Bartolomeo Riceputi, Il Ministro della Messa Privata. Le mani

VI. Le mani si hanno à tenere in modo divoto; cioè ò gionte per modo, che le palme si tocchino una coll’altra in tutta uguaglianza, se non che li due pollici vanno incrociati uno sovra l’altro, il desstro sopra, sotto il sinistro; col riguardo ancora, che le punte delle dita guardino in sù verso il Cielo, senza pero sforzo, è senz’affettazione; nè le braccia, in ciò fare, si elevino, ò distacchino dalli fianchi, ma naturalmente il cubito al suo fianco s’appoggi. Si ponno ancora tenere cancellate assieme deta fra deta avanti il petto; ò veramente ancora cancellando le braccia, sicche la mano destra venga ad appoggiarsi al fianco sinistro distesa, e la sinstra al destro: Alla Confessione però necessariamente si debbono tener gionte, per non discordare dal Celebrante, col quale la Confessione si fa.

B. RICEPUTI, Il Ministro della Messa privata, in V. M. ORSINI, Opuscula varia variis temporibus pro Beneventana Archidioecesi vel calamo, vel jussu Fr. Vincentii Mariae Ordinis Praedicatorum S. R. E. Cardinalis Ursini Archiepiscopi, nunc Sanctissimi Domini Nostri Papae Benedicti XIII. In lucem edita In unum tandem collecta, novisque typis excusa, Romae, Typis Rocchi Bernabò, 1726, Sumptibus Francisci Giannini Suae Sanctitatis Bibliopolae, p. 115 (§ 1); è stata mantenuta l’ortografia originale. Cfr. la prefazione in unavoceitalia.org («Una Voce Notiziario», 63-64 ns, 2016, p. 11).

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Una Voce Pordenone e la Compagnia di Sant’Antonio a Madonna del Monte di Aviano

Madonna del Monte in Costa di Aviano 22 dicembre 2018 1

Riportiamo il comunicato della Compagnia di Sant’Antonio e di Una Voce Pordenone sul pellegrinaggio a Madonna del Monte in Costa d’Aviano compiuto il 22 dicembre 2018 e alcune immagini del medesimo (cfr. traditiomarciana).

Salve sancta Parens, enixa puerpera Regem, qui coelum terramque regit in saecula saeculorum, sono le parole dell’introito della Messa in Nativitate Beatae Mariae Virginis celebrata oggi al santuario di Madonna del Monte di Aviano da mons. Sergio Moretto, rettore del santuario, in occasione del pellegrinaggio locale organizzato dalla Compagnia di Sant’Antonio e dalla sezione pordenonese di UNA VOCE.

In questo luogo santo, situato a mezza costa ed in posizione dominante sulla pianura del pordenonese, è giunto un gruppetto di pellegrini  appartenenti alle diocesi di Concordia-Pordenone e di Udine per onorare e supplicare la Vergine Santissima che qui apparve, ad un contadino di nome Antonio Zampara, l’8 settembre 1510.

Ella chiese al devoto un digiuno di tre sabati successivi in Suo onore e invitò che lo stesso facessero tutti gli abitanti della zona e infine dispose che fossero edificati una cappella e un altare. E così avvenne: l’apparizione mariana stimolò immediatamente devozione e pellegrinaggi, talché una piccola chiesa fu presto costruita. Essa venne poi ampliata nel 1615.

Non meravigli che questa apparizione si unisca a numerose altre di cui la Madre celeste volle gratificare le nostre genti agli inizi del ‘500 – si pensi all’apparizione a Motta di Livenza avvenuta il 9 marzo 1510 al pio contadino Giovanni Cigana. Quegli anni erano segnati dalle devastanti guerre d’Italia, che si sarebbero concluse solamente con la pace di Cateau Cambrésis del 1559, ma soprattutto sarebbero stati gli anni della durissima prova dell’apostasia protestantica (1517), destinata a lacerare le carni della Chiesa e a aprire definitivamente la deriva modernistica e secolarizzante. La Madre celeste volle e vuole sempre ammonire e consigliare i suoi figliuoli, perché si trovino pronti alla prova con la recita del Santo Rosario, coi i sacramenti e la partecipazione alla Santa Messa.

Nel corso dei secoli le popolazioni della Pedemontana incrementarono la loro pietà verso la Grande Mediatrice, tanto che agli inizi del XX secolo il santuario fu ulteriormente ampliato, dotandolo di una suggestiva cupola.

Pregando il Santo Rosario percorrendo l’irta strada che porta al monte, ritornavano alla memoria di molti le parole che la Vergine rivolse al contadino:« Dove vuoi andare, tu, uomo dabbene?». E’ la domanda che ciascun pellegrino sempre si pone nel suo cammino di fede alla ricerca di Dio.

Un cammino devozionale che, iniziato con il nuovo anno liturgico, ci porterà da Madonna del Monte ad Aquileia, visitando alcuni tra i luoghi più significativi della pietà popolare tra il Veneto Orientale e il Friuli.

Gli organizzatori ringraziano per l’ospitalità il rettore del santuario di Madonna del Monte e gli amici del Circolo Traditio Marciana per la consueta e preziosa collaborazione nel servizio all’altare.

LCSA – UNA VOCE Pordenone

Madonna del Monte in Costa di Aviano 22 dicembre 2018 2

Madonna del Monte in Costa di Aviano 22 dicembre 2018 3

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Card. Lambertini, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa, LXXXVII-LXXXVIII

Antichità della disciplina di recitare il salmo Judica me Deus

Card. Prospero LambertiniLXXXVII. V’è chi pensa non essere molto antica la disciplina di recitare il salmo Judica me Deus nel principio della messa. Il Vert nel 1 part. 1ª cap. 1 vuole che il salmo Judica me Deus non più di dugento anni addietro incominciasse a recitarsi nel principio della messa dalla Chiesa romana. Ma se in un messale romano più antico di cinquecento anni che ritrovasi nella biblioteca Angelica di Roma si leggono le seguenti parole: «Cum autem indutus fuerit (parlasi del sacerdote) accedat ad altare, et dicat introibo ad altare Dei R). Ad Deum atc. Psalmum Judica me Deus. Tunc inclinet se ante altare et dicat confiteor Deo» se il Micrologo descrivendo l’ordine della messa romana così dice al cap. 23 «Paratus sacerdos venit ad altare dicens introibo ad altare Dei et Psalmum Judica me Deus, post quem sequitur confessio» se tutto ciò vien confermato dal pontefice Innocenzo III nel lib. 2 De mysteriis missae al cap. 13 chiaro è lo sbaglio dell’ardito Vert. E gli autori ben pratici degli antichi documenti hanno mostrato ritrovarsi l’uso del salmo Judica me Deus nel settimo, e nell’ottavo secolo. Ma perché, ciò non ostante, alcuni dicevano l’antifona introibo, ed il salmo Judica me Deus, altri lo tralasciavano, il santo pontefice Pio V nella ricognizione del messale stabilì l’uniformità del rito, determinando, che ogni sacerdote nella messa dicesse la detta antifona, e recitasse il detto salmo.

LXXXVIII. V’è pure chi fa autore del confiteor il pontefice Ponziano; ma ciò non ha fondamento. Può ben dirsi essere apostolica tradizione che in generale si permetta un’ingenua confessione de’ propri peccati avendo anche i sacerdoti ed i profeti dell’antico testamento prima di sacrificare adoprata la seguente formula di confessione: «peccavimus, Domine, iniuste egimus, iniquitatem fecimus»; ma circa la formola speciale, della quale oggi ci serviamo nel sacrifizio della messa, non pare che possa dirsi altro se non ch’era in uso sino dall’anno 1300. Nelle liturgie di s. Giacomo apostolo e di s. Marco evangelista il sacerdote incomincia dall’accusare i propri peccati e ne domanda a Dio il perdono per sé e pel popolo. Nell’antico rito de’ Mozarabi non v’era alcuna confessione; ma vi erano altre orazioni poste in luogo del confiteor; ed il Cardinal Ximenes fu quello che ve le aggiunse. Chi vuole interamente soddisfarsi sopra ciò che insino ad ora si è detto può leggere il Cardinal Bona nel lib. 2 rer. liturgic. al cap. 2, il P. Le Brun nel cit. tom. 1 alla pag. 127 e seguenti, il Grancolas nel libro De antiquis liturgiis alla pag. 447 sino alla pag. 453 ed il P. Merati nella sua opera sopra il Gavanto alla part. 1ª tom. 1 alla p. 382 e molte altre seguenti. E solamente pensiamo potersi qui osservare, non avere gli eretici che dire contro il o il salmo Judica me Deus o la confessione in quanto si fa a Dio ed agli uomini presenti. Alcuni di essi però hanno osato di riprovare la confessione, in quanto si fa ai santi, in sequela dell’errore, che questi come lontani siccome non possono intendere le nostre orazioni, così nemmeno possono intendere le nostre confessioni: ma avendo già noi nella nostra opera De canonizatione trattato dell’invocazione de’ santi, e del modo, con cui essi hanno notizia delle nostre orazioni, diremo solo ch’essendo consapevoli i santi delle nostre orazioni, sono ancora consapevoli delle nostre confessioni che facciamo ad essi, e farsi la confessione de’ peccati avanti Iddio, che per essi è offeso e che si placa colla penitenza, ed avanti i santi che con Cristo nel fine de’ secoli sederanno giudici del mondo giusta il vangelo di s. Matteo al cap. 19: «Amen dico vobis, quod vos qui secuti estis me, in regeneratione cum sederit Filius hominis in sede maiestatis suae sedebitis et vos super sedes duodecim iudicantes duodecim tribus Israel»; e giusta la prima lettera ai Corinti al cap. 6: «An nescitis quoniam sancti de hoc mundo iudicabunt»? Nel decimo quarto ordine romano stampato dal P. Mabillon nel tom. 2 del Museo d’Italia alla pag. 529 vi è la formola del nostro confiteor, ma con l’aggiunta di alcune altre parole, leggendosi in essa: «Quia peccavi nimis cogitatione, delectatione, consensu, verbo et opere».

da P. LAMBERTINI, Annotazioni sopra il santo sacrifizio della Messa secondo l’ordine del Calendario Romano, Torino, Speirani e Tortone, 1856, pp. 69-71.

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Gloria a Dio nell’alto dei cieli

Glória in excélsis Deo. Et in terra pax homínibus bonæ voluntátis. Laudámus te. Benedícimus te. Adorámus te. Glorificámus te. Grátias ágimus tibi propter magnam glóriam tuam. Dómine Deus, Rex cæléstis, Deus Pater omnípotens. Dómine, Fili unigénite Jesu Christe. Dómine Deus, Agnus Dei, Fílius Patris. Qui tollis peccáta mundi, miserére nobis. Qui tollis peccáta mundi, súscipe deprecatiónem nostram. Qui sedes ad déxteram Patris, miserére nobis. Quóniam tu solus Sanctus. Tu solus Dóminus. Tu solus Altíssimus, Jesu Christe. Cum Sancto Spíritu, in glória Dei Patris. Amen.

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Le immagini della Messa tridentina per san Venanzio Fortunato del 14 dicembre 2018

Chiesa di S. Canziano Padova 14 dicembre 2018 11

Il 14 dicembre 2018 all’altare di S. Rita della chiesa di S. Canziano a Padova è stata cantata la Messa di san Venanzio Fortunato Vescovo e Confessore, il giorno della sua festa nel Proprio diocesano tradizionale. Il Comitato San Canziano pro Missa Tridentina di Padova, promovendo e organizzando la sacra funzione, ha inteso esaltare la memoria e invocare la protezione del grande innografo cristiano, vescovo di Poitiers ma nato a Valdobbiadene in diocesi di Padova.

Orémus

Præsta, quaésumus, omnípotens Deus, ut, sicut pópulus tuus beáti Antístitis Venántii Fortunáti temporáli sollemnitáte congáudet; ita perfruátur ætérna: et, quod votis célebrat, comprehéndat efféctu. Per Dóminum.

 

Chiesa di S. Canziano Padova 14 dicembre 2018 1

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Chiesa di S. Canziano Padova 14 dicembre 2018 13

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S. Natale 2018

25 Dicembre

Ottavo delle Calende di Gennaio

NATALE  DEL  SIGNORE

Meménto, rerum Cónditor
Nostri quod olim córporis,
Sacráta ab alvo Vírginis
Nascéndo, formam súmpseris.

                          Orémus

Concéde, quaésumus, omnípotens Deus :
ut nos Unigéniti tui nova per carnem
Natívitas líberet; quos sub peccáti jugo
vetústa sérvitus tenet. Per eúndem Dóminum.

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In memoriam

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Il 13 dicembre 2018, a Firenze, è mancato all’età di novantatré anni il conte Neri Capponi, patrizio fiorentino, avvocato della Rota romana e del S. Concistoro, docente di Diritto canonico presso l’Università degli Studi di Firenze.

Dal 1979 al 1988 il conte Capponi fu presidente nazionale di Una Voce Italia.

In seguito, la Federazione Internazionale Una Voce (FIUV), a grato testimonio della sua grande opera, gli conferì il titolo di presidente onorario.

L’Associazione esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Colui che fu uno dei maggiori difensori della liturgia romana tradizionale nel secolo XX, e si unisce al suffragio per la sua anima.

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Merato, Varia genera Missarum. Missa, seu liturgia Gallicana

XXII. MISSA SEU LITURGIA GALLICANA est illa, quae in Galliis ante Pipinum, et Carolum Magnum usitata erat. Non unam tamen tantum, sed plura, et diversa fuerunt exemplaria Gallicanae Liturgiae; sed idem in omnibus servabatur ordo precum, licet Orationes diversae legantur; unde liquet praedictarum Liturgiarum, non unum et eundem fuisse auctorem, sed plane plures, qui quidem, ut ait Mabillon, adhuc sunt ignoti etiam apud solertiores Rerum Antiquarum Investigatores. Sed puto memoratum Mabillon locutum fuisse de Liturgiis, quae modo extant; de aliis enim quae temporis iniuria perierunt, aliter dicendum esse crediderim: nam D. Hieronymus in Catalogo Scriptorum Ecclesiasticorum tribuit sancto Hilario Pictavorum Episcopo quemdam Missae Ordinem, seu Liturgiam; de eo enim S. Antistite, ait: Est ejus et liber Hymnorum, et liber Mysteriorum alius, ubi pro Mysteriorum librum Codicem Liturgicum, seu Missale debere intelligi, fateri compellitur quicumque Missam a priscis Scriptoribus Mysterium nuncupatam fuisse non ignorat, ut alibi diximus. Gennadius pariter Massiliensis in Catalogo Scriptorum Illustrium tradit Voconium Castellani Mauriteni Oppidi Episcopum composuisse, praeter alios libros, etiam Sacramentorum egregium volumen. Idem Gennadius adstruit Musaeum Massiliensis Ecclesiae Presbyterum, hortatu S. Venerii Episcopi multos exarasse libros, inter quos Sacramentorum egregium, et non parvulum volumen, cujus nomine liber Missalis intelligendus est, et hoc ex ipso Gennadio satis eruitur: ex Concilii quoque Rhemensis verbis idem magis commonstratur apud Burchardum lib. 3. cap. 97. ubi legitur: Expleta Missa, Codex cum Patena, et Sacramentorum liber cum vestibus sacerdotalibus sub sera recondantur. Praefatis auctoribus calculos suos addunt Josephus Vicecomes, vol. 4. de Missae apparatu lib. 7. cap. 19. necnon Bocquillot in suo Tract. de Sacr. Liturg. lib. 1. cap. 9. qui etiam subnectit Gregorium Turonensem lib. 1. Historiae cap. 11. mentionem facere de quodam Missali a Sidonio composito, cui ipse quamdam praefationem adjecerat. Liturgiam Gallicanam a Romana fuisse diversam, nemo est, qui in dubium revocare possit: sicut etiam exploratissimum est veteres Liturgias, et Ritus in Gallicanis Ecclesiis abrogatos; et Romanos loco illorum introductos fuisse ante annum Christi octingentesimum, Carolo Magno in Gallia imperante, qui S. Gregorii Sacramentarium a Romana Ecclesia adhibitum recepit ab Hadriano PP. I et Capitulare edidit, quo praescripsit ut in posterum Gallicanae Ecclesiae ordine Romano uterentur in celebrandis Divinis Mysteriis: et haec Liturgiae Gallicanae in Romanam mutatio tanta consensione universae Galliae Ecclesiarum facta est, ut regnante Carolo Calvo praefati Magni Nepote, Liturgiae, et gallicanorum Rituum notitia penitus in omnium mente deleta esset. Non obstante tamen tanto Gallorum neglectu, et tanto temporis intervallo elapso ab octavo Saeculo, usque ad annum 1680. tandem tria Missalia Gallicana, Romae in lucem emissa fuere a supra laudato Card. Thomasio. Primum ab eodem inscriptum fuit, Missale Gothicum, seu Gallicanum vetus; secundum vero Missale Francorum; tertium denique Missale Gallicorum vetus; redditque rationem clarissimus editor in sua praefatione, ob quam praedictis appellationibus adnotaverit mox memorata tria sacra volumina. Haec tria Missalia Gallicana, Parisiis anno 1685. recusa fuere, una cum Lectionario Gallicano, tunc solum primum editum, accedente disquisitione de Cursu Gallicano, necnon eruditissimis notis, et observationibus: et omnia haec, opera et studio celeberrimi viri Joannis Mabillon, qui pariter quartam edidit Missam Gallicanam, quae reperitur in primo Tomo sui Musaei Italici. De praefatis Gallicanis Liturgiis fatis erudire tractat mox laudatus Mabillon in praefato suo volumine de Gallicana Liturgia; Cardinalis Bona lib. 1. de Rebus Liturgicis cap, 12. Cardin. Thomasius in praefatione suorum Codicum Sacramentalium; Le Brun tomo 2. dissert. 4. Grancolas de antiquis Liturgiis a pagina 319. usque ad paginam 360. Marrene libro 1. de antiquis Ecclesiae Ritibus cap. 3. artic. 1. numer. 9 et sequentibus, et Joseph Vicecomes de Missae Ritibus lib. 2. cap. 7.

Cfr. G. M. Merato, Novae Observationes ad Gavanti Commentaria 1, 22, in Thesaurus Sacrorum Rituum auctore Rev. Patre D. Bartholomaeo Gavanto Congr. Cler. Reg. S. Pauli S. R. C. Consultore etc. cum novis Observationibus, et Additionibus R. P. D. Cajetani-Mariae Merati Clerici Regularis, ejusdem Sacrae Rituum Congregationis Consultoris. Editio novissima … Tomus primus complectens omnia Gavanti Commentaria in Rubricas Missalis Romani, Venetiis, ex Tipographia Balleoniana, 1792, pp. 29-30.

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Pellegrinaggio al Santuario di Madonna del Monte ad Aviano il 22 dicembre

Santuario di Madonna di Monte in Costa di Aviano

Sabato 22 dicembre 2018 la Compagnia di Sant’Antonio insieme con la Sezione di Pordenone di Una Voce Italia organizzano un pellegrinaggio al Santuario di Madonna del Monte in Costa di Aviano (Pordenone). Alle 13:45 ritrovo alla chiesa di S. Valentino a Costa di Marsure, alle 14 partenza del pellegrinaggio, alle 14:30 al santuario recita del santo Rosario, alle 15 Messa in rito tridentino.

Beatus vir, cuius est auxilium abs te: ascensiones in corde suo disposuit, in valle lacrimarum in loco quem posuit. Etenim benedictionem dabit legislator, ibunt de virtute in virtutem: videbitur Deus deorum in Sion (Sal 83,6). Beato il pellegrino che, sollecitato da una voce misteriosa che nasce nel suo cuore di credente, inizia con i suoi compagni l’instancabile cammino, il viaggio santo, alla ricerca del volto del Signore, del luogo della sua rivelazione, accompagnato nella preghiera dalla Vergine Santa: è con questo anelito che la Compagnia di Sant’Antonio, insieme con Una Voce Pordenone, proseguirà il proprio itinerario di fede con una nuova stagione di pellegrinaggi locali che, dall’Agro Concordiense, attraversando il fiume Tagliamento, porterà ad Aquileia per il III Pellegrinaggio della Tradizione Marciana alla fine di settembre del prossimo anno. In questo peregrinare lungo percorsi antichi, che testimoniano la profondità della fede e della pietà popolare delle terre venete e friulane, si porterà l’amore per la santa Messa celebrata nel sublime rito romano antico. La geografia sacra di questo territorio, ricco di santuari e chiese dedicate alla Madonna, straordinaria eredità storico-culturale della sua tradizione cattolica, offre un prezioso aiuto. In questi luoghi di grande spiritualità – talvolta dimenticati o nascosti – è possibile gustare il silenzio e mettersi all’ascolto e alla sequela di Maria, e realizzare quel detto popolare forte e oggi ancor più attuale e urgente che ci invita «ad Jesum per Mariam» (dal comunicato della Compagnia di Sant’Antonio).

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