Osservazioni critiche sul nuovo ordinamento delle lezioni nella Messa, di Klaus Gamber

Alcuni anni fa, un gruppo di riformatori liturgici ha preparato un nuovo Lezionario per la Messa e ha saputo farlo rendere obbligatorio dall’Autorità ecclesiastica. Questo lavoro di alcuni innovatori ha preso il posto di un ordinamento che vigeva da più di mille anni nella Chiesa romana, e di conseguenza lo ha eliminato (Cfr. E. Ranke, Das kirchliche Perikopensystem aus den ältesten Urkunden der römischen Liturgie dargelegt and erläutert [Berlin 1847]; St. Beissel, Entstehung der Perikopen des römischen Meßbuches [Freiburg 1907]; K. Gamber, Codices liturgici latini antiquiores [2. Ed. Freiburg/Schweiz 1968], abbreviato CLLA).

Era di per sé positivo il fatto che le pericopi del Missale Romanum tridentino venissero arricchite da ulteriori Letture. È noto, del resto, che già al tempo dell’Epistolario di san Girolamo, e ancor prima, il Rito Romano disponeva di una scelta di Letture alternative (Cfr. R. Dubois, Hat die römische Messe je eine dreigliedrige Lese-Ordnung gekannt?, in: Heiliger Dienst 18 [1964] 129-137). Talune di queste pericopi aggiuntive, ad esempio alcune per i mercoledì e venerdì «per annum», si erano conservate soprattutto nei Paesi di lingua tedesca e nel Patriarcato di Aquileia fino ai Messali a stampa di epoca pretridentina (Edita è l’ordinanza del Messale di Costanza dell’anno 1504; cfr. E. Gruber, Vergessene Konstanzer Liturgie?, in: Ephemerides liturgicae 70 [1956] 229-237).

Dal punto di vista del Rito Romano tradizionale, quindi, non vi sarebbe stato nulla da eccepire sul fatto che anche per i giorni feriali si approntassero Letture proprie e per le domeniche si stabilissero cicli di Letture aggiuntive. È noto che le pericopi domenicali vennero fissate in epoca relativamente tarda, come mostra le lista delle Epistole conservata a Würzburg, la quale risale al secolo VIII (CLLA Nr. 1001; G. Kunze, Das Rätsel der Würzburger Epistelliste, in: Colligere fragmenta (= Texte und Arbeiten, 2. Beiheft, Beuron [1952] 191-204).

A parte il fatto che il nuovo Lezionario ha eliminato il precedente, e che è stata così interrotta bruscamente un’antichissima tradizione, il liturgista è costretto a rilevare che, nella scelta delle nuove pericopi, sono stati determinanti alcuni opinabili criteri di natura esegetica, mentre sono stati troppo poco rispettati quei criteri liturgici in base ai quali erano sempre stati scelti nella Chiesa i brani per le Letture. Lo Stonner parla persino di occasionali «modificazioni poetiche che il testo biblico può subire nella Liturgia» (A. Stonner, Bibellesung mit der katholischen Jugend [Paderborn 1935] 188). Decisive sovente erano le parole con cui un brano cominciava e quelle con cui finiva, poiché l’incipit e la conclusione di una pericope hanno grande importanza. Inammissibile dovrebbe pertanto essere giudicata la chiusa «Allora si aprirono loro gli occhi ed essi si accorsero di essere nudi», come oggi si può udire in una delle Letture della prima domenica di Quaresima (anno A), soprattutto se si consideri che, subito dopo, il popolo deve dire «Rendiamo grazie a Dio».

Un tempo, nella scelta dei brani del Vangelo si aveva cura di badare che in essi non mancasse mai il nesso con la celebrazione del Mistero Eucaristico – come Pius Parsch sottolinea continuamente nel suo Anno della Salvezza. Nell’introduzione egli scrive: «Nel Vangelo il Cristo si manifesta e ci parla. Ravvisiamo nel Vangelo non tanto un insegnamento, quanto una epifania (manifestazione) del Cristo. Così il Vangelo perlopiù indica l’azione principale della celebrazione del Mistero» (Pius Parsch, Das Jahr des Heils [10. Ed. Klosterneuburg 1932] 16).

Il nuovo Lezionario, invece, serve – coerentemente con lo spirito che informa il culto protestante – in primo luogo all’ammaestramento e alla «edificazione» dell’assemblea. Il Novus Ordo, evidentemente, è stato preparato da esegeti, non da liturgisti. Gli esegeti non hanno però pensato al fatto che la maggior parte dei fedeli non è in grado di comprendere tanti brani veterotestamentari perché non ha praticamente alcuna conoscenza della storia della salvezza precedente la venuta del Cristo, e che pertanto il Pentateuco o il Libro dei Re a loro dice ben poco. Per lo stesso motivo il popolo non afferra, lascia scorrer via anche la maggior parte delle nuove Letture tratte dall’Antico Testamento (Cfr. Th. Kurrus, Kritisches zum neuen Schriftlesungsplan, in: Anzeiger für die kathol. Geistlichkeit 81 [1972] 81-82).

Gli studiosi della Liturgia conoscono (o si suppone che dovrebbero conoscere) i vari Lezionari che sono o sono stati in uso nella Chiesa Orientale e in quella Occidentale. Dovrebbero sapere in base a quali leggi si scelgono le pericopi. Stupisce assai che abbiano trascurato quasi del tutto gli antichi Lezionari, alcuni dei quali risalgono ai secoli IV e V. Quale dovizia di ispirazione vi avrebbero trovato! Ma pare piuttosto che consapevolmente abbiano voluto rinnegare la tradizione.

Al secolo V risale la parte più antica del Grande Lezionario della Chiesa di Gerusalemme, tramandatoci da manoscritti georgiani (Traduzione latina di M. Tarschnischvili, Le Grand Lectionnaire de l’église de Jérusalem [Ve-VIIIe siècle] I/II [= Corpus scriptorum christianorum orientalium 189 und 205, Louvain 1959-60]). Tutti i segni di un’alta antichità reca una lista copta di Vangeli (Pubblicato da J. Drescher, A Coptic Lectionary Fragment, in: Annales du Services des Antiquités de l’Egypte 51 [1951]247-256; K. Gamber, Eine alte Evangelienliste aus Aegypten, in: Heiliger Dienst 29 [1975] 124-129); purtroppo non è stata ancora studiata tutta una serie di antichi lezionari provenienti dall’Egitto (Cfr. K. Gamber, Fragmente eines griechischen Perikopenbuches des 5. Jh. aus Aegypten, in: Oriens Christianus 44 [1960] 75-87). Del più antico ordinamento siriaco di pericopi ha trattato il Baumstark (A. Baumstark, Nichtevangelische syrische Perikopenordnungen des ersten Jahrtausends [= Liturgiegeschichtliche Forschungen 3, Münster 1921]). Quanto all’Occidente, sono da ricordare – tra le testimonianze più antiche – la lista dei Vangeli di Aquileia (Cfr. K. Gamber, Die älteste abendländilischen Evangelien-Perikopenliste, in Münchener Theol. Zeitschrift 13 [1962] 181-201; CLLA Nr. 245. Circa un’antica lista di epistole bavarese cfr. K. Gamber, Reste einer gallikanischen Epistelliste, in: Rev. bénéd. 88 [1978] 111-122), e l’antico Lezionario campano tramandatoci dal famoso Codice Fuldense (lista di Epistole) e in molti Evangelari anglosassoni (lista dei Vangeli) (cfr. Gamber, Die kampanische Lektionsordnung, in: Sacris erudiri 13 [1962] 326-352; CLLA Nr. 401 e 405/406); infine, una liste di Epistole che nella sua forma originaria risale a san Pier Crisologo (+ nel 450) (Cfr. K. Gamber, Eine altravennatische Epistelliste, in: Liturgisches Jahrbuch 8 [1958] 73-96; CLLA Nr. 242, cfr. anche Nr. 240). Alquanto più recenti sono i Lezionari tramandatici nelle antiche Chiese Ambrosiana, Gallicana e Mozarabica (Cfr. G. Kunze, Die gottesdienstliche Schriftlesung Teil I [Göttingen 1947] soprattutto 25 segg.).

Quanto alla Chiesa Romana, molto probabilmente già san Girolamo (+ nel 419/420) approntò un libro di Epistole, il Liber Comitis, documentato per la prima volta nel 471. Esso potrebbe essersi tramandato, in forma appena modificata, nella già ricordata lista delle epistole di Würzburg (Cfr. Kl. Gamber, Sakramentarstudien [= Studia patristica et liturgica 7, Regensburg 1978] 19-26), e costituisce il fondamento delle pericopi non evangeliche del Missale Romanum insieme con la antica lista romana dei vangeli (Capitulare Evangeliorum) (Cfr. Th. Klauser, Das römische Capitulare Evangeliorum. Texte und Untersuchungen zu seiner ältesten Geschichte [= Liturgiegeschichtliche Quellen und Forschungen 28, Münster 1935]), che però era più ricca di quanto sarebbe risultata nel Messale posteriore (Risalgono al Capitulare Evangeliorum, ma non sono identici nella scelta dei brani delle letture i diversi Evangeliari che mostrano i testi di Pericopi intieramente trascritti. Uno dei più antichi è l’Evangeliario di Müstair, cfr. K. Gamber – S. Rehle, Das Evangeliar von Müstair, in: Zeitschrift für Schweizerische Kirchengeschichte 67 [1973] 258-269).

Come nelle altre riforme liturgiche postconciliari, anche nella preparazione dei nuovi Lezionari è stata interrotta un’antichissima tradizione (in parte di 1550 anni), senza sostituirla con nulla di migliore. Anche dal punto di vista pastorale, sarebbe stato più prudente conservare l’antico ordinamento del Missale Romanum e, nel quadro di una riforma, consentire la scelta di altre Letture «ad libitum».

Questa sarebbe stata una vera ri-forma, ossia un vero ritorno alla forma originaria, e non sarebbe andata distrutta una ricchezza accumulata nei secoli. Così invece si è abbandonata la tradizione della Chiesa sia Occidentale che Orientale, e si è imboccata la pericolosa via dello sperimentalismo precludendo la possibilità di ritornare in un qualunque momento, senza difficoltà, al passato.

Perché meravigliarsi, dunque, se parroci «progressisti» tralignano e, in luogo delle letture bibliche della messa, fanno leggere brani di Marx o Mao, o addirittura brani di giornale? Distruggere tutta un’antica compagine è relativamente facile; cosa ardua crearne una nuova.

Cfr. Kl. Gamber, La riforma della liturgia romana. Cenni storici. Problematica, trad. it., Supplemento a «Una Voce Notiziario», 49-52, Roma, 1980, pp. 49-52. Klaus Gamber, La riforma della liturgia romana

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