in tutto il mondo cristiano non vi è una regione che essa non renda sacra e non protegga.

La Croce ed il Sepolcro.

Il Sepolcro ci grida: Egli «è risuscitato, non è più qui»; la Croce ci dice: «Non l’ho trattenuto che per un momento, e poi si è slanciato nella sua gloria». O Croce! O Sepolcro! quanto breve è stata la sua umiliazione; mentre ci è assicurato il regno da Lui conquistato per tuo mezzo! Noi adoriamo in te le vestigia del suo passaggio, e tu rimani sacra per sempre, pcrché si è servito di te per la nostra salvezza. Gloria dunque sia a te, o Croce, oggetto del nostro amore e della nostra ammirazione in questo giorno! Continua a proteggere il mondo che ti possiede; siigli scudo per difenderlo contro il nemico, soccorso sempre presente che conserva il ricordo del sacrificio unito a quello del trionfo; poiché è per mezzo tuo, o Croce, che Cristo ha vinto, regna e impera. CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT.

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(1) Introito della Messa del giorno.

(2) Questi santuari erano stati consacrati il 13 settembre 335.

(3) Catechesi, IV, X, XIII.

(4) Ogni anno, il 14 settembre, aveva luogo a Gerusalemme la cerimonia dell’Esaltazione, od ostensione, della Croce. Quest’uso passò poi a Costantinopoli e più tardi a Roma (cfr. Anno Liturgico 14 settembre). Nella Gallia e nella Spagna si festeggiava la Santa Croce il 3 maggio, data che fu in seguito adottata dalla Liturgia romana, ciò che spiega perché abbiamo due feste della Croce. Noi non conosciamo infatti il giorno esatto dell’Invenzione, cfr. VINCENT et ABEL, Jérusalem Nouvelle, II, Parigi, 1914, pp. 201 ss.).

P. GUÉRANGER, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. ROBERTI, P. GRAZIANI e P. SUFFIA, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 599-604.

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A Venezia dal 5 al 12 aprile 2020 Settimana Santa tradizionale

Settimana Santa del 2020 nella chiesa di S. Simon Piccolo a Venezia (S. Croce 698, fondamenta S. Simon Piccolo):

5 aprile Domenica delle Palme
alle 11 benedizione delle Palme e processione interna, seguita dalla Messa cantata con il Passio di san Matteo. 

9 aprile Giovedì Santo
alle 11 Messa in Cena Domini, reposizione del Ss.mo Sacramento, vespri e spoliazione degli altari.

10 aprile Venerdì Santo
alle 15 canto del Passio di san Giovanni, adorazione della Croce, Messa dei presantificati.

11 aprile Sabato Santo
alle 11 Veglia pasquale seguita dalla Messa cantata.

12 aprile Domenica di Risurrezione
alle 11 Messa cantata.

Le funzioni saranno celebrate a porte chiuse, in seguito alle disposizioni vigenti contro il contagio del covid-19, trasmesse in diretta streaming sulla pagina facebook Chiesa di San Simeon Piccolo – Venezia – Rito romano antico, e ivi fruibili anche in differita.

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Pro vitanda mortalitate

Deus, qui non mortem, sed pœniténtiam desideras peccatórum : pópulum tuum ad te reverténtem propítius réspice; ut, dum tibi devótus exsístit, iracúndiæ tuæ flagélla ab eo cleménter amóveas. Per Dóminum nostrum Jesum Christum fílium tuum, qui vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia saécula sæculórum. Amen.

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Indulgenza plenaria per la pandemia. Decreto della Penitenzieria apostolica

PENITENZIERIA APOSTOLICA

DECRETO

Si concede il dono di speciali Indulgenze ai fedeli affetti dal morbo Covid-19, comunemente detto Coronavirus, nonché agli operatori sanitari, ai familiari e a tutti coloro che a qualsivoglia titolo, anche con la preghiera, si prendono cura di essi.

«Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera» (Rm. 12, 12). Le parole scritte da san Paolo alla Chiesa di Roma risuonano lungo l’intera storia della Chiesa e orientano il giudizio dei fedeli di fronte ad ogni sofferenza, malattia e calamità.

Il momento presente in cui versa l’intera umanità, minacciata da un morbo invisibile e insidioso, che ormai da tempo è entrato prepotentemente a far parte della vita di tutti, è scandito giorno dopo giorno da angosciose paure, nuove incertezze e soprattutto diffusa sofferenza fisica e morale.

La Chiesa, sull’esempio del suo Divino Maestro, ha avuto da sempre a cuore l’assistenza agli infermi. Come indicato da san Giovanni Paolo II, il valore della sofferenza umana è duplice: «E’ soprannaturale, perché si radica nel mistero divino della redenzione del mondo, ed è, altresì, profondamente umano, perché in esso l’uomo ritrova se stesso, la propria umanità, la propria dignità, la propria missione» (Lett. Ap. Salvifici doloris, 31).

Anche Papa Francesco, in questi ultimi giorni, ha manifestato la sua paterna vicinanza e ha rinnovato l’invito a pregare incessantemente per gli ammalati di Coronavirus.

Affinché tutti coloro che soffrono a causa del Covid-19, proprio nel mistero di questo patire possano riscoprire «la stessa sofferenza redentrice di Cristo» (ibid., 30), questa Penitenzieria Apostolica, ex auctoritate Summi Pontificis, confidando nella parola di Cristo Signore e considerando con spirito di fede l’epidemia attualmente in corso, da vivere in chiave di conversione personale, concede il dono delle Indulgenze a tenore del seguente dispositivo.

Si concede l’Indulgenza plenaria ai fedeli affetti da Coronavirus, sottoposti a regime di quarantena per disposizione dell’autorità sanitaria negli ospedali o nelle proprie abitazioni se, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato, si uniranno spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione alla celebrazione della santa messa, alla recita del santo Rosario, alla pia pratica della Via Crucis o ad altre forme di devozione, o se almeno reciteranno il Credo, il Padre Nostro e una pia invocazione alla Beata Vergine Maria, offrendo questa prova in spirito di fede in Dio e di carità verso i fratelli, con la volontà di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sarà loro possibile.

Gli operatori sanitari, i familiari e quanti, sull’esempio del Buon Samaritano, esponendosi al rischio di contagio, assistono i malati di Coronavirus secondo le parole del divino Redentore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv. 15, 13), otterranno il medesimo dono dell’Indulgenza plenaria alle stesse condizioni.

Questa Penitenzieria Apostolica, inoltre, concede volentieri alle medesime condizioni l’Indulgenza plenaria in occasione dell’attuale epidemia mondiale, anche a quei fedeli che offrano la visita al Santissimo Sacramento, o l’adorazione eucaristica, o la lettura delle Sacre Scritture per almeno mezz’ora, o la recita del Santo Rosario, o il pio esercizio della Via Crucis, o la recita della Coroncina della Divina Misericordia, per implorare da Dio Onnipotente la cessazione dell’epidemia, il sollievo per coloro che ne sono afflitti e la salvezza eterna di quanti il Signore ha chiamato a sé.

La Chiesa prega per chi si trovasse nell’impossibilità di ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi e del Viatico, affidando alla Misericordia divina tutti e ciascuno in forza della comunione dei santi e concede al fedele l’Indulgenza plenaria in punto di morte, purché sia debitamente disposto e abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera (in questo caso la Chiesa supplisce alle tre solite condizioni richieste). Per il conseguimento di tale indulgenza è raccomandabile l’uso del crocifisso o della croce (cfr. Enchiridion indulgentiarum, n. 12).

La Beata sempre Vergine Maria, Madre di Dio e della Chiesa, Salute degli infermi e Aiuto dei cristiani, Avvocata nostra, voglia soccorrere l’umanità sofferente, respingendo da noi il male di questa pandemia e ottenendoci ogni bene necessario alla nostra salvezza e santificazione.

Il presente Decreto è valido nonostante qualunque disposizione contraria.

Dato in Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 19 marzo 2020.

Mauro Card. Piacenza
Penitenziere Maggiore

Krzysztof Nykiel
Reggente

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Venezia 8 marzo alle 11 Messa tridentina in diretta streaming

In seguito alle disposizioni del patriarca di Venezia per evitare il contagio del Covid-19, comuni anche a diverse altre diocesi, la Messa cantata in rito tridentino delle 11 di domenica 8 marzo 2020 alla chiesa di S. Simon Piccolo a Venezia sarà celebrata a porte chiuse.

La funzione sarà però trasmessa in diretta streaming sulla pagina facebook Chiesa di San Simeon Piccolo – Venezia – Rito romano antico.

La trasmissione in diretta della Messa è già avvenuta anche il 1° marzo.

L’iniziativa contribuisce a garantire ai cristiani legati al rito romano antico di poter seguire le celebrazioni a distanza, esigenza assai trascurata dalle diocesi nelle presenti circostanze.

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