Missale Romanum, Messa votiva in tempo di terremoto

Introitus

SALUS pópuli ego sum, dicit Dóminus : de quacúmque tribulatióne clamáverint ad me, exáudiam eos : et ero illórum Dóminus in perpétuum. Ps. 77, 1 Atténdite, pópule meus, legem meam : inclináte aurem vestram in verba oris mei. V). Glória Patri. 

Oratio

OMmnípotens sempitérne Deus, qui réspicis terram et facis eam trémere : parce metuéntibus, propitiáre supplícibus; ut, cujus iram terræ fundaménta concutiéntem expávimus, cleméntiam contritiónes ejus sanántem júgiter sentiámus. Per Dóminum.

Léctio Jeremíæ Prophétæ.
Jerem. 14, 7-8 et 9

SI iniquitátes nostræ respónderint nobis : Dómine, fac propter nomen tuum, quóniam multæ sunt aversiónes nostræ : tibi peccávimus. Exspectátio Israël, salvátor ejus in témpore tribulatiónis. Tu autem in nobis es, Dómine, et nomen tuum invocátum est super nos, ne derelínquas nos, Dómine Deus noster.

Graduale. Ps. 43, 3-9 Liberásti nos, Dómine, ex affligéntibus nos : et eos, qui nos oderunt, confudísti. V). In Deo laudábimur tota die : et in nómine tuo confitébimur in saécula.

Allelúja, allelúja. V). Ps. 78, 9-10 Propítius esto, Dómine, peccátis nostris : ne quando dicant gentes : Ubi est Deus eórum? Allelúja.

Sequéntia sancti Evangélii secún-
dum Marcum.        Marc. 11, 22-26

IN illo témpore : Dixit Jesus discípulis suis : Habéte fidem Dei. Amen dico vobis, quia, quicúmque díxerit huic monti : Tóllere et míttere in mare, et non hæsitáverit in corde suo, sed credíderit quia, quodcúmque díxerit, fiat, fiet ei. Proptérea dico vobis : Omnia quæcúmque orántes pétitis, crédite quia accipiétis, et evénient vobis. Et cum stábitis ad orándum, dimíttite, si quid habétis advérsus áliquem : ut et Pater vester, qui in cælis est, dimíttat vobis peccáta vestra. Quod si vos non dimiséritis : nec Pater vester, qui in cælis est, dimíttet vobis peccáta vestra.

Offertorium. Ps. 137, 7 Si ambulávero in médio tribulatiónis, vivificábis me, Dómine : et super iram inimicórum meórum exténdes manum tuam, et salvum me fáciet déxtera tua.

Secreta

DEus, qui fundásti terram super stabilitátem suam, súscipe oblatiónes et preces pópuli tui : ac, treméntis terræ perículis pénitus amótis, divínæ tuæ iracúndiæ terróres in humánæ salútis remédia convérte; ut, qui de terra sunt, et in terram reverténtur, gáudeant se fíeri sancta conversatióne cæléstes. Per Dóminum.

Communio. Ps. 118, 49-50 Meménto verbi tui servo tuo, Dómine, in quo mihi spem dedísti : hæc me consoláta est in humilitáte mea.

Postcommunio

TUére nos, Dómine, quaésumus, tua sancta suméntes : et terram, quam vídimus nostris iniquitátibus treméntem, supérno múnere firma; ut mortálium corda cognóscant, et te indignánte tália flagélla prodíre, et te miseránte cessáre. Per Dóminum.

Missale Romanum, Missæ votivæ II. Ad diversa, Missa pro quacumque necessitate; Orationes diversæ, 15. Tempore terræmotus. 

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Il 5 novembre a Roma messa per impetrare la fine del terremoto

Ss. Trinità dei Pellegrini ai Catinari

Sabato 5 novembre 2016 alle 18:30 alla Ss.ma Trinità dei Pellegrini a Roma (piazza omonima) la messa tridentina sarà celebrata per impetrare dal Padre Eterno la cessazione delle scosse di terremoto che da mesi hanno funestato diverse località della Sabina storica, con gravi danni a persone e cose, nonché al patrimonio storico-artistico della Nazione e alla sua economia.

Come è noto il terremoto è avvertito anche nell’alma Urbe con conseguenze, per fortuna, limitate a edifici e chiese. L’iniziativa di dedicare il santo sacrificio a questa intenzione è stata della Sezione Romana di Una Voce Italia.

Orémus. Omnípotens sempitérne Deus, qui réspicis terram, et facis eam trémere: parce metuéntibus, propitiáre supplícibus; ut, cujus iram terræ fundaménta concutiéntem expávimus, cleméntiam contritiónes ejus sanántem júgiter sentiámus. Per Dóminum.

Preghiamo. Dio onnipotente ed eterno, che riguardi la terra e la fai tremare, perdona a quelli che ti temono, usa misericordia con chi ti supplica, affinché, come paventiamo la tua ira che scuote le fondamenta della terra, così sperimentiamo sempre la tua clemenza nel ripararne le rovine. Per il Signore.

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Causa il terremoto il Pellegrinaggio Summorum Pontificum inizierà stasera a Roma alla Ss.ma Trinità dei Pellegrini

27 ottobre 2016. Le scosse di terremoto che hanno colpito l’Italia centrale non consentono che il Quinto Pellegrinaggio Summorum Pontificum possa iniziare a Norcia oggi pomeriggio come previsto.

Il comitato organizzatore ha reso noto che il pellegrinaggio inizierà invece a Roma sempre oggi alle 18 alla chiesa della chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini: sarà recitato il Rosario e alle 18:30 l’abbé Claude Barthe dirà la messa.

Cfr. unacumpapanostro.com

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Roma 28 ottobre 2016. Pontificale per il X anniversario dell’Istituto del Buon Pastore

Messa pontificale per il X anniversario dell'Istituto del Buon Pastore, RomaChiesa di S. Eligio de' Ferrari, Roma

Venerdì 28 ottobre 2016 alle 18:30 a Roma chiesa di S. Eligio de’ Ferrari (via San Giovanni Decollato 9) il card. Darío Castrillón Hoyos celebrerà la messa pontificale nell’occasione del X anniversario della fondazione dell’Istituto del Buon Pastore.

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Quinto Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum, Roma-Norcia 27-30 ottobre 2016

S. Pietro

Il quinto Pellegrinaggio Internazionale Summorum Pontificum si svolgerà da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2016, secondo il seguente programma.

Giovedì 27 alle 15:30 partenza da Roma, alle 18 arrivo a Norcia, alle 19 indirizzo di benvenuto del cappellano del pellegrinaggio l’abbé Claude Barthe e del priore del Monastero di S. Benedetto, dom Cassian Folsom osm, e recita del Rosario negli scavi del monastero, alle 20 degustazione della birra monastica Nursia, alle 20:30 sarà imbandita la cena in presenza di mons. Alexander K. Sample, arcivescovo di Portland (richiesta la prenotazione, agenzia Via Sacra tel. +39 345 2898218).

Venerdì 28 alle 10 messa all’aperto al monastero di S. Benedetto in Monte a Norcia con predica di mons. Sample, a seguire rinfresco con i monaci, alle 13 partenza per Roma con arrivo alle 16, alle 18:30 messa pontificale del card. Darío Castrillón Hoyos per il decimo anniversario dell’Istituto del Buon Pastore, chiesa di S. Eligio de’ Ferrari (Via di San Giovanni Decollato 9, Roma), alle 20 processione con le fiaccole verso S. Maria in Campitelli (Piazza omonima 9), alle 21 rinfresco offerto dall’Istituto del Buon Pastore.

Sabato 29 alle 9:30 adorazione eucaristica alla basilica di S. Lorenzo in Damaso (Piazza della Cancelleria 1), alle 10:30 partenza della processione guidata da mons. Sample verso la basilica di S. Pietro in Vaticano, alle 11:45 passaggio della Porta Santa, alle 12 messa pontificale in basilica celebrata da mons. Sample, omelia del card. William Levada, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, musica liturgica a cura dell’Istituto del Buon Pastore, alle 14 buffet per i sacerdoti e seminaristi offerto da Paix liturgique a Palazzo Cesi (richiesta la prenotazione qui), alle 17 conferenza musicale e concerto d’organo alla chiesa di S. Maria dell’Orto in Trastevere (Via Anicia 10) organizzati da Chorabooks.com.

Domenica 30 alle 11 messa pontificale di mons. Sample alla chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini (Piazza omonima).

Il pellegrinaggio è organizzato dal comitato Coetus Internationalis Summorum Pontificum, di cui Una Voce Italia è tra i soci fondatori.

Cfr.  unacumpapanostro.com

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Dedicazione di san Michele Arcangelo 2016

San Michele Arcangelo

Tibi mille densa míllium
Ducum coróna mílitat;
Sed éxplicat victor crucem,
Míchaël salútis sígnifer.

 

29 Settembre. Terzo delle Calende di Ottobre.

Bianco. Giovedì. DEDICAZIONE DI SAN MICHELE ARCANGELO, doppio di 1ª classe.

MESSA propria, Gloria, Credo, Prefazio comune, ultimo Vangelo di san Giovanni.

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Pordenone, messa e Te Deum di ringraziamento per i 25 anni della messa tridentina alla chiesa della Santissima

Chiesa della Santissima, Pordenone

Il 4 ottobre 2016, festa di san Francesco Patrono principale d’Italia, alle 18 alla chiesa della Santissima in Pordenone (Via San Giuliano di fronte al Ponte di Adamo ed Eva) sarà cantata una messa di ringraziamento seguita dal solenne Te Deum dopo venticinque anni dall’inizio della celebrazione stabile della messa tridentina nella stessa chiesa.

I canti gregoriani saranno eseguiti dalla Nuova Confraternita di San Giacomo di San Marino al Tagliamento diretta dal m° Tarcisio Zavagno.

La messa è stata alla Santissima a partire dal 1991 praticamente senza interruzioni, se non dal dicembre 2002 al maggio 2003 causa l’inagibilità della chiesa in seguito alla disastrosa alluvione del Noncello avvenuta la sera del 26 novembre 2002. In quella occasione nell’antico luogo di culto dedicato alla Trinità – legato al porto fluviale pordenonese e quindi costruito poco sopra il livello normale del fiume – le acque hanno toccato l’architrave del portale maggiore. La sacrestia è stata totalmente riempita dalle acque melmose, che hanno bruttato anche le parti inferiori degli affreschi cinquecenteschi del presbiterio, opera del Calderai, uno degli allievi di Pomponio Amalteo. La distruzione è stata completa: galleggiando sulle acque luride, mobilio e arredi sacri sono andati distrutti. Fortunatamente nel pomeriggio gran parte del materiale più importante era stato posto in salvo. Superstiti al diluvio le due statue lignee della Beata Vergine e di san Francesco (cfr. G. Brunettin, L’alluvione della chiesa della Santissima in Pordenone). Le celebrazioni del culto antico riprendevano quando la chiesa era resa nuovamente agibile, e in seguito è stata completamente restaurata. 

Attualmente vi è la messa cantata ogni domenica e festa di precetto alle 18 per le cure della sezione di Pordenone di Una Voce Italia.

Chiesa della Santissima, Pordenone prima dell'alluvione
Il presbiterio prima dell’alluvione
L'alluvione del 26 novembre 2002
L’alluvione del 26 novembre 2002
Le acque fino all'architrave del portale maggiore
Le acque fino all’architrave del portale maggiore
Gli affreschi del Calderai. La cacciata dal paradiso terrestre
Affreschi. Il sacrificio di Isacco
Gli affreschi del Calderai. Il sacrificio di Isacco
Affreschi. Fuga di Lot da Sodoma
Gli affreschi del Calderai. Fuga di Lot da Sodoma
Dopo la riapertura
Dopo la riapertura

 

Deus, cujus misericórdiæ non est
númerus, et bonitátis infinitus
est thesáurus : piíssime majestáti tuæ
pro collátis donis grátias ágimus, tuam
semper cleméntiam exorántes; ut, qui
peténtibus postuláta concédis, eósdem
non desérens, ad praémia futura dispónas.

 

 

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Mons. Léon Gromier, L’altare dove si dice la messa verso il popolo

In questo capitolo (I 12), il Caeremoniale Episcoporum ha parlato dell’altare, nel seguente parlerà del trono. Visto che vi è reciprocità tra la situazione dell’uno e quella dell’altro, si presenta l’occasione si esaminare l’altare ove si dice la messa verso il popolo. Gli ultimi decenni vedono la celebrazione verso il popolo eccitare una infatuazione non proporzionata con la realtà. Molti ecclesiastici di ogni rango si immaginano di ritornare in questo modo alle origini del cristianesimo, e se ne ripromettono risultati spirituali prodigiosi, piuttosto chimerici. Alcuni non hanno esitato a dare per certo che in origine il pontefice celebrava verso il popolo, dunque voltato verso l’occidente, in quanto presso di loro solo l’assistenza guardava a oriente. La verità non la pensa come loro. La celebrazione verso il popolo non esiste nei riti orientali. Questo uso, nei paesi occidentali, è solamente italico, come si vede in numerose chiese di Roma e cattedrali italiane. Fu conosciuto nei paesi germanici, gallici, britannici e iberici, ma la sua esistenza, le cui prove non sono tante, vi fu come eccezione e di breve durata. Sparì intorno all’VIII secolo, nello stesso tempo delle chiese costruite per esso. L’altare può ben trovarsi all’ingresso dell’abside, presso la navata, addirittura nella navata, ma questo non significa che era verso il popolo.

La regola dell’orientazione, che vede l’abside delle chiese rivolto verso l’oriente, affinché il celebrante all’altare guardi verso questo punto cardinale, è sempre stata esigente e coerente, checché se ne dica. Ne risulta che, nei paesi italici, dove si è voluto celebrare verso il popolo, si sono costruite le chiese occidentate, vale a dire con l’abside rivolto all’occidente, in modo che il celebrante all’altare guardasse a oriente. Quale vantaggio presenta la celebrazione verso il popolo? Uno solo, quello che chi assiste possa vedere tutti i gesti del celebrante, possibilità spesso più teorica che pratica, possibilità inoltre che presuppone che i gesti siano eseguiti con una correttezza che meriti di essere vista.

Il rispetto dell’orientazione ha dato luogo a due metodi opposti. Primo metodo, quello antico e ancora in vigore nei paesi italici: in una chiesa con l’abside rivolto a occidente, il vescovo al suo trono in fondo all’abside guarda l’altare, il popolo, la porta e l’oriente. All’altare occupa la stessa posizione. Da notare l’inconseguenza che vi è nel fatto che il popolo volti le spalle all’oriente verso il quale il vescovo prega. Secondo metodo, del pari antico, già in vigore nei paesi non italici, oggi scomparso ma conservato a Lione nel rito detto lionese: in una chiesa che ha l’abside rivolto a oriente, il vescovo al trono in fondo all’abside guarda l’altare, il popolo, la porta e l’occidente. All’altare si pone di fronte al trono e al pari del popolo guarda a oriente. Notiamo l’inconseguenza del fatto che il vescovo stando e pregando al trono volga le spalle a oriente, verso cui prega stando all’altare.

Il secondo metodo, tra altre prove, è dimostrato dal trono di pietra che si trova nella metropolitana di Lione, nella ex metropolitana di Vienne, e anche in qualche altra. La stessa disposizione dei luoghi era quella della basilica di S. Paolo fuori le mura a Roma, prima della sua distruzione causata dall’incendio del 1823. Il difetto che inerisce a tale metodo non si può non avvertire. Al fine di rimediarvi, diversi Ordines Romani, che vanno dal VII all’XIV secolo, vogliono che il pontefice al trono sia rivolto verso oriente, cioè contro il trono e il muro dell’abside durante il canto del Kyrie, del Gloria e della colletta. Ma ciò è detto in modo frammentario, senza unanimità né grande convinzione. Alcuni Ordines Romani posteriori, accantonando il rimedio indicato, descrivono la messa dove il pontefice, stando all’altare si volge momentaneamente verso il popolo. Da tutto questo risulta chiaramente che anche a Roma la celebrazione con le spalle al popolo non fu mai una rarità.

Un terzo e nuovo metodo, che non rispetta l’orientazione, dovuto ai nostri tempi di agitazione e di anarchia, concepito da scadenti esploratori, da mediocri interpreti della liturgia, consiste semplicemente nel trasportare il primo metodo in una chiesa costruita per il secondo. Allora il vescovo, sia al trono, talora posto sul vero altare, sia all’altare, un altare posticcio innalzato all’ingresso del coro, prega verso occidente, mentre il popolo prega verso oriente. Combinazione bastarda se mai ve fu una, per sostenerla non si hanno scrupoli di inventare una falsa teoria. Alcuni motivano il loro fragoroso zelo col fatto che all’altare, che si trova in fondo a un lungo e immenso coro, chi assiste non vede pressoché nulla della messa. Gli si risponde che coloro che assistono con i propri mezzi non vedono meno che con il loro espediente, in quanto l’altezza dei diversi piani è di solito ben calcolata. In caso di bisogno niente impedisce di sollevare un po’ l’altare. I vasti cori si trovano nelle non meno vaste chiese, e le persone che sono vicino alla porta restano comunque lontane dall’altare.

Cfr. L. GROMIER, Commentaire du Caeremoniale Episcoporum, Paris, La Colombe, 1959, pp. 125-126. Traduzione italiana di Fabio Marino. Pubblicato in «Una Voce notiziario», 2014-2015, 56-57 ns, pp. 15-16, qui

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Bartolomeo Ricceputi, Il ministro della messa privata. Alla confessione

Bartolomeo Ricceputi, Il Ministro della Messa Privata

I. Collocatosi adunque inginocchio, come si disse, il Cherico in plano, per dar principio al suo servigio, sta aspettando con le mani gionte, che scenda il Sacerdote per cominciare quella parte della Messa (largamente parlando che dicesi Confessione). Sceso il quale, procura egli di ritirarsi alquanto indietro, per non istare in fila con esso, che sarebbe troppa presunzione: e quando il sacerdote riverisce profondamente la Croce (o col ginocchio piegato il Santissimo nel Tabernacolo, se a quell’Altare si trova) esso ancora profondamente s’inchina: e segnandosi quello, si segna anch’esso all’In Nomine Patris etc. senza dir nulla e standosi colla vita eretta. Recita poi a vicenda col Sacerdote li Versetti dell’Antifona, Introibo ad Altare Dei, rispondendo Ad Deum, qui lætificat juventutem meam: e così il Salmo Judica me, se si dice (poiché questo si lascia nelle Messe da morto, e nel tempo di Passione) col suo Gloria Patri, al quale semplicemente s’inchina; e la suddetta Antifona Introibo, quando si ripete doppo il Salmo: usando in ciò quella voce, che si conformi con quella del Celebrante.

II. Seguita doppo il Salmo (avanti di venire al Confiteor) il Versetto Adjutorium nostrum in nomine Domini, al quale si segna, e risponde  Qui fecit cœlum, et terram.

III. Nel mentre che il Sacerdote dice il suo Confiteor, il Cherico non fa né atto né moto veruno, ma si sta colla vita retta, e mani gionte senza picchiarsi il petto, e senza rispondere Amen quando il Sacerdote ha finito. Per dire poi esso il Misereatur sopra del Sacerdote ancor profondamente inchinato, si volta un tantino verso di quello mediocremente chino; e finito il Misereatur, si volge affatto verso l’Altare, e profondamente chino fa esso ancora la sua Confessione a nome suo, e del Popolo insieme, voltandosi solo un tantino colla testa verso del Celebrante, quando dice quelle parole Tibi Pater, e Te Pater; e picchiandosi al Mea culpa triplicato con tre colpi il petto. Finito il Confiteor, non ancor si muove, ma così profondamente inchinato ascolta con divozione il Misereatur vestri, che dice sopra di lui, e di tutti gli astanti il Sacerdote, al quale risponde Amen.

IV. Allora erge la vita, e all’Indulgentiam si segna col Sacerdote, rispondendo nel fine Amen.

V. Seguitano quegli ultimi versetti Deus tu conversus vivificabis nos etc. a’ quali il Ministro sta pur col Sacerdote mediocremente chinato, rispondendo a quelli la parte che a lui tocca: avvertendo, tanto qui, quanto nell’altre risposte, quando a vicenda dice qualche cosa col Sacerdote, di ben proferire le parole, di non prevenire, o imbrogliarsi, a far’imbrogliare il Sacerdote medesimo.

da B. RICCEPUTI, Il Ministro della Messa privata secondo che dalle Rubriche del Messale Romano. Dal Castaldo, dal Gavanto, dal Bauldry, dal Corsetto, da Monsignor di Biseglia, e da altri Autori s’è osservato, e discusso in più conclusioni nel Sagro Seminario di Benevento, Benevento, 1722, pp. 25-27 (§ 3).

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