Giuseppe Morozzo, Indicazione ordinata de’ difetti principali che soglionsi commettere nella celebrazione della Messa

Giuseppe Morozzo, Delle sacre cerimonie, 1827

73. Per compiere esattamente a quanto sta dalle Rubriche ingiunto per la celebrazione della Messa gioverà non poco lo avere presenti, quasi sotto ad un solo punto di vista, i difetti principali, ne’ quali non di rado si cade, or l’uno, or l’altro commettendo, affinché co’ precetti che sin qui si sono dichiarati si possano quelli evitare. Per procedere adunque ordinatamente è difetto in primo luogo, se non iscusi un giusto motivo, il non aver recitato almeno il Mattutino colle Laudi prima della Messa.

Non fare una sufficiente preparazione nella Chiesa, anche per edificazione altrui. Lavarsi le mani avanti di aver trovata la Messa nel libro, o dopo aver accomodato il Calice, o dopo essersi parato.

Non acconciarsi il Calice per se stesso, oppure il non rivederne l’apparecchio prima di andare all’altare.

Mettere il corporale nudo fuori della borsa sopra il velo, e cosi portarlo all’Altare, o riportarnelo.

Parlare con altri mentre si vestono i sacri paramenti.

Appararsi a capo coperto, o porre sul Calice, o sul messale il fazzoletto, la berretta, il berrettino, gli occhiali. Fare inchino prima di mettersi l’amitto, o segnarsi già avendo il medesimo tra le mani.

Non sovrapporre, la parte destra alla sinistra de’ sacri paramenti, ed aggiungere Amen alle preci stabilite nel vestirsene, essendo una sol volta prescritto.

Mettersi a cintola un fazzoletto lordo, ed in modo disporlo che oltrepassi la pianeta. Porsi il manipolo al gomito; o far calare la stola sopra il dorso, o non aggiustarli onde la Croce torni nel mezzo, ovvero rimanga fuori della pianeta.

Non ricevere a mani giunte i paramenti se sono imposti dal Ministro, e baciare il camice, o la pianeta.

Non sapere le Orazioni secrete che lungo la Messa sono da recitarsi a memoria.

Girare per la sagrestia co’ paramenti indosso tanto avanti, che dopo la Messa.

Fare la riverenza alla Croce, od Immagine principale della sagrestia colla berretta in mano; o levarsela per genuflettere al Ss.mo Sacramento chiuso nel Ciborio, andando all’altare.

Portare il Calice troppo in alto, o troppo declinato, e non avanti al petto; od andare all’altare, e ritornarvene, frettolosamente camminando, senza tenere gli occhi bassi.

Dopo aver fatta la genuflessione all’altare in cui è il Ss.mo Sacramento, aggiungere anche l’inchino alla Croce.

Mettete la borsa contro il gradino de’ candelieri colla mano sinistra; o far aprire, e chiudere il messale dal Ministro.

Trattenersi nel mezzo dell’altare a guardare la Croce prima di scendere al dovuto luogo per cominciare la Messa.

Volgere le spalle alla Croce per non ritirarsi un poco dalla parte del Vangelo sì nello scendere per dar principio alla Messa, che nel partirsi dopo averla finita.

74. Non conservare la dovuta gravità; e frugacchiarsi le orecchie, il naso, strofinarsi gli occhi, acconciarsi i capelli, e simili.
Cominciare la Messa avanti che sieno accese le candele, o permettere, che si spengano al finirsi della Messa anzi che sia tutto letto l’ultimo Vangelo.

Stando colle mani giunte non tenere le dita distese, ed i pollici sovrapposti in forma di Croce.

Farsi il segno di Croce in aria, o in maniera dimezzata, ed imperfetta.

Essendo tre lo inchinazioni profonda, mediocre, e semplice, far l’una a vece dell’altra ne’ tempi dalla Rubrica per ciascuna determinati.

Non lasciar finire al Ministro le risposte, e potendolo, non avvisarlo de’ suoi mancamenti nella pratica del suo ufficio.

Aggiungere la particola et nel ripetere l’Antifona Introibo del Salmo Judica me Deus.

Battersi il petto nel Confiteor a mano aperta, o con veemenza, od inchinarsi al Ministro nella Messa privata alle parole vobis Fratres, e vos Fratres; o rispondere Amen dopo fatta dal medesimo la Confessione.

Aggiungere le parole omnibus, oppure omnium ai versi Misereatur, ed Indulgentiam, dicendo pure in questo peccatorum vestrorum invece di nostrorum.

Alla preghiera Aufer e nobis non essere inchinato al tempo prescritto, e dopo aver baciato l’altare fare l’inchino prima di andare al libro.

Dire con troppa fretta e le cose che sono da recitarsi chiaramente, e quelle che deggionsi proferire in segreto con pericolo anche di sincopare le parole.

Trasportare le Cerimonie, cominciandole prima, o dopo del tempo assegnato.

Far le viste di baciare l’altare senza baciarlo realmente, o ciò compiere per canto, e non nel mezzo, o torcendosi nella vita.

Cominciare i Kyrie eleison prima di essere nel mezzo dell’altare; e tralasciare nell’Inno Angelico i voluti inchini.

Dire il Dominus vobiscum non volgendosi al popolo a mani giunte, o non tenendo gli occhi bassi, o senza deporre gli occhiali; e dire in seguito Oremus prima di arrivare al messale, menando anche per le lunghe, quasi che fosse raddoppiata, la prima lettera O.

Non fare gli inchini ai nomi di Gesù, di Maria, e dei Santi, di cui corre le festa, o la commemorazione; o nel conchiudere le Orazioni farlo anche quando non sonovi le parole Jesum Christum.

Recitare le Orazioni senza tenere a’ suoi tempi unite, od aperte avanti al petto le mani.

Non alzare alla Croce gli occhi nei luoghi dalla Rubrica indicati.

Dire nel Munda cor meum nella Messa privata Jube, Domne, e non Jube, Domine, benedicere; o baciar l’altare dopo tale preghiera.

Appoggiare le mani sull’altare al Munda cor meum, e successivamente al Sanctus, ed all’Agnus Dei.

Non porre nel cominciare il Vangelo la mano sinistra sul messale per fare su di esso il segno di Croce, o sotto al petto segnando se stesso; e non fare tali segni colla parte inferiore del pollice; né tenendo le altre dita distese.

Fare l’inchino alla Croce, o verso di essa genuflettere leggendo il Vangelo, e non verso il messale come è comandato.

Cominciare il segno della Croce al finirsi del Simbolo prima dell’articolo Et vitam etc.

75. Dire l’Offertorio a mani aperte; o togliere mentre si recita il velo dal Calice; e dopo recitato questi mettere alla rinfusa, o collocarlo dietro al Calice a vece di piegarlo come si conviene.

Tergere con violenza il Calice; e cominciare la preghiera Deus, qui humanæ substantiæ etc. prima di aver deposto il bocciuolo del vino.

Abbassare il capo ai nomi di Gesù, e di Maria nel recitare la preghiera Suscipe, sancta Trinitas etc., essendo già il Sacerdote alla medesima inchinato.

Fare i segni di Croce sull’Ostia, e sul Calice piegando le dita nel tirare le linee per formarle, o tenendo la mano mezzo chiusa, o facendoli per punti, e per salti.

Non dire segretamente dopo le parole Orate, fratres etc., proferite con voce mediocre, tutto il restante della esortazione, o rispondere Amen prima che sia terminato il Suscipiat detto dal Ministro, proseguendo anche fuori di tempo le secrete. Inchinare il capo alle parole ubique gratias agere della Prefazione, od alle altre per Christum Dominum nostrum tanto nella medesima, che altrove, fuorché dopo la commemorazione de’ defunti.

Battersi il petto al Sanctus, e non proferire queste parole con voce mediocre; ed in seguito dire con voce alta ciò che debbe recitarsi segretamente.

Non avere giunte le mani prima di fare i segni di Croce; o tenere una mano per aria mentre l’altra sta operando.

Bagnarsi le dita colla saliva per volgere i fogli più facilmente.

Mettere i pollici sotto alla palma delle mani nel dire Hanc igitur oblationem etc.; e purificare accanto all’Ostia le dita prima di prenderla.

76. Tenere la mano sinistra appoggiata all’altare per benedire l’Ostia prima di consecrarla.

Prendere il Calice con una mano sola nel dire accipiens et hunc præclarum Calicem etc.; e stare colla bocca troppo vicina al medesimo, o tenerlo appoggiato, oppure inclinato verso di sé.

Non proferire segretamente le parole della consecrazione, o far gesti colla testa, e storcimenti in tale atto, o tenere il piede destro alzato in punta per essere presto a genuflettere.

Non portare verso la fronte dell’altare le giunture delle mani per fare più comodamente la genuflessione.

Non accompagnare l’Ostia, ed il Calice collo sguardo facendone l’elevazione, e tenerli fermi più del dovere a vista de’ circostanti.

Dire le parole Hæc quotiescumque feceritis etc. nel tempo dell’elevazione, e non subito dopo la consecrazione.

Non tenere le dita pollici ed indici unite dalla consecrazione sino alla purificazione; o toccare l’Ostia colle altre dita; o non tenere, nel maneggiare l’Ostia le dita inferiori sempre distese.

Non fare le genuflessioni sino a terra, o praticarle senza garbo, o frettolosamente. Mettere le mani giunte sopra l’altare totalmente dentro il corporale dopo la consecrazione senza seguire il metodo espresso una volta, e per sempre dalla Rubrica senza veruna distinzione.

Fare la pausa alla commemorazione dei defunti prima di aver dette le parole qui nos præcesserunt etc.; o dire con voce chiara le parole Memento etiam Domine: Ipsis, Domine, etc., quando esse pure, come nella commemorazione dei viventi denno essere segrete.

Non battersi il petto colle sole tre dita inferiori per non toccare colle unite la pianeta.

Inchinare il capo nel dire Nobis quoque peccatoribus etc.; od aggiungere Amen alla conclusione che segue questa preghiera.

Stare inchinato al dire Præceptis salutaribus moniti etc., o recitarlo a mani aperte; ed estrarre la patena per nettarla prima di aver risposto Amen.

Non tenere al petto la mano sinistra nel farsi colla patena il segno della Croce; o non astergerla colla destra.

Baciar la patena nella parte di sotto, o per taglio, e ripulirla contro la pianeta, ovvero in altra parte dopo averla baciata.

Purificare le dita dai frammenti strofinandole l’un dopo l’altro contro il labbro del Calice.

Voltarsi da una parte per dire Domine non sum dignus etc., o appoggiare sull’altare il braccio sinistro, o portare sopra l’altare la destra mano ogni volta che si batte il petto.

77. Fare un segno di Croce coll’Ostia nell’atto di comunicarsi oltre i limiti della patena, e sputacchiare mentre si sta quella per ricevere.

Non raccogliere i frammenti colla dovuta diligenza; e non avere la patena fra le dita della mano sinistra nel fare verso di sé col Calice il segno di Croce.

Succiare al Calice facendo strepito, od avendo gli occhi innalzati al Cielo.

Mettere la palla sulla patena avanti di andare dalla parte dell’Epistola per lavarsi le dita sul Calice; o cercare di nuovamente mondarla nel purificatojo.

Appoggiare il Calice sull’altare nel ricevere il vino per la purificazione a vece di tenervelo alzato, o porgerlo verso il Ministro fuori della mensa senza necessità.

Dopo essersi lavate le dita nel Calice, e consumato il vino e l’acqua infusivi, astergersi colle dita le labbra, e non col purificatojo.

Tenere il Calice per aria mentre si piega il corporale, porre la borsa su di quello coll’apertura che non sia verso il petto.

Permettere che il Chierico Ministro copra, ed accomodi il Calice; e lasciare il medesimo col velo anteriormente alzato.

Non chiudere il messale pel suo verso, in modo cioè che l’apertura rimanga verso la parte del Vangelo.

Finire la conclusione dell’ultima Orazione camminando verso il mezzo dell’altare.

Inchinarsi al popolo nel dire Ite, Missa est; o stare inchinato per proferire Benedicamus Domino.

Prendere la berretta, allora che sta per partire dall’altare, prima di fare la riverenza, o la genuflessione; togliersela prima di aver fatto alla Croce, od Immagine principale della sagrestia inchino profondo.

Gettare i paramenti alla rinfusa nello spogliarsene senza accomodarli sul banco con rispetto; o non baciare quelli che si devono; e torsi il camice prima per lo capo, od al rovescio.

Mettersi a discorrere con altri, o partirsi dalla sagrestia, o dalla Chiesa prima di aver compiuto per un tempo competente il rendimento di grazie.

Altri molti sariensi dovuti difetti connumerare a schifamento di ogni contravvenzione alle Rubriche, ma perché per l’attenta lettura degli esposti insegnamenti di leggieri si ponno conoscere, per amore di brevità si sono tralasciati, a quelli rimettendo il diligente Sacerdote, onde ammendi qualunque maniera, che ai medesimi si opponga.

Cfr. G. Morozzo, Delle sacre cerimonie. Trattati proposti al ven. Clero della sua Diocesi, Novara, Rasario, 1827, pp. 74-81; riprodotto in «Una Voce Notiziario», 31-32 ns, 2008, pp. 5-8 qui

 

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